I migranti ancora sulla gru avviano lo sciopero della fame. Fallisce la reazione violenta ordinata da Maroni. Anche se cinque migranti, arrestati, sono ora detenuti nel Cie di Torino. Oggi manifestazioni di solidarietà in molte città. La cronaca da radiondadurto
Ore 13.00: Cinque dei didici immigrati espulsi ieri dopo le cariche della polizia durante lo sgombero del presidio permanente sotto la gru sono detenuti nel Cie di Corso Brunelleschi a Torino. Si tratta di quattro egiziani e un tunisino, Samir che abbiamo contattato telefonicamente.
Ore 12.15: Aggiornamento dalla gru con Arun che spiega il tentativo fallito dei pompieri di montare una rete di protezione e lo stato di salute dei sei migranti in lotta.
Ore 12.00: Si sta concludendo il processo ai danni del secondo dei 4 immigrati arrestati ieri. Per lui -un cittadino pakistano-, accusato di resistenza a pubblico ufficiale, gli inquirenti hanno chiesto la custodia cautelare in carcere. Il giudice sta decidendo in questi momenti.
Ore 11:10. Primo aggiornamento dal Palazzo di Giustizia. Il processo nei confronti di Singh è rinviato al 29 novembre, 2 immigrati presentano evidenti segni di percosse, per gli altri si aspetta.
Ore 10:10: i vigili del fuoco salgono 10 metri sopra la gru. L’obiettivo sembra essere ancora quello di posizionare delle protezioni. Dalla gru ribadiscono che non vogliono interventi esterni. Da via San Faustino il collegamento con Sancho della redazione.
La corrispondenza di Leo dal presidio di via San Faustino
Ore 9.15: Uno dei quattro immigrati arrestati ieri, Singh, e Fabio saranno processati per direttissima oggi alle 10. Per gli altri ancora nessuna comunicazione.
Ore 7.40: Ancora un aggiornamento sulla situazione in via San Faustino con Maurizio Murari, uno dei nostri collaboratori fermati ieri mattina.
Ore 6.20: La notte è finita. Sono passate 24 ore dallo sgombero del presidio sotto la gru. In via San Faustino cresce il numero degli antirazzisti solidali con la protesta dei 6 immigrati, arrivati ormai al decimo giorno di mobilitazione a 35 metri d’altezza. Attorno al cantiere di piazzale Battisti restano schierati poliziotti e carabinieri. La situazione è calma, ma non tranquilla. Ci si aspetta un’altra giornata impegnativa: c’è da portare avanti la lotta sopra e sotto la gru, ma anche da verificare come l’autorità giudiziaria intenderà procedere nei confronti degli arrestati di ieri. Da chiarire anche la sorte dei 12 migranti deportati nei Cie. Il primo aggiornamento di giornata da via San Faustino con Irene della redazione.
Iniziative in più di sessanta città, con modalità diverse. Da semplici presidi antirazzisti a scioperi nelle aziende, nelle cooperative, nei cantieri con cortei che hanno visto come protagonisti migliaia di migranti. Una giornata importante che può aprire un nuovo percorso per il moderno proletariato
Iniziative in più di sessanta città, con modalità diverse. Da semplici presidi antirazzisti a scioperi nelle aziende, nelle cooperative, nei cantieri con cortei che hanno visto come protagonisti migliaia di migranti. Studenti migranti di seconda generazione scesi per le strade e nelle piazze decisi a non subire più discriminazioni. Questo è stato il 1° marzo in Italia. La crisi e il razzismo sono stati al centro di tutte le mobilitazioni. Una crisi che si vuol far pagare soprattutto ai migranti con il ritorno nella “clandestinità” , frammentando ancor di più il mercato del lavoro, per incrementare i tassi di sfruttamento. Non c’è nessuno che più dei migranti conosce il vero significato della precarietà. Che vive sulla propria pelle quella purtroppo modernissima condizione che ricombina continuamente la precarietà esistenziale, con quella sociale e lavorativa. Dove la flessibilità significa solo precarietà e la cittadinanza presuppone l’assoggettamento. E’ per questa loro specifica collocazione nel sistema produttivo, nella società - al tempo della crisi - che i migranti rivestono un ruolo importante per comprendere i comportamenti, le lotte della nuova composizione di classe. Una classe che non esiste a priori, come un qualcosa di già dato che dev’essere solo organizzato, ma che si manifesta nei momenti del conflitto, della mobilitazione. Dunque una classe da attraversare, da esserne coinvolti proponendo quelle forme di autorganizzazione che hanno un senso solo se producono soggettività, alimentano le contraddizioni, mettono in crisi gli attuali sistemi di rappresentanza. I migranti sono a tutti gli effetti tra i soggetti centrali di questo processo.
Il percorso che ha portato al primo marzo, al “giorno senza di noi” è stato difficile e piuttosto accidentato. I tentativi di sminuirlo, depotenziarlo sono iniziati quasi subito. Sono stati prefigurati scenari dai tratti inquietanti: si dividono i lavoratori, è uno sciopero etnico, virtuale, non si deve fare ora ma tra otto mesi. Come se avessimo di fronte una classe operaia italiana ( bianca?) compatta e coesa che esprime lotte e mobilitazioni ed è minacciata dai comportamenti dei lavoratori migranti (tutti della stessa etnia?). Oppure, ma non cambia di molto, facendo leva sull’auspicio, che progressivamente diventa un ostacolo, di costruire prima l’unità dei lavoratori migranti e nativi e poi mettere in capo conflitti e mobilitazioni. Si deve purtroppo registrare che in questa occasione le sinistre sindacali, confederali e di base, con l’eccezione in alcune province, sono state prigioniere di questi ragionamenti. Gli altri sindacati o settori sindacali hanno fatto semplicemente il loro mestiere: i migranti non devono diventare soggetti sociali protagonisti del proprio destino, devono restare essenzialmente dei “fruitori di servizi” che tuttal’più fanno vertenze individuali. Un discorso analogo si potrebbe fare con quell’associazionismo antirazzista rimasto imbrigliato in logiche solidaristiche che non vanno oltre l’evocazione astratta dei diritti e di un’improbabile integrazione.
Invece il primo marzo è importante perché può aprire un nuovo percorso fatto di anticipazioni, di esperienze, di aspirazioni che stanno attraversando il moderno proletariato. Non si ricompone alcunché con le somme aritmetiche, con le mere sommatorie di classe, genere e razza. Sono le soggettività attive del lavoro vivo contemporaneo che possono aprire un nuovo spazio per la ricostruzione delle relazioni di classe e del conflitto.
Diecimila in corteo a Brescia, ventimila a Napoli, diecimila a Bologna e Genova, ma anche a Torino e poi Roma, Verona, Livorno Milano. Una giornata riuscita tra boicottaggi e scetticismo. La cronaca realizzata con i "corrispondenti" del Megafono
I dati sono arrivati un po' alla volta, uniformi e chiari da tutta Italia. La "giornata senza di noi", il primo sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici migranti è stata un successo. Cortei, manifestazioni, azioni simboliche si sono svolte praticamente dappertutto. E migliaia e migliaia di migranti sono scesi in piazza ma, soprattutto, hanno realmente scioperato. In particolare nel Nord, nell'area compresa tra Brescia, Milano e il Nordest ma interessante è stato anche lo sciopero di Porta Palazzo a Torino, dove la stragrande maggioranza dei banchi gestiti dagli immigrati è rimasto chiuso. Si è avuto un sussulto, quindi, una risposta coordinata e, per la prima volta, non solo emotiva o "democratica" ma sociale e in grado di mettere in risalto la reale natura del lavoro migrante. Lavoro sottopagato, sfruttato, eppure così importante e utilizzato a piene mani da padroni e padroncini. Che si sia trattato di un successo lo dimostra l'adesione dell'ultimo momento del Pd con l'ex segretario Franceschini che si è affacciato alla manifestazione romana. E addirittura Renata Polverini, candidata per la destra alla presidenza del Lazio ha sentito il bisogno di solidarizzare con lo sciopero. Ci sarà il tempo per fare il conto reale delle iniziative e tirare un bilancio più completo. Ma ci sembra già chiaro che il 1 marzo 2010, nonostante le reticenze, le diserzioni - evidente l'assenza di gran parte della sinistra istituzionale tutta presa con la partita elettorale - alcuni veri e propri boicottaggi segnerà la qualità e le dinamiche del movimento dei-delle migranti in Italia.
La cronaca della giornata
«Scioperi in oltre 50 aziende, di cui la metà metalmeccaniche, in decine di cooperative di servizi, in tutti gli istituti professionali frequentati da studenti migranti di seconda generazione e negli uffici pubblici in cui lavoratori e lavoratrici italiani antirazzisti si sono astenuti dal lavoro». Questo il 1°marzo a Brescia secondo il Comitato Primo Marzo che ha promosso la giornata in città. Un corteo di 10 mila persone in grandissima maggioranza di migranti ha sfilato per le vie del centro storico. Lavoratori, studenti e famiglie migranti hanno parlato della loro condizione sociale e delle discriminazioni che sono costretti a subire. Crisi e razzismo : le due parole che hanno continuamente attraversato il corteo. «Oggi a Brescia - recita il comunicato del Comitato - in piazza della Loggia, come nella manifestazione di varie migliaia di migranti del 6 febbraio, c’era la consapevolezza che l’attacco ai diritti e alla libertà di circolazione dei migranti riguarda tutti. Nativi e migranti».
In ventimila, secondo gli organizzatori, le presenze stimate al corteo antirazzista di Napoli. Il corteo, partito da piazza Garibaldi, ha raggiunto piazza del Plebiscito dove, per l'intero pomeriggio si sono svolte esibizioni di musicisti e attori. Presenti tutte le comunità presenti sul territorio campano, dal Burkina Faso al Ghana, dalla Nigeria al Marocco, dal Bangladesh al Senegal.
In migliaia in piazza anche a Torino con una forte presenza migrante, la maggioranza visibile del corteo con donne e bambini. Il fatto politico più rilevante è stato lo sciopero che si è verificato al grande mercato di Porta Palazzo. L'80% dei venditori di frutta e verdura e il 60% degli ambulanti di abbigliamento non hanno aperto i loro banchi aderendo così allo sciopero. «Un fatto di grande rilievo che dà il segno alla giornata» ci dice con molta soddisfazione Franco Turigliatto, portavoce di Sinistra Critica, praticamente la sola organizzazione politica in piazza. La manifestazione, pacifica e tranquilla, è stata però messa in tensione dalla polizia ferroviaria che ha arrestato uno dei manifestanti, alla stazione, trovandolo senza permesso di soggiorno e preparandogli il foglio di via. Finita la manifestazione si è così fermato un presidio in prefettura per chiedere la liberazione del fermato.
A Genova, invece, il sindacato ci ha messo le bandiere ma non ha indetto lo sciopero. Solo due Rsu, Selex (gruppo Finmeccanica) e Brignole (assistenza agli anziani) hanno dato segnali. Così s’è dovuto aspettare che tutti tornassero dal lavoro per muoversi appresso a un corteo che però, così grande, Genova non lo vedeva da un pezzo. Diecimila in strada ma non chiamatelo (ancora) sciopero. E’ cominciata con le lezioni del mattino che il comitato promotore (80 sigle da Sinistra Critica a Sant’Egidio) ha tenuto in scuole elementari e medie ad alta contaminazione a Ponente e nel centro storico per spiegare il ruolo degli stranieri e l’orrore del razzismo. E’ andata avanti con alcuni sociologi dell’università che hanno spiegato il razzismo istituzionale in una lezione all’aperto alla Commenda, crocevia tra levante e ponente ai bordi dei carrugi. Centinaia le maschere bianche seminate lungo il corteo e identiche a quella ritrovata sulla «montagnola di merda» trovata qualche ora prima di fronte a una sede della Lega. Ci sarà un collegamento? Parrebbe una firma. Duglas, edile 28 anni, con i suoi hermanitos Netas, dice al cronista che lo sciopero migrante è proprio una bella idea, ma lui ha lavorato su una delle tante facciate dei palazzi genovesi. Le proposte genovesi per la piattaforma nazionale sono l’abolizione dei Cie e della Bossi-Fini, la riduzione dei costi dei permessi e poterli rinnovare in comune anziché in questura, lo ius solis e il permesso di soggiorno a chi denuncia il lavoro nero.
A Verona, diverse centinaia, in grande maggioranza migranti, hanno preso parte alla manifestazione di questo pomeriggio nella centrale piazza Brà. Promossa dal Coordinamento Migranti e fortemente appoggiata dalle forze politiche e sociali della sinistra cittadina (Attac, Sinistra Critica, Circolo Pink, collettivo La Chimica), si può dire che quella di oggi sia stata una prima fondamentale prova per proseguire nella mobilitazione per i diritti dei migranti e di tutti i lavoratori, contro la crisi ed il razzismo.Si è registrata anche qualche ora di sciopero effettivo in alcune aziende, dove è presente la Fiom Cgil.
In 10 mila, secondo gli organizzatori, hanno partecipato allo sciopero dei migranti a Bologna. Tra di loro anche operati della Ducati e della Bonfiglioli, ma la mobilitazione si è estesa anche ad altre aziende della zona. La manifestazione è iniziata alle 15 con un presidio molto affollato in piazza Nettuno. Poi alle 17.30 è partito il corteo che si è prima fermato davanti alla prefettura e ha poi percorso le vie del centro storico per concludersi da dove era partito. È stata una protesta colorata e allegra, scandita dalla musica e dai diversi accenti degli interventi al microfono. Molti i cartelli e gli slogan contro la legge Bossi-Fini e il pacchetto sicurezza: «Abbiamo sempre sognato una giornata così, oggi possiamo essere felici», ha esultato la portavoce, Cecile Kyenge Keshetu. In corteo anche le bandiere di sindacati, partiti e degli studenti medi e dell'Onda, oltre a comitati e associazioni attivi nel mondo dell'immigrazione provenienti da tutta la regione. A chiudere la sfilata è stata la musica della Banda Roncati, mentre in testa ha svettato per tutto il tempo una bandiera anarchica.
A Liivorno diverse centinaia di persone, all'80% migranti, hanno partecipato alla manifestazione. Il soggetto che si è mosso nell'iniziale indifferenza e solitudine per costruire la giornata è stato il comitato per il diritto al lavoro (struttura di precari , lavoratori, cassantigrati). Dopo una buona assemblea dei migranti (per la situazione di livorno) sabato, stamattina incontro con sindaco, prefetto e questore e poi il presidio-manifestazione. Presenti SdL, Unicobas, movimento antagonista livornese, Fai, Sinistra Critica, Unione Inquilini, Rifondazione, Verdi livornesi (contro l'accordo con Rossi). Da sottolineare la completa assenza di Cgil e Arci.
A Roma, il corteo si è mosso intorno alle 18 con in testa gli immigrati di Rosarno che dopo la caccia all'uomo subita in Calabria si sono rifugiati nella capitale. Dietro il camion della rete romana antirazzista - formata dai centri sociali romani, Sinistra Critica e Prc - hanno partecipato 5.000 persone. Partecipazione soprattutto spontanea, con piccoli gruppi organizzati di migranti, studenti, associazioni. Durante il corteo è giunta dal Pigneto la notizia di un nuovo raid dei Carabinieri contro i senegalesi residenti a via Campobasso, esattamente come successo lo scorso 5 ottobre. I residenti del palazzo di via Campobasso sono entrati infatti nel mirino delle forze dell'ordine per la forte pressione dei proprietari del palazzo che vorrebbero sfrattarli per affittare a ben altri prezzi gli appartamenti dove da ventanni risiedono i senegalesi. Otto di loro sono stati trattenuti, ma dopo la minaccia del corteo di spostarsi in massa sotto il commissariato, sono stati rilasciati pur con denuncia per contraffazione.
Successo anche per la mobilitazione di stamattina a Milano. Il corteo ha visto infatti oltre 2000 persone con molti migranti, molti di più di quanti se ne aspettavamo i promotori. Tra i quali vanno notati l'Sdl, la Fiom, il Coordinamento anticrisi, fabbriche in lotta come la Maflow, e poi Sinistra critica e altri ancora.
Nel pomeriggio il Coordinamento per lo sciopero migrante ha emesso un primo comunicato per fare il punto sullo sciopero vero e proprio: "Da quanto sappiamo, fino a ora, oggi primo marzo 2010, l’impossibile
sciopero ha coinvolto oltre 50 aziende a Brescia, 4 a Bologna, 10 a Reggio Emilia, 7 a Parma, 3 a Suzzara nel basso mantonvano. Si tratta di fabbriche metalmeccaniche, cantieri edili, cooperative di servizi. Non ci sono solo numeri importanti, ma anche presenze rilevanti. Nei prossimi giorni aggiorneremo questo elenco, perché giungono notizie di fermate spontanee e di altri scioperi. Sarà necessario di analizzare con attenzione la composizione di questo sciopero, rendendo pubblici i nomi di tutte le aziende coinvolte. E non possiamo dimenticare le centinaia di migranti che individualmente stanno godendo della loro libertà di sciopero, anche se la loro Rsu non c’è o non ha dichiarato lo sciopero.
Intanto in mattinata, a Roma, gli studenti dei Colletivi e di Ateneinrivolta hanno realizzato un "blitz" al Ministero dell'Istruzione «per denunciare il "divieto d'accesso" che questo governo impone a studenti e studentesse stranieri (o nati in italia ma figli di migranti) alle scuole primarie, secondarie e all'istruzione superiore».
Oggetto della contestazione «il vergognoso decreto che impone un tetto del 30% di ragazzi stranieri negli istituti scolastici» e con esso «la follia razzista delle classi differenziali nelle scuole primarie». L'iniziativa di protesta si è svolta con un enorme Divieto di Accesso - eccetto per bianchi/ricchi/italiani - a simboleggiare il divieto che il governo vuole imporre ai ragazzi migranti.
Il 1 marzo si realizzerà "un giorno senza di noi", primo sciopero migrante in Italia. La presa di posizione del Coordinamento italiano
Si è cominciato a parlare di 1° marzo e di sciopero dei migranti grazie al coraggio delle donne che hanno lanciato la campagna su Facebook. Poi hanno cominciato a parlarne anche i migranti e le migranti nei posti di lavoro, nelle RSU, nei coordinamenti e nei luoghi di aggregazione. Allora molti si sono affrettati a dare lezioni e a cercare di correggere il tiro. Uno sciopero sarebbe destinato a fallire, si è detto. Sarebbe uno sciopero etnico che dividerà i lavoratori, si è accusato. Si afferma che è uno sciopero che non si può fare, perché la precarietà e il lavoro nero innalzano barriere insormontabili. Vi sono però lavoratori e lavoratrici che cocciutamente, ignorando le lezioni e superando le barriere, lo sciopero lo stanno costruendo sul serio. Andando verso il 1° marzo la parola sciopero ha unificato non solo un grande movimento di solidarietà verso i migranti, ma anche i lavoratori, e non solo quelli migranti. Il 1° marzo lo sciopero si può fare e si farà, e coloro che si asterranno dal lavoro, dicendo no alla legge Bossi-Fini e al pacchetto sicurezza, parleranno anche di chi è già precario perché la sua permanenza in questo paese è legata a doppio filo a un contratto di lavoro. Parleranno di chi il permesso di soggiorno non l’ha mai nemmeno visto, proprio a causa della clandestinità che la Bossi-Fini produce e il pacchetto sicurezza criminalizza. Parleranno anche di chi è precario e sottopagato pur essendo italiano.
Il 6 febbraio, a Brescia, una grande manifestazione contro il razzismo istituzionale che i governi locali stanno applicando con ferocia ha coinvolto 20mila uomini e donne di diverse generazioni, nella maggioranza migranti. La parola d’ordine dello sciopero si è amplificata costantemente durante quella manifestazione e in conclusione sono stati pubblicamente fatti i nomi delle aziende nelle quali lo sciopero il 1° marzo ci sarà. Il 7 febbraio a Suzzara, nel Basso Mantovano, decine di lavoratori migranti si sono incontrati per discutere degli effetti della crisi nell’era della Bossi-Fini, individuando i luoghi di lavoro nei quali lo sciopero può essere preteso. In almeno tre aziende nel Basso Mantovano, per almeno un’ora in ogni turno, lo sciopero il 1° marzo ci sarà. Il 14 febbraio a Bologna oltre un centinaio di lavoratori e lavoratrici ha preso parte a una grande assemblea nella quale alcuni delegati, italiani e migranti, hanno dichiarato il loro sostegno allo sciopero. Assieme lavoreranno a partire dalle RSU, ma anche interpellando i loro sindacati per dichiarare lo sciopero. Possiamo dire con ragionevole fiducia e cocciutaggine che anche nella provincia di Bologna 1° marzo lo sciopero ci sarà.
Sappiamo che in altre province, come Reggio Emilia e Parma, lavoratori migranti e italiani stanno andando nella stessa direzione. Si tratta di percorsi importanti e la loro forza non può essere messa a tacere né dal governo né da quanti ritengono che, quando i migranti parlano, il lavoro si divide. Questo percorso afferma chiaramente che lottare insieme ai migranti è necessario per affermare i diritti di tutte le lavoratrici e i lavoratori. Per il primo marzo si stanno preparando moltissime mobilitazioni nel segno della lotta contro il razzismo. Noi sosterremo e contribuiremo a organizzare queste manifestazioni. Il 1° marzo però sarà soprattutto nel segno dei migranti e di tutti coloro che si assumeranno con loro il rischio della libertà di sciopero, dicendo no allo sfruttamento e alle gerarchie imposti dalla legge Bossi-Fini. Appena lo sciopero del lavoro migrante sarà realtà, smettendo di essere un mito o un’eterna promessa, la differenza dei migranti dentro al lavoro e nella vita quotidiana sarà meno terribile. Il 1° marzo dalle parole si può passare ai fatti.
Coordinamento per lo sciopero del lavoro migrante in Italia
coordinamento sciopero@gmail.com