Intervista a Moscato su Paese Nuovo

Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDF

da Paese Nuovo Venerdì 16 Giugno 2006

A colloquio con Antonio Moscato, docente di Storia del Movimento Operaio presso l’Università di Lecce e autore di due interessanti volumi: la terza edizione riveduta e aggiornata della Breve Storia di Cuba (DataNews, 2006) e Il Che inedito (Edizioni Alegre, 2006). Moscato sostiene che vi sia da parte del governo cubano una dannosa tendenza a nascondere ciò che non va nel Paese e che Ernesto Guevara sia andato via da Cuba perché scontento della crescente influenza sovietica.

E il Che denunciò la burocrazia sovietica

A Lecce Antonio Moscato riapre il dibattito sugli inediti del Che rimasti a lungo sconosciuti anche a Cuba.

di ELIANA FORCIGNANÒ

Conoscere e raccontare i retroscena della Cuba di Fidel Castro con onestà e chiarezza. Conoscere e raccontare la vita di Ernesto Che Guevara, dedicando particolare attenzione agli scritti inediti del Che. Questi gli obiettivi che Antonio Moscato, docente di Storia del Movimento Operaio presso l’Università di Lecce, si è prefisso e ha realizzato pubblicando una terza edizione riveduta e aggiornata della Breve Storia di Cuba (Edizioni DataNews, 2006) e un interessante saggio intitolato Il Che inedito (Edizioni Alegre, 2006). Entrambi i volumi sono stati presentati al pubblico mercoledì sera nei locali della Libreria Palmieri di Lecce, alla presenza dei docenti della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’ateneo salentino Diego Simini (Lingua e Letteratura spagnola) e Alizia Romanovic (Lingua e Letteratura russa). “Nella mia lunga esperienza di studioso e militante, - ha esordito Antonio Moscato - ho sempre cercato di non nascondere né a me stesso né agli altri la verità dei fatti, benché questa scelta etica mi sia valsa feroci critiche.

Tuttavia, l’onestà è un elemento imprescindibile nella ricostruzione storiografica: concentrandomi sulla storia del movimento operaio, ho analizzato e continuo ad analizzare i tentativi di costruire un mondo diverso e i fallimenti di questa aspirazione. Non mi sono mai occupato soltanto dei gruppi umani dotati di una coscienza di classe, bensì anche di quelli ignari e passivi. Sono stato a Cuba, dal 1987 in poi, innumerevoli volte per ragioni di studio e per partecipare a progetti di solidarietà. A Cuba ho vissuto, sforzandomi di osservare e comprendere le condizioni di vita e la cultura della popolazione. Ho appreso con rammarico che il fervore rivoluzionario di un tempo non sfiora la maggior parte dei giovani i quali sciupano la loro esistenza ubriacandosi di pessimo rum agli angoli delle strade: la politica, salvo rare eccezioni, non interessa loro e questo è un fatto grave e assai doloroso”. Moscato parla evitando d’indorare la pillola: racconta delle condanne in territorio cubano ad anni e anni di carcere per i reati d’opinione, delle mire del Vaticano, ma, soprattutto, torna indietro a ricostruire gli effetti della dannosa influenza esercitata su Cuba dall’Unione Sovietica. “Guevara - precisa lo studioso - aveva capito e denunciato con notevole lungimiranza nei suoi scritti i danni che su Cuba avrebbe provocato la burocrazia sovietica, perciò è stato censurato e alcuni hanno osato persino negare l’esistenza degli inediti che, finalmente, dopo una strenua lotta, cominciano a esser pubblicati a Cuba, benché mutili di alcune parti reputate compromettenti. Scrivendo Il Che inedito mi sono ben guardato dal cadere nella trappola dell’agiografia: ho inteso, invece, approfittare di questa occasione per svegliare le coscienze di quanti, delusi dall’esito degli altri comunismi – Unione Sovietica, Cina, Vietnam - si aggrappano in maniera disperata e acritica a Cuba andando inevitabilmente incontro a nuove mortificazioni, perché non si possono certo negare le zone d’ombra presenti nell’attuale governo retto da Castro e il rafforzarsi della Chiesa Cattolica la cui influenza, dopo la visita di Giovanni Paolo II nel 1998, si è notevolmente accresciuta, guadagnando una sorta d’immunità. Ciò è dimostrato, ad esempio, dal fatto che contro il primo firmatario del Progetto Varela e fondatore, nel 1988, del Movimiento Cristiano Liberación Oswaldo Payá non è stato spiccato ufficialmente alcun mandato di cattura. Altri sono stati imprigionati, ma non lui. Insomma, una volta deceduto Fidel Castro, non vi sarebbe solo Bush da temere, ma anche Benedetto XVI. Va detto che Giovanni Paolo II non si è impegnato poi troppo per la sospensione dell’embargo e, a smuovere la situazione, è stata piuttosto la dichiarazione di solidarietà da parte di Cuba agli Stati Uniti dopo l’attentato alle Twin Towers, unitamente alla condotta tenuta nel caso Guantanamo. Attualmente, Bush vende a Cuba alimentari e farmaci pretendendo, però, il pagamento in contanti”. Considerate le affascinati premesse, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di rivolgere qualche domanda più specifica ad Antonio Moscato sui suoi studi e sulla situazione cubana.

Professore, da cosa è stato indotto a dare alle stampe questa terza edizione della Breve Storia di Cuba?

“In verità, la seconda edizione mi è stata criticata così severamente che si è esaurita in cinque mesi. L’editore mi ha proposto di ristamparla e io, allora, ho pensato di aggiungere qualcosa di ancor più esplicito nella critica di quel che non va a Cuba: ossia, la tendenza dell’apparato statale a celare una serie di difficoltà cui, in parte, ho già fatto cenno in precedenza e che, certo, sarebbe troppo lungo elencare per intero in un’intervista. Per quanto riguarda Il Che inedito, ci si potrebbe chiedere perché scrivere su un argomento così frequentato. In effetti, ho dedicato un capitolo piuttosto ampio alle opere su Guevara: fra queste, tre o quattro si salvano e possono davvero esser dichiarate originali, mentre le restanti sono copiate l’una dall’altra, piene di errori e banalità e, soprattutto, eludono il problema di cosa abbia indotto il maggior protagonista, insieme ai fratelli Castro, della Rivoluzione ad andar via da Cuba. Il Che era palesemente insoddisfatto a causa dell’influenza sovietica sempre più schiacciante e foriera di effetti disastrosi ancor oggi percepibili. Questo libro è nato in seguito a una lunga polemica sulla stampa nazionale, sviluppatasi principalmente su Il Manifesto e su Liberazione che mi ha dato la possibiltà di scrivere sei articoli per spiegare cosa fossero gli inediti di Guevara. La questione ha suscitato un tale interesse che, a Cuba, si è deciso d’intervenire pubblicando alcuni di questi inediti: ciò mi ha molto divertito, visto il numero di persone pronte a giurare che, nei miei articoli, io avessi inventato tutto. Poi, di fatto, gli inediti sono stati pubblicati purtroppo, ancora una volta, mutili al loro interno, secondo i metodi alla sovietica rimasti operanti a Cuba. Naturalmente, non mi sono soffermato soltanto su questo aspetto, ma ho dedicato un buon numero di pagine a presentare la figura di Guevara e a chiarire le ragioni della sua importanza nella Storia e della sua influenza sulle nuove generazioni. Il mito di Guevara cresce, ma suscita timore anche a Cuba, laddove ciò che egli aveva detto non è stato ascoltato, perciò è molto imbarazzante pubblicarlo per intero. A Guevara molti rendono omaggio senza confrontarsi con i suoi scritti”.

Ci racconti com’è venuto a conoscenza degli inediti di Guevara

“Possedevo seicento pagine di inediti del Che, ma senza l’autorizzazione a pubblicarle. Sapete già che ho trascorso lungi periodi a Cuba e lì ho conosciuto la vedova di Guevara, una persona molto dura e chiusa che sono riuscito a far sorridere soltanto poche volte e, alla quale, dopo lungo tempo, ho donato una fotocopiatrice portatile sistemata nel bagaglio mano per sfuggire ai controlli e accompagnata da due lettere: la prima per la dogana italiana in cui era scritto che l’oggetto mi veniva dato in affidamentodall’università; la seconda per la dogana cubana in cui era scritto che si trattava di un dono per il Centro Studi su Guevara, ossia la casa in cui il Che ha vissuto. Quando, finalmente, mi hanno concesso l’autorizzazione a fotocopiare, sono entrato in possesso della parte principale degli inediti, intanto, però, avevo conosciuto molte persone che ora mi venivano a cercare per farmi leggere altre cose. Fondamentali le Note sul Manuale di Economia dell’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica che Guevara aveva concepito e che sono state pubblicate, ancora una volta mutile, dopo la grande campagna condotta da due cubani prestigiosi: Orlando Borrego e Celia Hart Santamaria. Borrego è stato uno fra i più stretti collaboratori del Che, mentre Celia Hart è la figlia di Armando Hart, in passato Segretario del Partito Comunista cubano, e di Haidée Santamaria, una delle due donne che hanno preso parte alla guerriglia di liberazione morta suicida nel 1980 perché per Cuba era un momento già difficile. Di Celia Hart, all’interno del mio libro, ho pubblicato un testo molto bello che spiega i motivi della censura imposta sugli scritti di Guevara. Vorrei ribadire le ragioni per le quali sono diventato sempre più esplicito nelle mie critiche. Ho timore dell’attaccamento acritico a Cuba, di persone che si sono gettate su questo Paese perché non hanno più l’Unione Sovietica, l’Albania, la Cina. La cecità non dà mai buoni frutti ed è causa di inutili estremismi”.

Tornando a Ernesto Guevara, come mai molti giovani, pur non avendo letto nulla dei suoi scritti, ne sono così innamorati?

“Anche questo è un fenomeno che piego all’interno de Il Che inedito. Perché il mito del Che fra i giovani? Alcuni rispondono, in maniera semplicistica, perché era un tipo piacente e fotogenico. Non credete a simili spiegazioni. A lungo Guevara è rimasto nel dimenticatoio: sono trascorsi quasi venti anni dalla sua morte prima che fosse riscoperto. In realtà, i problemi che il Che ha affrontato sono ancora attuali in America Latina, ma non è solo questo. I giovani sono affascinati dal carattere del Che: era uno che diceva quel che pensava e faceva quel che diceva, virtù molto rara in politica. Le sue parole, per chi lo ha ascoltato o lo ha letto, sono semplici e chiare, senza formulazioni sofisticate tendenti a occultare il pensiero. Non si trattava di un santo, ma di un uomo sempre in prima linea e pronto ad assumersi le proprie responsabilità. In più, se gli inediti rivelano cose straordinarie, anche fra gli scritti editi vi sono contributi di valore: ad esempio, Il socialismo e l’uomo a Cuba e il Discorso al secondo seminario di Algeri. Chi non ha letto o si è limitato a scorrere questi documenti, ha continuato a venerare un’icona, un’immagine sacra, ma non a farci i conti”.

E veniamo alle edizioni in circolazione degli scritti del Che: cosa ne pensa?

“I due volumi della Feltrinelli hanno molti punti deboli: Carlo Feltrinelli me li aveva proposti e io li ho giudicati confusi. Erano stati concepiti uno in inglese per l’Australia e l’altro per l’America Latina dove le dittature avevano cancellato e infangato la memoria del Che. L’accordo fra me e Feltrinelli era questo: io avrei operato una selezione e curato un’antologia unica in due volumi. Avevo già preparato il primo volume e scritto l’introduzione, quando è accaduto un fatto gravissimo che, oramai, è ben noto: la vedova del Che, per tramite di una casa editrice australiana, ha venduto i diritti sulle opere del marito alla Mondadori di Silvio Berlusconi per un milione e mezzo di dollari. Appena realizzato l’affare, il mio libro è stato subito bloccato perché non autorizzato. Sulla questione è intervenuto Minà difendendo il sacrosanto diritto della famiglia: peccato che il Che avesse chiaramente affermato, in una lettera alla madre di Celia Hart, di non pretendere alcun diritto d’autore sulle sue opere che erano al servizio della rivoluzione. Io dico questo: Gramsci, all’inizio, è stato pubblicato in maniera non rigorosa anche se utile, tuttavia, con il trascorrere del tempo, si è resa necessaria una edizione critica. Analogo discorso vale per gli scritti di Guevara che meriterebbero un’edizione critica affidata a persone competenti”.

Quali sono i suoi progetti editoriali per il futuro?

“Ora, ho in programma un altro libro sul confronto, negli anni Sessanta, fra il momento più alto della riflessione cubana e il ruolo della Rivoluzione Culturale in Cina. Quest’ultima ha avuto una straordinaria influenza su tutta la Sinistra nel mondo e si è creduto in essa con entusiasmo, eppure risulta enormemente più povera rispetto al fermento d’idee e agli accadimenti di Cuba”.