Nota quotidiana

I preferiti di Ingroia

Salvatore Cannavò

Un calcolo sui possibili futuri deputati. La parte del leone è per Di Pietro e per il magistrato antimafia

Le liste di Rivoluzione civile catalizzano, comprensibilmente, l'attenzione della parte più a sinistra dell'elettorato. Sono quelle che vengono appoggiate dai due partiti comunisti, dai Verdi, dall'Idv e lo stesso Ingroia ha portato dentro l'impresa nomi e volti apprezzabili e simpatetici con il pubblico della sinistra e dei movimenti (Ilaria Cucchi su tutti). Allo stesso tempo, però, si può palpare una certa delusione in quello stesso mondo come dimostrano i commenti più o meno soft, di persone come Cecilia Strada e Vittorio Agnoletto, la diffidenza del movimento No Tav e così via. Per capire meglio la composizione delle liste ci siamo presi la briga di fare una valutazione più da vicino e di fondarla su qualche numero più preciso. Parlando di previsioni per le prossime elezioni, però, è difficile fare affidamento solo sui sondaggi. E così abbiamo pensato di utilizzare il risultato ottenuto dall'Idv di Antonio Di Pietro alle elezioni politiche del 2008. La lista, all'epoca alleata al Pd di Veltroni, ottenne il 4,3% - in alleanza le bastava il 2% per eleggere – una percentuale che Rivoluzione Civile saluterebbe con entusiasmo visto che le consentirebbe di eleggere. Quanti deputati? (per il Senato si tratta di un terno al Lotto con chance maggiori in Campania e Sicilia e, forse, anche in Emilia Romagna).

Di Pietro, nel 2008, ne elesse 28, circa 1 per circoscrizione con punte di 2 in Piemonte 1, Lombardia 1, Emilia, Lazio 1, Campania 1, Puglia. Zero eletti, invece, in Trentino, Lombardia 3, Lazio 2, Umbria e Basilicata. Sovrapporre liste ed elezioni diverse può essere molto arbitrario ma la lista promossa da Ingroia si sovrappone a quella di Di Pietro per ragioni evidenti, i due sono alleati, la dislocazione sul territorio non è molto diversa con alcune eccezioni. Proprio per cercare di ponderare queste eccezioni abbiamo leggermente rivisto la previsione, conferendo a Rivoluzione Civile più eletti in Sicilia (2 invece di 1 per l'effetto Ingroia-Orlando), in Campania (3 invece di 2 per effetto di De Magistris), in alcune regioni “rosse” (Toscana e Umbria, 2 e 1 eletto), sacrificando, invece, la Lombardia e la Puglia (da 2 a 1 per effetto, negativo, di Pisapia-Vendola) e il Friuli (da 1 a 0). Invece dei 28 di Di Pietro, si ottengono 29 eletti. Probabilmente saranno meno, perché nel 2008 ci si divideva i seggi restanti in Parlamento alle minoranze in soli tre partiti (Pd, Idv e Udc) mentre stavolta ci saranno, a livello di coalizione e nel caso vinca il Pd, le liste collegate a Monti, quelle del Pdl, Grillo e Rivoluzione civile. La previsione di una ventina di seggi è la più probabile ma solo con calcoli millimetrici sui voti ottenibili regione per regione è possibile capire chi e dove sarà eletto.

Non a caso, infatti, i nomi si moltiplicano all'infinito rendendo innumerevoli le variante che si complicano per effetto della candidatura di Ingroia in tutte le circoscrizioni. Se sarà eletto dovrà optare per una sola e, chiaramente, lo farà in base agli accordi siglati al tavolo delle candidature (che, a quanto ci risulta, è stato composto da Prc, Pdci, Idv, Verdi, Movimento arancione e Ingroia, circa dieci persone in tutto).
E così troviamo Franco La Torre in Sicilia, Piemonte, Lombardia, Marche; Giovanni Favia in Emilia, Lombardia, Lazio; Sandro Ruotolo in Campania, Sicilia, Friuli; Flavio Lotti in Toscana, Umbria, Sicilia e Campania, e così via.

Proviamo però a tracciare un possibile quadro degli eletti (tra parentesi il loro riferimento politico). Per comodità abbiamo ipotizzato che Ingroia scelga il Piemonte (anche perché potrebbe essere la scelta meno conflittuale con le altre candidature). In Piemonte 1, quindi, sulla base dei criteri che ci siamo dati sarebbero eletti il magistrato antimafia e il segretario del Prc, Paolo Ferrero mentre in Piemonte 2 il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli. I nomi risultano dalla previsione che Franco La Torre (Ingroia) e Fabio Giambrone (Idv) siano eletti in Sicilia 1 e Orazio Licandro (Pdci) e Franca Marano (Ingroia-Fiom) in Sicilia 2. In Lombardia 1 potrebbe essere eletto Antonio Di Pietro e nel caso scatti un secondo deputato la verde Valentina Stefutti mentre in Lombardia 2 Maurizio Zipponi (Idv). Difficile l'elezione in Lombardia 3 dove, nel caso, potrebbe toccare a Anna Falcone (De Magistris). In Veneto 1, invece, è il turno dell'assessore napoletano Alberto Lucarelli (De Magistris) che però potrebbe optare per la Ligura lasciando così il posto al tesoriere del Pdci, Roberto Soffritti mentre in Veneto 2 c'è il presidente del Wwf (in quota Verdi), Stefano Leoni, il quale è ben piazzato anche in Puglia e, quindi, in caso di altra opzione potrebbe far scattare il posto all'Idv Ivan Rota. Se Lucarelli scegliesse il Veneto, Soffritti sarebbe comunque eletto in Liguria dove i due sono di nuovo al 2° e al 3° posto.

Se scattasse un deputato in Friuli potrebbe farcela il Prc Alberto Burgio (ha davanti Sandro Ruotolo che può scattare in Campania) mentre in Emilia è la volta di Giovanni Favia (Ingroia) e del Prc Claudio Grassi anche se collocato solo al 5° posto (ma ha davanti Di Pietro, eleggibile a Milano e Ilaria Cucchi, a Roma). In Toscana è eleggibile Flavio Lotti che però può scattare anche in Umbria, quindi sarebbe la volta di un altro Pdci, Vladimiro Giacché e, con due seggi, anche di Claudio Giardullo (segretario del Silp-polizia e quindi Ingroia). Nelle Marche è capolista Ivan Rota che abbiamo già visto eleggibile in Veneto e quindi potrebbe lasciare il posto al Prc Augusto Rocchi.
Nel Lazio dovrebbe toccare a Ilaria Cucchi (è la sua città, logico che scelga questa opzione), eventualmente a Di Pietro se non scatta a Milano e poi c'è anche Arcangelo Ferri (caporedattore Rainews, Ingroia). Nel Lazio 2 le possibilità sono poche ma, nel caso, potrebbe passare un altro Idv, Antonio Palagiano e ancora Idv sono gli eleggibili di Abruzzo, Carlo Costantini e Molise, Pierpaolo Nagni.

In Campania 1 è la volta dell'operaio Fiom di Pomigliano, Antonio Di Luca, seguito dall'Idv Ignazio Messina e, nel caso del terzo eletto, ancora Bonelli o Giardullo o Zipponi, o Giacché o ancora Ruotolo...Il giornalista di Servizio Pubblico è capolista dietro a Ingroia in Campania 2, collegio più probabile per l'opzione (ma, come stiamo vedendo, dipende dagli equilibri complessivi). In Puglia, può scattare il Prc Rocchi o ancora Leoni e, di nuovo, Rota ma dietro di loro premono sia il verde Mimmo Lomelo che la Pdci Manuela Palermi. In Calabria scatta la coordinatrice di Libera, Gabriella Stramaccioni (ma anche dirigente di lunga data del Prc) mentre in Sardegna un unico eletto sarebbe l'operaio Alcoa Antonio Pirotto.
Riepilogo. Se queste previsioni sono corrette, la suddivisione partitica che ne viene fuori è la seguente.
Prc: (3-5)
Pdci: (3-4)
Verdi: (2-3)
Idv: (7-8)
De Magistris: (1-2)
Ingroia: (10-11)

Per quanto riguarda il Senato, gli eleggibili sono soprattutto i candidati di Campania e Sicilia: Sergio D'Angelo (De Magistris) e Piergiovanni Alleva (Idv-Fiom) per la prima e Luigi Ligotti (Idv) e Carmelo Costanza (Orlando) per la seconda dove c'è al terzo posto anche la giornalista Sandra Amurri (Ingroia) capolista anche nelle Marche. Da segnalare però la candidatura di Oliviero Diliberto in Emilia, di Roberta Fantozzi e Marco Gelmini (Prc) in Toscana e Umbria, di Leo Beneduci (segretario polizia penitenziaria, Ingroia) nel Lazio.

p.s. dopo la pubblicazione dell'articolo mi sono state fatte notare due cose. La prima è che sui circa 40 nomi fatti nell'articolo le donne, nel migliore dei casi, arrivano a 7, meno del 20%. La seconda è che non sarà solo Ingroia a decidere con la sua opzione chi verrà sacrificato ma, a cascata, tutti gli altri candidati in più circoscrizioni. Un intreccio di difficile programmazione. Forse anche per questo si moltiplicano i malumori interni all'alleanza: l'ultimo quello di De Magistris

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