Intervista a Narducci su "Repubblica" Napoli

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Narducci, assessore e scrittore. "Pronto a tornare magistrato"
Di Dario Del Porto (Da "Repubblica" Napoli del 10/06/2012)

Magistrato. Assessore alla legalità. Adesso anche scrittore. E' la terza vita di Giuseppe Narducci. Dodici mesi dopo aver lasciato la Procura, nel bel mezzo del periodo più burrascoso della sua esperienza amminsitrativa in seno alla giunta de Magistris, l'ex pm anticamorra dà alle stampe un libro. Si intitola "Calciopoli, la vera storia" e racconta l'inchiesta più importante e complessa condotta da Narducci durante la sua carriera di pubblico ministero. "Un mestiere che non ho mai abbandonato", ricorda l'assessore. E un mondo nel quale è pronto a rientrare appena si sarà chiusa l'avventura con de Magistris. Quando? Su questo Narducci non si sbilancia. "Per ora sto riflettendo". Il volume, edito da Alegre, sarà invece in libreria mercoledì 13 giugno. La dedica è per Carlo Petrini, l'ex calciatore recentemente scomparso che, per primo, aveva denunciato i mali del mondo del pallone.

Assessore Narducci, perché un libro sull'inchiesta Calciopoli?
"L'idea è venuta a Salvatore Cannavò e dall'editore Alegre. Me l'hanno proposta e l'ho subito condivisa. Innanzitutto perché ci sono già delle sentenze, sia pure di primo grado, dunque non ragioniamo solo di ipotesi. Prima sarebbe stata un'operazione pretenziosa e presuntuosa. Ma la ragione fondamentale è un'altra".

Quale?
"Questo è un Paese che tende a serbare poca memoria. Non trasmette agli altri, a quelli che vengono dopo, il ricordo dei fatti accaduti. A volte invece è necessario. Ed è quello che ho cercato di fare attraverso la requisitoria pronunciata al dibattimento assieme al collega Stefano Capuano (l'indagine fu invece istruita da Narducci con il pm Filippo Beatrice n. d. r.). Quel lavoro, costato uno sforzo notevole, rimette insieme i mille pezzi di una vicenda che ha rappresentato un avvenimento dirompente nella storia italiana, al di là dello stretto ambito calcistico. E ricorda a tutti che Calciopoli non è stata un'invenzione".

Sei anni dopo, cosa resta di quell'indagine?
"Molto più di tante altre, l'inchiesta ha cambiato la fisionomia del calcio italiano. Abbiamo vissuto un momento realmente straordinario, anche grazie al commissario della Federcalcio, Guido Rossi, e alla Procura federale guidata da Stefano Palazzi. In quei giorni si respirava la concreta sensazione che si stesse voltando pagina. E oggi, pur con tutti i problemi che esistono ancora, il calcio italiano non è più quello del 2006".

Sul piano personale invece?
"Un'esperienza straordinaria, di quelle che capitano una sola volta nella vita. È stato un momento professionale ineguagliabile, che mi ha dato l'opportunità di conoscere in modo compiuto il mondo del calcio. Tutto questo ha fatto aumentare la mia dose di disincanto. E mi ha fatto scoprire che dietro le apparenze si nascondono fenomeni e fatti inquietanti. Proprio come aveva scritto Carlo Petrini".

Che pensa del nuovo scandalo scommesse?
"Non mi meraviglia. Il calcio italiano viene ciclicamente scosso da indagini giudiziarie. Non solo si ripropone lo stesso fenomeno, ma addirittura attraverso gli stessi volti. Segno che si tratta di un male strutturale. Per uscirne non basta un'indagine seria e rigorosa, deve essere il mondo del calcio a trovare una soluzione al suo interno".

Che farà da grande Pino Narducci? Ancora l'assessore con de Magistris?
"Sono un magistrato in aspettativa. Non ho mai abbandonato il mio mestiere, non ho mai lasciato la magistratura. Quindi da grande, quando sarà, continuerò a fare quello che ho sempre fatto".

Un anno dopo è pentito di aver lasciato la toga per Palazzo San Giacomo?
"Ho fatto una scelta con convinzione e con molto entusiasmo. Oggi, dinanzi a una situazione che è sotto gli occhi di tutti, sto riflettendo sulla opportunità personale di continuare questa esperienza".

Scriverà un libro anche sui giorni trascorsi in Comune?
"Lo escludo. Ho altri progetti".