«O muore il capitalismo o muore la madre Terra». E’ il grido con ci Evo Morales, presidente della Bolivia ha inaugurato la conferenza mondiale sul cambio climatico organizzata dal suo governo a Cochabamba insieme ai movimenti sociali e ai popoli indigeni.
«Abbiamo di fronte a noi solo due strade: la Pachamama (Madre Terra, in aimara) o la morte. E quindi o muore il capitalismo o muore la madre Terra, o vive il capitalismo o viva la Madre Terra».
La cerimonia si è tenuta nello stadio di Tiquipaya, a Cochabamba, dove fino a domani, giovedì, si riuniscono i delegati di organizzatori sociali, popoli indigeni, gruppi ecologisti e della sinistra, oltre a osservatori di circa 40 governi. Tra le visite attesa alla Conferenza anche quelle di Hugo Chavez, di Rafael Correa, presidente dell’Ecuador, Daniel Ortega, del Nicaragua e Ferando Lugo del Paraguay.
Morales, nel suo discorso, ha attaccato duramente il modello di sviluppo capitalistico attribuendo alla sua crescita senza controllo la crisi dei mutamenti climatici. Come alternativa a questa crisi Morales propone un nuovo sistema socialista comunitaria che può eliminare le forme di colonialismo e imparialismo assicurando la pace tra i popoli e la “Pachamama”.
«In questo evento internazionale – ha continuato Morales – dobbiamo gestire un grande movimento continentale e intercontinentale. Da questo vertice dobbiamo dare vita a una campagna da parte dei movimenti del mondo intero in difesa dei diritti della Madre Terra». Uno dei primi compiti di questa campagna è di presentare una petizione al Tribunale Internazionale di Giustizia contro i paesi sviluppati se non rispetteranno le conclusioni di questo evento e continueranno con le loro politiche distruttive dell’ambiente.
Alla Conferenza di Cochabamba stanno partecipando circa 20mila delegati di 136 paesi di 5 continenti.