Topic “Marxismo”

Inventare l'ignoto

testi e corrispondenze sulla comune di Parigi
di:
Karl Marx e Friedrich Engels
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Nota quotidiana

E' uscito in questi giorni per la casa editrice Ponte alle grazie "Marx istruzioni per l'uso" di Daniel Bensaid, scomparso il gennaio scorso. Di seguito l'anticipazione uscita su il manifesto

Daniel Bensaid

Il Capitale ha fama d'essere un libro difficile. Eppure Marx riteneva di averlo scritto per gli operai. La verità sta nel mezzo: il libro non è facile, tuttavia è leggibile. E dovrebbe appassionare tutti i lettori di noir, poiché si tratta di un romanzo poliziesco, il prototipo del noir, scritto in un'epoca in cui, da Una tenebrosa vicenda di Balzac agli eroi di Conan Doyle, passando per Poe, Dickens e Wilkie Collins, matura un genere, proporzionalmente alla crescita delle città moderne in cui è facile smarrire la pista dei colpevoli o dove un criminale può confondersi nell'anonimato della folla. È anche l'epoca in cui Scotland Yard affida agli ispettori in borghese le inchieste più delicate.
In ogni trama che si rispetti, l'incipit è decisivo. La Bibbia comincia col Verbo, Hegel con l'Essere, Proust con le madeleine. In un mondo che costituisce un tutto e le cui parti sono solidali e articolate fra loro, da dove si può cominciare? Marx si pone continuamente questa domanda, al punto da modificare quattordici volte il suo progetto di lavoro tra il 1857 e il 1868. Il piano iniziale prevede sei libri: 1. Il capitale; 2. La proprietà fondiaria; 3. Il lavoro salariato; 4. Lo Stato; 5. Il commercio estero; 6. Il mercato mondiale. Il piano viene poi ridotto a tre libri: 1. Il processo di produzione del capitale; 2. Il processo di circolazione del capitale; 3. Il processo complessivo della produzione capitalistica (o la riproduzione complessiva). Le questioni della concorrenza, del profitto e del credito sono ora logicamente trattate nel Libro III sul processo complessivo. Le questioni che riguardano lo Stato e il mercato globale, invece, scompaiono. (...)

L'arcano della produzione
Con la definizione inaugurale secondo cui la ricchezza è come «sterminata raccolta di merci», Marx è vicino alla soluzione del grande arcano moderno, il grande prodigio del denaro che dovrebbe generare denaro: all'inizio della ricchezza vi era il crimine dell'estorsione del plusvalore, e cioè il furto del tempo del lavoro estorto e non pagato ai lavoratori! Scoprendo ad appena ventidue anni le condizioni di sfruttamento, i tuguri, le malattie della classe operaia inglese, il giovane Engels aveva già compreso che si trattava per l'appunto di «omicidio». (...) È a far luce su questo omicidio senza nome che Sherlock-Marx, insieme al suo assistente Watson-Engels, consacrerà la maggior parte della vita.
Fintanto che si resta nella piazza chiassosa del mercato, dove si affaccendano venditori e clienti, dove si scambiano merci e monete, il mistero dell'accumulazione della ricchezza resterà indecifrabile. Se lo scambio fosse equo, il mercato sarebbe un gioco a somma zero.
Ciascuno riceverebbe l'esatta contropartita di ciò che ha investito. Supponendo che vi siano due giocatori più abili degli altri, che intaschino più di quanto hanno giocato, il gioco sarebbe ancora a somma zero, perché gli uni perdono esattamente quanto gli altri vincono. Eppure, il gigantesco ammasso di merci non cessa di crescere.
Il capitale si accumula. Da dove viene questa crescita? (...) Il detective Marx ci esorta a guardare nel sottosuolo, nelle cantine dove le nebbie del mistero si diradano: «Noi perciò abbandoniamo questa sfera chiassosa, superficiale e accessibile agli occhi di tutti, insieme al possessore di denaro e al possessore di forza lavoro, per seguirli entrambi nella sede nascosta della produzione, sulla cui porta sta scritto: no admittance except on business (Vietato l'ingresso se non per motivi d'affari). Qui si dimostrerà non solo come il capitale produce, ma anche come il capitale è prodotto.
L'arcano della creazione del plusvalore dovrà finalmente svelarsi. (...) Nel lasciare questa sfera della circolazione semplice, o dello scambio di merci, dalla quale il libero scambista vulgaris attinge idee, concetti e criteri di giudizio sulla società del capitale e del lavoro salariato, la fisionomia delle nostre dramatis personae sembra già aver subito un cambiamento. Il fu possessore del denaro marcia in testa come capitalista, il possessore di forza-lavoro lo segue come suo operaio; quegli con un sorriso altero, smanioso d'affari, questi timido e recalcitrante».(...)
Dunque, la prima posta in gioco della lotta di classe è la divisione tra il tempo di lavoro necessario alla riproduzione della forza-lavoro del lavoratore e della sua famiglia, e il «pluslavoro» che gli viene gratuitamente estorto o imposto dal suo datore di lavoro. È la posta in gioco di una lotta permanente tra il lavoratore, il quale cerca in tutti i modi di incrementare la sua fetta guadagno nella divisione tra lavoro necessario e pluslavoro, tra salario e plusvalore, e il datore di lavoro, che al contrario intensificando il lavoro, allungandone la durata oriducendo i bisogni del lavoro, vuole esattamente il contrario. Si comprende allora come l'idea di «giusto prezzo» di una «normale giornata di lavoro» sia una fandonia. Non esiste né una normale giornata né il giusto prezzo. E questo perché la forza-lavoro si distingue da ogni altro genere di merce in quanto cela «un elemento
morale e storico». Con questa espressione Marx intende dire che i bisogni sociali sono irriducibili agli elementari bisogni naturali del nutrirsi e del riscaldarsi. I primi evolvono storicamente, si arricchiscono, si diversificano, e il loro riconoscimento da parte della società è il risultato di un rapporto di forze.

Il fattore tempo
Tirando la corda, il lavoratore non smette di lottare per far riconoscere come legittimi, nel tempo di lavoro riconosciuto «socialmente necessario» alla riproduzione della sua forza-lavoro, nuovi bisogni (culturali, legati ai piaceri, alla qualità della vita, alla salute, all'istruzione); in altre parole, per spostare a suo favore l'ago della bilancia della divisione e ridurre, allo stesso tempo, «il tempo di lavoro extra», il plusvalore intascato dal suo datore di lavoro. Al contrario, il datore di lavoro cerca continuamente di ridurre i bisogni socialmente riconosciuti del lavoratore per incrementare il tasso di sfruttamento e di plusvalore.
Esercitando pressione sui salari, esigendo una riduzione delle spese, reclamando sgravi fiscali, relegando le spese sanitarie e quelle per l'istruzione alla sfera privata. Oppure cercando di prolungare il tempo di lavoro, o ancora intensificando il lavoro (attraverso l'incremento dei ritmi di lavoro)) e, comunque, giocando il più delle volte su entrambi i versanti allo stesso tempo.
Nel primo caso Marx parla di aumento del plusvalore assoluto, nel secondo di aumento del plusvalore relativo. Vi è dunque un crimine originario. È stato rubato il plusvalore! Se la vittima, il lavoratore, non è morta (sebbene muoia talvolta: incidenti sul lavoro, suicidi, depressioni, malattie professionali), essa resta comunque mutilata, fisicamente e psicologicamente. Nella manifattura moderna, infatti, «non solo i particolari lavori parziali vengono suddivisi fra diversi individui, ma si divide lo stesso individuo trasformandolo in un congegno automatico di un lavoro parziale (...). Le forze intellettuali della produzione allargano la loro scala da un lato, perché da molti lati si obliterano. Ciò che gli operai parziali perdono, si concentra, contro ad essi, nel capitale». La conseguenza è ciò che Marx definisce già la « patologia industriale». Con l'azionariato salariato, questa patologia tocca la schizofrenia.
Sminuzzato, sdoppiato in dipendente e azionista, diviso contro sé stesso, il lavoratore potrebbe avere allora interesse, in quanto azionista, a sfruttarsi e a licenziarsi per far cresce il valore delle sue azioni!

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Accade a sinistra

Bensaid, filosofo e militante politico dell'Npa francese si è spento il 12 mattina a Parigi. Scompare una delle menti migliori d'Europa, un'immensa perdita per il pensiero critico e il marxismo internazionale.

di Salvatore Cannavò

Abbiamo perso una delle menti migliori di questa Europa sconfitta e depressa. Daniel Bensaid ha saputo irradiare con la sua immensa capacità di scrittura e di riflessione diverse generazioni politiche e militanti e non è un caso se oggi lo piangono quelli della sua generazione, la generazione post-sessantotto e anche i più giovani. Quelli che lo hanno conosciuto ai campi della Quarta internazionale dove è sempre stato presente per tenere un meeting sul senso della rivoluzione oggi, oppure per animare la scuola di base o ancora semplicemente per stare al bar, attorno a una tenda, seduti per terra cercando di inventare iniziative nuove, progetti, collegamenti internazionali tra paesi differenti e tra generazioni lontane. E' stato il miglior intellettuale di frontiera e di collegamento che abbia conosciuto. Amatissimo dentro la Quarta internazionale per il contributo di pensiero che è stato in grado di offrire, come prova la sua straordinaria bibliografia, e per lo stile gioviale, sincero, amabile con cui ha tessuto le sue relazioni. Nella sua biografia, la Lente impatience, pubblicata in Francia qualche anno fa e che pubblicheremo a breve con Alegre, la genesi di questo amore è narrata con semplice linearità senza alcun compiacimento. A ventidue anni nel '68, Daniel era a fianco di Alain Krivine e Henri Weber (ma anche di Pierre Rousset) ad animare le occupazioni studentesche ma soprattutto a chiedersi come scuotere la società francese e la sua sinistra. Lui, il giovane accanto ai due più grandi, Krivine e Weber, ma con una capacità di scrittura e di pensiero che subito si cristallizza nel Mai 68, Une répétition générale, edito da Maspero e scritto in collaborazione con Weber (il quale finirà nel partito socialista dopo aver contribuito a fondare la Lcr).
Lo sforzo riesce perché dopo il '68 l'allora Junesse communiste revolutionnaire fonda la Lcr, la mitica Ligue, un'organizzazione che ha fatto, ad esempio, la differenza tra l'estrema sinistra francese e quella italiana. Un'organizzazione che ha resistito per quarant'anni e che quando si è sciolta, nel febbraio del 2009, lo ha fatto solo per far nascere un nuovo partito, l'Npa, tre volte più grande e in grado di catturare il 5% dei consensi. Una success story, risultato di un lavoro paziente e certosimo, a differenza dell'Italia dove l'estrema sinistra si è via via autoconsumata nel corso degli anni, con una dispersione micidiale di energie, anche intellettuali, e una desertificazione del dibattito da far paura. Se oggi possiamo registrare questa differenza lo dobbiamo anche alla mente lucida e curiosa di Bensaid e soprattutto a una qualità rara per un intellettuale della sua levatura: costruire pensiero e strategia e guidare organizzazioni politiche, stare in prima linea, costruire progetti anche dal basso, magari solo nella sua facoltà. Negli ultimi dieci anni ci ha permesso di formare Projet K, la rete europea di riviste marxiste che a lui doveva la nascita e soprattutto la capacità, per un breve periodo purtroppo, di mettere in rete esperienze tra loro diverse animando diversi dibattiti che si sono proiettati dentro il flusso dei Forum sociali mondiali. Senza Daniel questa esperienza militante internazionale non sarebbe mai nata, lui garantiva il collante e la credibilità necessari anche verso le aree politiche esterne alla storia della Quarta internazionale. Nel passaggio dalla Lcr al Npa si era molto impegnato per far nascere la Fondazione Louise Michel, centro di studi e ricerca non a caso dedicato alla memoria di una storica libertaria francese, a testimonianza della sua ricerca per un marxismo aperto, creativo, per nulla dogmatico. In questo senso, la sua opera più grande resta forse Marx l'intempestivo, dove coglie un Marx in anticipo sui tempi, intempestivo appunto, e ne ripercorre con un respiro inusitato i tre cicli di pensiero: quello storico, quello filosofico e quello economico. A Marx ha continuato a dedicarsi anche nel dettaglio: pochi in Italia conoscono una bellissima ricostruzione della vita di Marx - Passion Marx, edito da Textuel - del tutto estranea se non avversa alla santificazione del personaggio, in cui si ripercorrono i passi della vita del filosofo di Treviri attraverso la sua fitta corrispondenza con Engels. E sempre su questa linea, una delle ultime produzioni di Bensaid sarà di nuovo la ricostruzione del pensiero marxiano illustrato stavolta dalle vignette di Charb. «Un modo - spiegava - per rendere Marx ancora più accessibile e popolare di quanto in genere sia». E poi potremmo citare ancora gli Spossessati (Ombre corte) in cui si applica all'annosa questione del furto di legna nei boschi con cui Marx inizia a polemizzare con la struttura hegeliana e l'approfondimento del Marx politico realizzato in Inventer l'inconnu, un lungo saggio a corredo del carteggio tra Marx e Engels sulla Comune di Parigi. Così come è altamente formativo, per noi lo è stato, le Sourire du Spectre in cui si diverte a rimotivare, nel 2000, alla vigilia del nuovo movimento antiglobalizzazione, gli assi fondanti del comunismo marxiano nella società moderna.
Il movimento di Seattle e Porto Alegre non lo prende assolutamente alla sprovvista. Filosoficamente lo aveva già presentito e elaborato e nondimeno l'esperienza dei Social Forum è fondativa proprio per motivare il filo rosso del suo pensiero e della sua ricerca: attualizzare Marx e il marxismo, non ossificarlo, non lasciarlo carne morta in attesa di adorazione ma soggetto vivo, operante nell'immanente e strumento ineludibile di comprensione del ritmo, del divenire, dell'imprevedibilità della lotta di classe. Era stato già pronto nel 1995 in Francia, all'epoca del grande sciopero generale che cambia la storia recente francese, quando insieme a Christophe Aguiton scrive Le retour de la question sociale e lo è di nuovo nel primo decennio degli anni 2000. La sua produzione libraria da qui in avanti è impressionante, complice anche la presenza di una malattia difficile con la quale convive con caparbietà e determinazione ma che lo spinge a dare il massimo per liberare tutte le sue energie. Scrive testi di polemica francese - contro Henri Levy, ad esempio - produce ricerca marxista, scrive la sua biografia più completa, il cui titolo, la lenta impazienza, costituisce il programma politico del nostro tempo e accompagna la nascita del Npa con Penser Agir, pour une gauche anticapitaliste e Prenons parti - Pour un socialisme du XXIe siècle, scritto con Olivier Besancenot. E poi articoli su articoli, organizza e partecipa a convegni.
L'ultima volta che l'ho incontrato è stato l'estate scorsa a Port Leucat nella Catalogna francese, a Perpignan, dove l'Npa ha organizzato la sua prima Università estiva, con circa 1500 partecipanti. Abbiamo discusso a lungo nonostante fosse già malato e avesse una miriade di impegni. Abbiamo discusso dell'opportunità di pubblicare in Italia i suoi scritti su Walter Benjamin - eventualità ancora più necessaria, ora - altro autore caro a Bensaid proprio per la sua "eterodossia" mentre era già preso nell'organizzazione di un grande convegno a Parigi sull'attualità del comunismo. Era a sua agio in quell'ambiente, l'ambiente della sua vita a cui non ha mai fatto mancare il suo apporto, nemmeno nei momenti più difficili della sua lunga malattia.
L'ambiente che ha contribuito a creare e rafforzare quando, alla fine degli anni 70, al termine di quel decennio in cui "la storia ci mordeva la nuca" come ha scritto nella Lente impatience, prese la direzione della Quarta Internazionale e lavorò attivamente per aiutare nella costruzione della sezione brasiliana - quella di Porto Alegre dove Daniel è stato uno dei personaggi internazionali più riveriti - o di quella spagnola, l'analoga Lcr che all'inizio degli anni 80 costituiva una delle realtà più dinamiche e vivaci della sinistra europea. Per più di un decennio Bensaid è stato un dirigente politico a tutto tondo, costruendo il passaggio dagli anni 70, gli anni del grande balzo in avanti del movimento trotzkysta, alla depressione e al riflusso degli anni 80. Il libricino Chi sono questi trotzkysti, è in questo senso amabile e completo perché restituisce una vicenda complicata, intricata che Daniel riesce a collocare storicamente, a inquadrare nel difficile corso storico del movimento operaio.
Da dirigente politico, Bensaid era particolarmente "gauchiste", termine traducibile con estremista anche se nell'accezione francese ha un sapore più complesso. E' tra coloro che dirige l'assalto della Lcr nel '71 contro i fascisti di Ordine nuovo, in seguito al quale la Ligue verrà messa fuorilegge. Quando lo racconta nella sua biografia ricorda divertito il ruolo che in quell'azione svolsero personaggi in seguito divenuti famosi non certo per la loro bellicosità come Aguiton, leader del movimento altermondialista, ma soprattutto Edwy Plenel, storico caporedattore, e poi direttore, di Le Monde. Con gli anni, e nel corso dei Novanta, diventa più completo e il lavoro intellettuale si riversa nell'elaborazione politica conferendola uno spessore nuovo. E un'autorità morale innegabile.
Dirigente politico e intellettuale, militante modesto e pensatore. In Italia non ne abbiamo conosciuti molti. E al nostro paese un intellettuale pensiamo che sia mancato molto. Un intellettuale tenace, resistente, in grado di mantenere per oltre quarant'anni, senza cedimenti, senza abiure, senza tentennamenti, il filo rosso del progetto rivoluzionario. Un intellettuale in grado di "sporcarsi le mani" e di dare ancora un volantino a 60 anni, in grado di stare in mezzo ai giovani come se fosse ancora ventenne, di indicare la strada, di restare imprescindibile, per usare l'espressione celebre di Che Guevara.
Imprescindibile, è così che vogliamo ricordare Daniel Bensaid, la cui amicizia ci ha onorato, la cui presenza ci ha dato una grande forza e un grande slancio e la cui assenza non sappiamo proprio come possa essere colmata.

La notizia del 12 gennaio

Daniel Bensaid è morto stamattina a Parigi. Una malattia se l'è portato via a 64 anni. Una delle menti politiche più brillanti della Francia, studioso marxista, filosofo, militante politico è stato uno dei protagonisti del Maggio '68 in Francia a fianco di Alain Krivine nella Jeunesse communiste révolutionnaire. Ha poi contribuito a fondare la Ligue communiste revolutionnaire (Lcr) organizzazione discioltasi un anno per dare vita al Npa di Oliveri Besancenot. La sua influenza, politica e teorica, sulla riflessione marxista e anticapitalista internazionale è innegabile ed è provata dal fatto che i suoi libri sono stati tradotti in moltissime lingue, compreso il giapponese e il coreano.
Si è applicato agli studi su Marx per tirarne fuori il lato antidogmatico e creativo e in questa chiave ha approfondito gli studi su Walter Benjamin.
Tra i suoi libri ricordiamo Walter Benjamin, sentinelle messianique, La Discordance des temps : essais sur les crises, les classes, l'histoire, Marx l'intempestivo (Edizioni Alegre), Le Sourire du spectre: nouvel esprit du communisme, Chi sono questi trotzkysti (Edizioni Alegre), Une Lente Impatience, Gli spossessati (Ombre corte), Politiques de Marx, seguito da Inventer l'inconnu, textes et correspondances autour de la Commune. In occasione delle elezioni politiche italiane del 2008 ha sottoscritto, assieme ad altri grandi nomi della cultura e della politica internazionale (Noam Chomsky, Richard Stallman, Howard Zinn, Michel Onfray, Ken Loach, Gilbert Achcar ed altri) un appello promosso da Sinistra Critica.
Lo piangono migliaia di militanti politici in giro per il mondo, di studenti, accademici. Lo piangiamo noi che abbiamo avuto l'immenso privilegio di averlo non solo come compagno e autore ma anche come amico.
sc

«Un rivoluzionario attuale» il ricordo di Alain Krivine
«E' davvero una grande perdita, la mia reazione è di profonda tristezza». Alain Krivine, cofondatore della Lcr, si esprime così contattato dal quotidiano francese Liberation. «Daniel apparteneva a un'intera generazione militante che aveva mosso i suoi primi passi con il '68. Lui non ha mai abbandonato la bandiera della rivolta e della resistenza, incarnava la continuità della lotta rivoluzionaria e riusciva a coniugare perfettamente la teoria marxista, senza farne un dogma settario e la militanza in prima linea. «Un rivoluzionario dell'oggi» aggiunge Krivine sottolineando il suo entusiamsmo per la creazione del Npa: «Era la cultura, la gioia di vivere, la convivialità».
L'Npa organizzerà una serata in memoria di Bensaid sabato 23 gennaio a Parigi

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