Antonio Moscato su Liberazione

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di Antonio Moscato

Aldo Garzia, che ha vissuto lunghi periodi all'Avana come corrispondente de il manifesto, e vi torna ogni anno per seguire - tra l'altro - il Festival del cinema latinoamericano, aveva già pubblicato diversi libri su Cuba, tra cui Cuba, viaggio nell'identità di un'isola (Teti, Milano, 1997) e soprattutto C come Cuba, Alla conquista dell'isola del tesoro (Elle U Multimedia, Roma, 2001). Quest'ultimo è un volume di oltre 700 pagine in cui c'erano già riflessioni stimolanti sui maggiori problemi dell'isola, che dovevano però essere ricercate in un mare di informazioni di viaggio, di curiosità e di utilissime divagazioni sulla cultura cubana.
La sua ultima fatica, Cuba, dove vai? (Edizioni Alegre, "I libri di aprile", Roma, 2005) ha un taglio più nettamente politico, anche se l'impostazione generale è quella di una ricostruzione, a volte un po' "giornalistica", di alcuni episodi emblematici degli ultimi quattro o cinque anni. Il tono è pacato, e corrisponde al proposito di "raccontare l'isola senza preconcetti, pro o contro". Alcuni capitoli sono dedicati ai problemi della successione a Fidel (che dato l'enorme accentramento di poteri e di responsabilità nella sua persona, sono abbastanza importanti e delicati, indipendentemente dalle speculazioni che possono fare i "cubanologi"). Garzia si sofferma sull'impatto di due incidenti: la caduta di Fidel mentre scende dal palco a Santa Clara il 20 ottobre 2004, e il malore ripreso in diretta all'Avana il 23 giugno 2001 (ricordati in questa successione da Garzia, che non segue un ordine cronologico). L'episodio di Santa Clara era il meno preoccupante, e in definitiva poteva accadere anche a un giovane, dato che era dovuto a un gradino fuori posto, ma ugualmente provocò un ondata di voci sul significato della "caduta di Fidel", che spinsero il líder máximo a stilare personalmente un bollettino medico, pubblicato il giorno successivo sulla prima pagina del Granma, in cui commentava scherzosamente l'infortunio (provocando però battute ironiche sulla sua tendenza ad accentrare tutto, compresa la funzione di medico…).
Quello del 2001 era un malore relativamente lieve e passeggero. Ma la manifestazione, a cui partecipavano 60.000 persone in un quartiere dell'Avana, era ripresa in diretta, e tutti avevano potuto constatare il panico che aveva invaso i presenti, compresi i massimi dirigenti, in quei momenti drammatici: c'era chi scandiva ritmicamente "Fidel, Fidel", c'erano evidenti incertezze su chi doveva riprendere il microfono per tranquillizzare la folla. Garzia sottolinea che lo fece il giovane ministro degli Esteri Felipe Pérez Roque, e non il vicepresidente del Consiglio di stato Carlos Lage, teoricamente in una posizione più alta nella nomenklatura. Pérez Roque, che era stato per sette anni il segretario di Castro, concluse il brevissimo intervento invitando a sciogliere la manifestazione e lanciando lo slogan: "Viva Raúl! Viva Fidel", che racchiudeva l'evidente indicazione di una successione automatica qualora il Comandante non si fosse ripreso. Ma Castro, a cui era stato intanto somministrato ossigeno, si era già ristabilito ed aveva voluto tornare alla tribuna per tranquillizzare il pubblico, irritandosi perché erano stati già staccati i microfoni.
Anche in questo caso Fidel Castro aveva emesso il giorno successivo un bollettino medico sulla sua pressione arteriosa, e aveva detto in un'intervista a El Pais che «la successione rivoluzionaria è assicurata. Qualcuno potrebbe dire che ho fatto il morto per vedere che tipo di funerale mi faranno…». E successivamente era tornato sull'argomento dichiarando: «Nella popolazione c'è stata commozione di fronte all'evento possibile della mia morte (…). Il giorno che mi succedesse qualcosa, chiedo scusa per il dispiacere che ciò può provocare. Ci penserà mio fratello a far proseguire la rivoluzione».
Da questo parte Aldo Garzia per affrontare senza reticenze i diversi scenari possibili dopo la scomparsa del Comandante (e perché non avrebbe dovuto farlo, se lo stesso Fidel ne parla apertamente?). L'autore esamina tra l'altro le posizioni di quella parte dell'opposizione (a partire dal vecchio Eloy Gutiérrez Menoyo, già combattente della rivoluzione e poi della controrivoluzione, e che ha scontato 22 anni di carcere), che vuole «lavorare per la pace e la riconciliazione nazionale». Uno dei pregi del libro è la ricostruzione delle posizioni dei gruppi dissidenti, spesso in aperta polemica tra loro, e che sono presentati invece da un'intensa propaganda come un blocco unico di "mercenari" al soldo della Cia…
La vera sorpresa è il capitolo dedicato al "rebus Raúl", ricostruito con grande ricchezza di particolari, e decisamente controcorrente rispetto a quei commentatori che hanno sempre collocato Raúl tra i conservatori filostalinisti. Forse, tuttavia, nel tentativo di contrastare un'interpretazione unilaterale, Garzia ha finito per sottovalutare dei fatti concreti. Raúl Castro infatti diede nel marzo 1986 il segnale di una stretta nei confronti delle riviste indipendenti che erano sorte intorno ai Centri studi del comitato centrale del partito, ricollegandole a quella dal nome significativo e simbolico di Pensamiento critico ("Pensiero critico") che era stata soppressa nel 1971, all'inizio del periodo di consolidamento dell'influenza ideologica dell'Urss brezneviana. Raúl aveva denunciato quella bellissima rivista con i termini stalinisti di "diversionista" e "quintacolumnista", senza tener conto minimamente del fatto che i principali redattori erano rimasti in silenzio per quindici anni, ma avevano reso intanto preziosi e delicati servizi alla rivoluzione in diverse parti del mondo (il più noto di loro, Fernando Martínez Heredia, nel Nicaragua, già prima della vittoria sandinista). L'attacco era apparso in questi termini sul Granma suscitando sgomento in chi leggeva, ma non compariva nel discorso di Raúl trasmesso dalla televisione: evidentemente era intervenuta l'unica persona in grado di bloccare il "numero due", cioè Fidel. Naturalmente non si sa se il testo già scritto era stato mandato in stampa senza i tagli per errore, o per volontà di qualcuno che non condivideva quell'attenuazione della polemica.
Le riviste continuarono a uscire e alla loro presentazione parteciparono ostentatamente diversi membri dell'Ufficio Politico, confermando l'esistenza di una dialettica interna al gruppo dirigente che raramente viene allo scoperto (almeno allora comunque Raúl non è stato certo un "rinnovatore").
In ogni caso il libro di Garzia è una guida utile per seguire questa dialettica, che peserà molto più delle doti personali del successore designato.