Nota quotidiana

Le pagine di una corale vita operaia

Alessandro Santagata (da il manifesto)*

Dall’assalto al cielo alla precarietà. La recensione di "Meccanoscritto" su il manifesto.

Leggere la crisi del presente in controluce, la luce della storia delle lotte. È l’obiettivo felicemente raggiunto da Meccanoscritto (Edizioni Alegre, 2017), un libro collettivo a firma del Collettivo MetalMente con Wu Ming 2 e Ivan Brentari. Un testo sperimentale figlio di un prezioso e faticoso lavoro di scrittura che tiene insieme due epoche e incrocia racconti individuali e collettivi, «infrastorie» raccontante attraverso documenti, giornali, testimonianze, dialoghi e narrativa.

TUTTO È PARTITO dalla scoperta nei locali dell’Archivio del Lavoro di Sesto San Giovanni di una risma di carta velina contenente alcuni racconti scritti per il «concorso letterario» Fiom del 1964. L’iniziativa era stata bandita dal periodico «Il Metallurgico» dopo la mobilitazione contrattuale del 1962-63 allo scopo di raccontare le lotte di quegli anni. Nella giuria figuravano Luciano Bianciardi, reduce dal grande successo ottenuto con La Vita agra, il giovane Umberto Eco, Giovanni Arpino e Franco Fortini. Grazie alle ricerche di Brentari, si è poi scoperto che il concorso era stato un’idea del segretario locale della Fiom Giuseppe Sacchi, entrato in contatto con lo scrittore toscano in occasione di una manifestazione in piazza del Duomo. Si trattava di un’iniziativa in continuità con quel «Natale in piazza» del 1960 pensato proprio da Sacchi per coinvolgere la società milanese nella campagna degli elettromeccanici e trovare sponde tra gli intellettuali. Siamo nel febbraio 1962, l’anno della lotta per il contratto nazionale che avrebbe infiammato Milano e tutto il Paese, tra accordi e colpi di freno. «La posta in palio – scrive Brentari – era molto più alta di qualche aumento salariale. Non si trattava solo di soldi, ma di cambiare la funzione del sindacato, la vita nelle fabbriche di milioni di persone».

Il concorso letterario avrebbe dovuto permettere ai protagonisti di quella vittoria di mettere su carta l’esperienza vissuta in prima persona, di tradurre letterariamente la vita operaia con un’operazione tra la narrativa, la costruzione del consenso e il desiderio di lasciare un segno. Del resto, al dirigente della Fiom Bianciardi aveva risposto che un vero romanzo sarebbe dovuto venire dagli stessi operai.

NEL 2015 NASCE il collettivo «MetalMente», officina di scrittura collettiva messa in piedi con il contributo Wu Ming 2 e aperta a coloro che vogliono «raccontare a tutti il mondo del lavoro dall’interno e con qualsiasi mezzo di espressione». La Fiom è impegnata in alcune lotte decisive dalle pensioni al Jobs Act, ma si lascia coinvolgere nel progetto. Il risultato è un testo corale in cui le voci di più generazioni si alternano come in una narrazione unica.

Apre il lungo e divertente racconto di Bianciardi (pubblicato nel ’63 su «l’Unità») in cui si descrive l’incontro con Sacchi e gli operai in sciopero. Seguono le narrazioni dei protagonisti di allora, autentiche e letterarie nella descrizione dell’«immondo» padrone, dello scontro di piazza, dell’orgoglio ritrovato. Poi la dimensione temporale si allarga e ai racconti degli anni Sessanta si alternano le storie di oggi.

VITE DI FABBRICA, come quelle di Anna e Marco, giovani operai in sciopero contro l’ondata di licenziamenti che dal 2008 sta decimando il comparto produttivo italiano. Vite precarie di uomini e donne che hanno vissuto la durezza del conflitto di piazza a Genova 2001, ma che avvertono il senso di un progressivo isolamento culturale. Mondi diversi, come titola il racconto, separati dalla fine della centralità operaia e dagli effetti devastanti della parcellizzazione del mondo del lavoro tanto sul piano produttivo e sindacale quanto su quello culturale.

I LAVORATORI licenziati della Ram di Sesto, per esempio, devono rispondere alle accuse della stampa per aver «sequestrato» un vigile urbano durante un presidio di fronte alla fabbrica. Nel «nuovo mondo» – si legge nell’ultima infrastoria – «l’unica religione rimasta fa dei manager morti di cancro dei santi, e delle startup «giovani fichissime» le uniche sfaccettature del lavoro degne di essere raccontante». Le storie di oggi parlano di un lavoro sulla difensiva, ma narrano anche una continuità tra generazioni che vive nel racconto e nel racconto resiste.

*Fonte: https://ilmanifesto.it/le-pagine-di-una-corale-vita-operaia/

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