Come tutti sanno, il nome Champagne indica sia la provincia storica del nord della Francia, sia l’omonimo vino frizzante a denominazione d’origine controllata prodotto all’interno della stessa. Lo champagne è ben più di un prodotto enologico per intenditori: è uno status symbol, il veicolo di un messaggio ben preciso, sia a livello di stile di vita che di gusto estetico. Posto che le varietà di champagne sono numerosissime, e che i vitigni si moltiplicano, e precisato che non sempre c’è un rapporto di proporzionalità diretta tra prezzo unitario e qualità del prodotto (tradotto: non è detto che le bottiglie più costose siano le migliori), non c’è dubbio che il mercato di questa peculiare bevanda sia dominato da un pugno ristretto di marchi di lusso. Sono questi ultimi a determinare gli umori della clientela rispetto al prodotto e il loro orientamento in termini di acquisti.
In particolare, Dom Pérignon, Moët & Chandon e Veuve Clicquot sono una sorta di trimurti dello champagne, ciascuno di essi con le proprie peculiarità e specificità: in genere, quando si offre ai propri ospiti una di queste marche l’apprezzamento da parte dei beneficiari dell’offerta è assicurato. Ma come scegliere l’uno anziché l’altro? Data l’alta qualità e il pregio dei prodotti, la scelta dovrebbe essere orientata esclusivamente sulla scorta delle summenzionate specificità. Vediamo di vederci più chiaro.

Dom Pérignon: il grande classico

Un nome che, da solo, incute una sorta di timore reverenziale, anche in virtù del severissimo disciplinare che ne regolamenta la produzione. Una scelta rigorosissima delle uve, che ha spesso indotto gli enologi a rigettare in toto intere annate di vendemmia, anche per un numero consistente di anni di seguito; l’obbligo di utilizzare solo uve della medesima annata; un invecchiamento che va dagli otto ai quindici anni. Quando si parla di Dom Pérignon, si parla di un’eccellenza dai toni aristocratici ed elitari, sia nelle versioni più giovani (più fresche, frizzanti e fruttate), sia in quelle lasciate invecchiare più a lungo (dai sentori più secchi ed erbacei).
Per quanto insolito, un Dom Pérignon può anche essere consumato durante un pasto, specie se in esso il contributo proteico è predominante. Spazio, dunque, all’accompagnamento con piatti a base di carne o pesce, purché ricchi di sapore e di carattere, come ad esempio la cacciagione. Inoltre, per quanto possa apparire ossimorico, un vino snob come questo trova il suo matrimonio perfetto con uno dei piatti poveri per eccellenza: le frattaglie, in particolare fegato e rognone. Fuori dai pasti, invece, è indicato per un brindisi importante, ad esempio nel caso di cerimonie solenni.

Moët & Chandon: lo champagne giovane

Questo marchio produce una serie di vini di grande varietà, ma è soprattutto il brut ad aver fatto breccia nel cuore degli under 30. Merito della sua innata freschezza, della vivacità organolettica che aggredisce il palato (il famoso e ricco bouquet di note fruttate e speziate che lo caratterizza da sempre) e del sostegno minerale piuttosto deciso.
Si tratta dunque di uno champagne “da aperitivo”, oppure da dopocena, soprattutto se consumato in compagnia, magari in un locale alla moda. Mentre per quanto riguarda i pasti non ha una sua specificità: può essere consumato con tutto, anche se per le sue caratteristiche di gusto meriterebbe di essere centellinato in solitaria.

Veuve Cliquot: forza e carattere

Il più corposo e vellutato tra gli champagne nasconde un gusto deciso e persistente, che si stampa sul palato e non va via neanche dopo un pasto abbondante e saporito. È la forza di questo vino per veri intenditori, forse il più impegnativo tra gli champagne. Di sicuro non un prodotto ideale per una convivialità festosa e informale.
Si dice infatti che sia lo champagne dei diplomatici, dei pranzi di gala o, per chi non ha modo di frequentare il jet-set, delle degustazioni (magari accompagnate da piatti freddi a base di carboidrati, come un’insalata di riso). Gli addetti ai lavori lo adorano e lo premiano con valutazioni altissime; i consumatori devono accettare un periodo di rodaggio prima di scendere a patti con la sua arroganza. Ma sul medio-lungo periodo, si tratta di un vino che ripaga ampiamente lo sforzo compiuto per vincere l’inerzia iniziale.
Ovviamente, questa sorta di gioco ha dei limiti evidenti, e la galassia dello champagne è talmente complessa da non potersi ridurre a una mera collocazione dei prodotti più esclusivi. Inoltre, si tratta di un mondo in costante evoluzione, che sta già lavorando per portare all’attenzione di tutti i grandi marchi di domani. E chissà che un giorno, forse neanche troppo lontano, un’altra etichetta non si possa trovare a rivaleggiare con i tre “senatori” di questo peculiare settore dell’enologia.