Angelo Venti su Terra

Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDF

Insieme all'abbruzzo è a rischio l'intero paese

Angelo Venti (Liberainformazione)

Per comprendere la pericolosità della Protezione civile di Guido Bertolaso, la lettura di Potere assoluto di Manuele Bonaccorsi (Edizioni Alegre, Roma, 2009) è fondamentale per molti motivi. In primis perché spiega come Bertolaso abbia plasmato una struttura nata per la difesa della collettività da disastri e calamità, trasformandola in un formidabile strumento per la gestione del potere. Una mutazione genetica che ha creato un Dipartimento oggettivamente ai confini dello stato di diritto, almeno per come lo abbiamo conosciuto fino a oggi. Bonaccorsi ha il merito, con il suo libro, di andare oltre la cronaca, concentrando l’analisi sulla macchina amministrativa della Protezione civile, sui suoi uomini e sul suo capo induscusso, Guido Bertolaso.
Con Potere assoluto il giornalista ricostruisce - con una rigorosa analisi di dati e documenti - i poteri enormi concentrati nelle mani del capo della Protezione civile. Prima di ogni altra cosa il potere di «ordinanza» e quello di «deroga», che permettono di sospendere l’intero corpus normativo dell’ordinamento italiano. Ma anche la gestione, spesso tutt’altro che cristallina, dei “grandi eventi” (dal G8, ai mondiali di nuoto di Roma) che ha permesso alla Protezione civile di gestire ricchissimi appalti senza nessun controllo, nemmeno quello della Corte dei conti. Organizzando dalle manifestazioni sportive ai meeting religiosi, Bertolaso ha creato una potente macchina clientelare e di consenso che ha abbandonato il suo compito principale: previsione e prevenzione delle calamità naturale.
Un percorso che giunge alla sua naturale conclusione proprio in queste settimane, dopo l’approvazione da parte del governo di un decreto che intende trasformare la Protezione civile in una società per azioni. Un’azienda privata che gestirà emergenze e appalti senza dover rendere conto a nessuno. Trasformando in business anche le calamità naturali, oltre che i grandi eventi. Emblematica, in questo senso, è l’azione della Protezione civile nella zona colpita dal sisma del 6 aprile scorso. Nonostante quattro mesi di scosse e gli studi che segnalavano gli edifici a rischio, il Dipartimento non ha preso nessun provvedimento in tema di previsione.
Per poi gestire l’emergenza con piglio decisamente autoritario: esautorando gli enti locali dei loro poteri, la Protezione civile ha militarizzato il territorio e i campi degli sfollati. Ma solo dopo aver spopolato la città di gran parte dei suoi abitanti, inviando i terremotati in alberghi lontani decine di chilometri da L’Aquila, la Protezione civile ha avviato il Progetto C.a.s.e. (le new town costruite nella campagna attorno alla città), assegnando appalti per centinaia di milioni di euro per la costruzione di 4.700 nuovi alloggi in deroga a tutto, anche alle leggi urbanistiche e a quelle sugli appalti.
Il caso Abruzzo è emblematico di cosa è diventata la Protezione civile: la gestione opaca di miliardi di euro non è più solo un problema di trasparenza, di infiltrazioni criminali o di commistione tra affari e politica. Ormai assume i contorni di un sistema ben oliato che consente di spartirsi la ricca torta dell’emergenza e della ricostruzione, intervenendo, all’occorrenza, persino per aggirare ed eludere i controlli o cancellare le prove delle violazioni. Il libroinchiesta Potere assoluto diventa così uno strumento indispensabile non solo per comprendere cosa sta succedendo a L’Aquila, ma anche per capire cosa può accadere nel resto d’Italia. Dietro la retorica dell’emergenza si nasconde una pericolosa involuzione autoritaria che domani potrebbe riguardare l’intero Paese.