Una sola fibra d'amianto e tra vent'anni sei morto di Silvia Preziosi (da Micromega)

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Torna in libreria "Amianto. Una storia operaia" di Alberto Prunetti in una nuova edizione arricchita da un capitolo inedito e da un dialogo fra l’autore, Wu Ming 1 e Girolamo De Michele.

"Amianto" è un romanzo che racconta le vite degli operai, ma anche dei figli degli operai, una generazione che a distanza di anni è ancora lì, ferma in un’eterna incertezza e precarietà dei lavori cognitivi. Perché il libro di Alberto Prunetti è certamente e soprattutto un toccante ritratto di un uomo che ha lavorato per una vita anche per far sì che i suoi figli avessero un futuro migliore; ma è anche un racconto di un’Italia che dopo l’illusione del benessere è costretta a tornare indietro. Una storia emozionante, contornata da personaggi interessanti come il prete comunista e juventino o l’allenatore di calcio dei bambini, raccontata attraverso i ricordi di un figlio e i documenti ritrovati, con una voce narrativa viva e semplice, arricchita da divertenti espressioni dialettali.

Renato Prunetti, papà di Alberto, è un operaio tubista e saldatore, fiero del suo lavoro che sa fare molto bene. Cresciuto nella provincia di Livorno durante il dopoguerra, lavora per 35 lunghi anni, inizialmente nelle terre della maremma, poi come trasfertista al nord. Una vita trascorsa in giro per l’Italia, dalla Toscana a Taranto, da Novara a La Spezia, ma sempre in periferia, tra fabbriche e raffinerie, tra teloni di amianto e cisterne di petrolio. E’ l’Italia che si avvicina alla fine del boom economico e tutto intorno sembra scorre serenamente, con fatica, ma serenamente. Il fine settimana Renato torna a Follonica da sua moglie e dai suoi figli, pulisce le sue tute da lavoro piene di polvere, si inventa qualche lavoretto nella sua cantina che all’occorrenza diventa ferramenta, porta Alberto alle partite di calcio, si siede al bar a bere vino con i suoi amici, operai anche loro. Ma con il passare degli anni Renato assiste lentamente al tramonto di un periodo storico che aveva illuso gli italiani; le condizioni lavorative peggiorano inesorabilmente. Contratti di lavoro che scarseggiano, norme di sicurezza che vengono sottovalutate, condizioni igieniche pessime: Renato, ormai tra gli operai con più anni di lavoro, si farà portavoce dei diritti di tutti i suoi compagni, scriverà appunti e comunicati, spesso però senza essere ascoltato dai dirigenti. Intanto il suo corpo invecchia sempre più velocemente e quando finalmente Renato riesce ad andare in pensione, la malattia ha ormai fatto il suo corso; perché anche dopo 30 quasi 40 anni di lavoro come tubista, alla fine non c’è nessuna saldatura che tenga.

"Amianto. Una storia operaia" nasce dalla volontà di Alberto di raccontare da vicino la storia di suo padre, ma anche di tutti quegli uomini che come lui hanno trascorso la maggior parte della proprie vite in fabbriche, respirando – e indossando – sostanze che lentamente si sono fatte spazio nei loro corpi, per poi scoppiare inevitabilmente. E il libro di Alberto Prunetti è un po’ come quelle maledette fibre, ti entra dentro e fa il suo corso, ma invece di ridurre le capacità cerebrali o di lasciarti senza fiato, ti apre la mente e ti fa riflettere. Un romanzo commovente arricchito da una sorprendente e sottile vena ironica che accompagna il lettore per tutta la storia, anche quando le lacrime stanno prendendo il sopravvento, anche quando Alberto in un caldo pomeriggio di estate è in attesa di una sentenza che riconosca l’amianto come causa della morte di suo padre.