Nota quotidiana

Bertolaso, Tangentopoli e i "poteri forti"

di Salvatore Cannavò

Il capo della Protezione civile scrive ai suoi per dire di essere "vittima" della campagna mediatica ma non nega possibili omissioni ed errori. Sopra la sua testa si gioca un riassetto interno al Pdl (Letta, Fini, Tremonti) guardato con interesse dall'industria e dalla finanza italiane. In attesa delle regionali

Si sente come un «alluvionato» costretto a patire «sofferenza, rimpianti, strazianti ricordi», e adesso, in una accorata lettera aperta «alle donne e agli uomini della Protezione Civile», ritiene sia proprio il momento di dire: «basta fango». Lui, è Bertolaso, oggetto di un'indagine giudiziaria, al centro di un caso politico, uomo immagine del "governo del fare" che un po' alla volta si scopre "governo dell'affare" e che cerca rapidamente di porre qualche rimedio. Berlusconi ha smesso di esporsi contro i giudici man mano che le intercettazioni hanno dato solidità a un'inchiesta che sempre più si incunea nel perimetro del Popolo delle Libertà. E Bertolaso non colleziona solidarietà di ferro. Da qui l'iniziativa autonoma.
«Da oltre una settimana - scrive Bertolaso nella lettera - sono diventato oggetto di due diverse iniziative giudiziarie. La prima, dei giudici del Tribunale di Firenze, che stanno indagando su di me per capire se sono corrotto, corruttore, amico di corrotti e corruttori ed anche se, grazie al mio ruolo, in questa veste di amico, conoscente, sodale con persone disoneste io ne abbia favorite alcune in cambio di denari, servizi e prestazioni sessuali. Fin qui la magistratura. Nulla da eccepire a che la magistratura indaghi su tutti e chiunque, me compreso, perchè è il suo lavoro, perchè il controllo della magistratura è importante in un sistema democratico, perchè è giusto che chi commette reati venga indagato, poi se del caso imputato, giudicato e condannato o assolto». «Discuto, invece, come tutti coloro che si sono trovati nella situazione nella quale ora mi trovo, sul sostanziale silenzio che sembra generale consenso che copre la diffusione di carte, registrazioni, documentazione raccolta dai magistrati a fini processuali, ancora ovviamente tutta da verificare, che arriva alla stampa e ai media. Su questo fronte -aggiunge il Capo della Protezione civile nella lettera aperta al personale- si apre la seconda iniziativa giudiziaria di cui sono oggetto». Insomma, Bertolaso si sente vittima di una giustizia sommaria, a colpi di «fango gettato nelle pale del ventilatore»: «Ho provato, in questi giorni, l'angoscia, il senso di ingiustizia, di devastazione, di perdita totale e senza eccezione delle tante persone che abbiamo soccorso dopo che le loro case erano state invase da fiumi di fango».
Insomma, dal sottosegretario in predicato di divenire ministro continua l'offensiva per risalire la china: dopo il colpo a effetto della presenza a Ballarò - in cui si è presentato a schiena dritta senza però subire un contrasto troppo marcato da parte degli ospiti presente, compreso Antonio Di Pietro - la lettera «agli uomini e alle donne» della Protezione civile. Basterà per farlo rientrare «nei ranghi della normalità» come auspica e prevede nella missiva? La sensazione, in realtà, è che Bertolaso abbia avuto un colpo di immagine, e una perdita di poteri, significativa sia per il clamore mediatico suscitato dalla vicenda - che non cesserà tanto facilmente - sia per l'abolizione dell'articolo 16 del Decreto legge, quello che istituiva la Protezione civile Spa. Va detto, però, come ha sottolineato oggi per tutta la durata del dibattito parlamentare l'opposizione di centrosinistra, che nel Decreto restano molti di quei "poteri assoluti" che spettano comunque al capo della Protezione civile nonché l'affidamento dei cosiddetti Grandi eventi. La partita quindi non è chiusa e dipenderà in gran parte dal risultato delle regionali, dall'andamento della popolarità di Silvio Berlusconi e da come uscirà dalla caduta di consensi che lo scandalo in corso ha provocato. Ma anche da come usciranno definiti i rapporti interni al Pdl, vero oggetto di scontro.
Oggi il Corriere della Sera ha messo in evidenza come l'affaire Bertolaso incida negativamente soprattutto sull'immagine e il ruolo di Gianni Letta, che del capo della Protezione civile è stato un grande sostenitore, con vantaggio degli altri due competitor alla successione del Cavaliere: Fini e Tremonti. Due che non hanno fatto mistero della volontà di affossare l'istituzione della nuova Spa. Se il Corriere si lancia in un tale retroscena - mostrando un'inquietudine "milanese" per le vicende di governo romano - il Sole 24 Ore, per penna del suo notista politico Stefano Folli, evidenzia invece «il sospetto che intorno al Pdl si sia creato un vischioso sistema affaristico sufficiente a appannare l'immagine del capo». Anche qui, una presa di distanza mitigata dal solito invito a osare «il colpo d'ala» per risalire la china. Insomma, i "poteri forti" avrebbero voglia di cambiare aria e di smuovere il quadro politico. Una nuova Tangentopoli sarebbe utile a questo disegno anche se Confindustria è l'ultima a poter parlare in tema di intrecci politico-affaristici. Che dire del contratto che Marcegaglia ha stipulato con lo Stato proprio per la gestione dell'impianto congressistico della Maddalena? E che dire dei comportamenti di grandi imprenditori e del loro rapporto con l'attuale governo? Eppure, almeno a leggere la stampa padronale, si respira aria di insoddisfazione e voglia di ridisegnare i rapporti di forza. Anche perché siamo in periodo di riassetti complessivi di importanti gangli di potere (Generali, Telecom, Rcs, ma di questo ci occuperemo in un prossimo articolo).
Bertolaso, in breve tempo potrebbe essere stato solo un pretesto o al contrario un errore giudiziario. Oltre che dalla consistenza delle indagini e dalle nuove notizie che emergeranno, la sua sorte dipenderà anche da questa partita di potere tutt'ora in corso, dagli equilibri che disegnerà e dagli sbocchi futuri che si darà. Sempre che, nel frattempo, le inchieste non arrivino fin dentro le stanze più segrete della ex Casa delle libertà.

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