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Dalla vittoria referendaria alla battaglia per i beni comuni
di Ylenia Sina (Fuorilemura.com del 31/10/2011)

“Ai mercati finanziari che il 13 giugno 2011 si sono finalmente turbati per un motivo reale: la democrazia”. In mesi in cui la vita di un continente è appesa alle variazioni del mercato finanziario leggere questa frase, tratta dalle dediche iniziali del libro Come abbiamo vinto il referendum. Dalla battaglia per l’acqua pubblica alla democrazia dei beni comuni (Alegre), le giornate referendarie di giugno assumono un significato ancora più forte. Il libro, scritto da Marco Bersani (Attac Italia e membro del Forum italiano dei movimenti per l’acqua pubblica) con prefazione di Stefano Rodotà (ordinario di diritto civile all’Università La Sapienza di Roma), restituisce il senso di un movimento animato da milioni di persone. Una sorta di narrazione dal senso comune che da un lato racconta il declino culturale del liberismo e dall’altra entra nel merito del percorso che ci ha portato fin qui, partendo dalle radici di quel processo liberista che con l’idea dell’efficienza del privato rispetto al pubblico ha consegnato nelle mani delle multinazionali un bene comune prezioso come l’acqua.

“In principio era Cochabamba” il titolo del capitolo uno, che ripercorre la battaglia della città boliviana che il 10 aprile del 2000, dopo che 100mila persone bloccarono l’autostrada e il centro cittadino, cacciò fisicamente dal proprio territorio la multinazionale che aveva privatizzato l’acqua facendo schizzare in alto le tariffe. In principio erano le multinazionali del nord del mondo, in special modo europee, che vedevano nella gestione dell’acqua una possibilità di estendere i loro profitti. E da qui il libro ripercorre in maniera precisa e lineare tutte le tappe, le leggi e i fautori della privatizzazione dell’acqua nel mondo e in Italia.

Da Cochabamba, dal basso e in maniera partecipata e trasversale, il movimento per la ripubblicizzazione e per la difesa dei beni comuni muoveva i suoi primi passi. Il libro ricorda un seminario di Porto Alegre nel 2001 dove un esponente della Coordinadora di Cochabamba si è rivolta agli europei in questo modo: “Carissimi compagni, noi siamo assolutamente felici della vostra solidarietà che ci dà molta forza. Ma vorrei dirvi una cosa: delle dieci multinazionali dell’acqua sul pianeta, nove sono europee e tentano di impossessarsi anche della vostra acqua. Quando capirete che il modo migliore per aiutarci è quello di contrastarle nei vostri paesi e territori?”.

In Italia questo è accaduto e in “Come abbiamo vinto il referendum” è raccontato da chi ha avuto un ruolo importante perché avvenisse nonostante la contrarietà del mondo politico e l’assenza di informazione. Un milione e quattrocentomila firme, tante sono le persone che hanno chiesto il referendum. Molte di più quelle che hanno messo una croce sulla vittoria finale e che hanno dato il segnale della voglia di cambiamento all’interno della società italiana. Un movimento di massa, trasversale e democratico in un Paese irrimediabilmente segnato dalla crisi della rappresentanza. In questo oceano di persone Marco Bersani ci regala un’istantanea: “Roma, Largo Argentina. Si ferma l’autobus, la signora Camilla – 90 anni – scende. Si avvia sotto la pioggia, con passo lento ma determinato. Rifiuta il volantino che le porgo, sa già cosa fare. Muove verso il banchetto allestito per il primo giorno di raccolta delle firme e sottoscrive i quesiti per l’acqua. Poi si volta e ripercorre il cammino verso l’autobus. ‘Adesso posso tornare a casa’, mi dice prima di prima di salirvi”.

Ma se il referendum è stata una vittoria non è di certo l’ultima tappa della lunga marcia dei movimenti per l’acqua. Il libro, così come la battaglia dei beni comuni, non si ferma il 13 giugno 2011. Marco Bersani offre, negli ultimi capitoli, una lettura del futuro che aspetta questo movimento e fa intendere che la vittoria referendaria ha aperto la partita “verso la riappropriazione sociale dei beni comuni e della democrazia”.