Appena concluso il contro-vertice studentesco di Vienna, nei collettivi già si parla di Madrid, di Bochum, di Bruxelles: altri vertici fra i ministri dell'istruzione, altre lotte da costruire, una risposta sempre più coordinata alle riforme dell'istruzione che in tutta Europa governi socialdemocratici o nazional-liberisti stanno portando avanti
Appena concluso il contro-vertice studentesco di Vienna, nei collettivi già si parla di Madrid, di Bochum, di Bruxelles: altri vertici fra i ministri dell'istruzione, altri passi in avanti per le riforme scaturite dal Processo di Bologna, altre lotte da costruire per decine di migliaia di studenti e studentesse in tutta Europa. Quello che sta lentamente prendendo corpo dopo il successo della tre giorni di manifestazioni, blocchi, assemblee e workshop che si è appena conclusa a Vienna è proprio questo: una risposta sempre più coordinata e omogenea alle riforme dell'istruzione che in tutta Europa governi socialdemocratici o nazional-liberisti stanno portando avanti.
Basterebbe già questo per considerare un successo l'evento viennese, che in realtà ha mostrato molto altro. Erano anni (l'ultimo incontro nel 2006 ad Atene, quasi a segnare la fine dell'epoca dei social forum) che a livello internazionale migliaia di giovani non si incontravano per discutere, confrontarsi e ragionare insieme, quali prospettive avere, che strategie adottare e che analisi elaborare di fronte a progetti, come quelli sull'istruzione pubblica, che stanno assumendo caratteri sempre più globali.
Quasi per combinazione mentre in Europa collettivi e assemblee studentesche organizzavano le giornate di lotta a Vienna, dall'altra parte dell'oceano si riaccendeva una miccia che sembrava ormai spenta definitivamente. Negli Stati Uniti il processo di dequalificazione dell'istruzione ed il costante aumento delle tasse impediscono di fatto l'accesso ai sempre più esclusivi poli d'eccellenza di trasmissione dei saperi. Un modello che gli studenti europei conoscono molto bene, visto che da anni si parla dei sistemi anglosassoni come riferimento cui tendere per migliorare il sistema formativo in Europa. Contro quei modelli si stanno ribellando gli studenti statunitensi, e le loro richieste, i loro linguaggi non sono affatto diversi da quelli sentiti dentro le aule del campus universitario di Vienna.
Una rivolta che pare essere finalmente la stessa, dalle assolate università californiane, ai freddi prati austriaci. Una rivolta che comincia a darsi tempi e modalità condivise.
Insieme con l'avanzare delle riforme in ogni paese, aumenta fra gli studenti la consapevolezza che la risposta, l'analisi, le lotte devono avere le stesse basi. Dal Processo di Bologna del '99 in Europa le riforme hanno cominciato a uniformare il sistema formativo, e più precisamente quello universitario, alle esigenze di un mercato in cui lo studente deve assumere le forme e i tempi della precarietà già nella fase dell'apprendimento. I saperi che vengono trasmessi non possono che essere precari anch'essi, deperibili, nozionistici...fondamentalmente inutili!
Riqualificare la formazione, restituire alla trasmissione dei saperi i tempi e le modalità appropriate alla crescita individuale e collettiva del soggetto studentesco (e della società tutta), costruire autorganizzazione e creare percorsi collettivi di coordinamento e lotta fra gli studenti. Queste sono solo alcune delle linee uscite dai workshop e dalle assemblee di Vienna.
La consapevolezza che le lotte universitarie non bastano a loro stesse, specialmente in questo periodo di crisi e devastazione sociale, è un altro degli elementi che parecchi collettivi hanno portato con determinazione nelle discussioni di Vienna. Risultava evidente già leggendo il programma della due giorni - ricco di appuntamenti e discussioni su genere, razzismo, lavoro, precarietà - la volontà di legare il conflitto all'università con altre tematiche, altre lotte, altre contraddizioni di un sistema economico e sociale in crisi. Le questioni ambientali, come quelle di genere, la gestione di un società sempre più multietnica e le evoluzioni nel mondo del lavoro stanno assumendo una centralità nuova nei dibattiti studenteschi, e non potrebbe essere altrimenti. Storicamente è dalle università che per decenni si sono sviluppate analisi e sperimentate le forme in cui organizzare i conflitti da condurre in questo sistema.
Gli studenti e le studentesse di oggi, anche a Vienna, hanno dimostrato che non intendono adattarsi alla marginalità in cui le riforme stanno relegando l'università e il mondo della formazione più in generale. Se da Bologna in poi l'obbiettivo per i governi è quello di limitare i tempi di apprendimento, di riflessione e quindi la capacità di elaborare una visione critica e alternativa della società, l'obbiettivo dichiarato per i movimenti studenteschi è quello di riprendersi questi tempi, riportare l'università e i suoi protagonisti (studenti, ricercatori e insegnanti) al centro della società, combattendo così la miseria sociale e culturale che le politiche neo liberiste degli ultimi anni hanno creato in Europa e nel mondo.
Studenti da tutta Europa manifesteranno nei prossimi giorni in Austria contro il vertice che santificherà il "processo di Bologna". Su ateneinrivolta.org la cronaca in diretta delle mobilitazioni
E' notizia fresca quella dell'istituzione del Fondo Monetario Europeo come misura per gestire la crisi, presentata come squilibri economici e finanziari all'interno dell'Eurozone tra i differenti paesi, che di fatto si traduce in strumento di intervento e di controllo sulle politiche economiche e sociali dei paesi.
Un ulteriore processo volto a far convergere le economie e gli interessi finanziari, per salvare le banche e le grandi imprese a danno di lavoratori e lavoratrici, dei precari, disoccupati, migranti, studenti/esse. Ne rappresenta un esempio reale le misure prese in Grecia in questi giorni in cui l'unione europea ha svolto un ruolo centrale e determinante nelle decisioni.
L'Europa, però, si scorda (troppo spesso) di discutere della crisi sociale e di quella della formazione, crisi strettamente legate e connesse tra loro. Competitività e mobilita i principali obiettivi del processo di bologna sono evidentemente falliti.
L'Europa di fatto non crea alcuna possibilità di mobilità per gli studenti, (la laurea triennale in italia ad esempio non è riconosciuta in spagna) ne tanto meno le università possono dirsi competitive in una società in cui la formazione spendibile sul lavoro è trasferita sui master finanziati da grandi imprese.
Qual è quindi oggi il ruolo delle università europee in una EUROzone che cerca l'unità finanziaria e degli interessi e non crea avanzamenti nè possibilità per i "giovani studenti europei?"
Se i governanti non se ne interessano, noi pensiamo invece che sia necessario ricordarglielo.
In occasione dell'incontro europeo dei ministri dell'istruzione che si terrà a Vienna dall'11 al 14 Marzo 2010, vogliamo dare prova che non può esistere alcun processo di convergenza europea se questo non viene discusso con le parti che vivono l'università tutti i giorni, a partire dagli studenti
Ateneinrivolta sarà a vienna con studenti e studentesse da tutta italia, per costruire un processo opposto a quello dei ministri. Partendo dalla partecipazione attiva degli studenti/esse, dalla critica ad un sapere vuoto e frammentato, ad una trasmissione dei saperi che vogliamo determinare.
Nelle prossime ore su www.ateneinrivolta.org aggiornamenti in tempo reale con articoli, foto, video e corrispondenze audio
Manifestazione, presìdi e scioperi in tutte le grandi città contro l'aumento delle tasse scolastiche. La polizia ha arrestato 150 studenti che hanno bloccato un'autostrada. Manifestazioni anche a New York
Grande mobilitazione degli studenti universitari e medi in California che hanno protestato contro i tagli previsti all'istruzione nello stato ormai da quasi due anni sull'orlo della bancarotta. Manifestazioni, scioperi ed altre forme di protesta si sono registrate in tutte le principali città, ma la polizia ha arrestato 150 studenti che hanno bloccato, pacificamente, un'autostrada della cittadina della Baia di San Francisco dove si trova l'università di Berkeley. Anche a New York vi sono stati studenti che hanno aderito al «Day of Action for public education», per protestare contro l'aumento delle tasse scolastiche - deciso nei mesi scorsi dalle università della California - e la riduzione del personale docente e degli insegnamenti offerti. «Ora paghiamo di più per avere un'istruzione peggiore, è per questo che sono qui a protestare» ha detto una studentessa di arte della Cal State Long Beach university, una delle università di Los Angeles che ieri hanno aderito alla manifestazione. Uno studente è rimasto gravemente ferito saltando dal cavalcavia che stava bloccando insieme sulla Interstate 880 quando sono intervenuti i poliziotti per sgombrare l'autostrada nell'ora di punta. Con i conti dello stato in rosso da quando è iniziata la crisi finanziaria, il governatore Arnold Schwarzenegger ha dichiarato di non avere altra scelta che tagli miliardari a tutta l'istruzione, dalla primaria fino a quella universitaria per cercare di ridurre il deficit.
Il racconto della nascita del logo che identificò il movimento studentesco nato esattamente venti anni fa, fatto per noi dal suo autore. Venerdì a Roma un convegno per ricordarlo e un libro nuovo di zecca edito da Alegre. Mandateci il vostro racconto, foto o video a redazione@edizionialegre.it
Quella notte del gennaio 1990 in cucina, a casa di Giuliana, mia madre, che ora non c’è più, ce ne stavamo con Camillo e Leandro a cazzeggiare slogan in rima baciata, inneggiando e brindando alla felina che da ormai due settimane continuava a farsi beffe di finanzieri, poliziotti, domatori di Circo e giornalisti che cercavano di ingabbiarla. Mai e poi mai avremmo pensato che vent’anni dopo, nel Duemilaedieci, oltrepassando quel fatidico 2001 che pareva fantascientificamente appartenere al futuro remoto, saremmo stati ancora qui, a parlarne.
“Già la vita è troppo nera, non cacciate la Pantera…” ha ha ha! Evvài, un altro bicchiere di vino alla salute del gattone imprendibile, veloce e sensuale, che con passo felpato faceva razzìa tra Formello e il Grande Raccordo Anulare, di galline e veline, apparendo, sparendo e riapparendo più in là, tra l’erba alta: scattando più rapida e sicura di qualunque meccanica pantera, o gazzella, copiata e guidata dai goffi ed umani tutori dell’ordine costituito.
Una pantera.
Nera.
E vera.
Non una leggenda metropolitana ma una vera fiera, feroce e felice.
Un pericolo pubblico bellissimo.
Anarchia animale pura.
Sovversione allo stato brado.
Tutti a fiutarne il pericolo. Tutti a chiedersi: “E adesso? Dove sarà? Quando riapparirà?
Dove colpirà? Che combinerà? Chi la fermerà?”
E tutti, ma proprio tutti, e tutte, a tifare per lei.
A sperare nel profondo che nessuno potesse mai arrestarla.
Tutti a sperare, e a temere di trovarsela davanti.
Una Pantera. Un essere vivente così diverso da noi cittadini: rassegnati al massimo ad imbatterci, nella giungla metropolitana, con un cane al guinzaglio. O un piccione.
O con la sua cacca, soltanto.
Il merito, o la colpa, sta nel fatto che il giorno dopo, andando al lavoro l’eco delle rime baciate suonava ancora, e le tante idee frullavano nella testa: “Sai se facessimo delle magliette dalla parte della Pantera quante ne venderemmo?” Diceva Camillo, e Leandro da buon responsabile di Produzione e stampa, tra un bicchiere e l’altro, faceva i conti. E anche mia mamma Giuliana: dei bicchieri da lavare, e dei vuoti da buttare.
Ore 10, viale Cesare Pavese EUR: l’ufficio era brutto forte. Di vetro e cemento.
E peggio di tutto, con un centro commerciale sotto, ed il famoso ‘Palo della Morte’ col teschio ‘Chi tocca i fili muore’ di Un sacco Bello di Verdone all’orizzonte, dietro i prati tristi della periferia di Roma sud, verso la Cecchignola.
Magari apparisse la Pantera…
“A Sté che ce tocca fà oggi?
Pampers, o un Concessionario Renault?”
Stefano Palombi, anzi stefano MARIA palombi, giovane copywriter a inizio carriera, braccia strappate alle molotov, all’antifascismo militante e alle scritte sui muri, stava là. Davanti a me. Dall’altra parte del tavolo come è di regola in ogni brava coppia creativa che non si rispetti.
“Pampers…pampers. Ce tocca.”
“Beh, meglio che l’adesivo per dentiere di ieri”.
“Sé... Meglio della Valeriana Farmades di domani.”
Cazzo! La Valeriana Farmades. Come dimenticarla?
Dovevamo girare il primo spot della nostra vita:
un piccolo passo per l’umanità. Un grande passo per noi creativi in erba.
In erba, nel senso che il mese prima avevamo clandestinamente donato parte della nostra giornata lavorativa ai nostri giovani ex-compagni di università:
“Segnali di Fumo.”
Chiamamola così, disse il Palombi.
Ed io feci il Logo, con la Foglia di Canapa, seminata dal pollice verde sempre di mamma Giuliana sul vaso del balcone in cucina. Il manifesto annunciava la prima ‘Spinellata di Massa’ sotto la Prefettura di Roma, contro la Legge Vassalli – Jervolino: quella che criminalizzava l’uso dell’innoqua erba, che i latini chiamavano cannabis indicaca. (Ancor prima di scoprirla).
Ma cambiamo erba: torniamo alla Valeriana.
“Domani dobbiamo andare a incontrare il regista. Un grande regista. Moraldo Rossi.”
Disse Fabrizietto Conte (producer…pure lui, ma di TV).
“Moraldo che?” dicemmo noi.
“Moraldo Rossi. Il piccolo grande aiuto regista di Fellini. Fin dai Vitelloni!
Ignoranti”.
Io e Stefano…muti.
Quel giorno sui pannolini Pampers Boys & Girls, non riuscivamo proprio a concentrarci.
Io pensavo a tutti i Boys, ma soprattutto a tutte quelle Girls che, mentre io e Stefano stavamo rinchiusi a pensare nel palazzo di vetro e cemento all’EUR, si preparavano a passare la notte all’Università:
“Sté. Forse domani occupano”.
“Chi?”
“Gli studenti. Domani c’è l’assemblea cittadina a Lettere. Mi sa che domani votano se occupare l’Università. A Palermo sono già in occupazione da prima di Natale. Un po’ tutte le facoltà si stanno mobilitando contro la ‘Riforma Ruberti’…”
“ E che vuole fare ‘sto Ruberti?” Chiese Stefano.
“ Vuole privatizzare le Università: con la scusa della carenza di fondi, e di rendere gli studi meno ‘accademici’ e più’ professionalizzanti’ vuole introdurre i Privati nella Ricerca, le imprese nelle Università Pubbliche”.
“Bel casino. Fanno bene a occupà.”
“Sé… e noi quà, a pensare ai pannolini”.
“Noo. Alla Valeriana. Ciccio Pupazzo!”
“Ah già…zzzzzz”.
Mumble. Mumble. Mumble.
“Senti Sté, ma… se io ti dicessi che ‘Già la vita è troppo nera.
Non cacciate la Pantera…’ tu che mi diresti?
“Che ‘Segnali di Fumo’ era ‘bbono”.
“No. Sté. A parte gli scherzi. Tu che ne pensi della Pantera?
“Che spero proprio che non la prendano. Che è bello sapere che c’è. E che nessuno riesce a ingabbiarla. Mi piacerebbe essere lei”.
“A me piacerebbe essere all’Università adesso. Non ci riesco a lavorare pensando che potremmo essere là con loro. Non potemmo fare una campagna per il Movimento? Invece che per la Valeriana?”
Gli studenti.
La Pantera…
“Ieri sera con Camillo e Leandro, si cazzeggiava, sulla Pantera che gira. Abbiam fatto un po’ di rime baciate: “la Pantera non fa primavera.” Si pensava di fare delle magliette. Degli adesivi…
Ma se unissimo la Pantera col Movimento?
In fondo tutti e due sono sbucati dal nulla. Tutti e due sono liberi, attraenti… e a rischio gabbia.”
“O gabbio”.
“A Sté. Tu ne sai qualcosa, eh?”
“Senti questa Fà: ‘Notte e giorno. Giorno e sera. Morde e fugge la Pantera.”
“Bella Sté. Ma non è molto politico…”
Allora questa‘La Pantera arriva oibòh. Scappa Craxi nello zoo”.
“E Ruberti?”
“La Pantera ha gli occhi aperti. Dove scapperà Ruberti?”.
A fine mattinata erano almeno 10 slogan in rima baciata, freschi freschi.
Ma Stefano, pensava ancora. Come al solito. Non si accontentava.
Bisognava trovare un claim, un titolo, che riuscisse ad unire in maniera originale e semplice da un lato l’immaginario studentesco, il sentirsi parte di un movimento in nascita, e dall’altro l’identificazione collettiva, profonda ed eccitante di ognuno/a di noi con il felino imprendibile, astuto e alieno.
E Stefano scrisse:
“LA PANTERA SIAMO NOI”.
Trasferibili Letraset (il computer, ancora non si usava!): Futura Extra-Bold Condensed Italic.
Ce n’era un foglio quasi nuovo, e poi serviva un carattere ben leggibile e dinamico.
Anche se non elegantissimo…
Io tenevo da sempre nella libreria un vecchio libro di Aulo Plauzio, mio padre, sulle Black Panther. Risaliva a quando avevo 6 o 7 anni. Uno dei Loghi militanti più belli della storia.
Perché non farlo rivivere per una giusta causa, qui in Italia, per difendere la formazione pubblica, di massa e di qualità?
Messa sotto il titolo di Stefano, la Pantera faceva la sua bella figura.
Un corto circuito fra passato e presente, fra storia recente e cronaca (nera come la Pantera).
Ore 18.
Finisce la giornata di Lavoro. I colleghi se ne vanno, inizia la partita di calcio-balilla, o calcetto, o biliardino di rito: io sono alla fotocopiatrice. E in difesa. Palombi, all’attacco: Gooool!!!
200% ingrandiamola ‘sta Pantera: da A4 ad A3.
Esce la prima Fotocopiona, made in ufficio, fuori orario, che ruggisce:
“LA PANTERA SIAMO NOI.”
Firmato: Movimento Studentesco Romano.
Quante: 50?
Ma facciamo 100.
Sì, dài: già che ci siamo, esageriamo!
Ed escono, una dopo l’altra, dalla fotocopiatrice, una Pantera dopo l’altra, le 100 fotocopie che sconvolsero La Sapienza. E non solo.
“ Sté. Domani c’è l’Assemblea Cittadina alla Sapienza interfacoltà, alle 10 a Lettere.”
“A Fà, ma noi dobbiamo andare da Moraldo.
Moraldo Rossi: la Valeriana Farmades!”
“Dove abita?”
“A via La Spezia”.
“Perfetto. Io parto prima in motorino, passo alla Sapienza, vado a Lettere, mollo le fotocopie della Pantera, e vi raggiungo”.
Se va tutto come spero, domani ci saranno i giornalisti. I compagni della Commissione Stampa mi hanno detto che hanno invitato anche il TG3. Speriamo che mandino una troupe. Delle telecamere.
Poi i media e gli studenti faranno il resto. O no?
La formula chimica mediatica era innestata.
Se si accenderà spontaneamente, se il fiuto e l’istinto felino non ingannano, domani il contagio si allarga.
Il fuoco si spande.
Il Virus contagia.
Il domino casca.
…Fatevi la metafora del cavolo che preferite.
Erano più di 10 anni prima che si parlasse nel lessico pubblicitario di “Viral” sul web, o di “Guerrilla advertising”.
Eravamo ancora nell’era cartacea del Fax.
Internet era nell’aria.
La rete, nel mare.
I piedi, per terra.
La testa, fra le nuvole.
1. Continua.
(Fine 1.a Parte).
Dopo il via libera dalla Camera, Gelmini presenterà a breve la riforma delle superiori in Consiglio dei ministri. Un progetto a base di tagli drastici all'orario che in pochi anni ridurrà a decine di migliaia il personale. Il 12 marzo sciopero indetto dai Cobas e a fine gennaio assemblee dei precari
Verso il varo della riforma delle scuole superiori
Altri licenziamenti in arrivo
di Daniele Ippolito
Con il parere favorevole della Commissione Cultura della Camera, espresso Martedì 19 Gennaio, e l’imminente parere dell’omologa Commissione del Senato, la riforma degli ordinamenti delle scuole superiori procede verso l’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri. Nonostante alcune osservazioni critiche già espresse dal Consiglio di Stato e ribadite dalla Commissione della Camera, che hanno prodotto leggere modifiche rispetto all’impianto iniziale del progetto della Gelmini, tra cui una partenza più lenta della riforma (solo per il primo anno e non per i primi due) ed un orario meno ridotto per gli istituti tecnici e professionali, il processo di ristrutturazione della scuola pubblica va avanti a colpi di tagli di ore di insegnamento e quindi di personale.
La scuola secondaria superiore manterrà l’attuale divisione tra licei, istituti tecnici e professionali ma tutti gli indirizzi verranno rivisti all’insegna della riduzione dei piani orari e della cancellazione di tutte le sperimentazioni introdotte negli ultimi anni. I licei passeranno a 27 ore settimanali nel biennio e 30 nel triennio (inferiori agli orari oggi in vigore) con l’eccezione dell’artistico che avrà 32 ore (oggi ne ha oltre 40), mentre i tecnici e i professionali scenderanno a 32 ore (o 34 secondo la Commissione Cultura della Camera) rispetto alle 36 attuali (e anche più in alcune sperimentazioni). Questo provvedimento avrà un’ovvia ricaduta sul livello della formazione degli studenti italiani e rappresenterà un ulteriore taglio di posti di lavoro di docenti. Infatti, soltanto dalla riforma delle superiori, il governo conta di ridurre 3.700 posti di lavoro nell’a.s. 2010/11 (7.000 nel successivo) che si andranno a sommare ai tagli previsti da altri provvedimenti, per un ammontare di 25.600 docenti. Va considerato che già nel corrente anno scolastico c’è stata una soppressione di 42.100 docenti e che i tagli continueranno finché la riforma non andrà a regime, cioè per cinque anni. L’assetto complessivo del sistema dell’istruzione ne risulterà profondamente modificato.
A fronte di una tale offensiva da parte del governo, le risposte da parte del mondo della scuola appaiono finora molto deboli. Le iniziative di protesta segnalate in alcuni istituti sono significative ma isolate. Va rilevato lo sciopero generale lanciato dai Cobas Scuola per il prossimo 12 Marzo, data in cui anche la Cgil ha indetto uno sciopero del Pubblico Impiego. I Cobas denunciano anche l’emendamento al Ddl sul lavoro collegato alla Finanziaria, approvato dalla Commissione Lavoro della Camera, che consentirebbe di considerare l’apprendistato come adempimento dell’obbligo scolastico e incentiverebbe l’uscita dalla scuola a 15 anni.
Registriamo, infine, due incontri lanciati dal movimento dei precari della scuola, che in questa fase sembra riuscito a superare le divisioni che ne hanno condizionato l’agire nel recente passato: il 24 Gennaio un’assemblea del centro-nord a Bologna e il 31 Gennaio un appuntamento nazionale a Napoli per discutere sulle mobilitazioni da mettere in campo, compresa l’ipotesi di bloccare gli scrutini di fine quadrimestre e quelli di fine anno. Sperando che non sia troppo tardi.
Approvato un emendamento in commissione Lavoro alla Camera con cui si equipara l'ultimo anno dell'obbligo con l'apprendistato. Insorgono le opposizioni, dal Pd alla Cgil. Gelmini difende la norma. I Cobas indicono lo sciopero generale per il 12 marzo
Il governo prosegue nella linea della disarticolazione e impoverimento del lavoro e del lavoro in formazione. In un'ottica classista va inserito anche l'emendamento approvato oggi in Commissione Lavoro alla Camera al Ddl sui lavori usuranti. La norma prevede che l'ultimo anno dell'obbligo scolastico, stabilito dalla legge a 16 anni, si potrà ottemperare anche con l'apprendistato. Si rende così legale l'avvio al lavoro a 15 anni equiparando impropriamente l'apprendimento scolastico, e la contestuale tutela dei minori, all'istradamento all'attività lavorativa. Un passo indietro di decenni.
Il progetto ha sollevato un vespaio di polemiche da parte di opposizioni e sindacati mentre il ministro Gelmini ha assicurato che «l'assolvimento dell'obbligo di istruzione attraverso un vero contratto di lavoro, retribuito secondo i contratti collettivi di lavoro, rappresenta una possibilità ulteriore di contrasto al fenomeno della dispersione scolastica». «La maggioranza e il ministro Sacconi hanno deciso di fare carta straccia dell'obbligo scolastico», ha commentato invece Giuseppe Fioroni, responsabile Pd area Welfare ed ex titolare del dicastero di viale Trastevere. «Ci troviamo di fronte a un governo ignorante che incita all'ignoranza», ha osservato Antonio Borghesi, vice capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera mentre la Fgci invita il Capo dello Stato a «stoppare» la norma in questione. Durissima la Cgil che parla di «ultimo atto dello smantellamento di un vero obbligo scolastico». «Prevedere questo - ha dichiarato il segretario della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo - significa mettere in discussione l'essenza stessa dell'obbligo scolastico che va assolto nei percorsi di istruzione e formazione e non attraverso l'apprendistato che nella maggior parte dei casi si traduce in un lavoro vero e proprio dove di apprendimento c'è ben poco». Contraria anche la Uil mentre molto più moderata la Cisl. «L'emendamento - ha dichiarato il segretario confederale Giorgio Santini - approvato in modo frettoloso e senza nessuna consultazione delle parti sociali, deve essere corretto prima dell'approvazione in Aula del Ddl Lavoro prevista per la prossima settimana». Per la Rete degli studenti l'emendamento Cazzola «traduce in legge la proposta di Sacconi di qualche settimana fa di mandare i giovani a raccogliere le arance al posto degli immigrati a Rosarno». Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi respinge le critiche definendole «ideologiche».«Non si tratta per nulla di anticipare l'età di lavoro, ma di consentire il recupero di un giovanissimo demotivato a seguire gli altri percorsi educativi attraverso una piu« efficace modalità di apprendimento in un contesto lavorativo».
A indire una mobilitazione diretta sono invece i Cobas che hanno proclamato lo sciopero generale della scuola il 12 marzo. «Non passa giorno - afferma il portavoce Piero Bernocchi - senza che l'attacco alla scuola pubblica e il suo progressivo immiserimento e smantellamento proseguano il loro distruttivo percorso, tracciato da un governo che, accelerando sulla scia di quanto fatto da Berlinguer, Moratti e Fioroni, vuole togliere ogni centralità alla istruzione pubblica, considerata una spesa improduttiva da ridurre brutalmente». «Proprio mentre le Commissioni Istruzione e Cultura di Camera e Senato si apprestano a dare il via libera alla micidiale riforma delle superiori, che cancellerebbe decine di migliaia di posti di lavoro di docenti ed Ata e taglierebbe materie e ore di insegnamento fondamentali, la Commissione Lavoro alla Camera ha introdotto nel Disegno di legge sul lavoro collegato alla Finanziaria uno sciagurato articolo che permetterebbe di considerare l'apprendistato come adempimento dell'obbligo scolastico e incentiverebbe clamorosamente l'uscita dalla scuola a 15 anni. «Ce ne è abbastanza - concludono i Cobas - per chiamare docenti ed ATA ad una lotta decisa e a tutto campo, sollecitando anche la mobilitazione degli studenti e di tutto il popolo della scuola pubblica».
Nella giornata dello sciopero Cgil che ha concluso il corteo in piazza del Popolo con il comizio di Epifani, il corteo studentesco della Sapienza, e quello dei lavoratori precari, viola l'ordinanza del Prefetto. Cariche ma anche libertà di manifestare
La si leggeva nei volti, gia da questa mattina a piazzale Aldo Moro, la determinazione degli studenti e delle studentesse, molti giunti da altre città, che pian piano si riunivano con i precari della scuola per affrontare una grande mobilitazione nella giornata dello sciopero dei lavoratori di scuola, università e funzione pubblica.
Solo a due giorni dal corteo il percorso che portava al ministero, precedentemente autorizzato viene negato dalla questura di Roma, utilizzando come pretesto un protocollo firmato dal Comune di Roma e Ugl – senza alcuna levata di scudi dell’opposizione – che definisce percorsi prestabiliti per le manifestazioni nella città di Roma. Evidentemente pochi e insufficienti. Sembra una storia già vista l’anno scorso, cambiano i protagonisti, ma quel che non cambia è il risultato. Al di là del fatto che questo protocollo dovrebbe vincolare solo le parti che lo firmano ed è quindi da ritenersi non valido per chi è al di fuori di queste, l’ulteriore beffa portata avanti dalla Questura sotto l’evidente spinta del Comune di Roma, è che il protocollo sarebbe dovuto entrare in vigore il 12 dicembre, giorno successivo al corteo.
Comunque, al di là della volontà della questura, questo protocollo non determina uno scoraggiamento per il corteo autorganizzato che parte dalla sapienza verso le 10.00 del mattino, determinato ad arrivare al Ministero della Pubblica Istruzione, con la voglia e l’intenzione di non avallare alcun divieto.
Intanto a Piazza della Repubblica parte il corteo della Cgil Flc e funzione pubblica che terminerà a Piazza del Popolo con comizio finale di Epifani. Anche su questa decisione della Cgil occorrerebbe una riflessione. I lavoratori della scuola avevano già da tempo chiesto esplicitamente al sindacato di concludere insieme il corteo al ministero della pubblica istruzione – decisione sensata – e se al principio sembrava che ciò fosse possibile, la decisione è cambiata radicalmente nel momento in cui ha aderito allo sciopero anche la funzione pubblica
È anche per questo motivo che gli insegnanti precari della scuola hanno infine scelto di partire da piazzale Aldo Moro ed arrivare insieme al ministero per “assediare” e portare ancora una volta sotto quel palazzo la voce di dissenso per ciò che sta accadendo nella scuola e nell’ università, oltre che per chiedere le dimissioni della ministra della “distruzione” Gelmini ( così rinominata), la quale dal suo insediamento nulla ha prodotto se non una sequenza di provvedimenti dannosi per scuola università e ricerca: riforma Gelmini sulla scuola, legge Aprea, e il nuovo ddl Gelmini sull’università presto in discussione al Parlamento.
Nel corteo vengono scandite rivendicazioni chiare sul diritto allo studio, sull'assenza di un futuro garantito, per l’istruzione pubblica e contro l’entrata dei privati nelle università e nelle scuole, così come la contrarietà alle politiche di tagli e licenziamenti. Un corteo determinato e cosciente che solo attraverso l'unità – rivendicativa e di piazza – di tutti i soggetti della formazione, è pensabile costruire una mobilitazione più matura, all’altezza della sfida posta dalle aule parlamentari, unite ( loro si!) nel proporre le ultime riforme.
Il corteo giunto a piazza della repubblica si trova la strada bloccata con schieramenti ingenti di polizia e carabinieri in tenuta antisommossa con camionette annesse.
Più volte il corteo chiede di passare, cercando di avanzare a mani alzate, rivendicando il diritto a manifestare liberamente per poter giungere al Ministero dell’Istruzione. Ma non c’è nulla da fare, la strada rimane bloccata, è evidente che la questura ha ordini precisi: non far passare gli studenti.
Di li a poco partono due cariche che colpiscono alcuni studenti e studentesse, ma il corteo non arretra. Si rimane lì nella piazza, insieme. La piazza non si lascia. Nessun@ torna indietro. Anzi è proprio in quei momenti che escono fuori quell’inventiva e quella imprevedibilità che fanno ripensare all’Onda, che parlano del protagonismo di questa generazione di studenti; certo, i numeri dello scorso anno sono lontani, ma si respira nell’aria la volontà di non rassegnarsi e di riprendersi la città a piedi e in corteo, di comunicare e di risvegliare la cittadinanza che affacciata alle finestre si domanda cosa succede.
C’è molto da comunicare e quasi non si ha il tempo in un paese dove le leggi vengono approvate velocemente e senza uno straccio di dibattito pubblico; a qualcun@ spetta proprio questo duro e difficile lavoro, senza delegare neanche una virgola, sul disegno distruttivo su scuola e università che questo governo senza vergogna porta avanti.
Proprio con questa voglia di andare avanti il corteo degli studenti/esse si svincola dai cordoni, cambiando direzione, girando intorno a piazza della repubblica giunge fino al ministero dell’economia. Questo palazzo è il luogo simbolico – ma non troppo – della gestione economica di questo paese, delle finanziarie dei tagli, delle politiche di finanziamento alle banche e alle grandi imprese in fallimento. Niente a scuola e università, niente ai lavoratori e alle lavoratrici di questo paese. Quella del 2010 sarà una finanziaria a costo zero, che significa nessuna spesa pubblica, già preannunciata dal dpef..
Il corteo si ferma per un po’ per ricordare che, per un istruzione di qualità servono investimenti e non tagli e licenziamenti. Musica e interventi si susseguono, per poi ripartire, questa volta per tornare alla Sapienza. Il corteo si dispiega ora in modo più rilassato nelle strade che percorre sotto il sole; un senso di vittoria, seppur minima, serpeggia tra gli studenti; non importa che questa sia ristretta alla rottura di un assurdo divieto voluto dal Sindaco Alemanno. Gli interventi dai camioncini fanno intendere che questo è solo l’inizio.. ci sarà lo spazio per un’altra rivolta?