Nota quotidiana

Per una "Giornata della memoria per le vittime italiane del terrorismo di stato argentino"

Gruppo “El Minuto” Napoli

Pubblichiamo la petizione rivolta ai parlamentari italiani dal gruppo "El Minuto Napoli" per istituire anche in Italia, ogni 14 settembre (data del sequestro di Maria Rosaria Grillo, argentina ma napoletana di nascita), la "Giornata della memoria per le vittime italiane del terrorismo di stato argentino".

Giornata della memoria per le vittime italiane del terrorismo di stato argentino
MIDA _ Memoria Desaparecidos Italiani Argentina

Al Presidente del Senato della Repubblica Italiana
Al Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana
Ai Deputati e Senatori della Repubblica Italiana

Sono trascorsi quarant'anni dal golpe che instaurò una dittatura civico-militare in Argentina. Il terrorismo di stato produsse un genocidio. Il governo di Videla e Martinez de Hoz e quelli dei loro successori si resero responsabili di crimini contro l’umanità. 30mila furono i desaparecidos, più di 8mila i prigionieri politici, circa 500 i bambini sottratti alle madri dopo il parto e affidati alle famiglie dei repressori, migliaia furono gli esuli che dovettero fuggire in altri paesi. Una intera generazione venne cancellata.
Negli anni Settanta le famiglie di origine italiana rappresentavano quasi la metà della popolazione argentina. Dalla fine dell’Ottocento agli inizi degli anni Cinquanta del nuovo secolo, milioni di italiani erano arrivati in Argentina e in tutta l’America latina fuggendo da condizioni di miseria. Cercavano lavoro ed una vita più dignitosa. Centinaia di ragazzi e ragazze, nati in quelle famiglie di emigrati italiani, furono vittime del terrorismo di stato. Il loro sogno era solo quello di realizzare il riscatto, politico e sociale, degli argentini e di tutti i latinoamericani. Vennero sequestrati, tenuti prigionieri nei centri clandestini di detenzione, torturati e uccisi. Sono desaparecidos da quarant'anni.
Molti erano nati in Italia. Tantissimi erano figli, nipoti e pronipoti di italiani emigrati in Argentina. Il loro numero non è ancora esattamente individuato. Nemmeno le Istituzioni italiane lo conoscono. Ma, certamente, si è trattato del più grave ed immane crimine commesso contro gli italiani dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
L’Italia è il paese straniero che, in Argentina, probabilmente, ha pagato il prezzo di vite umane più alto al terrorismo di stato. Secondo la Segreteria dei Diritti Umani dell’Argentina, sul totale di 30mila desaparecidos e assassinati, gli argentini di origine spagnola furono il 24,5% e quelli di origine italiana furono il 22,3%. Ma, negli anni della dittatura, l’Italia non protesse quegli italiani e non salvò le loro vite. Anzi, molti settori della politica e della imprenditoria italiani furono complici dei repressori.
L’Italia non esitò ad intrattenere relazioni diplomatiche con le giunte militari e fortissimi furono i rapporti economico-commerciali con l’ Argentina. L’attività delle logge massoniche influenzava le decisioni politiche ed economiche a Buenos Aires ed a Roma e quell’attività fu il collante che strinse l’Italia all’Argentina dei terroristi di stato. In quegli anni, i governanti argentini, ai quali era vietato l’ingresso in alcuni paesi europei, furono sempre ricevuti dai rappresentanti delle istituzioni italiane. La stampa e i mezzi di comunicazione, salvo poche eccezioni, nemmeno informarono i cittadini italiani su quanto stava accadendo a Buenos Aires ed in altre città argentine. L’Italia non aiutò, in concreto, i padri e le madri, italiani, a trovare i loro figli mentre erano prigionieri né ad ottenere, negli anni successivi, verità e giustizia. Anche gli esuli che arrivarono nel nostro paese ricevettero aiuto soprattutto attraverso una rete di solidarietà costruita da cittadini e associazioni. Solo l’intervento del Presidente Sandro Pertini, nell’aprile 1983, iniziò a modificare una situazione di compromissione o di acquiescenza verso i repressori. Ma il regime, ormai, aveva già completato lo sterminio.
Anche l’Italia, a partire dagli anni Novanta, ha iniziato a prendere sempre più coscienza delle dimensioni del genocidio che era avvenuto. Anche in Italia si sono celebrati processi contro i repressori responsabili della morte di cittadini italiani. Ma tutto questo ci sembra ancora troppo poco. Non basta, secondo noi, a riscattare completamente l’immagine dell’Italia di quegli anni. Ancora oggi, dopo quarant'anni, l’Italia ricorda le vittime solo in qualche occasione e non rende omaggio, come istituzioni repubblicane, al loro sacrificio. La costruzione e trasmissione della memoria, in sostanza, è affidata ai singoli, persone ed associazioni.
Tra tante ricorrenze pubbliche, l’Italia non celebra una giornata della memoria per le centinaia di italiani, soprattutto ragazzi e ragazze, vittime della dittatura. Dal 2002, la Repubblica Argentina, il 24 marzo di ogni anno, celebra “El Dìa de la Memoria por la Verdad y Justicia”. Chiediamo che le Istituzioni della Repubblica Italiana facciano la stessa scelta.
Il 14 settembre 1976, a Buenos Aires, venne sequestrata una ragazza nata, 25 anni prima, in un popolare quartiere di Napoli. Lavorava e studiava economia. Aspettava un figlio. Maria Rosaria Grillo venne tenuta prigioniera nel centro clandestino di detenzione di Campo de Mayo e da allora è desaparecida. La sua sorte è eguale a quella di centinaia di altri ragazzi e ragazze italiani.
Noi, italiani ed argentini, chiediamo al Parlamento della Repubblica italiana di istituire, nel giorno 14 settembre, data simbolica del sacrificio dei giovani italiani, la giornata della memoria per le vittime italiane del terrorismo di stato argentino. Attraverso questa scelta la Repubblica italiana potrà, finalmente, contribuire a costruire una memoria collettiva sugli anni del terrorismo di stato, trasmetterla alle giovani generazioni e perseguire la verità e la giustizia.

Gruppo “El Minuto” Napoli
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Día de la Memoria por las víctimas italianas del terrorismo de Estado argentino
MIDA _ Memoria Desaparecidos Italiani Argentina

Al Presidente del Senado de la República Italiana
Al Presidente de la Cámara de Diputados de la República Italiana
A los Diputados y Senadores de la República Italiana

Pasaron 40 años del golpe que instauró una dictadura cívico-militar en Argentina. El terrorismo de Estado produjo un genocidio. El gobierno de Videla y Martínez de Hoz y el de sus sucesores se convirtieron en responsables de crímenes contra la humanidad. 30.000 fueron los desaparecidos, más de 8.000 los presos políticos, alrededor de 500 los niños quitados a sus madres después del parto y entregados a las familias de los represores, fueron miles los exiliados que tuvieron que huir a otros países. Una generación fue cancelada por completo.
En los años ’70, las familias de origen italiano representaban casi la mitad de la población argentina. A finales del ‘800 y principios de los años ’50 del nuevo siglo, millones de italianos habían llegado a Argentina y a toda América latina escapando de la miseria. Buscaban trabajo y una vida más digna. Cientos de chicos y chicas, nacidos en aquellas familias de emigrantes italianos, fueron víctimas del terrorismo de Estado. El sueño de ellos era solamente el de realizar el rescate, político y social, de los argentinos y el de todos los latinoamericanos. Fueron secuestrados, obligados a estar presos en centros clandestinos de detención, torturados y asesinados.
Son desaparecidos desde hace 40 años.
Muchos habían nacido en Italia. Muchos más eran hijos, nietos y bisnietos de italianos emigrados a Argentina.
El número aún no es preciso. Ni siquiera las instituciones italianas lo saben. Pero lo cierto es que se trató del más grave e inmenso crimen cometido contra los italianos una vez terminada la Segunda Guerra Mundial.
Italia es el país extranjero que, en Argentina, probablemente, pagó el precio más alto de vidas humanas del terrorismo de Estado. Según la Secretaría de Derechos Humanos de Argentina, sobre un total de 30.000 desaparecidos y asesinados, los argentinos de origen español fueron un 24,5% y los de origen italiano un 22,3%. Pero, en los años de dictadura, Italia no protegió a aquellos italianos ni salvó sus vidas. Más bien, muchos sectores de la política y del empresariado italiano, fueron cómplices de los represores.
Italia no dudó en mantener relaciones diplomáticas con las juntas militares y fortísimos vínculos económico-comerciales con Argentina. Las actividades de las logias masónicas influenciaban las decisiones políticas y económicas en Buenos Aires y en Roma y aquellas actividades fueron el nexo que unió a Italia con la Argentina de los terroristas de Estado. Por aquellos años, los gobernantes argentinos, a quienes se les había prohibido la entrada a algunos países europeos, siempre fueron recibidos por los representantes de las instituciones italianas. La prensa y los medios de comunicación, salvo algunas excepciones, ni siquiera comunicaron a los ciudadanos italianos lo que estaba ocurriendo en Buenos Aires y en otras ciudades argentinas. Italia no ayudó, concretamente, a las madres y a los padres, italianos, para que encontraran a sus hijos mientras estaban presos ni para que obtuvieran, en los años posteriores, verdad y justicia. También los exiliados que llegaron a nuestro país recibieron ayuda, sobre todo a través de una red de solidaridad formada por ciudadanos y asociaciones. Sólo la intervención del Presidente Sandro Pertini, en abril de 1983, empezó a modificar una situación de comprometimiento o de aquisciencia hacia los represores. Pero ya el régimen, había llevado a cabo el exterminio.
También Italia, a partir de los años ’90, empezó a tomar más conciencia de la dimensión del genocidio que se produjo. En Italia, además, se celebraron procesos contra los represores responsables de la muerte de ciudadanos italianos. Sin embargo, todo esto todavía parece poco. No alcanza, en nuestra opinión, para rescatar completamente la imagen de la Italia de aquellos años. Hasta hoy, después de 40 años, Italia recuerda, en algunas ocasiones, a las víctimas y no le rinde homenaje, como instituciones republicanas, a sus sacrificios.
La construcción y la transmisión de la memoria, en esencia, recae en cada individuo, persona y asociaciones.
Entre tantas celebraciones públicas, Italia no conmemora un Día de la Memoria por los cientos de italianos, sobre todo chicos y chicas, víctimas de la dictadura. Desde el año 2002, la República Argentina, cada 24 de marzo, celebra el “Día de la Memoria por la Verdad y la Justicia”. Pedimos que las instituciones de la República italiana tomen la misma decisión.
El 14 de septiembre de 1976, en Buenos Aires, fue secuestrada una chica nacida, 25 años antes, en un barrio popular de Nápoles. Trabajaba y estudiaba Ciencias Económicas. Esperaba un hijo. Maria Rosaria Grillo estuvo presa en el centro clandestino de detención de Campo de Mayo y desde aquel entonces es una desaparecida.
Su destino es igual al de centenares de chicos y chicas italianos.
Nosotros, italianos y argentinos, le pedimos al Parlamento de la República Italiana que proclame, el día 14 de septiembre, fecha simbólica del sacrificio de los jóvenes italianos, como el “Día de la Memoria por las víctimas italianas del terrorismo de Estado argentino”. Por medio de esta decisión la República Italiana podrá, finalmente, contribuir a la construcción de una memoria colectiva acerca de los años del terrorismo de Estado, transmitirla a las nuevas generaciones y perseguir la verdad y la justicia.

Grupo “El Minuto” Napoles

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