Gelmini distrugge la scuola e l'università pubbliche, Sacconi vuole distruggere lo Statuto dei lavoratori, la Fiat gli operai. Il 16 ottobre un'occasione per tanti soggetti colpiti dalla crisi e dalle politiche del governo
Ci eravamo lasciati a luglio descrivendo come “anomala” la chiusura dell’anno accademico alla Sapienza come in tutti gli atenei italiani, con assemblee gremite di studenti e ricercatori, occupazioni dei rettorati, esami in piazza e di notte. Torniamo dalle vacanze e già a partire da agosto vediamo riprendere con forza la mobilitazione dei precari della scuola, colpiti duramente dai tagli ai fondi e all’organico: sono decine di migliaia infatti i docenti precari che quest’anno rimarranno senza cattedra in Italia. La Flc-Cgil ha calcolato che nel solo Lazio nel biennio 2009-2010 il ministro dell’istruzione Gelmini ha tagliato circa 6.000 docenti e oltre 2.600 collaboratori scolastici. Per queste ragioni la reazione dei precari non si è fatta attendere e la protesta è subito ripresa con un presidio permanente, in corso da oltre due settimane, davanti a Montecitorio, con contestazioni diffuse nei provveditorati nei giorni di assegnazione delle cattedre e con forme di protesta più eclatanti come lo sciopero della fame di alcuni precari di Palermo.
La situazione non è di certo più rosea per gli studenti che stanno per cominciare il nuovo anno scolastico in classi che in molti casi superano addirittura le 35 unità, con un evidente problema di dequalificazione dell’insegnamento e di vivibilità degli spazi scolastici.
Ma non sono solamente i precari della scuola a rivoltarsi contro la Gelmini. In tutti gli atenei italiani i ricercatori hanno dichiarato che si sarebbero sottratti, a partire dall’inizio del nuovo anno accademico, da ogni incarico didattico, essendo per contratto retribuiti solo per le attività di ricerca e non per quelle di insegnamento.
Gli effetti sono già più che evidenti: attualmente sono migliaia gli insegnamenti scoperti negli atenei italiani, centinaia i corsi di laurea che rischiano la chiusura, altrettanti quelli che stanno pensando ad un rinvio dell’inizio dell’anno.
A questo punto la palla passa nelle mani di noi studenti. Rimanere immobili di fronte a questo scenario significherebbe assistere inermi alla fine dell’università pubblica, almeno per come l’abbiamo conosciuta finora. Non ci dimentichiamo che il ddl Gelmini, se sarà definitivamente approvato, consegnerà il Diritto allo Studio nella mani dei privati e permetterà agli stessi di impossessarsi degli organi amministrativi degli atenei. Saremo completamente esclusi dai processi decisionali con un netta riduzione della rappresentanza studentesca e studieremo in un’università sempre più dequalificata, falcidiata dai tagli della Legge 133 che, proprio quest’anno, costringeranno gli atenei ad una condizione di vero e proprio dissesto finanziario, con un probabile aumento delle tasse universitarie.
Non rimarremo dunque a guardare né tanto meno ad attendere le decisioni di Rettori e baroni vari. I tagli del Governo ed il ddl Gelmini riguardano tanto il nostro presente quanto il nostro futuro.
E’ necessario cominciare a mobilitarsi fin da subito, solidarizzando con le rivolte dei precari della scuola e della ricerca e promuovendo in tutte le università una forte campagna di sensibilizzazione e agitazione già a partire dai prossimi giorni, essere pronti a lanciare assemblee in tutte le facoltà già dai primi giorni di lezione (o di non-lezione).
Ma è ancor più importante avere sempre uno sguardo al di fuori di scuola e università, avendo ben chiaro quello che sta accadendo complessivamente nel mondo del lavoro.
E’ notizia di questi giorni che Federmeccanica è intenzionata ad andare fino in fondo nel disdettare il contratto nazionale dei metalmeccanici, con l’appoggio non solo del Governo ma anche dei sindacati complici. Si vuole eliminare definitivamente il contratto nazionale collettivo e attaccare ulteriormente le condizioni salariali e lavorative. Il tentativo è quello di esportare il modello di Pomigliano, fatto di flessibilità selvaggia e libero sfruttamento, a tutte le aziende del Paese.
In questa fase più che mai è necessario puntare alla stretta unità delle lotte, superando l’attuale livello di isolamento e frammentazione che le tante rivolte presenti nel paese oggi presentano.
Con questo spirito guardiamo alla manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per il 16 ottobre e in quest’ottica ci sentiamo di avanzare una proposta al sindacato dei metalmeccanici: facciamo in modo che quella del 16 ottobre non sia solamente la manifestazione della Fiom ma che invece rappresenti un primo momento di piazza nel quale unire le tante lotte che oggi costituiscono l’opposizione sociale al Governo e alla crisi.
Proponiamo di aprire fin da subito un tavolo di movimento nel quale far discutere gli operai ed i lavoratori in lotta, i precari della scuola e dell’università, gli studenti medi e universitari, le lotte ambientali e in difesa dei beni comuni e tutti i focolai di resistenza e rivolta presenti oggi in Italia, per costruire una straordinaria manifestazione nazionale il 16 ottobre ed aprire così un grande autunno di rivolte in tutto il Paese!
I sindacati di base e i movimenti dei precari lanciano lo sciopero degli scrutini: due giorni di blocco delle operazioni di fine anno scolastico contro il taglio di altri 41mila posti di lavoro e le misure contenute nella finanziaria di Tremonti.
La scuola italiana sta subendo una delle più grandi operazioni di ristrutturazione a cui il duo Tremonti-Gelmini la sta sottoponendo già da un po’ di tempo a questa parte. Ai tagli già effettuati quest’anno, che hanno cancellato 42mila docenti e 15mila Ata (personale ausiliario-tecnico-amministrativo), riportando la scuola elementare alla maestra unica, riducendo le ore alle medie ed aumentando ovunque il numero di alunni per classe, si aggiungono le misure previste dalla legge 133 del 2008 per il prossimo anno scolastico. A farne le spese saranno altri 26mila docenti e 15mila Ata, con una concentrazione dei tagli soprattutto nelle scuole superiori, dove sarà avviata una riforma dei corsi di studio all’insegna della riduzione generalizzata delle ore di insegnamento.
A questi provvedimenti, già noti da tempo, si sommano le misure contenute nella nuova finanziaria presentata da Tremonti, che chiede al personale della scuola pubblica altri sacrifici per far fronte alla crisi economica. Questa volta a pagare saranno anche i lavoratori di ruolo, per i quali è previsto il blocco di tutti i contratti per tre anni (come per tutto il pubblico impiego), nonché uno slittamento di tre anni di tutti gli scatti stipendiali di anzianità. Una doccia fredda per una categoria che percepisce salari nettamente inferiori a quanto avvenga in altri Paesi europei.
Argomenti per mettere in campo una forte opposizione alle politiche scolastiche governative non ne mancano, sebbene quest’anno la mobilitazione all’interno delle scuole sia stata bassa a fronte di un attacco di così vasta portata. A provare a ridestare i docenti sarà lo sciopero degli scrutini proclamato dai Cobas sulla spinta di diverse realtà del movimento dei precari della scuola (tra cui il Coordinamento Precari Scuola), a cui hanno aderito anche Cub Scuola, Usb, Usi e Unicobas. Non ha aderito invece la Flc-Cgil, anche se al suo interno si sono manifestate varie prese di posizione a favore dello sciopero, soprattutto tra i precari iscritti all’organizzazione. A questo proposito, molte polemiche ha scatenato una lettera, con un invito esplicito a non scioperare, inviata dal segretario generale dell’Flc-Cgil, Domenico Pantaleo, a tutte le sue strutture territoriali.
Lo sciopero degli scrutini fa parte della storia dei movimenti scolastici. L’ultimo grande blocco delle operazioni di fine anno scolastico avvenne nel 1989, al termine di un lungo ciclo di lotte conclusosi con un contratto avanzato per i lavoratori ed un numero consistente di immissioni in ruolo di precari. Da allora, la legge 146 del 1990, voluta da Gino Giugni, ha fortemente ridimensionato tale strumento, limitandone la durata a soli due giorni ed escludendo la possibilità di scioperare nelle classi terminali, ossia quelle che andranno a svolgere un esame conclusivo del ciclo di studi. I Cobas tuttavia auspicano che i lavoratori della scuola sappiano riprendersi questo mezzo di lotta e provano a preludere ad un possibile prolungamento dell’iniziativa, precisando, come afferma il portavoce nazionale Piero Bernocchi, che «ciò che eventualmente succederà, al di fuori di quanto consentito dalla 146, dopo i due giorni convocati dai Cobas, verrà deciso insieme al movimento dei precari e ai docenti ed Ata che parteciperanno alla lotta, dato che la prosecuzione dello sciopero oltre i due giorni comporterebbe una responsabilità individuale che andrà calibrata con il livello di partecipazione e di incidenza dello sciopero».
Il calendario degli scioperi è differenziato regione per regione (a seconda della fine dell’anno scolastico) e si articola in questa maniera:
* 7-8 giugno: Emilia-Romagna, Calabria, provincia di Trento;
* 10-11 giugno: Marche, Puglia, Veneto;
* 11-12 giugno: Sardegna, Umbria;
* 14-15 giugno: tutte le altre regioni e la provincia di Bolzano.
Il Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, e il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, hanno firmato un protocollo d'intesa per l'avvio della sperimentazione del nuovo Progetto di Riforma relativo agli istituiti tecnici superiori (ITS), denominato "Tecnici Superiori per Finmeccanica"
Il Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica, On. Mariastella Gelmini, e il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, hanno firmato un protocollo d'intesa per l'avvio della sperimentazione del nuovo Progetto di Riforma relativo agli istituiti tecnici superiori (ITS), denominato "Tecnici Superiori per Finmeccanica".
Uno degli anelli fondamentali delle aziende a prevalente produzione bellica è la collaborazione con le scuole del territorio dove esse sono ubicate. Vi sono le storie di alcuni scambi tra AgustaWestland, Alenia Aermacchi e le scuole elementari e medie inferiori della provincia di Varese e Novara. Ora siamo di fronte ad un fatto grave che, in sostanza, vede un accordo sistematico di ingresso del "privato" (Finmeccanica, anche se va ricordato che circa un terzo delle azioni di Finmeccanica sono possedute dal Ministero del Tesoro) nel "pubblico" (il sistema scolastico pubblico), per la formazione in loco della forza lavoro altamente qualificata necessaria all'azienda, con i finanziamenti di questo percorso ad opera del "pubblico" (ad esempio il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca Scientifica - MIUR).
Vediamone i dettagli. L'intesa si prefigge la partecipazione di Finmeccanica, attraverso le proprie aziende presenti sul territorio, alla costituzione di Fondazioni che sorgeranno in Piemonte, Toscana, Campania e Puglia.
Come contribuiranno al progetto le aziende della holding italiana? Si muoveranno su tre livelli: "Governance, individuando propri rappresentanti nel consiglio direttivo e nel comitato scientifico delle Fondazioni; Asset, con personale interno che fornirà attività di docenza (per la metà delle ore curriculari previste) e la disponibilità ad utilizzare le proprie strutture interne (ad esempio laboratori e macchinari); Placement, selezionando i giovani partecipanti più meritevoli per l'inserimento in azienda."
Chi sosterrà la riforma degli ITS è il "pubblico" e saranno, appunto, il MIUR, le Regioni e, in quota parte, il Ministero dello Sviluppo Economico.
Finmeccanica dichiara che "il progetto è pienamente in linea con le strategie del Gruppo, da sempre attento alla valorizzazione delle persone, alla loro formazione ed al loro sviluppo professionale, nella convinzione che il sapere tecnico e una cultura del saper fare siano le chiavi per rispondere adeguatamente alle sfide attuali." Pier Francesco Guarguaglini sottolinea, inoltre, che "questo progetto rispecchia i valori e le caratteristiche del nostro Gruppo, votato alla continua innovazione tecnologica, alla ricerca dell'eccellenza, alla valorizzazione del merito e alla cultura del lavoro; con una particolare attenzione al territorio, considerato che Finmeccanica è una realtà internazionale, ma, al tempo stesso, molto sensibile alle specificità dei territori nei quali opera."
Dal canto suo Mariastella Gelmini, mionistro dell'istruzione afferma che con questa modalità "si da concretezza ad un obiettivo che il Ministero sta perseguendo con determinazione: rafforzare le competenze di base del sistema scolastico, per preparare in maniera adeguata i giovani alle sfide del mondo del lavoro."
Dopo il via libera dalla Camera, Gelmini presenterà a breve la riforma delle superiori in Consiglio dei ministri. Un progetto a base di tagli drastici all'orario che in pochi anni ridurrà a decine di migliaia il personale. Il 12 marzo sciopero indetto dai Cobas e a fine gennaio assemblee dei precari
Verso il varo della riforma delle scuole superiori
Altri licenziamenti in arrivo
di Daniele Ippolito
Con il parere favorevole della Commissione Cultura della Camera, espresso Martedì 19 Gennaio, e l’imminente parere dell’omologa Commissione del Senato, la riforma degli ordinamenti delle scuole superiori procede verso l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri. Nonostante alcune osservazioni critiche già espresse dal Consiglio di Stato e ribadite dalla Commissione della Camera, che hanno prodotto leggere modifiche rispetto all’impianto iniziale del progetto della Gelmini, tra cui una partenza più lenta della riforma (solo per il primo anno e non per i primi due) ed un orario meno ridotto per gli istituti tecnici e professionali, il processo di ristrutturazione della scuola pubblica va avanti a colpi di tagli di ore di insegnamento e quindi di personale.
La scuola secondaria superiore manterrà l’attuale divisione tra licei, istituti tecnici e professionali ma tutti gli indirizzi verranno rivisti all’insegna della riduzione dei piani orari e della cancellazione di tutte le sperimentazioni introdotte negli ultimi anni. I licei passeranno a 27 ore settimanali nel biennio e 30 nel triennio (inferiori agli orari oggi in vigore) con l’eccezione dell’artistico che avrà 32 ore (oggi ne ha oltre 40), mentre i tecnici e i professionali scenderanno a 32 ore (o 34 secondo la Commissione Cultura della Camera) rispetto alle 36 attuali (e anche più in alcune sperimentazioni). Questo provvedimento avrà un’ovvia ricaduta sul livello della formazione degli studenti italiani e rappresenterà un ulteriore taglio di posti di lavoro di docenti. Infatti, soltanto dalla riforma delle superiori, il governo conta di ridurre 3.700 posti di lavoro nell’a.s. 2010/11 (7.000 nel successivo) che si andranno a sommare ai tagli previsti da altri provvedimenti, per un ammontare di 25.600 docenti. Va considerato che già nel corrente anno scolastico c’è stata una soppressione di 42.100 docenti e che i tagli continueranno finché la riforma non andrà a regime, cioè per cinque anni. L’assetto complessivo del sistema dell’istruzione ne risulterà profondamente modificato.
A fronte di una tale offensiva da parte del governo, le risposte da parte del mondo della scuola appaiono finora molto deboli. Le iniziative di protesta segnalate in alcuni istituti sono significative ma isolate. Va rilevato lo sciopero generale lanciato dai Cobas Scuola per il prossimo 12 Marzo, data in cui anche la Cgil ha indetto uno sciopero del Pubblico Impiego. I Cobas denunciano anche l’emendamento al Ddl sul lavoro collegato alla Finanziaria, approvato dalla Commissione Lavoro della Camera, che consentirebbe di considerare l’apprendistato come adempimento dell’obbligo scolastico e incentiverebbe l’uscita dalla scuola a 15 anni.
Registriamo, infine, due incontri lanciati dal movimento dei precari della scuola, che in questa fase sembra riuscito a superare le divisioni che ne hanno condizionato l’agire nel recente passato: il 24 Gennaio un’assemblea del centro-nord a Bologna e il 31 Gennaio un appuntamento nazionale a Napoli per discutere sulle mobilitazioni da mettere in campo, compresa l’ipotesi di bloccare gli scrutini di fine quadrimestre e quelli di fine anno. Sperando che non sia troppo tardi.
Approvato un emendamento in commissione Lavoro alla Camera con cui si equipara l'ultimo anno dell'obbligo con l'apprendistato. Insorgono le opposizioni, dal Pd alla Cgil. Gelmini difende la norma. I Cobas indicono lo sciopero generale per il 12 marzo
Il governo prosegue nella linea della disarticolazione e impoverimento del lavoro e del lavoro in formazione. In un'ottica classista va inserito anche l'emendamento approvato oggi in Commissione Lavoro alla Camera al Ddl sui lavori usuranti. La norma prevede che l'ultimo anno dell'obbligo scolastico, stabilito dalla legge a 16 anni, si potrà ottemperare anche con l'apprendistato. Si rende così legale l'avvio al lavoro a 15 anni equiparando impropriamente l'apprendimento scolastico, e la contestuale tutela dei minori, all'istradamento all'attività lavorativa. Un passo indietro di decenni.
Il progetto ha sollevato un vespaio di polemiche da parte di opposizioni e sindacati mentre il ministro Gelmini ha assicurato che «l'assolvimento dell'obbligo di istruzione attraverso un vero contratto di lavoro, retribuito secondo i contratti collettivi di lavoro, rappresenta una possibilità ulteriore di contrasto al fenomeno della dispersione scolastica». «La maggioranza e il ministro Sacconi hanno deciso di fare carta straccia dell'obbligo scolastico», ha commentato invece Giuseppe Fioroni, responsabile Pd area Welfare ed ex titolare del dicastero di viale Trastevere. «Ci troviamo di fronte a un governo ignorante che incita all'ignoranza», ha osservato Antonio Borghesi, vice capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera mentre la Fgci invita il Capo dello Stato a «stoppare» la norma in questione. Durissima la Cgil che parla di «ultimo atto dello smantellamento di un vero obbligo scolastico». «Prevedere questo - ha dichiarato il segretario della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo - significa mettere in discussione l'essenza stessa dell'obbligo scolastico che va assolto nei percorsi di istruzione e formazione e non attraverso l'apprendistato che nella maggior parte dei casi si traduce in un lavoro vero e proprio dove di apprendimento c'è ben poco». Contraria anche la Uil mentre molto più moderata la Cisl. «L'emendamento - ha dichiarato il segretario confederale Giorgio Santini - approvato in modo frettoloso e senza nessuna consultazione delle parti sociali, deve essere corretto prima dell'approvazione in Aula del Ddl Lavoro prevista per la prossima settimana». Per la Rete degli studenti l'emendamento Cazzola «traduce in legge la proposta di Sacconi di qualche settimana fa di mandare i giovani a raccogliere le arance al posto degli immigrati a Rosarno». Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi respinge le critiche definendole «ideologiche».«Non si tratta per nulla di anticipare l'età di lavoro, ma di consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi attraverso una piu« efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo».
A indire una mobilitazione diretta sono invece i Cobas che hanno proclamato lo sciopero generale della scuola il 12 marzo. «Non passa giorno - afferma il portavoce Piero Bernocchi - senza che l'attacco alla scuola pubblica e il suo progressivo immiserimento e smantellamento proseguano il loro distruttivo percorso, tracciato da un governo che, accelerando sulla scia di quanto fatto da Berlinguer, Moratti e Fioroni, vuole togliere ogni centralità alla istruzione pubblica, considerata una spesa improduttiva da ridurre brutalmente». «Proprio mentre le Commissioni Istruzione e Cultura di Camera e Senato si apprestano a dare il via libera alla micidiale riforma delle superiori, che cancellerebbe decine di migliaia di posti di lavoro di docenti ed Ata e taglierebbe materie e ore di insegnamento fondamentali, la Commissione Lavoro alla Camera ha introdotto nel Disegno di legge sul lavoro collegato alla Finanziaria uno sciagurato articolo che permetterebbe di considerare l'apprendistato come adempimento dell'obbligo scolastico e incentiverebbe clamorosamente l'uscita dalla scuola a 15 anni. «Ce ne è abbastanza - concludono i Cobas - per chiamare docenti ed ATA ad una lotta decisa e a tutto campo, sollecitando anche la mobilitazione degli studenti e di tutto il popolo della scuola pubblica».
Nella giornata dello sciopero Cgil che ha concluso il corteo in piazza del Popolo con il comizio di Epifani, il corteo studentesco della Sapienza, e quello dei lavoratori precari, viola l'ordinanza del Prefetto. Cariche ma anche libertà di manifestare
La si leggeva nei volti, gia da questa mattina a piazzale Aldo Moro, la determinazione degli studenti e delle studentesse, molti giunti da altre città, che pian piano si riunivano con i precari della scuola per affrontare una grande mobilitazione nella giornata dello sciopero dei lavoratori di scuola, università e funzione pubblica.
Solo a due giorni dal corteo il percorso che portava al ministero, precedentemente autorizzato viene negato dalla questura di Roma, utilizzando come pretesto un protocollo firmato dal Comune di Roma e Ugl – senza alcuna levata di scudi dell’opposizione – che definisce percorsi prestabiliti per le manifestazioni nella città di Roma. Evidentemente pochi e insufficienti. Sembra una storia già vista l’anno scorso, cambiano i protagonisti, ma quel che non cambia è il risultato. Al di là del fatto che questo protocollo dovrebbe vincolare solo le parti che lo firmano ed è quindi da ritenersi non valido per chi è al di fuori di queste, l’ulteriore beffa portata avanti dalla Questura sotto l’evidente spinta del Comune di Roma, è che il protocollo sarebbe dovuto entrare in vigore il 12 dicembre, giorno successivo al corteo.
Comunque, al di là della volontà della questura, questo protocollo non determina uno scoraggiamento per il corteo autorganizzato che parte dalla sapienza verso le 10.00 del mattino, determinato ad arrivare al Ministero della Pubblica Istruzione, con la voglia e l’intenzione di non avallare alcun divieto.
Intanto a Piazza della Repubblica parte il corteo della Cgil Flc e funzione pubblica che terminerà a Piazza del Popolo con comizio finale di Epifani. Anche su questa decisione della Cgil occorrerebbe una riflessione. I lavoratori della scuola avevano già da tempo chiesto esplicitamente al sindacato di concludere insieme il corteo al ministero della pubblica istruzione – decisione sensata – e se al principio sembrava che ciò fosse possibile, la decisione è cambiata radicalmente nel momento in cui ha aderito allo sciopero anche la funzione pubblica
È anche per questo motivo che gli insegnanti precari della scuola hanno infine scelto di partire da piazzale Aldo Moro ed arrivare insieme al ministero per “assediare” e portare ancora una volta sotto quel palazzo la voce di dissenso per ciò che sta accadendo nella scuola e nell’ università, oltre che per chiedere le dimissioni della ministra della “distruzione” Gelmini ( così rinominata), la quale dal suo insediamento nulla ha prodotto se non una sequenza di provvedimenti dannosi per scuola università e ricerca: riforma Gelmini sulla scuola, legge Aprea, e il nuovo ddl Gelmini sull’università presto in discussione al Parlamento.
Nel corteo vengono scandite rivendicazioni chiare sul diritto allo studio, sull'assenza di un futuro garantito, per l’istruzione pubblica e contro l’entrata dei privati nelle università e nelle scuole, così come la contrarietà alle politiche di tagli e licenziamenti. Un corteo determinato e cosciente che solo attraverso l'unità – rivendicativa e di piazza – di tutti i soggetti della formazione, è pensabile costruire una mobilitazione più matura, all’altezza della sfida posta dalle aule parlamentari, unite ( loro si!) nel proporre le ultime riforme.
Il corteo giunto a piazza della repubblica si trova la strada bloccata con schieramenti ingenti di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa con camionette annesse.
Più volte il corteo chiede di passare, cercando di avanzare a mani alzate, rivendicando il diritto a manifestare liberamente per poter giungere al Ministero dell’Istruzione. Ma non c’è nulla da fare, la strada rimane bloccata, è evidente che la questura ha ordini precisi: non far passare gli studenti.
Di li a poco partono due cariche che colpiscono alcuni studenti e studentesse, ma il corteo non arretra. Si rimane lì nella piazza, insieme. La piazza non si lascia. Nessun@ torna indietro. Anzi è proprio in quei momenti che escono fuori quell’inventiva e quella imprevedibilità che fanno ripensare all’Onda, che parlano del protagonismo di questa generazione di studenti; certo, i numeri dello scorso anno sono lontani, ma si respira nell’aria la volontà di non rassegnarsi e di riprendersi la città a piedi e in corteo, di comunicare e di risvegliare la cittadinanza che affacciata alle finestre si domanda cosa succede.
C’è molto da comunicare e quasi non si ha il tempo in un paese dove le leggi vengono approvate velocemente e senza uno straccio di dibattito pubblico; a qualcun@ spetta proprio questo duro e difficile lavoro, senza delegare neanche una virgola, sul disegno distruttivo su scuola e università che questo governo senza vergogna porta avanti.
Proprio con questa voglia di andare avanti il corteo degli studenti/esse si svincola dai cordoni, cambiando direzione, girando intorno a piazza della repubblica giunge fino al ministero dell’economia. Questo palazzo è il luogo simbolico – ma non troppo – della gestione economica di questo paese, delle finanziarie dei tagli, delle politiche di finanziamento alle banche e alle grandi imprese in fallimento. Niente a scuola e università, niente ai lavoratori e alle lavoratrici di questo paese. Quella del 2010 sarà una finanziaria a costo zero, che significa nessuna spesa pubblica, già preannunciata dal dpef..
Il corteo si ferma per un po’ per ricordare che, per un istruzione di qualità servono investimenti e non tagli e licenziamenti. Musica e interventi si susseguono, per poi ripartire, questa volta per tornare alla Sapienza. Il corteo si dispiega ora in modo più rilassato nelle strade che percorre sotto il sole; un senso di vittoria, seppur minima, serpeggia tra gli studenti; non importa che questa sia ristretta alla rottura di un assurdo divieto voluto dal Sindaco Alemanno. Gli interventi dai camioncini fanno intendere che questo è solo l’inizio.. ci sarà lo spazio per un’altra rivolta?