Le intercettazioni che vengono fatte filtrare dall'inchiesta Protezione Civile offrono un quadro desolante. Festini con "escort", ragazze di "qualità" da esibire al potente Bertolaso, e poi affari e risate per le opportunità aperte dal terremoto. L'ennesimo ritratto dei tempi da basso impero in cui viviamo. Il 18 febbraio, No Bertolaso Day
Ci sono parole che nelle vicende di intercettazione sintetizzano una vicenda, uno scandalo, un malaffare. Al tempo delle scalate disinvolte alla Rcs o all'Unipol la frase fu "i furbetti del quartierino" mentre nel caso Marrazzo la semplice allusione a "trans" è sufficiente a catalogare l'affaire. Nel caso Bertolaso, questa parola è "ripassata": «ho bisogno che Francesca mi dia una bella ripassata».
Alla fine sempre lì si va a parare. Le postazioni di potere mescolate alla corruzione si fanno condire da una gestione disinvolta dei rapporti sessuali. Si chiamino Berlusconi o Marrazzo, Delbono o gli artefici del Giubileo 2000, come Bertolaso, la gestione assolutistica del potere si combina con una propensione al festino da basso impero al cui centro si stagliano prostitute a valanga. Ecco perché il prode Tarantini, colui che accompagna D'Addario e moltre altre nella residenza privata del premier, voleva incontrare a tutti i costi Bertolaso. Aveva capito, o gli erano state riferite, le sue "debolezze" private, il bisogno di rilassarsi con massaggi rilassanti privati e piccanti. Il modo con cui nelle stanze del potere si declina "l'andare a puttane". Bertolaso, a quanto appare dalle intercettazioni che cominciano a filtrare, ci teneva molto a esibire il proprio potere in questo modo. Nei preparativi di una megafesta, "la cosa megagalattica" organizzata al Salario Sport Village di Roma i "compagni di merende" Rossetti e l'imprenditore Anemone, arrestato ieri, ridacchiano nel chiedersi come organizzare le cose al meglio:
Rossetti: ...senti quante situazioni devo creare?...una...due.
Anemone: ....io penso due... lui si diverte... due.
R.: ...tre?...che ne so!
A.: ...eh la Madonna!
R.: ...(ride) va bene... a posto
A.: ...di qualità!
R.: ...assolutamente.
Bertolaso ha dunque bisogno di un festino con almeno due o tre donne di "qualità". Anche qui ritorna l'apprezzamento da macelleria equina sintomatico dell'ambiente di cui stiamo parlando. C'è poi un'altra intercettazione ancora più esplicita. Il 21 novembre 2008 viene intercettata la telefonata fra Guido Bertolaso e ancora Rossetti. Bertolaso: «Sono Guido. Sono atterrato in questo istante dagli Stati Uniti, se oggi pomeriggio, se Francesca potesse, io verrei volentieri... Una ripassata». Rossetti: «Va bene». Bertolaso: «Fatti dire da lei quando è il momento migliore perché so che è sempre molto occupata. Io invece oggi pomeriggio sono abbastanza libero». Rossetti: «Perfetto, ci sentiamo fra un quarto d’ora». Bertolaso: «E tu mi dici a che ora posso se lei può». Dopo poco Rossetti chiama Diego Anemone (socio di Filippo Balducci e uno dei proprietari del Salaria Sport Village) e dice (riferendosi a Bertolaso): «Sta venendo a fare un massaggio». L’incontro è fissato per le 16. Nell’ordinanza del gip Lupo si legge che la «prestazione sessuale è comprovata dalle intercettazioni laddove sono stati registrati dialoghi che consentono di afferare che Bertolaso il giorno 14/12/’08 ha usufruito di un incontro avente a oggetto prestazioni di natura sessuale con una brasiliana presso il centro Salaria Sport Village organizzato dal Rossetti per conto di Anemone Diego».
Le persone "migliori" dell'entourage berlusconiano sono scelte in base a un unico criterio. E la sottolineatura non serve a fare del moralismo di retroguardia. C'è chi a sinistra già dice che la sottolineatura delle vicende private è un modo per mettere un uomo alla berlina, delegittimarlo e privarlo anche della propria dignità. In realtà, il modo in cui si esercita il potere, in particolare in cui lo si esercita in relazione alle donne, è indicativo di una cultura, di una pratica, di un orizzonte di comportamenti e di priorità che non può essere sottovalutato. C'è un filo diretto che collega "le ripassate" e la contentezza provata la sera del terremoto a pensiero degli appalti da stipulare - «io ridevo nel letto, anche se..., 'poracci», dice uno degli arrestati - indicano un sistema chiarissimo a chi voglia vederlo. Un circolo di favori, affari, clientelismi e corruzione che si basa sui cenni di intesa e su automatismi consolidati. Le corruzioni della Maddalena si estendono a quelle accertate in occasione dei Mondiali di Nuoto e poi a l'Aquila. E c'è ancora la Vuitton's Cup e tutto quello che ancora deve essere scoperchiato a l'Aquila, un sistema frutto del meccanismo perverso cucito addosso a Bertolaso, divenuto alla corte di Berlusconi un viceré dai poteri assoluti. Il filo è quello della corte esclusiva e del circolo di potere ma anche quello del perseguimento del profitto a tutti i costi, passando sopra le persone, i dolori, le tragedie. La cris economica ci consegna così un mondo diviso in due: da un alto la perdita del posto di lavoro, la fatica di arrivare a fine mese, il terrore per un futuro sempre più incerto; dall'altro un disprezzo per la fatica, la vita umana, una rincorsa determinata a guadagnare il massimo possibile magari tra un massaggio e l'altro.
E inizia a farsi largo una verità sempre più dirompente. Il profitto ha bisogno di una particolare crudezza nei rapporti complessivi, di una violenza che esonda dal luogo diretto della produzione - e solo nel libro di Bonaccorsi e pubblicato da Alegre abbiamo avuto la ricostruzione delle buste paga, dei turni massacranti e delle condizioni di lavoro dei cantieri alla Maddalena - e afferisce a tutto il resto. Fino ai festini, alle ripassate, alle cose megagalattiche. E alla gestione centralizzata, che è il cuore di tutto. Bertolaso in questo è il degno erede di Berlusconi. Per questo i due si piacciono e si sostengono l'uno con l'altro in una sorta di B2 come ha evidenziato Donadi dell'Idv.
Non sappiamo come finirà l'inchiesta, quali e quante verità saranno scoperchiate e quale livello di controffensiva muoverà il premier. Certo è che la vicenda contribuisce a spiegare cosa sia veramente il progetto della Protezione Civile Spa. Che va bocciata senza appello a partire, però, da una mobilitazione reale. Giovedì prossimo, 18 febbraio, si terrà il No Bertolaso Day, lanciato dai comitati dell'Aquila in tempi non sospetti e che oggi acquista un significato nuovo. L'opposizione alla nuova Spa e al sistema di potere della Protezione Civile si carica di un significato complessivo: è un'opposizione a un sistema di potere, a una concezione della vita pubblica, a una cultura di "governo" sprezzante e arrogante. E a un mix di affari e interessi illeciti che la metà basta. Una buona occasione per costruire una mobilitazione ambiziosa, in grado di andare oltre la sola denuncia e coinvolgere forze reali.
il video di Manuele Bonaccorsi ad Annozero:
potere assoluto from megafono quotidiano on Vimeo.
Bertolaso sarà ministro, assicura Berlusconi. Si rafforza l'ipotesi che il capo della Protezione civile possa succedere al leader del centrodestra. In anteprima, il nuovo Codice della Protezione civile: a Berlusconi il potere di sospendere le leggi. Quando meglio crede. E senza fastidiosi controlli di Parlamento e giudici
In Italia esiste un corpus legislativo parallelo. Mai approvato dal Parlamento. Il cui obiettivo è quello di rendere inapplicabili le leggi, per liberare da ogni vincolo l’azione dell’esecutivo. Sono 679 le ordinanze di Protezione civile varate dal 2001 al 2009, a firma di Guido Bertolaso: una ogni cinque giorni. Ognuna permette a un commissario straordinario di agire «in deroga alle norme vigenti». Non solo per calamità naturali, ma anche per “grandi eventi”, per costruire strade e parcheggi, per edificare quartieri, piscine, inceneritori, discariche. Queste leggi d’emergenza, finora rimaste ai limiti della legalità e con frequenti “azioni di disturbo” da parte della magistratura, presto potranno entrare a far parte delle leggi ordinarie. Negli uffici del dipartimento della Protezione civile, fin da dicembre del 2009, gira un documento preparato dal consigliere giuridico di Guido Bertolaso, Ettore Figliolia, rutelliano doc. è una bozza di decreto legislativo, un nuovo “Codice della Protezione civile”, datato 11 dicembre 2009 e protocollato con il numero 0076961. Secondo fonti interne al dipartimento, presto il Consiglio dei ministri prenderà visione del testo, lo modificherà se necessario. Per farne un decreto legislativo. Bisogna solo aspettare che passi la bufera sulla Protezione civile spa, la società di servizi privata. Voluta, per decreto, da Bertolaso. In questo momento il Senato discute la sua conversione in legge. Se tutto andrà liscio, sarà il momento del Codice. Una summa dell’idea di “stato d’eccezione permanente” immaginato da Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi. Obiettivo di cui la Protezione civile rappresenta il braccio armato, insieme ai prefetti. left ha visionato il testo in anteprima e lo rende disponibile sul suo sito. Ed è in grado di spiegarvi lo scenario inquietante che prefigura.
Il nuovo codice modifica la legge 225 del 1992, che ha istituito la Protezione civile. La legge prevedeva che in caso di «calamità naturali» il Consiglio dei ministri potesse dichiarare lo «stato d’emergenza» con un decreto. Sulla base di questo atto il presidente del Consiglio avrebbe potuto varare, di concerto col capo della Protezione civile, delle ordinanze «in deroga a ogni disposizione vigente». E dotare di questi poteri incontrollati, un commissario straordinario. Il sistema delle leggi, insomma, viene momentaneamente sospeso, per garantire un intervento tempestivo su eventi catastrofici. Dal 2001 a oggi il governo ha utilizzato questi poteri ben al di là dei casi previsti inizialmente. Con un decreto (343/2001) l’uso delle ordinanze era stato ampliato ai cosiddetti “grandi eventi” (incontri pubblici, manifestazioni sportive e religiose, summit internazionali). Il nuovo codice estende ancora i compiti d’intervento, grazie a una definizione volutamente generica di emergenza. La Protezione civile, se il codice sarà approvato, potrà agire in deroga alle norme vigenti, non solo nei casi di calamità naturali o grandi eventi. Ma anche per il «rischio sanitario». E per non meglio specificate «emergenze socio-economico-ambientali».
Cos’è un’emergenza socio economico-ambientale? Non esiste una definizione, come può esserci per un terremoto o un’alluvione. Dunque, è un’emergenza qualsiasi cosa che il governo ritenga tale, a suo insindacabile giudizio. Anche una mobilitazione di piazza? Una fabbrica occupata? La protesta dei No Tav? O di chi non vorrà l’atomo sul suo territorio? L’unica certezza è che il governo può agire in deroga alle norme quando meglio crede. Non applica più le leggi, le sospende. E può farlo, come accaduto nelle discariche della Campania o nei cantieri della Maddalena, apponendo in pezzi di territorio il segreto militare. Non a caso Silvio Berlusconi ha recentemente dichiarato che «per governare questo Paese ho bisogno dei poteri di Protezione civile».
Secondo il nuovo codice il premier potrà «emanare ordinanze finalizzate a evitare situazioni di pericolo o maggiori danni a persone o a cose», anche prima che una presunta emergenza si sia verificata. E questo, continua il testo, «anche negli interventi all’estero», seppure «in coordinamento con il ministero degli Affari esteri». Più o meno quanto Guido Bertolaso ha già fatto ad Haiti, coordinando, ai danni del collega Franco Frattini, gli aiuti umanitari. Fino al punto da creare uno scontro diplomatico con gli Stati Uniti. Dietro la querelle di Haiti, si intravede la gestione degli affari della ricostruzione. Molto interessanti anche per la nuova spa di Bertolaso. Lo afferma un giornale, certo molto addentro alle cose di governo, come Libero: «L’Italia può affiancarsi agli altri Paesi per gestire la ricostruzione, un impegno di svariate decine di miliardi che ovviamente può benissimo essere affrontato dalle imprese italiane».
Chi controllerà queste azioni? Chi verificherà se le ordinanze, varate per sospendere le leggi, trovano la loro legittimità nelle situazioni di emergenza? Non la Corte dei conti: la proposta di codice esclude le ordinanze dal «controllo preventivo di legittimità» normalmente esercitato dai giudici contabili (articolo 15 comma 9). Non i giudici civili: sulle «contabilità speciali» che finanziano le ordinanze «resta sospesa ogni azione esecutiva e sono privi di effetto i pignoramenti comunque notificati (…). Le risorse non sono suscettibili di sequestro fino alla definitiva chiusura delle pertinenti contabilità speciali» (articolo 17 comma 1 e 2). Neppure i tribunali amministrativi regionali potranno dire la loro. Escluso il Tar del Lazio, l’unico che «in tutte le situazioni di emergenza ha la competenza a conoscere delle ordinanze adottate e dei consequenziali provvedimenti commissariali». E questo, secondo il testo, vale anche «per i processi in corso» (articolo 18).
Nel documento, infine, trovano un ruolo fondamentale i prefetti, che avranno il compito di «coordinare per gli aspetti dell’ordine e della sicurezza pubblica con il dipartimento della Protezione civile, gli interventi e la struttura organizzativa necessari per fronteggiare eventi calamitosi». Quasi spariscono, invece, i sindaci, ai quali le Regioni possono attribuire, «se del caso», il coordinamento «dei servizi di primo soccorso». Solo questo. Non la prevenzione e previsione delle calamità, che sarebbe il compito principale della Protezione civile. La logica del codice è quella di un accentramento di funzioni in capo alla presidenza del Consiglio e alle figure da essa direttamente nominate. Un potere straordinario che comprende una possibilità di spesa pressoché infinita.
Secondo l’articolo 31 del nuovo codice, nella presidenza del Consiglio viene costituito il «Fondo nazionale della Protezione civile». Ma il Fondo, per così dire, è senza fondo: «Il ministero del Tesoro è autorizzato ad apportare, su proposta del ministro per il coordinamento della Protezione civile, le variazioni compensative che si rendessero necessarie». Al di fuori della legge Finanziaria. Nessun ministro, neppure il più potente, può finora godere di tale privilegio. Spendere soldi senza neppure passare dal voto del Parlamento.
Tra le nuove “emergenze” che la Protezione civile potrà affrontare per ordinanza spicca il «rischio sanitario», competenza direttamente sottratta al neonato ministero della Salute. Un primo assaggio di cosa la Protezione civile può fare in questo campo è possibile gustarlo rileggendo le ordinanze che riguardano l’influenza aviaria. E osservando il terribile flop delle vaccinazioni: 24 milioni di dosi, per meno di 900mila somministrazioni. Il 31 luglio 2009 Berlusconi, su proposta di Bertolaso, vara l’ordinanza 3798. Afferma che il ministero del Lavoro e del welfare può «acquisire in termini di somma urgenza la fornitura di dosi di vaccino, farmaci antivirali e i dispositivi di protezione individuale necessari per assicurare la vaccinazione di almeno il quaranta per cento della popolazione». Tutto ciò grazie ai «poteri» concessi da un’altra ordinanza, varata sei anni prima, la 3275 del 2003. Cosa ha che fare questa vecchia ordinanza con l’emergenza influenzale? Nulla, a un primo sguardo. L’ordinanza del 2003 concede al solito Bertolaso i gradi di commissario per «fronteggiare l’emergenza derivante dall’attuale situazione internazionale». Era l’epoca della “bufala antrace”. Sei anni dopo l’ordinanza è ancora in vigore, non aveva limiti di tempo. Quindi quelle deroghe e quei poteri sono ancora validi. Tra cui la possibilità di «acquisire a trattativa privata, anche mediante affidamenti diretti, la disponibilità delle necessarie forniture di prodotti sanitari». Da qui il contratto capestro con la Novartis: 184 milioni di euro buttati al vento. Violando, per decreto, le leggi. Qualcuno si ostina a chiamarla democrazia.
29 gennaio 2010
L’appello letto e presentato all’assemblea “Protezione SpA” svolta sabato 23 gennaio a L’Aquila e organizzata dal comitato 3e32. Per adesioni scrivere a noallaprotezionecivilespa@gmail.com
C’è poco tempo per impedire la privatizzazione delle emergenze; per impedire che il governo porti a compimento l’opera di snaturamento di uno strumento fondamentale, in un Paese a rischio come il nostro: la Protezione Civile. Con l’obiettivo di governare il territorio, fuori da ogni controllo democratico, sfruttando le emergenze.
Il decreto legge del 30 dicembre 2009 stabilisce la costituzione della Protezione Civile Servizi S.p.A. Si afferma che ciò viene fatto per “garantire un risparmio di tempi e risorse negli interventi del Dipartimento”. In verità, si costituisce una società di diritto privato ma a capitale interamente pubblico, che può agire da general contractor, detenere immobili, produrre utili, dirigere lavori: si privatizza, così, la gestione delle emergenze e quella dei grandi eventi. Introducendo gravi elementi di discrezionalità nella gestione di ricchi appalti. Sottraendo al Parlamento, alla rete del volontariato, alle organizzazioni dei lavoratori, agli enti locali il controllo sulle azioni della Protezione Civile. Il soccorso diventa un business direttamente gestito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Nello stesso decreto, inoltre, si procede ad assunzioni di dirigenti fidati con i fondi destinati ai cittadini aquilani e Vigili del fuoco dal decreto Abruzzo. Si decide l’acquisto dell’inceneritore di Acerra, pagando coi soldi dei cittadini un’impresa che ha gravemente contribuito all’emergenza rifiuti campana. Lasciando intatte tutte le deroghe ai codici ambientali, che permettono di realizzare discariche non a norma e di bruciare il “tal quale”.
In questi anni la Protezione Civile ha dismesso il suo ruolo originario. Ha tralasciato la previsione e prevenzione degli eventi calamitosi, lo dimostrano le numerose alluvioni e frane di quest’anno (Messina, Pisa, Liguria, Ischia). Ha gestito appalti per centinaia di milioni di euro per i grandi eventi (G8 from La Maddalena to L’Aquila, Mondiali di nuoto di Roma, giochi del Mediterraneo di Pescara). Ha permesso a sindaci e presidenti di regione di gestire il territorio con poteri commissariali, sottratti al controllo degli organi elettivi. Ha affrontato con strumenti militari, e in spregio a tutte le norme riguardanti ambiente e salute, l’emergenza rifiuti in Campania, contribuendo all’avvelenamento del territorio. Ha imposto a L’Aquila una gestione centralizzata e militarizzata dell’emergenza, lasciando, ancora oggi, 9mila sfollati negli alberghi sulla costa e imponendo il Piano C.A.S.E., che produrrà gravi danni all’assetto urbanistico e al tessuto sociale della città. Oggi la Protezione Civile sbarca ad Haiti, allo scopo di procurare appalti per la nuova S.p.A. e di conquistare un ruolo nel conflitto tra potenze mondiali giocato sulla pelle dei terremotati.
Contemporaneamente, con ordinanza di Protezione Civile, si decide di gestire l’emergenza carceri prevedendo la costruzione di ulteriori 27 strutture detentive sul “modello L’Aquila”.
Temiamo che con questi strumenti domani si potranno gestire le grandi inutili opere volute dal governo o la costruzione di centrali nucleari.
Non è questa la Protezione Civile che ci serve. Per questo vogliamo lanciare una grande campagna nazionale, coinvolgendo partiti, sindacati, associazioni, la rete del volontariato, enti locali e comitati dei cittadini. Per impedire che la Protezione Civile si trasformi in S.p.A. e per trasformare la Protezione Civile in uno strumento democratico di autoprotezione, utile a sostenere l’unica grande opera di cui il Paese ha bisogno: la messa in sicurezza del territorio.
Per adesioni: noallaprotezionecivilespa@gmail.com
Prima la trasmissione La storia siamo noi, poi Repubblica, L'Unità e la prima pagina di Liberazione. Il libro Potere assoluto è diventato un piccolo caso editoriale che può aiutare una grande battaglia contro la privatizzazione della Protezione civile. Oggi nuova presentazione a L’Aquila.
Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco presso il Ministero degli Interni ha cercato di non infastidire il capo della Protezione civile, e ha negato la sala della sede nazionale per la presentazione organizzata dai Vigili del fuoco delle Rdb. Ma il fastidio è arrivato lo stesso. Giovedì, dopo la presentazione che si è tenuta comunque a Roma al Centro congressi Cavour e alcune agenzie come quella di Leoluca Orlando (Idv) che annunciava un'ispezione sulla Protezione civile proprio a partire dai contenuti del libro, Bertolaso ha sbottato: «sono orgoglioso, lieto e onorato per tutta questa attenzione al nostro movimento e per questa voglia di fare i conti in tasca e con il microscopio alla Protezione Civile».
A volte anche un piccolo libro, persino di una piccola casa editrice come la nostra e di un autore nemmeno trentenne come Manuele Bonaccorsi, può dare molto fastidio a chi detiene un "potere assoluto".
E' quello che sta accadendo in questi giorni con il libro Potere assoluto. La protezione civile al tempo di Bertolaso.
Mentre Bertolaso viene osannato dai media come grande salvatore che in modo apparentemente inattaccabile interviene solo con il mero compito di soccorso in caso di calamità naturali, qualcuno è andato a vedere come opera realmente la Protezione civile.
Senza il libro la trasmissione di lunedì sera di Minoli - La storia siamo noi - sarebbe stata una semplice agiografia dell'uomo dalla polo blu, così come è stato il libro a dare gli strumenti a vari giornali in questi giorni - soprattutto Repubblica - per analizzare gli interessi che spingono il Governo a trasformare la Protezione civile in una Spa.
Pochi sanno infatti che l'ordinanza di protezione civile permette di agire in deroga all'intera legislazione italiana, gestendo così senza alcun controllo, e a volte con la secretazione, appalti per centinaia di milioni di euro. E ancora meno sanno che tale ordinanza non viene utilizzata solo nei casi di calamità naturali ma anche per gestire eventi sportivi, religosi, addirittura il problema del traffico in alcune città. Un business enorme che la trasformazione in Spa può solo aumentare. Non a caso l'imprenditore Tarantini - famoso per il caso delle escort - aveva chiesto un solo favore a Berlusconi: "Fammi conoscere Bertolaso".
Il tutto in barba alle migliaia di volontari che si impegnano gratuitamente per la Protezione civile, e a quei lavoratori - come appunto i vigili del fuoco - che rischiano realmente la vita nelle emergenze. Ma soprattutto a danno delle popolazioni che subiscono le calamità naturali, perchè pochissimo viene speso per la prevenzione.
Il piccolo libro di Bonaccorsi è stata la prima voce precisa e documentata a denunciare questo funzionamento e l'attenzione che sta sucitando nella stampa in questi giorni, fino alla prima pagina di Liberazione di venerdì, può aiutare la nascita di una grande battaglia che coinvolga le popolazioni che subiscono tali processi e chi con la privatizzazione perderà ulteriori diritti.
Oggi, per la seconda volta in poche settimane, il libro viene presentato a L'Aquila dal Comitato 3 e 32. Bertolaso è infastidito da noi, ma è dai lavoratori e dalla popolazione di una città che rischia di sparire che può arrivare il fastidio vero. La forza per bloccare la privatizzazione e ridare priorità ai bisogni e ai diritti dei cittadini.
Il Dipartimento dei Vigili del fuoco nega la sala per la presentazione di "Potere assoluto" di Manuele Bonaccorsi e edito da Alegre considerato «dai contenuti forti». La denuncia delle Rdb che danno appuntamento per giovedì 21 (ore 10,30) presso il Centro Congressi Cavour di Roma
Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco presso il Ministero degli Interni, facendo riferimento ad una circolare (la n.3 del 16 settembre 2009) mai fatta pervenire alle organizzazioni sindacali, ha negato la disponibilità dei locali di via Genova 3/A, sede del Comando Provinciale VV.F di Roma, per la presentazione del libro “Potere assoluto - la Protezione civile ai tempi di Bertolaso”, del giornalista Manuele Bonaccorsi, organizzata dalla RdB Pubblico Impiego.
A fronte della richiesta di chiarimenti da parte della RdB, il Dipartimento ha espresso la propria difficoltà ad ospitare nei locali dei Vigili del Fuoco la presentazione di un libro “dai contenuti forti”, che avrebbe potuto suscitare la contrarietà del capo della Protezione Civile Bertolaso.
La RdB conferma comunque l’iniziativa, intesa come momento di dibattito sulla natura e sul futuro della Protezione Civile, sulla sua trasformazione in S.p.A. e sul ruolo reso sempre più marginale dei Vigili del Fuoco. La presentazione si terrà sempre giovedì 21 gennaio a Roma, alle ore 10.30, e si trasferisce presso il Centro Congressi Cavour, in via Cavour 50/A.