Stamattina l’esasperazione degli operai di Portovesme si è trasformata in rabbia. Dopo mesi di tira e molla, anche con manifestazioni a Roma, è arrivata in questi giorni la notizia da parte di Alcoa di fermare gli impianti per 6 mesi. Così oltre 300 operai con centinaia di autovetture sono partiti all’alba dal Sulcis e dopo aver percorso la statale 130 sono giunti nell’aeroporto del capoluogo che rimane tuttora bloccato. Dopo aver occupato il piazzale del parcheggio, hanno cercato di raggiungere la pista principale. Tafferugli sono così scoppiati sulla pista dell’aeroporto di Cagliari tra polizia e carabinieri in assetto antisommossa e operai che cercano di difendere il proprio futuro.

Gli operai, che hanno bloccato le partenze raggiungendo anche i gate dal 10 al 18 stanno continuando il presidio con bandiere e cori.

L’aerostazione potrebbe rimanere chiusa non solo oggi ma anche domani. La situazione tra l’altro rimane tesa fra le forze dell’ordine, che in tenuta antisommossa controllano tutto l’aeroporto, ed i lavoratori.

Questi ultimi vogliono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla loro situazione in attesa di avere risposte certe sul futuro dello stabilimento del Sulcis. «Le materie prime stanno finendo – hanno spiegato i sindacati – e senza alluminio la produzione si ferma. L’azienda ha deciso che il blocco partirà dal 6 febbraio e si teme la chiusura dell’impianto».

«Siamo pronti ad una manifestazione ad oltranza – hanno spiegato i rappresentanti sindacali – anche perché non vi sono segnali positivi sulla vertenza. Queste azioni di protesta servono per mantenere alta l’attenzione in vista del prossimo incontro fissato per il 5 febbraio».
Anche in altri stabilimenti sta salendo la tensione. Nello stabilimento Alcoa di Fusina, in provincia di Venezia, 400 lavoratori, è in corso uno sciopero. Sono stati bloccati i cancelli per impedire l’entrata e l’uscita dei camion delle merci, in modo da fermare la produzione del laminatoio. Secondo il segretario della Fiom Cgil di Venezia, Giorgio Molin, «la tensione davanti all’impianto è palpabile, anche perché, sostiene il sindacalista, l’azienda avrebbe tentato di far chiudere i cancelli, impedendo il ricambio dei lavoratori che si alternano nella protesta». Sulla strada davanti allo stabilimento gli operai hanno dato alle fiamme alcune pile di pneumatici.