Tempi moderni

Guardie di finanza

Manuele Bonaccorsi (Da Left)

Grazie alle ordinanze di Protezione civile, si è aperta la strada a un team di affaristi con un piede nei paradisi fiscali. Pronti a speculare sulla ricostruzione de L’Aquila

Dalle macerie dell’Aquila alla finanziarie del Lussemburgo la distanza non è poi così grande. E anche i ghiacciai del Gran Sasso e le spiagge caraibiche nel paradiso (fiscale) delle isole Cayman sono più vicine di quando possa sembrare. Se in mezzo ci sono fondi immobiliari e finanzieri navigati anche questo è possibile: speculare sulle macerie che ancora invadono la città colpita dal sisma del 6 aprile 2009. In mezzo le solite ordinanze della Protezione civile, una lettera a Silvio Berlusconi, il via libera di Tremonti ai miliardi dei fondi pensionistici e un ignoto uomo d’affari abruzzese, dal nome assai impegnativo: Antonio Napoleone.

Il finanziere emigrante
Ne ha fatta di strada, con quel nome, il nostro businessman. Da bambino insegnava l’inglese agli operai emigrati in Australia. Poi il ritorno in patria, a Sulmona, dove si laurea in Architettura col professore Pierluigi Properzi, aquilano, oggi vicepresidente dell’Istituto nazionale di urbanistica, molto impegnato nella progettazione della ricostruzione abruzzese. Alunno e docente iniziano a lavorare insieme, ma - racconta Napoleone - «alla fine degli anni ’70 senza appoggi politici si poteva fare ben poco». E quindi un nuovo viaggio, alla ricerca della sua vera ispirazione: la finanza immobiliare. Prima in Arabia Saudita, poi nell’Est Europa, dove la caduta del muro apre insperati spazi agli affari, in Albania, Russia, Romania. Il suo mestiere è quello del developer, lo sviluppatore, un privato che raccoglie fondi pubblici e privati per realizzare progetti immobiliari. Un finanziere che agisce nella zona grigia dove politica ed economia vanno a braccetto. In questo periodo Napoleone conosce un gruppo di imprenditori veneti, e con loro apre una società tutta sua, la Bpd propetry developpement, che continua a lavorare oltrecortina anche con finanziamenti della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Ma il vero salto avviene nel 2000, quando la Bdp trova un socio di eccezione: la Doughty Hanson & Co, multinazionale della finanza con un portafogli miliardario. Dall’incontro nasce la Europa Risorse Ips. Che nel 2009 fonda la Europa risorse Sgr, una società di gestione del risparmio. Che tramite un fondo immobiliare ha acquistato, nella città colpita dal sisma, 500 appartamenti da affittare agli sfollati. Grazie al prezioso sostegno delle ordinanze di Guido Bertolaso, allora commissario all’emergenza aquilana. Case preziosissime, nel desolante panorama del dopo terremoto, che Napoleone - presidente e ad della Sgr - si impegna a vendere solo dopo tre anni, ricavandone una rendita “equa”, del 3,5 per cento.

Ordinanze ad personam
«Dopo il sisma raggiunsi subito L’Aquila, per capire come dare una mano a quella terra a cui sentivo di dovere tutto e a cui ora potevo restituire qualcosa», racconta Napoleone. Nella città in emergenza il finanziere si dà da fare: «Ho scritto al premier Silvio Berlusconi e sto bussando a tutti gli operatori immobiliari», racconta Napoleone. «Mi candido a developer e anche advisor della Protezione civile», aggiunge su Tempi, giornale vicino a Comunione e Liberazione, il 18 maggio 2009. I diretti interessati aprono subito la porta: il commissario Bertolaso e l’allora prefetto di L’Aquila Franco Gabrielli (che oggi ha sostituito l’”uomo delle emergenze” al comando della Protezione civile) con una serie di ordinanze in deroga, fanno entrare il finanziere nel giro di quelli che contano. Nel capoluogo, preda negli ultimi anni di una febbre edilizia, ci sono migliaia di appartamenti sfitti. E troppi sfollati per lasciare le case vuote. La Protezione civile dichiara con l’ordinanza 3769 (15 maggio 2009) l’obiettivo di reperire «alloggi ad uso abitativo non utilizzati». Si immagina l’uso del potere di requisire gli immobili privati, misura giustificabile dinanzi all’emergenza. Ma i costruttori nella città pesano molto. Si preferisce stanziare un indennizzo per le imprese edili pari a 30mila euro per ogni casa in costruzione (ordinanza 3789, 9 luglio 2009) purché gli immobili vengano affittati agli sfollati. Poi, a settembre, il beneficio viene concesso anche a «fondi comuni di investimento immobiliare costituiti per l’acquisto di unità residenziali da adibire alla locazione per 18 mesi rinnovabili fino a 36». Per Napoleone c’è la copertura del contributo pubblico. E la fiducia di Bertolaso e Gabrielli è tale che, il 21 settembre 2009, l’ordinanza 3810 assegna proprio a Europa Risorse il compito di affiancare la Protezione civile nella ricerca di immobili da requisire: «Per lo svolgimento delle attività di supporto alle requisizioni di immobili il commissario è autorizzato ad avvalersi (…) della società di gestione del risparmio del fondo immobiliare costituito per il reperimento di nuove costruzioni da destinare alla locazione». In poche parole, il fondo immobiliare che cerca case vuote da acquistare aiuterà i tecnici della Protezione civile nella ricerca di case vuote da requisire. Che la società indicata nell’ordinanza fosse proprio quella di Antonio Napoleone lo specifica il giorno dopo, in un articolo sul quotidiano Il Centro, lo stesso Gabrielli: «I proprietari saranno convocati e se non si presenteranno la squadra composta da forza pubblica, Agenzia del Territorio ed Europa risorse, società che gestisce questi immobili in nome e nel conto del Comune, entrerà lo stesso». Nonostante il tono poliziesco di Gabrielli, come prevedibile, le requisizioni pubbliche non partono. In compenso Europa risorse riesce a costituire un primo portafoglio di appartamenti. Il 23 dicembre 2009, in un comunicato ufficiale, l’Sgr annuncia «la consegna, alla presenza del dr. Guido Bertolaso, delle prime abitazioni realizzate dal fondo Aq», gestito da Europa risorse. Oggi, secondo i dati della Protezione civile, gli inquilini di Aq sono 804, molto meno dei duemila prospettati dal finanziere. Ma Napoleone è riuscito nell’obiettivo: guadagnare la fiducia di chi gestisce denaro e potere a L’Aquila. Eppure per l’emigrante abruzzese si tratta solo del primo passo.

L’affarista smemorato
Che Napoleone faccia sul serio lo si può capire dalla composizione azionaria del fondo, forte di un capitale da investire di 100 milioni di euro. Su 1,5 milioni di euro di azioni la Bpd di Napoleone controlla 1.432.500 euro. La parte restante, 67.500 euro, viene acquisita dalla Carispaq, la banca aquilana diretta da Rinaldo Tordera che ha concesso al fondo anche un finanziamento pari al 60 per cento dell’investimento a un tasso stracciato, lo 0,4 per cento. La parte restante viene dalla Fimit (Fondi immobiliari italiani sgr) il cui ad è un uomo noto alle cronache finanziarie: Massimo Caputi. L’ultima sua disavventura fa ancora ridere i più traghettati uomini di borsa italiana: il 7 maggio 2008 Caputi dimentica in un albergo, a Milano, una busta contenete 45mila euro in contanti. Troppi per le spese personali, anche per gli amanti del lusso. Il commesso che li trova si spaventa e chiama la polizia. Gli inquirenti mettono sotto controllo il telefono di Caputi. Bastano pochi ascolti per capire che gli argomenti sono molto interessanti. Il 24 luglio del 2009 Caputi viene ufficialmente indagato dai magistrati di Milano. Le accuse sono pesanti: riciclaggio, aggiotaggio e ostacolo all’attività di controllo di Consob e Bankitalia. Sotto la lente finisce proprio la gestione della Fimit sgr che investe in fondi immobiliari ingentissime somme di denaro per conto delle casse pensionistiche Enasarco (medici), Inarcassa (ingegneri e architetti), Enpals (lavoratori dello spettacolo) e Inpdap (dipendenti pubblici). Una società così forte da mirare all’acquisizione di un colosso del settore, come la Pirelli Re, che Tronchetti Provera sembrerebbe pronto a dismettere. Caputi è uomo che conosce bene la politica. Nel suo curriculum figura anche la carica di ad di Sviluppo Italia, la holding pubblica creata dal governo D’Alema per attrarre investimenti nel Belpaese e la gestione della Grandi Stazioni Spa, incaricata della valorizzazione dei beni immobiliari di Fs insieme a colossi come Benetton, Caltagirone e Pirelli. Il rapporto con Caltagirone, d’altronde, è così stretto che Caputi rappresenta nel cda di Montepaschi il milionario romano durante il buio periodo delle scalate bancarie alla Bnl. Carica a cui l’affarista, anche’egli di origini abruzzesi, ha affiancato fino all’aprile 2010 quella di consigliere di Antonveneta. I cronisti riconoscono Caputi anche tra gli invitati d’onore al matrimonio tra Azzurra Caltagirone, la figlia dell’editore del Messaggero, e il leader dell’Udc Pierferdinando Casini. Come manager pubblico di Sviluppo Italia nel 2005 Caputi si occupa anche della vendita di Turismo Italia, che viene acquisita dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, insieme alla Mita Resort. La stessa società che ha acquisito a prezzo di saldo il controllo dell’Arsenale della Maddalena, l’albergo che avrebbe dovuto ospitare il G8 poi trasferito a L’Aquila, costruito dal duo Anemone-Balducci grazie alle ordinanze di Guido Bertolaso. Della stessa Mita Resort, Caputi è stato consigliere dal 2005 al 2010 e nel 2007 anche vice presidente, grazie al controllo di metà delle quote. Non solo: secondo L’Espresso la Mita Resort nel 2007 acquista dalla Lehman Brother un complesso turistico a Pula, nei pressi di Cagliari, chiamato Forte Village. E la Mita a chi cede, per 210 milioni, il gioiellino appena acquistato? Ai fondi immobiliari della Fimit. Il cui ad è lo stesso Caputi. Tra le innumerevoli operazioni immobiliari milionarie gestite dal finanziere ce n’è una che salta all’occhio. Nel 2006 un gruppo di attivisti di Action occupano in Via Cavour, a Roma, un immobile sfitto, denunciando un progetto di speculazione. In un’interrogazione parlamentare del 2007 emerge che il Fondo Beta della Fimit di Caputi ha acquistato l’immobile nel 2005 per 62 milioni. L’anno seguente lo rivende a 63,7 milioni a una nuova società, la Via Cavour srl, con sede a Milano. La società risulta di proprietà per il 51 per cento dello stesso fondo Beta della Fimit e per il 49 per cento della Doughty Hanson & Co. Nel cda della società, tra il 2007 e il 2008, siede proprio il proprietario della Bpd, l’inventore del fondo Aq di Europa Risorse sgr, Antonio Napoleone, lo sviluppatore.

Da Vicenza al Lussemburgo
Caputi e Napoleone si conoscono, forse, in quella occasione. Il primo ha rapporti con la politica e miliardi da investire. Il secondo porta in dote la Doughty Hanson, e la sua grandissima liquidità. La Doughty conosce bene l’Italia. Oltre a possedere una filiale a Milano, ha spesso investito nelle dismissioni dell’industria, in particolare con Fiat (Fl Selenia e Avio). La sua sede milanese rimanda a una società schermata, la Brac1 company, con sede alla Grand Cayman, George Town Mary street 87. La Dh controlla il 50 per cento del pacchetto azionario di Europa Risorse. L’altra metà è nelle mani della Bpd, la società fondata da Napoleone insieme ad alcune finanziarie venete: sono la Itaca Srl e la Tolfin srl di Conegliano (Tv), la Fiuminvest srl di Asiago (Vi), la I&M investments srl di Vittorio Veneto (Tv). Tutte impegnate nel settore finanziario e immobiliare. Un settore nel quale conviene avere le spalle coperte. Così il 14 febbraio 2007 i soci di Napoleone costituiscono in Lussemburgo una società anonima, la Box. I, con sede al 17 di rue Beaumont. Impresa che il 17 agosto 2010 viene assorbita da un’altra società anonima, la Tegola International, controllata dalla Tegola canadese, azienda di costruzioni con sede a Vittorio Veneto e con uno stabilimento in Russia.

La new L’Aquila
Che bisogno c’è di scomodare il principato di Lussemburgo per pochi appartamenti da affittare agli sfollati aquilani? Nessuno, se non fosse che Napoleone mira molto più in alto. Il finanziere abruzzese non nasconde i suoi progetti sulle aree più preziose dell’Aquila. Anche perché, come ha dichiarato in un recente convegno, alla presenza del sindaco Massimo Cialente e del responsabile della struttura tecnica di missione Gaetano Fontana «servono soldi dei privati. Fondi pubblici non ce n’è, inutile discutere». Il progetto è già pronto. E Napoleone l’ha rivelato nelle pagine di un libro, (Il diritto pubblico dell’emergenza e della ricostruzione in Abruzzo, editore Cedem) scritto insieme all’architetto dell’Inu Pierluigi Properzi e al parlamentare Udc Pierluigi Mantini, un ricco avvocato milanese originario dell’Abruzzo. Qui Napoleone si dice pronto a varare un nuovo fondo immobiliare, chiamato Aq1, per avviare progetti nel Corso Federico II, in pieno centro «dove l’edificio Ex- Standa è già stato opzionato da Europa Risorse». Poi propone la costruzione di villette, spazi commerciali, persino di un centro anziani, in uno degli insediamenti del piano C.a.s.e., probabilmente quello di Bazzano, il più popoloso. Infine sotto la lente del finanziere cadono due tra le zone più pregiate del territorio comunale: il campus Reiss Romoli, sede di un centro di formazione di Telecom chiuso dopo il sisma, e attualmente sede di aule universitarie, dove Napoleone propone di costruire 1500 residenze per studenti, un auditorium e spazi commerciali; e l’area di Collemaggio, a due passi da una delle più belle basiliche aquilane, dove aveva sede un ospedale psichiatrico, proprietà tutt’ora dell’Asl, che si è detta pronta a cedere l’area per ripianare il buco della sanità abruzzese. L’area, inoltre, ospita dall’autunno del 2009 lo spazio sociale Casematte, dove ha sede il comitato 3e32, uno dei più attivi nella città nel promuovere iniziative culturali, concerti e dibattiti pubblici. E sono proprio gli attivisti del 3e32 i primi ad aver indagato Europa Risorse e i suoi intrecci. Per i suoi nuovi progetti Napoleone immagina investimenti pari a 220 milioni di euro, con plusvalenze meno etiche rispetto al primo fondo: il 10-12 per cento.

Tremonti docet
Dalla parte di Napoleone c’è non solo la sua rete di rapporti con personaggi chiave. Ma anche una scelta del ministro dell’Economia Tremonti, che esercita la vigilanza sui fondi assicurativi e previdenziali pubblici e che controlla le azioni di una società chiave nella ricostruzione immaginata dal governo: la Fintecna SpA. Il decreto Abruzzo assegna la possibilità alla spa, proprietà del Tesoro, di acquisire la proprietà di immobili distrutti dal terremoto su cui sono aperti dei mutui, e di rivenderli dopo tre anni. Fintecna, con un’ordinanza di Protezione civile (la 3817) viene anche autorizzata ad acquisire azioni di Europa risorse Sgr. Il piano per la valorizzazione sembra già scritto, senza neppure interpellare Comune e cittadini, un contratto senza intermediari tra ministero dell’Economia e privati. Non solo. Un’altra ordinanza di Protezione civile (la 3820 del 12 novembre 2009) impone agli enti previdenziali pubblici «per il periodo 2009-2012» di destinare «in modo da garantirne la redditività - il 7 per cento degli stessi fondi ad investimenti immobiliari in via indiretta», ossia tramite fondi immobiliari. Una montagna di soldi pubblici per la ricostruzione che dovranno essere messi a profitto proprio dai privati. Solo dall’Inail potrebbero giungere a L’Aquila 1,7 miliardi di euro. Ma neppure un euro andrà ai risarcimenti degli sfollati. Napoleone, i finanzieri caraibici della Doughty Hanson e i loro soci veneti domiciliati in Lussemburgo sanno già cosa farne.

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