Alberto Burgio su il manifesto

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Il potente che aggira la democrazia in nome dello stato di eccezione
di Alberto Burgio (il manifesto, 12/02/2010)

Può anche darsi che, come assicura qualcuno, all'inizio facesse il suo lavoro per passione e buona volontà. Poi però ci ha preso gusto per ben altri motivi, che son sempre i soliti: potere e denaro. Stiamo parlando del sottosegretario e ministro in pectore alla Protezione civile Guido Bertolaso, investito in questi giorni da una bufera giudiziaria e da qualche tempo sotto i riflettori per l'urto con la Clinton a causa delle critiche alla gestione americana degli aiuti ad Haiti, e per il pasticciaccio della P.c. SpA, paradigma della privatizzazione totalitaria delle istituzioni e delle risorse pubbliche.
Attenzione: privatizzazione non significa soltanto appropriazione (indebita) del pubblico da parte del privato. Questo c'è, naturalmente, anche in questo caso. Basti pensare al business del vaccino anti-influenzale: 184 milioni di euro transitati, grazie a un'ordinanza proposta da Bertolaso, nelle tasche della Novartis tramite il ministro Sacconi, che è anche il marito della presidente di Farmindustria. Ma i quattrini sono soltanto un rilevante corollario. Come dimostra il libro-inchiesta di Manuele Bonaccorsi, il grosso della posta riguarda la gestione del potere e dovrebbe allarmare chiunque abbia a cuore la difesa della Costituzione.
Nel nome dell'emergenza la «P.c.» può agire in deroga alle norme di legge. Ma chi stabilisce che cosa sia un'emergenza? È facile intuire perché la partita può rivestire il massimo interesse per chi non ha mai fatto mistero di mal tollerare i limiti posti dalla divisione dei poteri e dal controllo di legalità. E infatti, in uno dei rari momenti di assenza nei quali gli capita di dire la verità, di recente Berlusconi ha dichiarato di avere «bisogno dei poteri della Protezione civile per governare questo Paese».
Chi dichiara l'emergenza ha il potere di fare quel che vuole, un po' come i governi negli Stati d'antico regime. Provare per credere: tra il 2001 e il 2009 Bertolaso ha varato 679 ordinanze che autorizzano i commissari ad acta ad agire «in deroga alle norme vigenti». E si badi: terremoti e alluvioni c'entrano ben poco. Gran parte delle ordinanze riguardano i cosiddetti «grandi eventi» tipo G8, nonché la costruzione di inceneritori e discariche, strade e parcheggi, persino piscine e interi quartieri, con buona pace di quei ferri vecchi che sono, quando ci sono, i piani regolatori. Mentre i poteri previsti dalla Costituzione vengono esercitati entro precisi limiti (fatta salva l'orgia di decreti-legge che imbavagliano il parlamento), qui basta la decisione insindacabile di un singolo, di fatto plenipotenziario.
È il «governo dei capaci», il «governo del fare». E, aggiungiamo, del prendere e del distribuire. Come nel caso di Trapani, dove nel 2004 un'ordinanza della «P.c.» permise al senatore D'Alì (al tempo sottosegretario agli Interni e già datore di lavoro di Francesco e Matteo Messina Denaro) di gestire una fortuna in occasione della Vuitton Cup velocizzando stanziamenti e semplificando le gare d'appalto. Per non parlare dell'Aquila, dove la ricostruzione viene gestita sistematicamente in deroga alle norme sugli appalti nelle opere pubbliche, per mezzo di un piano C.a.s.e. che innalza al 50% il valore dei subappalti (leggi: del lavoro nero) e che sta producendo una violentissima trasformazione del tessuto urbanistico sul modello di Milano-2. Bonaccorsi parla in proposito di «assassinio di una città» e il quadro che il suo libro disegna giustifica il giudizio.
Basta così? Per niente. Il peggio deve ancora arrivare, per mezzo della SpA immaginata da Bertolaso (al vaglio del parlamento) e del nuovo Codice della P.c. predisposto dal suo consigliere giuridico (tal Ettore Figliolia, di provata fede rutelliana) e calibrato in modo da realizzare il sogno proibito del presidente del Consiglio: poter decidere senza sottostare al controllo di qualsivoglia istanza giudicante, Corte dei conti e magistratura amministrativa comprese, e poter disporre del denaro pubblico in combutta col Tesoro al di fuori della Finanziaria.
Il libro ha un titolo molto esplicito, ma non iperbolico, e vale la pena di leggerlo per capire qual è la Grande riforma alla quale il governo sta lavorando. Basti un'ultima considerazione: la perla del nuovo Codice è la nozione di «emergenza socio-economico-ambientale», vero passe partout che permetterebbe al governo di operare senza limiti di sorta in stato d'eccezione. Per intenderci, un'emergenza di questo genere sarebbe una protesta di massa tipo no-Tav o no-dal Molin, che il governo potrebbe reprimere manu militari sul modello Genova/G8 senza correre il rischio di doverne poi render conto. Niente male come «protezione» della cittadinanza. Del resto è l'emergenza, bellezza!