«Impediremo che il Ddl Gelmini venga applicato nelle nostre università: bloccheremo ogni tentativo di ingresso dei privati nei nostri atenei, impediremo i tagli alle borse di studio e qualsiasi tentativo di aumento delle tasse universitarie»
Il Governo ha approvato, non senza difficoltà, il Ddl Gelmini sull’università, una riforma che smantella di fatto l’università pubblica italiana.
I principali punti della riforma universitaria che come movimento studentesco da mesi contestiamo riguardano il profondo attacco al diritto allo studio, con un taglio del 90% delle borse di studio e l’introduzione dei prestiti d’onore, una vera e propria forma di indebitamento per gli studenti; la riforma della governance universitaria che permette l’ingresso dei privati all’interno dei Consigli d’Amministrazione degli atenei; la scomparsa della figura del ricercatore a tempo indeterminato, con la conseguente estensione del precariato a tutti i nuovi giovani ricercatori.
Questa riforma inoltre ha un problema a monte: essa si fonda infatti sui devastanti tagli della Legge 133 del 2008, 1,3 miliardi di euro sottratti al Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) delle università pubbliche. Questi tagli hanno fatto precipitare il sistema universitario italiano in una situazione di profonda crisi, hanno contribuito ad un’evidente peggioramento della qualità della didattica, hanno ridotto le borse di studio ed i servizi per gli studenti; inoltre stanno tutt’ora impedendo l’assunzione di giovani dottorandi e ricercatori, favorendo così il baronato universitario e la conservazione della attuali caste all’interno dell’università. Altro che lotta al baronato!
Questa riforma non è affatto passata in sordina, gli studenti sono almeno due anni che scendono in piazza in tutta Italia con enormi manifestazioni. Ne sono prova le ultime due straordinarie giornate di lotta, quella del 14 e quella del 22 dicembre. Due giornate che, a differenza di quanto dicono i principali organi di stampa, sono in netta continuità tra loro. Non ci sono buoni e cattivi, non esistono violenti e non-violenti. L’unica verità è che in questi mesi in piazza ha manifestato un’intera generazione stufa di non essere ascoltata e di veder calpestati i propri diritti.
La riforma è stata approvata, ma la rivolta degli studenti di certo non si fermerà. Impediremo che il Ddl Gelmini venga applicato nelle nostre università: bloccheremo ogni tentativo di ingresso dei privati nei nostri atenei, impediremo i tagli alle borse di studio e qualsiasi tentativo di aumento delle tasse universitarie.
Soprattutto non ci limiteremo nel fare opposizione a questa riforma. Il movimento nelle ultime settimane è diventato molto più ambizioso e consapevole delle proprie possibilità. Vogliamo legarci con gli altri settori in lotta di questa società, a partire dai lavoratori e le lavoratrici. Vogliamo uno sciopero generale unitario a partire dai primi mesi del nuovo anno, per rilanciare le mobilitazioni ed unificare l’intera opposizione sociale.
Continueremo dunque a lottare, perché abbiamo un futuro davanti a noi da costruire e vogliamo farlo a partire da un radicale cambiamento dell’intera società.
Auguriamo dunque buon Natale al Governo ed al Ministro Gelmini, ma non possiamo promettere loro un felice anno nuovo. Perché ci saremo noi, ogni singolo giorno, a ricordare che c’è chi lotta per una società migliore, più giusta, della quale loro non fanno parte.
AteneinRivolta
Comunicato dagli studenti in mobilitazione all'Università La Sapienza di Roma. Dopo le grandi manifestazioni del 30, prossimo obiettivo è il 14 dicembre
La straordinaria giornata di ieri, 30 novembre 2010, di conflitto e di opposizione al Ddl Gelmini è stata la migliore risposta possibile all’arroganza con la quale un Governo in evidente crisi continua cieco nell’imposizione di una Riforma che studenti, ricercatori e dottorandi rifiutano con forza.
Alla dismissione dell’Università pubblica, alla cancellazione del Diritto allo studio, all’insopportabile militarizzazione della città, decine di migliaia di studenti, precari e ricercatori non si sono fermati: la rabbia e l’indignazione verso chi sta negando diritti e futuro ad un’intera generazione si sono espresse con forza e con determinazione. In tutta Italia grandi manifestazioni, il blocco delle autostrade, l’occupazione dei binari di venti stazioni, il blocco del traffico e i cortei selvaggi hanno caratterizzato una delle più forti giornate di mobilitazione degli ultimi anni.
Da queste settimane emerge un dato molto chiaro: il Paese è tutt’altro che pacificato. Ieri in piazza 400.000 studenti in tutta Italia, con il consenso della società civile, hanno espresso con forza e radicalità il dissenso nei confronti delle politiche del Governo: a violare le zone rosse, a bloccare le autostrade e le stazioni c’era tutta una generazione che non è più disposta ad essere precaria e ricattabile.
L’approvazione del Ddl Gelmini alla Camera non segnerà la fine delle mobilitazioni: a questo atto arrogante seguirà una risposta ancora più forte. Il giorno della discussione in Senato torneremo ancora più numerosi e determinati a bloccare le Università, le strade e ad assediare i palazzi del potere.
Crediamo che la forza del conflitto sociale che si sta esprimendo in Italia, nelle Università, nei luoghi di lavoro, nelle lotte dei migranti, delle donne, dei movimenti sociali, contro la privatizzazione dell’acqua e per i beni comuni, sarà determinante per la fine di questo Esecutivo: per questo il 14 dicembre, giorno della votazione della Fiducia, assedieremo Montecitorio per ribadire che questo Governo non verrà sfiduciato da intrighi di palazzo, ma dalla lotta di tutte quelle forze sociali non vogliono più subire e pagare la crisi ogni giorno.
Roma 1/12 Comunicato Sapienza in Mobilitazione
Cortei a Palermo, Torino, Pisa, Ancona. A Milano blitz all'Agenzia delle Entrate e poi corteo. A Roma in migliaia davanti a Montecitorio. Il governo va ancora sotto e l'approvazione finale è rinviata a martedì
UNIVERSITÀ: TORINO, PICCHETTI STUDENTI A FISICA E CHIMICA
Prosegue l'occupazione degli atenei torinesi contro la riforma dell'Università. Dopo Palazzo Nuovo, dove l'occupazione con blocco della didattica è cominciata martedì, e l'occupazione del Politecnico, avvenuta ieri sera al termine di una assemblea, oggi è la volta delle sedi di Fisica e Chimica che da questa mattina sono 'bloccatè da picchetti degli studenti.
SCUOLA: PALERMO; MILLE STUDENTI IN CORTEO SOTTO LA PIOGGIA
Oltre un migliaio di studenti è giunti al Provveditorato degli studi di Palermo, in via Praga. I ragazzi stanno manifestando contro la riforma Gelmini. Striscioni e cori contro il ministro e contro i tagli all'istruzione accompagnano la protesta, che va avanti sotto la pioggia battente. Sono una ventina gli istituti superiori che aderiscono alla manifestazione.
UNIVERSITÀ: STUDENTI OCCUPANO FACOLTÀ INGEGNERIA A BARI
Una ventina di studenti occupa questa mattina la facoltà di Ingegneria all'interno del Politecnico di Bari per protestare contro i tagli all'università e la riforma Gelmini. Sul posto sono presenti poliziotti della Digos. Gli studenti, aderenti al sindacato Link, hanno inizialmente sbarrato l'ingresso alla facoltà e alla biblioteca, ma, dopo una vivace discussione, hanno deciso di far entrare quanti chiedevano di accedere alla struttura. A causa dell'occupazione gran parte delle lezioni potrebbe saltare. Stamani, sempre a Bari, davanti all'ateneo, è previsto un presidio di docenti, ricercatori e studenti che incontreranno amministratori locali, esponenti politici e del sindacato. Tutti insieme daranno vita ad un abbraccio simbolico con il quale 'circonderannò il palazzo dell'ateneo.
UNIVERSITÀ: SCONTRI TRA COLLETTIVI STUDENTESCHI E POLIZIA A FIRENZE
Forte tensione al polo di Scienze sociali dell'università di Firenze: circa 500 studenti dei collettivi sono posizionati davanti all'edificio D15, dove a breve si dovrebbe svolgere un convegno a cui prenderà parte il sottosegretario Daniela Santanchè. Gli studenti hanno cercato di sfondare per due volte il cordone di polizia: gli agenti in tenuta antisommossa con caschi e scudi hanno respinto gli assalti, con delle cariche di alleggerimento. Ne sono nati dei tafferugli e degli scontri fisici tra studenti e forze dell'ordine; i manifestanti hanno anche lanciato dei fumogeni contro la polizia. Gli studenti stanno gridando slogan come 'Siamo tutti antifascistì, 'Fascisti carogne tornate nelle fognè, e hanno esposto nel plesso universitario striscioni 'Contro in fascismo con ogni mezzo necessariò. Pochi minuti fa c'è stato un terzo tentativo di carica da parte degli studenti, e le forze dell'ordine hanno risposto con un ulteriore carica di alleggerimento con manganelli e scudi.
UNIVERSITÀ: PISA; RICERCATORI SU TETTO STRUTTURA ATENEO
Un gruppo di ricercatori e dottorandi precari dell'Università di Pisa è salito sul tetto dell' Osservatorio astronomico dell'Ateneo dove ha esposto lo striscione con la scritta «Ritiratelo. No al ddl, sì alla ricerca», con riferimento alla riforma Gelmini in discussione in Parlamento. Per alcuni minuti una trentina di persone ha scandito slogan a favore dell'Università pubblica e contro il ddl Gelmini. Successivamente i ricercatori hanno raggiunto la Torre Guelfa della Cittadella e una volta saliti sulla vetta hanno srotolato un lenzuolo verticale con la scritta «Ritiratelo. No al ddl Gelmini».
UNIVERSITÀ:MILANO;STUDENTI ENTRANO IN AGENZIA DELLE ENTRATE
Nel corso del corteo partito a Milano per protestare contro la riforma dell'Università gli studenti sono improvvisamente entrati nella sede dell'Agenzia delle Entrate che si trova in via Manin, nel centro di Milano. I manifestanti, una decina, che si sono staccati dal corteo, sono riusciti a salire sul grande balcone soprastante all'ingresso e hanno srotolato uno striscione con la scritta 'Più soldi alla scuola meno alla guerrà. Il blitz è stato accompagnato da lanci di uova e oggetti verso l'ingresso dell'agenzia che è stato quasi subito chiuso. L'occupazione simbolica degli uffici dell'Agenzia delle Entrate e sede degli uffici milanesi del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è durata pochi minuti. Gli studenti hanno abbandonato l'edificio lasciando lo striscione appeso al balcone. Al corteo, ripartito verso Porta Venezia, si è aggiunto un piccolo gruppo dei centri sociali. La manifestazione, giunta in piazza Oberdan, proseguirà fino al Politecnico, dove gli studenti delle scuole raggiungeranno il presidio degli universitari. xcol12 251119 nov 10
UNIVERSITÀ: MILLE STUDENTI DA SAPIENZA VERSO MONTECITORIO
Sono circa un migliaio gli studenti partiti con autobus e metropolitana dall'università romana della Sapienza, per raggiungere Piazza Venezia e, da qui, sfilare probabilmente in corteo fino a Piazza Montecitorio. Davanti alla sede della Camera dei Deputati, si uniranno al presidio già in atto contro i tagli all'Istruzione e il ddl Gelmini.
UNIVERSITÀ: CAMERA, SLITTA VOTO RIFORMA
Slitta di nuovo il voto sulla riforma per l'università. La Conferenza dei Capigruppo di Montecitorio ha infatti fissato a martedì 30 novembre, entro le 20, il voto del ddl che, secondo le previsioni, si sarebbe dovuto licenziare entro oggi.
FINE DISPACCIO
Un gruppo di manifestanti entrano nel portone di Palazzo Madama ma vengono trascinati fuori. Poi il corteo si dirige a Montecitorio e alla fine viene caricato. Guarda il video. Occupate piste aeroporto Pisa
++ SCUOLA: STUDENTI ENTRANO IN PORTONE PALAZZO MADAMA ++
Un gruppo di studenti è entrato dentro il portone di Palazzo Madama e lanciano uova contro le vetrate della secondo ingresso della sede del Senato. Le forze dell'ordine stanno cercando di contenere gli studenti che alcune decine. Molti stanno sbattendo i pugni contro la vetrata del secondo ingresso trattenuti dalle forze dell'ordine.
SCUOLA, STUDENTI LANCIANO UOVA CONTRO PALAZZO SENATO
Il corteo degli studenti si trova davanti al Senato dove è in corso un lancio di uova. Le forze dell'ordine in assetto antisommossa si sono posizionate ora tra i ragazzi e l'entrata del palazzo. ggg 241233 nov 10
SCUOLA:CHIUSO PORTONE SENATO,STUDENTI TRASCINATI FUORI
Gli studenti che hanno fatto irruzione nell'ingresso di palazzo Madama sono stati allontanati dalle forze dell'ordine, che hanno chiuso il portone del Senato. Durante l'invasione dell'atrio da parte degli studenti una persona ha accusato un malore e poi i ragazzi sono stati trascinati e respinti all'esterno. Fuori da Palazzo Madama lancio di fumogeni e uova contro il portone. Le forze dell'ordine sono schierate davanti all'ingresso del Senato in tenuta antisommossa. Gli studenti urlano «dimissioni, dimissioni».
UNIVERSITÀ: CORTEO STUDENTI AL SENATO, LANCIO UOVA CONTRO PALAZZO MADAMA
Una parte degli studenti che oggi stanno manifestando contro la riforma dell'università si è diretta al Senato. Di fronte all'ingresso principale di Palazzo Madama è partito anche un lancio di uova e la richiesta di dimissioni per il ministro Mariastella Gelmini. Il portone è stato successivamente chiuso.
SCUOLA, STUDENTI DI CORSA VERSO PALAZZO CHIGI
Numerosi studenti presenti al corteo, correndo, si stanno dirigendo a palazzo Chigi passando da piazza Santi Apostoli per eludere il blocco delle forze dell'ordine disposto a via del Corso.
SCUOLA: SCONTRI STUDENTI FORZE ORDINE IN CENTRO ROMA
Scontri tra studenti e forze dell'ordine nel centro di Roma. Gli studenti si erano mossi verso Montecitorio tentando di forzare un cordone delle forze dell'ordine e sono stati respinti con i manganelli. I manifestanti hanno lanciato anche un petardo.
UNIVERSITÀ: SINISTRA CRITICA, GLI STUDENTI HANNO FATTO BENE
«Hanno fatto bene gli studenti a presentarsi davanti al Senato in maniera visibile e rumorosa. Visto che il Parlamento non rappresenta più la società è giusto che questa si faccia sentire nei luoghi delle istituzioni». Commenta così Flavia D'Angeli, portavoce di Sinistra Critica per la quale fu candidata premier nel 2008, quanto avvenuto stamane davanti Palazzo Madama. «Nel mezzo di una crisi irreversibile del berlusconismo e di questo governo, ormai morente, quello che non è accettabile non è manifestare davanti al Parlamento ma legiferare contro la scuola e l'università. Sosteniamo fino in fondo la lotta degli studenti e delle università in mobilitazione ma contestiamo anche il modo in cui, a furia di tattiche e di manovre, il governo viene tenuto in piedi artificialmente. Si vuole far cadere Berlusconi si blocchi la riforma universitaria e si blocchi la Finanziaria». (ANSA).
AteneinRivolta: " Il Governo traballa e vuole trascinare Università e Ricerca con sè"
Oggi centinaia di migliaia di studenti in tutta Italia hanno dato vita ad un'enorme protesta contro il ddl Gelmini in discussione alla Camera.
Lo hanno fatto attraverso occupazioni, blocchi delle città, cortei, lezioni in piazza, assemblee, dai tetti, dalle facoltà e nelle scuole.
Un movimento enorme e unito chiede lo stop del ddl Gelmini, perchè studenti e ricercatori non ci stanno ad essere trascinati nelle macerie di questo governo che non vuole sentire la voce, eppure forte, di quanti stanno protestando in questi giorni; così come non ha voluto ascoltare le proteste che in questo autunno sono nate non solo dagli studenti ma anche dai lavoratori, dai migranti.
Questo governo non sta lavorando per i soggetti che dovrebbe rappresentare, anzi, sta cercando di tirare dritto nonostante sia ormai chiaro a tutti che questo provvedimento, come tanti altri, porterà solo danni all'istruzione e alla società, in un disperato tentativo di salvare la faccia e aggiungere una croce nella
'lista delle cose fatte'.
E' ormai chiaro che la preoccupazione del Parlamento non concerne cio' che è meglio per gli studenti, i ricercatori, i precari, ma riguarda solamente cio' che è meglio per questa classe politica e per i poteri forti, come Confindustria, in un'ottica di subordinazione della ricerca e dell'istruzione pubblica alle esigenze del mercato e dei privati.
E' per questo che oggi gli studenti hanno deciso di assediare il parlamento, per riprendere parola, per fermare un provvedimento che distruggera' studio e ricerca in Italia, ed è uno scandalo che cittadini che rivendicano i propri diritti siano trattati nelle dichiarazioni dei politici e dalle forze dell'ordine come criminali: esprimiamo e chiediamo solidarietà agli studenti fermati oggi sotto il Parlamento.
Vogliamo il ritiro del DDL e continueremo a protestare fino alla fine.
Ateneinrivolta - Coord. Nazionale dei Collettivi
www.ateneinrivolta.org
UNIVERSITÀ: OCCUPATE PER ALCUNI MINUTI PISTE AEROPORTO PISA
Un corteo di circa 3.000 studenti universitari ha raggiunto l'aeroporto di Pisa e, aggirando il servizio d'ordine, ha invaso pacificamente parte delle piste. L'occupazione è durata alcuni minuti. Il corteo sembrava che dal centro dovesse dirigersi alla stazione, ma poi ha deviato il percorso verso l'aeroporto.
UNIVERSITÀ: SCONTRI ROMA, DUE ARRESTATI E 27 DENUNCIATI
Due arrestati e ventisette denunciati per i disordini avvenuti stamani a Roma in occasione del corteo degli studenti. Tra i denunciati otto hanno partecipato all'irruzione nell'atrio di Palazzo Madama. Sui disordini sono in corso indagini della Digos per identificare eventuali altri responsabili del blitz al senato e degli scontri nel centro di Roma.
Dilaga la protesta anti Gelmini. A Salerno, Pisa, Pavia, Roma e Palermo studenti e ricercatori in rivolta, sui tetti e nei rettorati. Mercoledì 24 novembre presidio nazionale davanti alla Camera in concomitanza con il voto in aula. Fli non voterà contro
Salerno, Pisa, Pavia, Palermo, Roma. Si moltiplicano le occupazioni degli atenei contro la riforma Gelmini in via d'approvazione in Parlamento. Ricercatori e studenti sono saliti sul tetto del rettorato dell'Università di Salerno. Mobilitazione generale a Pisa, dove l'attività didattica è stata completamente sospesa, su indicazione del Senato accademico, per consentire la massima partecipazione possibile all'assemblea di ateneo. A Pavia gli studenti dell'Udu, i dottorandi e ricercatori hanno occupato il rettorato, con i caschetti gialli, per chiedere un colloquio con il rettore. Anche la facoltà di Lettere di Palermo è stata occupata al termine di un'assemblea straordinaria degli studenti. Alla facoltà di Architettura della Sapienza di Roma alcuni studenti dell'Udu, ricercatori della "Rete 29 aprile" e del gruppo "Ricercatori precari" sono da poco saliti sul tetto in piazza Borghese. "Intendiamo rimanerci ad oltranza - annunciano - finché non verrà accantonato l'iter parlamentare della riforma Gelmini".
Anche le facoltà di Fisica e Ingegneria della Sapienza di Roma sono appena state occupate dagli studenti, al termine di una mattinata di assemblee contro la riforma Gelmini. "Abbiamo occupato - spiega all'Ansa uno studente di Fisica - in concomitanza del passaggio del ddl Gelmini alla Camera. C'è bisogno di una forte presa di posizione da parte dell'università contro il costante attacco all'istruzione pubblica. Gli studenti della Sapienza questa mattina si sono presi le loro responsabilità occupando, ora aspettiamo che rettori e presidi facciano sentire la propria voce".
La nuova protesta nazionale è fissata per mercoledì 24 novembre alle ore 10 davanti a Montecitorio, in concomitanza con il voto in aula. Ci saranno i ricercatori, i docenti e gli studenti per circa 20 sigle in totale. "Questo progetto di legge - è scritto in una nota unitaria - non ha nulla a che vedere con la riforma della quale l'università italiana ha urgente bisogno, ma rappresenta un'epocale operazione di smantellamento del nostro sistema universitario pubblico che, qualora portata a compimento, cancellerebbe per sempre il diritto allo studio, la libertà di ricerca e di insegnamento e la dignità del lavoro negli atenei italiani".
Intanto si apprende che i finiani di Futuro e libertà non voteranno contro la riforma dell'Università in esame alla Camera. Lo dice, a margine dei lavori parlamentari, Fabio Granata, spiegando che sui punti sollevati dal suo partito ci sarebbero state rassicurazioni da parte del ministro Gelmini. "Il voto finale - ha dettato alle agenzie - sarà o l'astensione o il voto favorevole. Comunque non sarà un voto negativo". Insomma, per la riforma il cammino ormai sarebbe in discesa.
"Un testo addirittura peggiorato rispetto a quello uscito dal Senato, che si abbatterà sul sistema universitario con effetti devastanti": Così afferma in una nota la segreteria nazionale della Cgil. Il sindacato chiede "un atto di responsabilità: il ritiro del testo e l’avvio di una discussione sulle vere priorità di cui l'Università ha bisogno". Secondo la Cgil il testo contiene "effetti devastanti" sia sotto il profilo finanziario sia dal punto di vista delle regole di funzionamento dell'istituzione. "Pieno sostegno" alle occupazioni degli atenei e delle scuole arriva dalla Flc. "La scelta dei ricercatori universitari di occupare i tetti delle facoltà - afferma il segretario di categoria Mimmo Pantaleo - dimostra che anche il patetico bluff dei concorsi elemosina non è servito a spaccare il movimento".
Migliaia di studenti in piazza in tutta Italia contro la riforma Gelmini e i tagli al diritto allo studio nella giornata internazionale del 17 novembre
Una straordinaria giornata di mobilitazione per tutti gli studenti e le studentesse d'Italia. La data internazionale delle mobilitazioni studentesche per il diritto allo studio, quest'anno ha visto rinnovata la sua importanza perchè inserita in piena crisi di governo, una crisi che si cerca di rimandare con piani di stabilità e riforme (anche quella universitaria) da approvare nel bene del paese.
Manifestare il 17 novembre per gli studenti, i ricercatori e i precari ha significato non restare spettatori del triste teatrino offerto dall'attuale governo.
I destini della riforma Gelmini sono legati a quelli del governo, diverso è invece per la finanziaria che basta da sola a mettere in ginocchio quello che resta dell'università pubblica. Nonostante i fondi enunciati nel maxiemendamento, il "piano di stabilità" conferma i tagli attuati fin'ora cui si aggiunge il confermato taglio del 90% al diritto allo studio. Buona parte poi dei fondi è destinato a scuole e università private, con somma gioia dei cattolici, indignati dagli hobby del premier e messi a tacere con qualche centinaio di milione per le loro scuole e università. A conti fatti, il passivo per i finanziamenti all'università segna 276 milioni...inutile dire chi invece in questo paese non registra passivi da almeno due anni grazie a incentivi, condoni, sgravi fiscali, finanziarie e riforme confenzionate su misura!
ATTACCHIAMO I LORO PROFITTI - CONQUISTIAMO I NOSTRI DIRITTI!
Non poteva che essere questa la voce degli studenti medi e universitari. Manifestazioni determinate e partecipatissime hanno sfilato da Milano a Catania, da Trento a Roma.
A Firenze, dopo essersi radunato in una zona vietata alle manifestazioni, il corteo ha sfilato per il centro della città passando anche sotto la sede dell'agenzia per il diritto allo studio, dove gli studenti hanno attaccato uno striscione in difesa del diritto allo studio.
La provincia di Trento, responsabile dei tagli e della privatizzazione dell'ateneo trentino, si è trovata assediata dagli studenti che hanno poi proseguito in corteo non autorizzato fino al rettorato.
A Catania, la manifestazione si è conclusa con l'occupazione del Monastero dei Benedettini, sede della facoltà di lettere e lingue.
http://ateneinrivolta.org/content/5mila-catania-contro-la-gelmini-occupa...
In molte piazze gli studenti non si sono fatti intimidire dalle forze dell'ordine e hanno raggiunto con determinazione gli obiettivi che si erano prefissati. A Padova, dopo aver bloccato diverse arterie principali della città e superando i blocchi di polizia, il corteo ha finalmente raggiunto il comizio della neo-segrataria della Cgil Camusso, al grido di "sciopero generale, sciopero subito".
A Roma, nonostante pressioni e intimidaioni da parte della questura, il corteo composto da quasi 10.000 studenti ha raggiunto piazza Montecitorio senza incidenti, a riprova che quando le forze del disordine si mettono da parte, non succede proprio nulla
Palermo, Torino, Prato, Bologna e Pisa sono solo alcune delle altre città attraversate dalle manifestazioni studentesche.
Centinaia di migliaia di studenti e studentesse in tutta Italia hanno manifestato contro la riforma, la legge di stabilità ma soprattutto per dare un'ultima spallata a questo governo traballante! Il governo che non si fa problemi a mettere in pericolo la vita di 7 migranti su una gru, persone in cerca del loro diritto a vivere dignitosamente in questo paese. Il governo dei regali alle aziende e delle sponde ai ricatti della Fiat. Il governo dei tagli senza precedenti all'istruzione pubblica. Un governo che si deve guardare bene anche da noi, studenti studentesse in rivolta per riprendere il nostro futuro!
Presidio a Montecitorio, occupazione della Crui e corteo non autorizzato a Roma. Migliaia di studenti in piazza
Una grande giornata di lotta oggi a Roma. Fin dalle prime ore della mattina piazza Montecitorio ha cominciato a riempirsi di studenti medi, universitari e ricercatori, molti dei quali provenienti da altre città italiane. L'obiettivo comune della piazza è quello di bloccare il Ddl Gelmini ed i continui tagli al sistema d'istruzione e di ricerca pubblico.
Ieri è arrivata la notizia che la discussione del Ddl Gelmini alla Camera sarebbe slittata a dopo la Sessione Bilancio ma questo non ha cambiato la determinazione di studenti e ricercatori nel voler assediare Montecitorio, lanciando al Governo un messaggio molto chiaro: le mobilitazioni sono solo all'inizio, le rivolte stanno divampando in tutto il Paese, non permetteremo che la riforma universitaria venga approvata!
Ma gli studenti della Sapienza oggi non si sono limitati a svolgere un sit-in statico. In centinaia verso mezzogiorno si sono mossi da piazza Montecitorio diretti verso il palazzo della Crui, occupandolo simbolicamente per circa venti minuti. Con questa azione studenti e ricercatori hanno voluto denunciare la complicità dei Rettori con il Governo. Proprio la Crui infatti, esattamente come Confindustria, in questi giorni ha spesso sollecitato il Governo affinché la riforma venisse approvata velocemente e senza modifiche. In cambio i Rettori si sarebbero accontentati di poche briciole di denaro regalategli da Tremonti. Diciamo chiaramente ai Rettori che è arrivato il momento di decidere da che parte stare: o si sta dalla parte dell'università pubblica oppure si sostengono le riforme del Governo.
Terminata l'occupazione del palazzo della Crui gli studenti si sono mossi
in corteo non autorizzato. Inizialmente si sono diretti verso il Senato dove sono stati fermati dalla Polizia, poi hanno svoltato immediatamente per Piazza Navona e da lì di corsa fino al Lungo Tevere. Gli studenti in corteo hanno bloccato il traffico per oltre mezz'ora, poi all'altezza di Ponte Cavour hanno svoltato a destra verso via del Corso e sono tornati in corteo fino a piazza Montecitorio.
"Gelmini, Governo, per voi sarà un inferno" il coro gridato dagli universitari mentre rientravano nella piazza.
Il presidio sotto Montecitorio si è sciolto verso le 14 ma tutti si sono dati appuntamento, fra soli due giorni, alla manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per sabato 16 ottobre a Roma.
L'appuntamento per lo spezzone universitario è a Piazzale Aldo Moro alla Sapienza alle ore 10:30.
Quella di oggi è stata un'altra grande giornata di protesta dopo quella dell'8 ottobre. Anche le occupazioni si allargano: dopo l'occupazione della facoltà di Ingegneria a Roma ieri ha occupato anche il Politecnico di Torino.
Si scalda l'autunno, cresce la protesta. Questa volta c'è davvero voglia di vincere!
Coordinamento AteneinRivolta - Roma
Gelmini distrugge la scuola e l'università pubbliche, Sacconi vuole distruggere lo Statuto dei lavoratori, la Fiat gli operai. Il 16 ottobre un'occasione per tanti soggetti colpiti dalla crisi e dalle politiche del governo
Ci eravamo lasciati a luglio descrivendo come “anomala” la chiusura dell’anno accademico alla Sapienza come in tutti gli atenei italiani, con assemblee gremite di studenti e ricercatori, occupazioni dei rettorati, esami in piazza e di notte. Torniamo dalle vacanze e già a partire da agosto vediamo riprendere con forza la mobilitazione dei precari della scuola, colpiti duramente dai tagli ai fondi e all’organico: sono decine di migliaia infatti i docenti precari che quest’anno rimarranno senza cattedra in Italia. La Flc-Cgil ha calcolato che nel solo Lazio nel biennio 2009-2010 il ministro dell’istruzione Gelmini ha tagliato circa 6.000 docenti e oltre 2.600 collaboratori scolastici. Per queste ragioni la reazione dei precari non si è fatta attendere e la protesta è subito ripresa con un presidio permanente, in corso da oltre due settimane, davanti a Montecitorio, con contestazioni diffuse nei provveditorati nei giorni di assegnazione delle cattedre e con forme di protesta più eclatanti come lo sciopero della fame di alcuni precari di Palermo.
La situazione non è di certo più rosea per gli studenti che stanno per cominciare il nuovo anno scolastico in classi che in molti casi superano addirittura le 35 unità, con un evidente problema di dequalificazione dell’insegnamento e di vivibilità degli spazi scolastici.
Ma non sono solamente i precari della scuola a rivoltarsi contro la Gelmini. In tutti gli atenei italiani i ricercatori hanno dichiarato che si sarebbero sottratti, a partire dall’inizio del nuovo anno accademico, da ogni incarico didattico, essendo per contratto retribuiti solo per le attività di ricerca e non per quelle di insegnamento.
Gli effetti sono già più che evidenti: attualmente sono migliaia gli insegnamenti scoperti negli atenei italiani, centinaia i corsi di laurea che rischiano la chiusura, altrettanti quelli che stanno pensando ad un rinvio dell’inizio dell’anno.
A questo punto la palla passa nelle mani di noi studenti. Rimanere immobili di fronte a questo scenario significherebbe assistere inermi alla fine dell’università pubblica, almeno per come l’abbiamo conosciuta finora. Non ci dimentichiamo che il ddl Gelmini, se sarà definitivamente approvato, consegnerà il Diritto allo Studio nella mani dei privati e permetterà agli stessi di impossessarsi degli organi amministrativi degli atenei. Saremo completamente esclusi dai processi decisionali con un netta riduzione della rappresentanza studentesca e studieremo in un’università sempre più dequalificata, falcidiata dai tagli della Legge 133 che, proprio quest’anno, costringeranno gli atenei ad una condizione di vero e proprio dissesto finanziario, con un probabile aumento delle tasse universitarie.
Non rimarremo dunque a guardare né tanto meno ad attendere le decisioni di Rettori e baroni vari. I tagli del Governo ed il ddl Gelmini riguardano tanto il nostro presente quanto il nostro futuro.
E’ necessario cominciare a mobilitarsi fin da subito, solidarizzando con le rivolte dei precari della scuola e della ricerca e promuovendo in tutte le università una forte campagna di sensibilizzazione e agitazione già a partire dai prossimi giorni, essere pronti a lanciare assemblee in tutte le facoltà già dai primi giorni di lezione (o di non-lezione).
Ma è ancor più importante avere sempre uno sguardo al di fuori di scuola e università, avendo ben chiaro quello che sta accadendo complessivamente nel mondo del lavoro.
E’ notizia di questi giorni che Federmeccanica è intenzionata ad andare fino in fondo nel disdettare il contratto nazionale dei metalmeccanici, con l’appoggio non solo del Governo ma anche dei sindacati complici. Si vuole eliminare definitivamente il contratto nazionale collettivo e attaccare ulteriormente le condizioni salariali e lavorative. Il tentativo è quello di esportare il modello di Pomigliano, fatto di flessibilità selvaggia e libero sfruttamento, a tutte le aziende del Paese.
In questa fase più che mai è necessario puntare alla stretta unità delle lotte, superando l’attuale livello di isolamento e frammentazione che le tante rivolte presenti nel paese oggi presentano.
Con questo spirito guardiamo alla manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per il 16 ottobre e in quest’ottica ci sentiamo di avanzare una proposta al sindacato dei metalmeccanici: facciamo in modo che quella del 16 ottobre non sia solamente la manifestazione della Fiom ma che invece rappresenti un primo momento di piazza nel quale unire le tante lotte che oggi costituiscono l’opposizione sociale al Governo e alla crisi.
Proponiamo di aprire fin da subito un tavolo di movimento nel quale far discutere gli operai ed i lavoratori in lotta, i precari della scuola e dell’università, gli studenti medi e universitari, le lotte ambientali e in difesa dei beni comuni e tutti i focolai di resistenza e rivolta presenti oggi in Italia, per costruire una straordinaria manifestazione nazionale il 16 ottobre ed aprire così un grande autunno di rivolte in tutto il Paese!
Il 27 e 28 febbraio a Roma il convegno nazionale di ateneinrivolta.org, il sito nato durante il movimento dell'Onda anomala che ora si propone di costruire una rete nazionale dei collettivi universitari. A poche settimane dall'approvazione della legge Gelmini sulle università.
A più di un anno dall'impressionante, quanto estemporanea, esplosione del movimento studentesco dell'Onda, abbiamo assistito ad un autunno tiepido sul fronte dell'opposizione del mondo della scuola e dell'università ai provvedimenti del governo. Le decine di migliaia di insegnanti precari, ribellatisi al licenziamento di massa e alla liquidazione del loro futuro, sono sembrati una goccia nell'oceano frammentato e rassegnato dell'opposizione sociale alla crisi e al governo Berlusconi.
Nonostante ciò, i tentativi di ricomposizione del soggetto studentesco per promuovere una rivolta generale e generalizzata alla crisi ci sono: in molti atenei studenti e studentesse provano ad opporsi alle riforme del governo e ai costi della crisi economica, mettendo in piedi percorsi collettivi di conflitto. Hanno ben chiaro che soltanto attraverso l'autorganizzazione e le alleanze sociali si può costituire un'efficace fronte di resistenza.
Partendo da queste considerazioni, il 27 e il 28 febbraio, nella facoltà di Psicologia della Sapienza, collettivi da numerose città d'Italia s'incontreranno per due giorni di assemblee e tavoli tematici del convegno “Percorsi d'autorganizzazione nell'università della crisi” organizzata da www.ateneinrivolta.org, sito nato dai collettivi universitari di Roma durante il movimento dell'Onda Anomala. Centro delle discussioni sarà proprio la ricerca di un linguaggio e un metodo comune, che permetta di superare l'atomizzazione dell'ultimo anno, facendo in modo che non si riparta più da zero ogni volta che ci si opporrà a riforme e tagli. Obbiettivo dichiarato sarà superare la frammentazione estrema fra i soggetti autorganizzati che nelle università si battono contro gli effetti di riforme e tagli, mettere in connessione analisi e percorsi, cercare alleanze sociali forti che non lascino più nessuno da solo a combattere contro gli effetti della crisi.
Per questo il convegno si propone di costruire una rete fra i collettivi, che metta in comune e arricchisca i percorsi autonomi condotti facoltà per facoltà. Nell'università dell'autonomia didattica e finanziaria, le modalità d'organizzazione e le forme di ogni singolo conflitto condotto dai collettivi tendono ad essere diversi in tempi e modi, ma non nello scopo: far pagare la crisi a chi l'ha causata, restituire all'università e alla scuola il ruolo centrale nella promozione di cultura e nella trasmissione di sapere che le spettano in questa società, trasformare ogni singola rivolta contro l'università fabbrica di precarietà in una vittoria per un'università sociale e accessibile realmente a tutti.
Appare evidente che l'avanzata di un conflitto condotto esclusivamente nell'università non è sufficiente e il movimento dell'Onda lo dimostra. Proprio per questo la ricerca di legami sociali sempre più stretti appare come una costante delle discussioni previste dal programma del convegno, innanzitutto con il mondo della scuola e gli studenti medi. Questi ultimi sono apparsi sempre più isolati politicamente e lasciati da soli a combattere il triste scenario di una scuola italiana inadeguata e purtroppo sempre più selettiva e razzista. Il filo che legherà i tavoli di discussione sarà quindi la ricerca della modalità con cui riaffermare il ruolo e la qualità dell'istruzione, partendo da tutti i soggetti che compongono il mondo della formazione.
Anche la data scelta per il convegno non è casuale. Nelle prossime settimane, probabilmente entro marzo, approderà alle camere il disegno di legge Gelmini sull'università. La logica di fondo e gli obbiettivi strategici del governo non sono purtroppo dissimili da quelli che hanno ispirato, negli ultimi 12 anni, altre 2 riforme e numerosi decreti. Ad esser stravolto non sarà soltanto il volto e l'organizzazione interna degli atenei italiani, ma il ruolo sociale e culturale dell'università. Per la prima volta nella storia di questo paese, i dati ISTAT (che evidenziano un calo nelle iscrizioni universitarie) mostrano il re nudo: l'università non è più un mezzo sicuro per la promozione sociale e culturale dell'individuo.
La laurea triennale vale quanto un diploma, solo che prenderla costa: Costa tasse universitarie, sempre più alte a causa dei tagli, costa un affitto da 400 o 500 euro (se si ambisce a studiare in una delle città universitarie italiane per eccellenza come Roma, Milano, Bologna o Firenze), costa tempo, altrimenti impiegabile nella ricerca di un lavoro – precario – ma che possa permettere ai giovani di costruirsi una vita in autonomia dalla propria famiglia.
L'università, lontana dal trasmettere un sapere e un metodo d'apprendimento e di riflessione critica, abitua e prepara lo studente ai tempi e ai modi dello sfruttamento precario. La riforma Gelmini spalancherà ai privati le porte della gestione di ogni singolo ateneo, porte che già la riforma Ruberti del '90, la Zecchino e la Moratti avevano aperto. Mancava il colpo finale, quello di un governo impermeabile al conflitto sociale e ai movimenti, deciso a procedere nei suoi piani di dismissione dell'istruzione pubblica.
Introdurre la meritocrazia come principio base per l'erogazione di fondi e borse di studio, rappresenta infatti il salto di qualità rispetto al semplice definanziamento e alla privatizzazione già in atto di numerosi servizi agli studenti.
Non a caso la tematica di un nuovo diritto allo studio riaffiora ormai da tempo nelle discussioni e nelle piattaforme dei collettivi e sarà al centro dei dibattiti del 27 e 28 febbraio.
Trasformare ogni rivolta in vittoria. Questo lo slogan del convegno e non appare affatto scontata, in una fase simile di crisi, la consapevolezza mostrata dagli studenti a un anno dall'Onda: resistere e dire solo no a riforme e crisi non basta più, occorre ripensare l'università e le modalità d'organizzazione per farlo, il convegno di Roma sarà un primo passo in questa direzione.