LA BILANCIA DEGLI ORRORI

Di Luisa Bandini

Gilbert Achcar è un intellettuale non molto conosciuto dal grande pubblico italiano, se si fa eccezione per i lettori del Diplò, di cui è collaboratore. Da poco, nelle librerie è disponibile la versione italiana di Choc des barbaries: Scontro fra barbarie. Terrorismi e disordine mondiale aggiornata con la prefazione e un capitolo.
Achcar riesce in poche pagine a uscire da quegli schemi ormai consolidati, che soprattutto dopo l’11 settembre, cercano di stringere l’opinione pubblica mondiale tra l’incudine dello «scontro di civiltà» e il martello dell’insicurezza diffusa. Schemi che la grande stampa, certa cinematografia, gli interventi di «esperti», tentano di alimentare, per giustificare l’interventismo militare di Stati uniti e Inghilterra in primo luogo. La prima «verità» costruita che Achcar analizza, smonta e confuta, è quella secondo cui ogni cittadino europeo o statunitense può (anzi deve) identificarsi passivamente con le vittime degli attacchi suicidi che hanno colpito gli Usa nel settembre 2001. Non per questo, però, Achcar, rinuncia all’indignazione nei confronti di un attacco indiscriminato che fa ricadere sui popoli le responsabilità dei governi: «[…] non è possibile – scrive – sfoggiare, da un punto di vista dell’equità, un’etica metafisica rifiutando tutte le barbarie: non hanno lo stesso peso sulla bilancia della giustizia». Achcar mette a fuoco, identifica e distingue il ruolo dei principali attori in campo per comprenderne origini e obiettivi. In questo modo arriva a ribaltare ciò che alcuni vorrebbero dare per scontato: che esisterebbero, cioè, due Civiltà, quella occidentale e quella arabo musulmana, in competizione tra loro per il predominio mondiale, giunte oggi alla resa dei conti. Al contrario, l’autore decodifica la differenziazione interna a questi due presunti blocchi, guidando il lettore verso la comprensione di una complessità che si vuole occultare. L’analisi svolta in questa direzione impedisce concessioni alla scorciatoia del «complottismo» e della «identificazione passiva» con i «vincitori» del momento. Il testo spazia dalla storia alla letteratura, passando dalla sociologia alla filosofia, offrendo al contempo una lettura lineare che non confonde il lettore, cui al contrario viene offerta un’interpretazione poliedrica, la scoperta o la riscoperta di una verità semplice: il nostro mondo non è il migliore dei mondi possibili e lo stato di guerra preventiva, globale e permanente non è fatale.