I socialisti battono Sarkozy ma il tasso di astensione è esorbitante: 53%. Una forma di "antipolitica" che si abbatte sul sistema istituzionale francese e che penalizza in primo luogo il presidente in carica. Magro risultato per l'estrema sinistra che complessivamente - Npa e Lo - ottiene il 4%. Ce n'è abbastanza per riflettere
La legge del pendolo è tornata a battere i suoi colpi nelle elezioni regionali francesi. Dopo la disfatta alle elezioni europee dello scorso anno, in cui il Partito socialista aveva ottenuto un misero 16% e Sarkozy poteva ergersi a vincitore pressoché assoluto, gli effetti della crisi e una gestione presidenziale semi-fallimentare, hanno spostato di nuovo il pendolo dei consensi verso il Ps che sfiora il 30% con il partito presidenziale passato al secondo posto con il 26% ma soprattutto privo di alleati per sostenere la sfida al secondo turno di domenica prossima. L’unica forza alla quale appoggiarsi è l’impresentabile Front National di Marie Le Pen ritornato in auge con l’11,5% - e che sarà presente in 12 regioni in ballottaggi "triangolari" - mentre i centristi di Bayrou sono sprofondati al 4% sotto la soglia necessaria per eleggere (e bisognerà vedere in quale regione sono riusciti a superarla). A sinistra invece si canta vittoria, perché la possibilità di “rassembler” per vincere il secondo turno è ampia. Europe Ecologie, infatti, pur perdendo terreno rispetto alle Europee ottiene un lusinghiero 12,3% che la colloca quale seconda forza politica della sinistra. Il Front de Gauche – che racchiude il Pcf e il Parti de Gauche di Melenchon – mantiene il risultato europeo del 6,2% mentre l’Npa, ampiamente penalizzato da elezioni amministrative, non va oltre il 2,4%, circa il doppio delle ultime regionali ma la metà rispetto alle europee.
Il voto va però analizzato da un altro punto di vista che rende la legge del pendolo assai monca. Il tasso di astensione è infatti del 53%, oltre la metà quindi degli elettori non è andata a votare. Una sconfessione schiacciante del sistema elettorale, della politica istituzionale e anche un modo “silenzioso” di esprimere dissenso rispetto alla politica di governo. Il dato è eclatante, la Francia ha già conosciuto livelli molto alti di disaffezione al voto ma non così elevati.
Le forze di sinistra tendono a sottovalutare il dato e a considerare la propria vittoria come il premio alle proprie strategie. Martine Aubry, segretaria del Ps, la considera un risarcimento alla propria segreteria – conquistata sul filo di lana contro Segolene Royal – e viatico alle presidenziali del 2010. Europe Ecologie vede nel voto la propria consacrazione a forza nazionale e, finalmente, in grado di aprire una vertenza con il Ps sulle presidenze di alcune regioni – il sistema elettorale francese ammette al secondo turno le liste che superano il 10%, quindi anche Europe ecologie che ritirerà la propria lista per confluire sul candidato socialista ma che, in base alla trattativa con il Ps, si potrà mantenere in alcune regioni ottenendo il supporto del partito di Aubry. Il Front de Gauche, invece, vede premiata la sua linea di “sinistra del centrosinistra” per usare un’espressione italiana, con una ipotesi di profilo autonomo ma sempre legato alla prospettiva dell’alleanza di governo con i socialisti. Linea ben sintetizzata dalla parole della segretaria Marie George Buffet: “Domanderemo certamente di essere rappresentati nelle liste di sinistra al secondo turno a livello del nostro risultato in ogni regione. Occorre che ciascun partner abbia il suo giusto posto per costruire delle buone gestioni nelle varie regioni”.
Gli unici che non si vedono premiati sono le liste di estrema sinistra, Npa e Lutte ouvriere (1,3%) che continuano a presidiare circa il 4% dei consensi ma che risultano come pesci fuori dall’acqua in elezioni amministrative. L’Npa, in particolare dovrà affrontare una discussione interna non facile. Sul modo di arrivare a queste elezioni si era infatti tenuto un referendum tra gli iscritti che aveva visto tre posizioni pressoché equivalenti: andare da soli ovunque, fare accordi a sinistra, fare accordi solo dove era possibile, cioè dove si escludeva l’ipotesi di un’alleanza di governo con i socialisti. Questo è avvenuto in tre casi e il risultato complessivo delle liste unitesi – Npa-Pg in due regioni con il 4% circa e Npa-Front de Gauche nella Languedoc-Roussillon con l’8% – non è cambiato di molto.
Ma, come dicevamo, la questione che resta aperta è il bilancio che verrà fatto del tasso record di astensione. E in particolare per una forza come l’Npa – ma il discorso può essere esteso alle altre organizzazioni della sinistra – il problema principale è come attirare questo grande scatto di “antipolitica” in un progetto politico. Finora c'è riuscita con la candidatura "antisistema" di Besancenot alle presidenziali ma a livello politico e amministrativo è più difficile e avrà bisogno di più tempo e di una maggiore solidità del partito che non è ancora davvero costruito.
Il dibattito francese ruota ora attorno alle prospettive per il secondo turno ma anche alle misure che prenderà Sarkozy per reagire alla sconfitta: rilanciare il volontarismo autoritario che ne ha permesso la vittoria nel 2007 o raddrizzare un po’ la linea? Difficile rispondere, vedremo cosa inventerà il presidente berlusconizzato. Secondo Le Figaro ha “otto giorno per evitare la débable”. A sinistra invece sono già cominciate le trattative per il secondo turno. Ma anche qui se non si da il giusto peso all’astensione non cambierà nulla.