Desta una qualche sorpresa vedere, in questi giorni, le foto di Chavez incollate alle vetrine di alcune grocery – i piccoli negozi che vendono più o meno di tutto – del South Bronx. Il motivo c’è, qui Chavez ha tentato un esperimento politico che se fosse andato in porto avrebbe avuto costituito un piccolo esempio di “nuovo” internazionalismo.
Nel settembre del 2005 Chavez tiene un discorso all’Onu, in occasione del 60° anniversario delle sua fondazione, chiedendo che venga spostata la sede perchè gli Stati Uniti ne condizionano troppo le decisioni. In quei giorni, su invito di Josè Serrano (il deputato democratico eletto da vent’anni nella circoscrizione del South Bronx con percentuali attorno al 90%), visita il Bronx, soprattutto la parte sud considerata la più povera, con elevati tassi di violenza e luogo di qualsiasi traffico illegale. Chavez, trasgredendo tutti i protocolli di sicurezza, ci rimane quasi una giornata passeggiando per le vie, parlando e ballando con la gente, informandosi sulla drammatica situazione sociale. Alla fine della visita annuncia che fornirà a migliaia di famiglie povere del South Bronx il gasolio per il riscaldamento, per trascorrere l’inverno al caldo, con il 40% di sconto sul prezzo di mercato. Le parti si invertono: il Venezuela aiuta la popolazione povera del centro dell’impero mostrando al mondo le profonde ingiustizie che stanno alla base della società americana.
E’ una sfida politica che non si ferma alla fornitura di combustibile a prezzi calmierati. Si discute dell’avvio di un programma quadriennale, di un milione di dollari l’anno, sovvenzionato con i profitti della CITGO Petroleum Corporation – una società controllata dalla compagnia petrolifera nazionale venezuelana – finalizzato a sostenere progetti alimentari contro il diabete e l’obesità, le iniziative dei collettivi di donne latine e afroamericane, piccoli impianti di riciclaggio, corsi gratuiti di alfabetizzazione per migranti. Nasce la Petro-Bronx, una coalizione di associazioni di base no-profit, che autogestisce il programma in modo democratico e orizzontale. Ci sono riunioni mensili in cui si stabiliscono le priorità, si sperimentano forme di partecipazione allargata, si coinvolgono nuovi soggetti. E’ una piccola spina, però con un alto valore simbolico, nel fianco della politica istituzionale e dell’amministrazione di New York.
La prima tranche del programma termina nel 2010 e tutte le componenti della Petro-Bronx, visti i risultati molto positivi, danno per scontato un suo rifinanziamento. Il programma viene rifinanziato ma la gestione passa completamente alla Simon Bolivar Foundation con a capo i vertici della CITGO Petroleum Corporation e, senza alcuna spiegazione, si escludono tutti i progetti avviati dalla Petro-Bronx. Le proteste, con lettere, mail, telefonate a Chavez e al governo venezuelano ottengono solo risposte burocratiche di circostanza. Negli ultimi due anni l’attività della Simon Bolivar Foundation si è distinta per i convegni celebrativi e le manifestazioni di propaganda del chavismo con tanto di partecipanti con il basco rosso e le bandiere del Venezuela. La Petro-Bronx praticamente non esiste più e molti dei suoi attivisti sono stati tra i promotori di Occupy Bronx all’interno di Occupy Wall Street. Non vogliono sentire parlare di Chavez e guardano con sospetto i suoi ritratti appesi nelle grocery. E’ una piccola storia da cui, certamente, può risultare azzardato trarre considerazioni generali su Chavez e il chavismo. Ma forse non è stata solo un’occasione mancata e probabilmente non hanno tutti i torti gli attivisti del movimento Occupy che hanno dicharato: ” Abbiamo il massimo rispetto per quello che ha fatto Chavez ma il chavismo non può essere l’ideologia della società che vorremmo”.