recensione su Rainew24.it

Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDF

Il re sole dell'emergenza italiana

Davvero molto tempestiva l’uscita dell’inchiesta di Manuele Bonaccorsi, giornalista della rivista “Left”, che ha trascorso gli ultimi mesi nel tentativo di tracciare un ritratto della Protezione Civile, l’esercito che Guido Bertolaso ha guidato con pugno di ferro lungo tutte le tragedie e le emergenze italiane degli ultimi anni.

Ne esce un ritratto a tinte forti: «È il sogno di ogni uomo di potere: un pozzo senza fondo di risorse da cui attingere. Da spendere per appalti a trattativa privata e assunzioni senza l’obbligo di passare dai concorsi pubblici. È il potere assoluto, il governo del Re Sole, legibus solutus, libero dalle leggi». Questo, secondo l’autore, è Guido Bertolaso: un Re Sole. E non sembri ad alcuno che Bonaccorsi si sia spinto così lontano senza documentarsi: non gli mancano certo i numeri per suffragare le sue tesi.

Un quadro fosco che pone in evidenza la “protezione” offerta al Capo della Protezione Civile da tutti i governi dell’ultimo decennio. Leggiamo infatti: «Tra il 2001, quando Bertolaso viene nominato capo della Protezione civile, e i primi 5 mesi del 2009 la Presidenza del Consiglio dei ministri ha varato 587 ordinanze emergenziali. (…) Nessuno è in grado di sapere esattamente quanto l’affiatata coppia Berlusconi-Bertolaso sia riuscita a spendere: nelle ordinanze spesso non è determinato alcun limite di cassa. Non ci resta che fare una stima. Tra il 3 dicembre 2001 e il 30 gennaio 2006 la Presidenza del consiglio ha varato 330 ordinanze. Di queste, sono pubblici gli stanziamenti di un campione di 75 ordinanze, pari al 22 per cento del totale. Sulle altre, specie quelle legate ai grandi eventi, non è riportato il limite di spesa. Valgono 1.489.675.921,73 euro, quasi un miliardo e mezzo. Non si tratta di un campione rappresentativo. Ma si può comunque fare una stima. Nei 5 anni presi in considerazione tramite ordinanze di Protezione civile, in spregio alle norme sugli appalti e le assunzioni, potrebbero essere stati spesi 6,5 miliardi. Se si amplia il calcolo al totale, 587 ordinanze in otto anni e mezzo, fa 10,6 miliardi. Certo sufficienti a costruire un blocco di potere indistruttibile. Segreto e libero da qualsiasi regola.

Tra luglio 2006 e il marzo 2008, durante il governo Prodi, sono state varate 46 ordinanze di Protezione civile. Otto dedicate ai cosiddetti “grandi eventi” sportivi e religiosi, due per vertici politici, 36 per “emergenze”. Secondo uno studio realizzato dall’onorevole Zanda del Pd nel breve lasso di un anno e mezzo sono stati spesi per mezzo di ordinanze 320 milioni di euro, a cui vanno sommati i fondi stanziati a parte per l’emergenza traffico a Roma (93 milioni in spesa corrente, 1,7 miliardi in conto capitale) e a Napoli (263 milioni). A questa montagna di denaro si devono aggiungere i 700 milioni di euro del piano Case, le venti new towns che la protezione civile sta costruendo a L’Aquila, al modico prezzo di una villa di lusso: 2.700 euro al metro quadro. Lasciando negli alberghi decine di migliaia di sfollati che non avranno la fortuna di entrare nelle nuove lussuosissime palazzine antisismiche, costruite lontano da tutto, nella periferia del capoluogo abruzzese».

Al tema del terremoto abruzzese del 6 Aprile 2009 è dedicato l’intero capitolo cinque, l’ultimo del libro, intitolato brutalmente “L’assassinio di una città”. È una vera e propria scena del delitto, questa, un teatro nel quale la Protezione Civile ha giocato il ruolo del protagonista assoluto. Questa parte del libro è scritta a quattro mani con Matteo Marini (che è un giovane free-lance di belle speranze) il quale - spiega l’autore nei ringraziamenti - “ha girato in lungo e largo cantieri e case di L’Aquila, raccogliendo con grande acume voci, impressioni, dati e preziose interviste”. Dev’essere stato un lavoro davvero improbo, se - stando alla tesi del volume - i percorsi di ricerca delle tante verità, sul campo, si sono inevitabilmente scontrati con gli “sgherri” del Re Sole.

Un ritratto a tinte forti, abbiamo detto. Lo è, senz’altro. Ma contribuisce con stile diretto e una ricchissima documentazione a gettare una luce su una figura e un sistema che godono di grande popolarità, di ottima stampa, e di un’immagine pubblica non ancora offuscata. Ben vengano dunque sforzi come quello di Bonaccorsi; l’opinione pubblica si costruisce così: informandoli sui fatti. (sl)