MUSICA ITALIANA DEGLI ANNI ’50

Alla fine della seconda guerra mondiale le truppe alleate occuparono l’Italia, i soldati americani e inglesi presero d’assalto il paese portando tutto ciò che agli italiani non era stato permesso di avere per venti solidi anni. L’Italia si godeva la libertà, e anche se i soldi erano pochi e la guerra aveva lasciato terribili cicatrici, la gente, finalmente libera da venti lunghi anni di dittatura, voleva cantare, ballare, divertirsi e voleva farlo al ritmo delle tendenze musicali d’oltreoceano.

Dal 1945 in poi, la storia della musica popolare italiana si intrecciò inestricabilmente con quella americana e inglese, pur non dimenticando completamente la sua eredità musicale. L’opera e la musica classica regionale, cioè la canzone napoletana, che rappresentava la tradizione della melodia e bel canto (bel canto), ebbe ancora un impatto molto forte sulla musica popolare italiana degli anni ’50 e ’60. Influenze straniere e stili autoctoni si fondevano in un mix che a volte dava origine a fenomeni musicali molto particolari e unici, non solo singoli musicisti o gruppi, ma anche una figura che divenne, ed è tuttora, un tratto distintivo della musica popolare italiana, la figura del Cantautore.

Uno degli eventi più importanti nella storia del pop italiano è indiscutibilmente la creazione nel 1951 del Festival della canzone italiana (generalmente indicato come Festival di San Remo o fuori dall’Italia come Festival della Musica di Sanremo). Questo concorso canoro, tenuto annualmente dal teatro Ariston, nella città di San Remo (La Spezia), è diventato così famoso in Europa che ha persino ispirato l’Eurovision Song Contest.

Il Festival della Musica di Sanremo si svolge ancora oggi e, sebbene sia considerato dalla maggior parte della critica e dei giovani troppo mainstream e tradizionale, è ancora considerato una vetrina molto importante per i musicisti italiani. I primi festival venivano trasmessi dalla radio nazionale italiana, poi dal 1955 Sanremo è sempre stato trasmesso in diretta televisiva.

Le regole del concorso, nel corso di più di cinquant’anni, sono naturalmente variate parecchio, ma dal 1953 al 1971, per sottolineare il fatto che il festival era un concorso per compositori e non per cantanti, ogni canzone veniva eseguita due volte, con due arrangiamenti diversi e cantata da due cantanti o gruppi diversi. Di solito, una versione della canzone veniva eseguita da un artista italiano, mentre l’altra da un ospite internazionale, questa pratica molto intelligente portò molti grandi musicisti stranieri dell’epoca all’attenzione del pubblico italiano, aiutando un più rapido sviluppo dei gusti musicali nazionali.

In anni più recenti il numero dei concorrenti è aumentato costantemente e il festival è diventato semplicemente un programma televisivo molto popolare, più che un concorso canoro, ma ha comunque lanciato le carriere di molti cantanti italiani famosi in tutto il mondo, come Andrea Bocelli, Eros Ramazzotti, Laura Pausini.

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Gli anni ’50 per l’Italia furono un decennio di ricostruzione, crescita economica e apertura al mondo, questo si riverberò naturalmente sulla musica popolare che divenne più sincopata, ritmica e apertamente influenzata dallo swing e dal jazz. I musicisti italiani dell’epoca erano tutti estremamente aperti alle influenze straniere, ma c’è una figura di spicco e in qualche modo unica nella storia della musica italiana, che ha cercato non solo di fondere i ritmi musicali americani con la tradizione italiana, ma anche di portare al pubblico italiano un certo immaginario americano, quello dei gangster e della mafia, stile “Guys and Dolls”: quell’uomo era Fred Buscaglione.

BUSCAGLIONE

Ferdinando Buscaglione, poi conosciuto come Fred, è nato a Torino nel 1921. La sua passione per la musica era piuttosto precoce, così i suoi genitori lo iscrissero al Conservatorio quando aveva solo undici anni. Divenne violinista e anche molto bravo, ma la sua vera passione era il jazz, così iniziò a suonare con le orchestre di swing e nei primi anni del dopoguerra il suo nome nelle classifiche dei migliori violinisti jazz europei veniva subito dopo quelli famosi di Stephane Grappelli e Joe Venuti.

Ma fu solo a metà degli anni ’50 che con l’aiuto del suo vecchio amico Leo Chiosso, che avrebbe scritto tutti i testi molto frizzanti e divertenti delle sue canzoni, trovò la sua voce, componendo la sua musica e formando una sua band. Il suo repertorio era più di un semplice insieme di canzoni, mise insieme un delizioso insieme di teatralità hard boiler e diede vita a un universo musicale che era una parodia all’italiana dei romanzi di Peter Cheyney e dei film di Eddie Constantine. Brani come “Che bambola! (1956), “Whisky facile” (1957), “Eri piccola” (1958), presentavano versioni improbabili e umoristiche di gangster di Chicago o di New York, scimmiottando le migliaia di “duri” dei film di Hollywood, spietati con i loro nemici ma così sensibili al fascino femminile.

Il successo della sua musica, e soprattutto del suo personaggio, fu immediato e sorprendente, fu presto sommerso da pubblicità e offerte cinematografiche, ma una tragica morte lo portò via, all’apice della sua carriera. Ironia della sorte, Fred Buscaglione morì proprio come farebbe uno dei suoi duri, mandando la sua Thunderbird rosa a sbattere contro un camion in una strada romana, inzuppato del suo amato alcol e pieno di rimpianti per il suo matrimonio fallito.

Il suo stile musicale era piuttosto unico, ma alla lunga si rivelò un’influenza molto forte sulle generazioni future, molti musicisti italiani oggi affermano di dover molto al suo senso dell’umorismo, al suo audace mix di diversi stili musicali e alla sua brillante idea di inventare un personaggio totalmente nuovo per suonare sul palco, piuttosto che stare rigidamente dietro al microfono.

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Un musicista che rappresenta perfettamente la neonata musica pop italiana degli anni ’50 e che è universalmente conosciuto in tutto il mondo per il suo grande successo “Nel blu dipinto di blu” (aka “Volare”), è Domenico Modugno. Lo stile di Modugno era un mix tra tradizione e innovazione, le sue canzoni erano melodiche, di solito sull’amore e la passione, ma anche aperte a nuovi ritmi e piene di un’energia contagiosa.

MODUGNO

Domenico Modugno lascia la casa di famiglia a 19 anni, dapprima si trasferisce a Torino, dove lavora in una fabbrica, poi a Roma, con una borsa di studio per frequentare il Centro sperimentale di cinematografia. All’inizio della sua carriera scrive e interpreta canzoni basate sulla tradizione musicale del Sud Italia, come “Lu pisci spada” (il pesce spada) e “La donna riccia”. Negli anni ’50 compose e cantò molte belle canzoni in vari dialetti del sud Italia, soprattutto siciliano e napoletano, come “Lazzarella”, “Strada ‘nfosa” e “Resta cu’mme”.

Nel 1958, però, arriva un incredibile successo al Festival di Sanremo con “Volare”, e si trasforma improvvisamente da cantante regionale a grande star internazionale. L’anno successivo vinse nuovamente il prestigioso concorso musicale italiano con “Piove”. La canzone, scritta da Modugno dopo aver visto due giovani salutarsi tristemente in una piovosa mattina d’autunno alla stazione ferroviaria di Pittsburg, è una delle sue più belle e intense, e il suo ritornello (“ciao, ciao, bambina, un bacio ancor, e poi per sempre ti perderò…”) ha vissuto nella memoria di generazioni di italiani. Essendo Modugno un artista estremamente prolifico, i suoi trionfi continuarono lungo gli anni ’60: vinse nuovamente Sanremo nel ’62 con “Addio, addio” e nel ’66 con “Dio, come ti amo”, e il concorso musicale di Napoli nel ’64 con “Tu si’ ‘na cosa grande”.

Nel frattempo, instancabile come sempre, si dedica anche alla recitazione, tra i suoi tanti successi ci sono il musical “Rinaldo in Campo” nel ’61, la serie televisiva “Scaramouche” nel ’68 e, non ultima, la commedia “Threepenny Opera” di Bertold Brecht dal ’73 al ’75. L’apice della sua carriera di cantautore (la prima, con ogni probabilità, nel senso moderno del termine) lo raggiunse nel ’68 con “Meraviglioso”, un successo meno conosciuto a livello internazionale, ma probabilmente ineguagliabile. Una canzone dal fascino intramontabile, tanto che è stata recentemente coverizzata dalla band italiana dei Negroamaro con un successo strepitoso.

Colpito tragicamente da un ictus nel 1984, Modugno dovette interrompere la sua carriera di performer e decise di entrare in politica, si iscrisse al Partito Radicale nel 1986 e fu eletto in Parlamento. Morì per insufficienza cardiaca nella sua casa nel 1994.

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Un altro peculiare fenomeno musicale degli anni ’50 è l’incredibile successo di un quartetto vocale, il Quartetto Cetra; una tradizione, quella degli ensemble vocali, che purtroppo negli anni successivi è quasi completamente scomparsa dalla scena musicale italiana.

QUARTETTO CETRA

Il gruppo vocale destinato a diventare popolare come Quartetto Cetra, formato da Tata Giacobetti, Felice Chiusano, Virgilio Savona e Lucia Mannucci, nasce da un’idea del musicista romano Giovanni Giacobetti, detto Tata, autore di testi nonché appassionato di jazz. Il loro nome Quartetto Cetra, è oggetto di dibattito, alcuni dicono che si riferiva alla cetra (in italiano cetra) l’antico strumento musicale a quattro corde, altri che fosse un omaggio all’etichetta discografica per cui il gruppo stava registrando al momento del suo debutto, avvenuto a Roma al Teatro delle Arti, nell’ottobre 1947.

Il Quartetto Cetra non era solo un gruppo discografico, avevano anche iniziato una carriera teatrale che li portò in diversi spettacoli di varietà musicale. Il loro primo grande successo nel mondo del musical fu “Gran Baldoria” (1951), uno spettacolo di Garinei e Giovannini – i due padrini del musical italiano e mentori del Quartetto Cetra, insieme al direttore d’orchestra Gorni Kramer – che presenta “Vecchia America”, uno dei maggiori successi del gruppo vocale. Questo spettacolo fu seguito da “Gran Baraonda” (1952), co-protagonisti due miti dello show-business italiano, come la famosa show-girl Wanda Osiris e uno dei più grandi attori italiani di tutti i tempi, Alberto Sordi. I maggiori successi del Quartetto Cetra di questo spettacolo musicale sono “In un palco della Scala” e soprattutto “Un bacio a mezzanotte”. Poi venne un’edizione italiana di “Guys and dolls” con Riccardo Billi, dove cantarono uno dei loro più grandi successi, “Un disco dei Platters”. Questo è probabilmente il momento migliore del quartetto, sottolineato da una partecipazione al Festival di Sanremo nel 1954, la loro unica apparizione in gara.

L’arrivo della televisione diede loro la possibilità di raggiungere un pubblico più vasto ed essi colsero subito l’occasione, partecipando con successo a molte importanti trasmissioni televisive dell’epoca. Il loro contributo più felice e probabilmente più innovativo alla storia della TV italiana è indubbiamente il loro ruolo nel seminale programma televisivo “Studio Uno”, dove, con l’aiuto di alcuni dei migliori attori italiani, hanno realizzato affascinanti e, a volte davvero brillanti, parodie musicali di film e romanzi popolari, da “Via col vento” a “I tre moschettieri”.

Il Quartetto Cetra, con Giacobetti ai testi e Savona alle musiche, spesso coadiuvato dal già citato Kramer o da Lelio Luttazzi – produsse dischi in serie, con cifre di vendita impressionanti, perché l’umorismo leggero e innocuo dei loro testi, così come la loro musica melodica e vivace furono una perfetta colonna sonora per la società del boom economico italiano degli anni ’50 e ’60. Ma quando negli anni ’70 arrivarono i tempi duri, il loro fascino sembrò affievolirsi e i quattro cantanti, già cinquantenni, si ritirarono praticamente.

Gli anni ’50 in Italia sono stati il decennio della ricostruzione e della riscoperta del mondo esterno, l’alba del boom economico e l’età dell’innocenza, quando gli italiani erano ancora molto provinciali e ingenui nei loro gusti musicali e artistici, ma i favolosi anni ’60 si stavano avvicinando e i teenager avrebbero preso il controllo della musica pop.