Chiara Crialese da Lumsaonline

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Giù le mani dalla città, un libro denuncia sulla cementificazione di Roma 6/26/2011
Di Chiara Crialese

In questi giorni viene presentato in giro per l’Italia, soprattutto nei centri sociali, un libro- denuncia sulla cementificazione di Roma, che sta facendo scalpore anche se ancora non ne arrivano gli echi sulla grande stampa. Né se ne appropriano a fini politici i grandi partiti. Il motivo lo si comprende subito dal titolo “Le mani sulla città. Da Veltroni ad Alemanno, storie di una città in vendita”. La tesi è che la città, da chiunque sia stata governata negli ultimi decenni, è stata oggetto di un vero e proprio sacco edilizio a danno del cittadini. Il libro di Paolo Berdini e Daniele Nalbone, appena pubblicato dalla Cooperativa Editrice Alegre è un’opera corale, visto che si avvale di più voci dell’urbanistica, del giornalismo e della politica, soprattutto locale, legata all’ambiente e al territorio. La forza di questo libro è proprio il fatto di avere molti autori : la chiarezza e la fluidità di un giornalista dialogano con la scienza e la competenza di architetti e altri tecnici, che attraverso una lingua comune e accessibile a tutti i cittadini ci raccontano gli abusi subiti dalla città e ci suggeriscono obiettivi nuovi. Una bella spinta ad annientare quell’atavica pigrizia e indulgenza di sé che hanno molti romani, ma che hanno avuto anche – almeno fino ai recenti referendum – moltissimi italiani. “Che ce volemo fa’, semo romani” suona molto come “che ci vuoi fare siamo in italia”. Ma quando impareremo a conoscere il nostro territorio e a difenderlo a beneficio di tutti, essere romani sarà solo un orgoglio e un motivo di rigoglio di nuove energie positive. E questo libro ci aiuta in questa direzione. Il libro cerca anche di disegnare una mappa degli intenti e delle visioni di tutti quei cittadini romani che si sono accorti degli abusi e delle speculazioni dell’edilizia e hanno per questo deciso di riappropriarci della nostra città. Si percepisce un nuovo sentimento di amore per il nostro ambiente circostante, che ci appartiene anche per quanto racconta di noi e della nostra storia. Uno spazio abitato e da cui siamo abitati, che i romani riscoprono di amare e per il quale hanno deciso sentitamente di unirsi. Unirsi e confrontarsi per parlare di Roma: uno spazio pubblico, e quindi uno spazio che non vuole essere di nessuno, ma di tutti . Lo si percepisce chiaramente ascoltando su Radio Radicale (http://www.radioradicale.it/scheda/330333/) i tantissimi interventi in una delle ultime presentazioni del libro alla quale hanno partecipato, oltre agli autori e all’editore (con Giulio Calella a rappresentare le edizioni Alegre), tantissimi cittadini indignati, introdotti dall’ospite di turno, in questo caso Fabio Cerulli, membro del Comitato di occupazione del cinema Palazzo. “Giù le mani dalla città” è un titolo preso a prestito da un grande film di Francesco Rosi del 1963 “Le mani sulla città” e rimanda immediatamente al nostro senso di democrazia più intima, sincera e quotidianamente vissuta. Roma Capitale, d’altra parte non solo è solo la città dei romani, ma è la città madre di tutti gli italiani e, in quanto Città Eterna, appartiene a tutti cittadini del mondo. Paolo Berdini, nella prefazione pone ad epitome una citazione da Leonardo Benevolo, Giu’ le mani dalla Città, una intervista a cura di Francesco Erbani, che consideriamo illuminante per capire l’assunto e la finalità della pubblicazione della cooperativa Alegre. “La distruzione del paesaggio italiano – si legge - non è stato un fatto casuale, o un risultato dell’incuria: è stata pagata in contanti. L’ammontare di questo esborso lo vediamo ristagnare nell’economia del nostro paese e lo riconosciamo nel prevalere del comparto finanziario rispetto a quello industriale, dalla rendita rispetto al profitto d’impresa”. Queste parole esprimono bene la convergenza di molte tematiche e interessi economici sull’argomento del territorio e del suo ambiente. La città di Roma sembra in effetti divorata dal cemento: basta fare un giro in macchina lungo il raccordo anulare per constatare che ad ogni uscita svettano nugoli di gru all’interno di cantieri dove si affollano macchinari e materiali per costruzione, mezzi di trasporto e quanto altro serva a creare nuovi edifici, banche, uffici, abitazioni, hotel a cinque stelle. Il propagarsi della cementificazione sembra inarrestabile. Attraverso casi concreti di cementificazione selvaggia, nella giungla dei nuovi palazzoni di “Ostia - modello Dubai”, nei caseggiati di Tor Bella Monaca, nelle batterie di nuovi alberghi a 5 stelle vicino agli aeroporti. Questo libro non interessa solo i cittadini di Roma o i visitatori della capitale; ma anche tanti altri cittadini italiani, perché nasce dall’attenzione a queste problematiche anche in altri luoghi massacrati dall’edilizia in Italia. Il terremoto dell’Aquila, nelle sue evitabili conseguenze, ha riportato la nostra attenzione a quali possono essere rischi e conseguenze di un approccio al territorio dissennato e incompetente. Costruire è una parola carica di significati, ma di certo non può più voler dire il suo esatto opposto. Ossia creare muri, distruggere un panorama, ingrigire uno spazio pubblico, o creare disagi disabilitanti ai cittadini. Giu’ le mani dalla città, allora, è come dire “Costruire la nostra città: si parte da qui “