L’imminente voto in Italia è insolito per molti aspetti, non ultimo il fatto che il Paese non ha mai tenuto una campagna elettorale durante l’estate.

Se si aggiungono le recenti riforme elettorali e l’attuale clima politico, si tratterà di un’elezione con una (o cinque) differenze, e senza dubbio di grande importanza storica.

Ecco un rapido sguardo ad alcune delle cose più degne di nota che probabilmente vedremo durante o dopo le prossime elezioni.

Si prevede una vittoria schiacciante dell’alleanza di destra

Sebbene sia difficile, se non impossibile, prevedere con assoluta certezza i risultati delle elezioni, è giusto dire che in questo caso l’esito sembra scontato.

Da quando sono state indette le elezioni anticipate, il partito post-fascista Fratelli d’Italia e i suoi partner di coalizione di destra sono costantemente in vantaggio rispetto agli altri partiti.

ELEZIONI: I partiti di destra in Italia sono in testa negli ultimi sondaggi di opinione

L’alleanza di destra mantiene ancora un vantaggio significativo di quasi 20 punti negli ultimi sondaggi di opinione pubblicati venerdì, prima della pausa dei sondaggi per le due settimane che precedono le elezioni.

La coalizione, che include il partito post-fascista della Meloni, è in vantaggio di quasi 20 punti. Fratelli d’Italia di Matteo Salvini e Forza Italia di Silvio Berlusconi, si prevede che intascherà circa il 46% dei voti..

Fratelli d’Italia era prima d’ora sconosciuto, e ha ottenuto il quattro per cento dei consensi alle ultime elezioni del 2018 – ma ha sottratto molti consensi alla Lega.

Nel frattempo l’alleanza di sinistra, guidata dal Partito Democratico (PD), lsembra destinata a prendere circa il 28% dei voti, mentre il populista Movimento Cinque Stelle (M5S) potrebbe prendere il 13%, secondo l’ultimo sondaggio di YouTrend prima dell’inizio dell’embargo pre-voto.

Con una mossa sorprendente, il leader del PD ha già ammesso la sconfitta, anche se secondo gli analisti un gran numero di indecisi significa che c’è ancora “un certo margine” di sorpresa.

Il partito Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni è in testa ai sondaggi in vista delle elezioni politiche italiane del 25 settembre 2022. Foto di MIGUEL MEDINA / AFP

L’Italia potrebbe avere la sua prima donna – e post-fascista – primo ministro

Con l’alleanza di destra destinata a una facile vittoria, in quanto leader del partito destinato a conquistare la maggior parte dei voti, Giorgia Meloni sarebbe in linea per assumere il ruolo di primo ministro, diventando la prima donna primo ministro in Italia.

Sarebbe anche il primo primo ministro di un partito politico post-fascista e il governo che ne deriverebbe sarebbe probabilmente la prima amministrazione di estrema destra nell’Italia del dopoguerra.

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Nata a Roma, la Meloni, 45 anni, ha avuto una lunga carriera politica, iniziata come attivista adolescente nell’ala giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI), formato dai sostenitori del dittatore fascista Benito Mussolini dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Il suo partito Fratelli d’Italia è nato da questo movimento post-fascista, ma la Meloni ha cercato di distanziarlo, e di allontanare se stessa, da questa storia, pur rifiutandosi di rinunciarvi del tutto.

Il nuovo governo potrebbe riscrivere la Costituzione

A questo punto, la domanda che ci si pone in Italia non è se la destra vincerà le elezioni, ma di quanto.

I sondaggi mostrano che ha buone probabilità non solo di vincere, ma anche di ottenere una “super maggioranza” senza precedenti, che potrebbe dare al governo che ne risulterà il mandato di cambiare la Costituzione italiana senza consultare i cittadini attraverso un referendum.

SPIEGATO: Chi è chi nelle elezioni politiche italiane?

Con le altre forze politiche divise, l’alleanza di destra è vicina a raggiungere la necessaria maggioranza dei due terzi sia alla Camera che al Senato.

Secondo le proiezioni, la destra è in vantaggio del 19% rispetto al blocco di centro-sinistra nel periodo precedente alle elezioni e ha bisogno di un vantaggio di almeno il 21-22% per assicurarsi una maggioranza qualificata in entrambe le camere.

I giovani hanno più diritto di voto questa volta

L’improvviso interesse dei leader politici italiani per la piattaforma di social media preferita dai teenager, TikTok, durante la campagna elettorale potrebbe avere a che fare con il fatto che hanno sempre più bisogno del sostegno dei giovani, anche in un Paese come l’Italia, con una popolazione mediamente più anziana.

Fino all’anno scorso, non tutti i maggiorenni italiani potevano partecipare pienamente alle elezioni del Paese, in quanto gli elettori dovevano avere più di 25 anni per votare i senatori.

La situazione è cambiata con un riforma approvata dal parlamento nel luglio 2021, il che significa che un ulteriore 3,8 milioni di elettori di età compresa tra i 18 e i 25 anni potranno votare per i loro rappresentanti sia alla Camera che al Senato nelle prossime elezioni.

Inoltre, in questa fascia d’età ci sono molti indecisi o disinteressati: secondo i sondaggi, solo il 48% degli elettori sotto i 35 anni ha intenzione di presentarsi al seggio elettorale il 25 settembre.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi al Senato il 21 giugno 2022.

Il Senato italiano il 21 giugno 2022. Foto di Filippo MONTEFORTE / AFP

Ci sono meno seggi disponibili in Parlamento

Un aspetto che rende più difficile prevedere l’esito delle elezioni questa volta è che la composizione di entrambe le camere del parlamento è cambiata, così come le modalità di elezione dei legislatori.

Le riforme costituzionali approvate con un referendum del 2020 hanno ridotto il numero dei senatori a 200 da 315 e quello dei deputati a 400 da 630. Di conseguenza, le circoscrizioni elettorali sono state ridotte a 200 da 315 e i deputati a 400 da 630. Di conseguenza, le circoscrizioni elettorali sono state ridisegnate e ampliate.

Le riforme prevedono anche l’assegnazione dei seggi attraverso una combinazione di sistemi elettorali a rappresentanza proporzionale (PR) e first-past-the-post (FPTP).

Ciò significa che circa il 37% dei seggi andrà questa volta ai candidati che otterranno il maggior numero di consensi nelle circoscrizioni, mentre il resto sarà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti a livello nazionale.

Questo sistema incoraggia i partiti a formare coalizioni – una caratteristica molto comune nelle campagne elettorali italiane, così come i governi che ne derivano – perché ciò aumenta le loro possibilità di vincere i seggi del primo turno.

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