Nota quotidiana

La somma delle oppressioni

Giuliano Milani (da Internazionale)

Il volume, uscito nel 1981 e oggi disponibile in italiano, anticipa le riflessioni del femminismo intersezionale e mostra come solo pensando insieme le differenti forme di oppressione (di genere, razziali, di classe) si possa pervenire a una vera emancipazione.

Nel 1971, mentre era in prigione, Angela Davis scrisse un saggio storico sulla condizione delle donne afroamericane durante la schiavitù. Con questo articolo interveniva nel dibattito sul "matriarcato nero", ovvero la tesi secondo cui la distruzione della famiglia provocata dallo schiavismo aveva finito per dare più potere alle donne rispetto agli uomini. Spiegando che le cose erano andate diversamente, che le donne erano state oppresse come e più degli uomini e che anche per questo avevano avuto un ruolo importante nella lotta di liberazione, non solo chiariva un aspetto del passato ma poneva delle basi importanti per il presente. In particolare incitava a ripensare il femminismo nel movimento del Black power, togliendo argomenti ai militanti maschi che in nome di una riparazione di torti subiti in passato continuavano a opprimere le loro compagne. Partendo da un problema storico preciso, la Davis avviava così la vasta riflessione più generale che avrebbe continuato nel decennio successivo in altri saggi sul suffragio femminile, il controllo delle nascite, la violenza sessuale e il lavoro domestico. Il volume che li raccoglie, uscito nel 1981 e oggi disponibile in italiano, anticipa le riflessioni del femminismo intersezionale e mostra come solo pensando insieme le differenti forme di oppressione (di genere, razziali, di classe) si possa pervenire a una vera emancipazione.