Articolo di Sabine Bertagna sul sito "FcInter1908.it"

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Uno juventino vero

Di Sabine Bertagna (12/06/2012, da FcInter1908.it)

A sensazione l'uscita di questo libro non impegnerà le prime pagine dei giornali sportivi. Nessuna anticipazione, nessun titolone, nessuno scalpore. Chissà perché la verità interessa sempre di meno. Chissà perché il fango é più allettante di qualsiasi fatto concreto e le smentite scivolano sotto i suoi schizzi in penultima pagina. Il perché ce lo ricorda Travaglio nella prefazione al libro di Giuseppe Narducci (Edizioni Alegre, in libreria il 13 giugno), dall'emblematico titolo "Calciopoli, la vera storia" e del quale vi diamo anticipazione esclusiva. Sì, perché esistono situazioni che non meritano la ignobile centrifuga dell'interpretazione. Esistono situazioni chiarissime e palesi. Anche se qualcuno si ostina ancora a volerla raccontare diversamente. La verità.

Non é la prima volta che Travaglio prende ferma posizione nei confronti delle scorrettezze bianconere. Ma in questa occasione le sue parole sono, se possibile, ancora più potenti. Lo scrive nelle prime righe della prefazione. Questo libro si rivolge agli "smemorati di Calciopoli". Non ai tifosi, abituati a (s)ragionare di pancia, ma ai giornalisti, agli addetti ai lavori, ai dirigenti. Sono loro che dovrebbero avere a cuore la completezza dell'informazione, la deontologia, il codice penale e quello sportivo. Già, dovrebbero.

"Per conoscere il sistema Moggi, non ebbi bisogno di leggerne le trascrizioni (in riferimento alle intercettazioni): mi era bastato seguire le partite della mia squadra del cuore con occhi non foderati di prosciutto, per rendermi conto che molte delle vittorie travolgenti dell’èra Moggi-Giraudo-Umberto Agnelli avvenivano altrove, fuori dal campo, prima ancora del fischio d’inizio." E poi ancora:" Naturalmente, per motivi di decenza, smisi di tifare per la mia squadra del cuore e mi misi in sonno, in attesa che arrivassero i carabinieri. L’attesa durò 12 anni, ma alla fine i carabinieri arrivarono."

La storia di Calciopoli é segnata da una trama intricata, piena di segreti e reticenze, che giocano a nascondino nel corridoio dell'omertà. La Procura di Torino aveva già aperto un'indagine, poi l'aveva chiusa, ma si era premurata di allertare le istituzioni del calcio ( non completamente estranee al sistema), affinché approfondissero una rete di rapporti inquinati. Sarà la Procura di Napoli (con Narducci e Capuano), partendo da un'indagine sul calcioscommesse (che stranezza!), a concentrarsi sul sistema corrotto del calcio e a dissotterrarne i vizi più aberranti. A scoperchiare, telefonata dopo telefonata, una vergognosa cupola di interessi. Dal calcio alla politica. Senza mai passare per quel luogo chiamato coscienza. Nemmeno per scherzo.

Travaglio ripercorre i punti salienti del libro e di quelle 18 ore di requisitoria, che hanno fatto la storia in un processo deviato dalle opinioni: il sistema Juve che controllava gli arbitri e il sistema Milan che aveva ripiegato sui guardalinee, lo scontificio che alla fine rese le pene più miti e in alcuni casi le cancellò del tutto, l'alterazione dei risultati programmata con continuità. Torna anche sull'Inter e ribadisce che non c'é mai stato nulla di penalmente rilevante (tanto che secondo lui Moratti avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione), che le telefonate tanto amate e sbandierate dalla stampa rappresentavano eventualmente un semplice e maldestro tentativo di difendersi (non di ottenere favori), che il fatto che la Juve abbia invitato l'Inter a rinunciare alla prescrizione (dopo il caso doping e la relativa prescrizione in favore dei bianconeri) ha dell'assurdo. Da juventino fiero di essere tornato a vincere sul campo, Travaglio si augura con fervore che le istituzioni si oppongano alla terza stella (per intenderci i 30 sul campo) e che queste facciano rispettare le sentenze. Da juventino vero. Un esemplare raro in via d'estinzione.