Intervista a Narducci sul "caso Maggiani"

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Di Sabine Bertagna (da fcinter1908.it)

Giuseppe Narducci è il Pm che ha scoperto Calciopoli, protagonista, insieme al collega Stefano Capuano, del processo penale di Napoli. Ha pubblicato da poco un libro dal titolo "Calciopoli, la vera storia", uscito per i tipi di Edizioni Alegre. Qualcuno si sarà sicuramente chiesto per quale motivo ribadire quanto affermato e confermato in sede processuale, rimettendo nero su bianco i punti cardine di quelle vicende. Le parole di Mario Sconcerti dell'altra sera ci hanno ricordato perché. E come ci spiega Narducci in questa intervista esclusiva che ci ha concesso, le opere di mistificazione sono sempre in agguato, in un paese dove la memoria ama smarrirsi nelle pieghe delle interpretazioni più fantasiose. Abbiamo parlato del processo di Calciopoli, di come questo abbia in qualche modo cambiato il calcio e di Maggiani, quello di Catania-Juve, che troviamo a pagina 173 del suo libro...

La prima domanda é doverosa. Perché ha deciso di dedicare un libro all'indagine di Calciopoli? Che obiettivo aveva?

Quello di non far cadere la memoria. L'Italia come paese soffre di un problema di amnesia e si dimentica facilmente le cose che succedono. É un aspetto grave non solo per quanto riguarda il calcio, ma che coinvolge tutti gli ambiti. L'obiettivo era quello di cercare di non far smarrire la memoria dopo che erano passati diversi anni dalle vicende. Ricalcare i fatti. Evitare una campagna di revisionismo che potesse mistificare la realtà dei fatti.

Proprio a proposito di mistificazione, ricordo un momento del processo (per intenderci quando le cosiddette nuove intercettazioni tenevano banco su tutti i giornali) nel quale era stato necessario ribadire l'importanze di non scambiare le vittime per i carnefici. Giusto ieri sera Sconcerti ha messo sullo stesso piano la Juventus e l'Inter, Moggi e Facchetti. Che cosa ne pensa di queste affermazioni e secondo lei fanno parte di quel filone revisionista?

Lo abbiamo detto, io e i miei colleghi, più volte nel corso del processo. Quando si fa un'operazione di questo tipo si travisano i fatti e li si fanno apparire in modo diverso da quello che realmente sono stati. L'affermazione secondo la quale tutti direbbero le stesse cose nei colloqui é un falso clamoroso. Non si fa i conti con la qualità delle conversazioni, che ha confermato fino a questo momento quelle che sono state le condanne. Queste conversazioni sono certamente e totalmente diverse dalle conversazioni di altre persone e di altre situazioni che non avevano nessun tipo di rilievo come illecito penale. Come hanno appunto confermato le sentenze.

Perché é così difficile dare una notizia? É stato quasi più facile parlare del secondo filone di intercettazioni che del primo...

L'informazione italiana cade in questi errori vistosi e non solo per quanto riguarda il giornalismo sportivo. É una tendenza che vede la progressiva scomparsa dei fatti. É un male che affligge in larga parte la nostra comunicazione. Per questo ho ritenuto opportuno ritornare a collocare le vicende in questo libro.

Avrà sentito parlare delle polemiche arbitrali inerenti a Catania-Juventus. A pag.173 del suo libro Maggiani viene proprio citato nel capitolo dedicato alle carriere arbitrali come un "amico" di Moggi. Vuole fare un commento?

Questo fu un pezzo importante di requisitoria ed é una parte che ho curato in prima persona. Io e il mio collega avevamo scoperto delle cose interessanti estrapolando le intercettazioni, fine 2004- 2005, tra Moggi e il moviolista del Processo del Lunedì, Baldas. Da quelle intercettazioni vennero fuori i riferimenti per stilare la lista nell'ambito della quale veniva identificato il diverso trattamento giornalistico verso gli arbitri. C'erano quelli indifferenti, quelli da premiare e quelli sui quali scaricare le polemiche. Mi ricordo a proposito la partita nella quale Maggiani fece l'assistente di gara. Era Lazio-Bologna del novembre 2004. Nell'ambito di queste telefonate Maggiani rientrava nella categoria degli "amici", cioè persone nei confronti delle quali operare un trattamento giornalistico positivo. Maggiani non é mai stato né indagato, né imputato, ma queste indicazioni ci hanno permesso di operare un'attenta ricostruzione dei fatti e degli atteggiamenti di determinate persone, confrontando tutte le cose che sapevamo. Oltre ad avere l'importanza di dimostrare che uno dei modi per fare carriera in serie A e in serie B era quello di essere soggetti proprio a questo trattamento mediatico.

Secondo lei il calcio é riuscito a voltare pagina dopo questo scandalo?

Penso che la vicenda sia chiusa. Sarebbe ingiusto sostenere che da allora non é cambiato nulla. I problemi però rimangono tutti lì in fila e mi riferisco all'ennesimo scandalo di calcioscommesse, quello più recente. Ci siamo ancora dentro. Dal punto di vista sportivo la giustizia deve ancora esprimersi e produrre risultati. I segnali sono sconfortanti. Che cosa é stato messo in atto
da parte delle società e del sistema calcio? Quali contromisure sono state adottate per evitare che si riproponga il fenomeno? I provvedimenti della giustizia non sono la soluzione definitiva. Credo che in futuro il problema si riproporrà.

Un'ultima cosa. Ha dedicato il suo libro al coraggio di Carlo "Pedro" Petrini. Come mai?

Siamo stati molto legati in questi ultimi anni. Credo che a Carlo Petrini vada dato atto di un coraggio notevole nel mondo del calcio, un mondo pieno di ipocrisia e falsità. Dopo aver vissuto all'inferno ha avuto il coraggio di denunciare e di fare di questa denuncia la sua ragione di vita. Nel calcio non é ammissibile un atteggiamento di questo genere. Chi lo fa, viene esiliato. Lui lo ha fatto. Sarebbe bello che il suo atteggiamento fosse contagioso. Anche se temo che sia piuttosto difficile che ciò avvenga. Purtroppo.