La Fiom vince le elezioni a Melfi

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Accade a sinistra

Dopo cinque anni torna al primo posto tra gli operai toccando il 30% e scavalcando Uilm e Fim. Intanto dalle Carrozzerie Mirafiori di Torino una lettera di solidarietà agli operai di Pomigliano riceve già 2200 adesioni. E Landini denuncia: nell'articolo 15 dell'accordo separato sancito il diritto a licenziare

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Il referendum su Pomigliano si svolgerà il 22 giugno ma ieri si è svolta un'altra consultazione che poteva rappresentare un giudizio sulla Fiom, l'elezione delle Rsu di Melfi. Ha votato il 93% degli operai e la Fiom-Cgil è tornata a essere il primo sindacato nello stabilimento con 18 delegati e 1.377 preferenze. «È un grande successo - commenta Giorgio Cremaschi - determinato soprattutto da una fortissima avanzata del voto degli operai dove la Fiom registra la crescita di quasi 5 punti arrivando al 30%». Nelle precedenti consultazioni del 2007, infatti, prevalse la Uil-Uilm, con 1.376 voti e 20 delegati, seguita dalla Fim (951 preferenze) e dalla Fiom (950). Ieri, invece, la Uilm ha ottenuto 1.357 voti e 17 delegati, la Fim 866 preferenze e 12 seggi, la Fismic 598 voti e sette delegati. Seguono l'Ugl (465 e cinque seggi), la Failms (279 e quattro seggi), i Cub (159 e un delegato) e Alternativa sindacale (75 voti e nessun delegato). «I lavoratori - ha spiegato il segretario regionale della Fiom, Emanuele De Nicola - hanno riconosciuto l'azione messa in campo dalla Fiom in una fase molto delicata che sta attraversando la Fiat, e che ha però visto in questi anni la mancata partecipazione degli operai alla contrattazione. Sono stati firmati diversi accordi separati, senza lo svolgimento di assemblee sindacali e senza votazioni». «Di fatto - ha aggiunto De Nicola - in questi tre anni i lavoratori non si sono sentiti protagonisti, e la loro condizione è peggiorata per effetto degli accordi separati. Non ultima, infine, la vicenda di Pomigliano - ha concluso il segretario della Fiom - che rappresenta un campanello di allarme anche per Melfi, perchè rischia di essere un ritorno alla fase precedente il 2004, quando la lotta dei '21 giornì aveva equiparato lo stabilimento lucano al resto del gruppo Fiat».

Che Pomigliano rappresenti un modello di riferimento, infatti, ai lavoratori non sfugge checché ne pensino nel Pd che ancora oggi ha reiterato posizioni di aperto sostegno alla Fiat - con mega intervista di Veltroni al Corriere ma anche con il «sì con riserva» ammesso da Bersani alla Stampa. E infatti anche da Torino, al reparto Carrozzerie, arrivano segnali favorevoli alla Fiom. Una lettera aperta all'amministratore Marchionne con cui si critica l'accordo separato di Pomigliano ha già ottenuto oltre 2200 adesioni nonostante 700 lavoratori siano in cassa integrazione. «Siamo pronti a fare la nostra parte - scrivono i lavoratori - ma questo non può avvenire a scapito dei nostri salari, dei nostri diritti, della nostra dignità». «Fare la nostra parte per noi vuol dire sforzo e lavoro ma anche ed allo stesso modo difesa della nostra salute e dei nostri diritti: la messa in discussione di questi per i lavoratori di Pomigliano è per noi la messa in discussione dei nostri: per questo siamo con loro,ci consideri in campo».

La consapevolezza di essere sotto mira, del resto, aumenta se si conoscono davvero nel merito i contenuti dell'accordo. Quelli di fondo - su orari, turnistica, straordinari, malattia e diritto di sciopero - sono stati ampiamente divulgati. Ma pochi ancora conoscono l'articolo 15 dell'accordo separato, il cui testo è stato inviato dal segretario della Fiom, Landini, a tutti i giornali italiani. In quell'articolo infatti, c'è scritto: «Le Parti convengono che le clausole del presente accordo integrano la regolamentazione dei contratti individuali di lavoro al cui interno sono da considerarsi correlate ed inscindibili, sicchè la violazione da parte del singolo lavoratore di una di esse costituisce infrazione disciplinare di cui agli elenchi, secondo gradualità, degli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari conservativi e ai licenziamenti per mancanze e comporta il venir meno dell'efficacia nei suoi confronti delle altre clausole». Per Landini, «la gravità di questa clausola, che inficia di ogni legittimità anche il referendum promosso nello stabilimento di Pomigliano, non è stata ancora messa a sufficiente conoscenza di un'opinione pubblica che pure è giustamente percorsa da un grande dibattito su altri temi nei quali si individuano lesioni alla Costituzione». «Siamo - spiega Landini - di fronte all'introduzione di un principio di libera licenziabilità del lavoratore considerato inadempiente da parte dell'azienda, principio che viola lo Statuto dei lavoratori e la stessa Costituzione della Repubblica».

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