La sinistra radical-chic contro il leader degli U2. Cristina Di Giorgi da "Il giornale d'Italia"

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di Cristina di Giorgi (da "Il giornale d'Italia" del 27/02/2014)

La sinistra militante contro il leader degli U2. E' esattamente quel che è accaduto con la recente pubblicazione di un volume del giornalista irlandese Harry Brownie, improntato ad un'aspra e radicale critica dei comportamenti, delle frequentazioni e delle esternazioni del noto cantante.

The frontman (questo il titolo del libro, pubblicato in Italia dalle edizioni No global Alegre e in Inghilterra dalla Verso, entrambe note per la loro spiccata impostazione ideologica) è infatti pieno zeppo di considerazioni su Bono Vox che, nel migliore dei casi, lo fanno apparire come un “leccaculo di ricchi e potenti”. Uno che – stando a quanto afferma Brownie – è sempre presente quando ci sono di mezzo ricchezza e potere e che, al di là delle belle parole che pronuncia ai meeting internazionali, “lancia anche progetti, illustra piani d'azione e promuove cause”. E non solo: “da quasi tre decenni – scrive l'autore con un'antipatia che sfiora l'odio – ha quasi sempre fatto da megafono ai discorsi dell'elite, difeso soluzioni inefficaci, parlato dei poveri in modo paternalistico e leccato i culi dei ricchi e dei potenti”. E ancora: “Bono è ricco: indossa abiti firmati, vola su jet privati, guida cinque diverse automobili di lusso, adora i cibi e i vini più raffinati. Bono è famoso: è il leader del gruppo musicale più stabilmente popolare degli ultimi trent’anni, ha milioni di fan, è l’interprete di alcune delle canzoni più conosciute della nostra epoca. Bono è potente: la sua opinione è ricercata, ascoltata e apprezzata ai più alti livelli governativi nazionali e internazionali”. E giù con altre moralistiche critiche sulle sue amicizie e sui suoi legami con banchieri, industriali e leader politici.

L'aspetto su cui però si concentrano gli strali avvelenati dell'ambiente della sinistra militante in cui il libro è stato concepito e realizzato, sono le attività benefiche e umanitarie della star. Che l'autore definisce “campione del “filantro-capitalismo”. Uno che “ha creato un'Africa che funziona come fantasia di redenzione per le élite occidentali”, ovvero come sfondo di fronte al quale i buoni del nostro mondo – star come Bono in primis – possono mettersi retoricamente in mostra per dar sfogo e lustro al loro smisurato ego. Insomma, non c'è in loro una reale vocazione filantropica basata su un serio impegno a fare qualcosa di concreto, ma solo un'egoistica voglia di apparire, in un “carnevale umanitario che è la moda delle celebrità”.

Perfidia allo stato puro quindi. Di fronte alla quale, se non fosse così acidamente corrosiva, verrebbe quasi da rispondere con un sorrisetto ironico. Già, perché più che una critica ad un umanitarismo di facciata, quella della sinistra nei confronti di Bono Vox sembra più invidia per le sue ricchezze e per la sua fama. Anche perché se è vero che il personaggio in questione, come molti altri componenti dello star system, si presta a qualche critica sull'opportunità di alcuni suoi comportamenti (come la pubblicità per la Louis Vuitton ambientata nella savana africana), è però anche vero che non bisognerebbe mai “fare le pulci” a chi fa beneficenza, qualunque sia la sua motivazione. Viene a questo punto malignamente da pensare che libri come The frontman siano scritti dai fautori di un'ideologia piuttosto meschina non tanto per far luce sulle ingiustizie, quanto piuttosto per sfruttare la pubblicità che deriva dall'attaccare un pezzo da novanta come Bono Vox.