Su wikileaks pubblicato un dispaccio di uno dei responsabili del corpo diplomatico statunitense in Italia che segnala il ruolo della Mafia nella costruzione della mega opera
Il Ponte sullo Stretto di Messina? Un grande affare per le organizzazioni mafiose. Parola di uno dei responsabili del corpo diplomatico statunitense in Italia, J. Patrick Truhn, console generale a Napoli. L’interesse criminale per la realizzazione della megainfrastruttura che dovrebbe collegare stabilmente la Sicilia al continente è stato preso in considerazione in due distinti dispacci inviati dal diplomatico tra il giugno 2008 e il giugno 2009 e adesso pubblicati dal sito di Wikileaks. In maniera “strettamente confidenziale”, si tenta di fare il punto sui maggiori business di mafia, camorra e ‘ndrangheta e delle possibili azioni di contrasto. Truhn ce la mette tutta nel tentare di comprendere le odierne dinamiche criminali, ma complice forse il poco rigore scientifico di alcune delle fonti “consultate”, le analisi restano superficiali, incomplete e persino inspiegabilmente omissive. Specie, appunto, sul perverso intreccio Ponte e mafie.
È il 15 giugno 2009 e mister Truhn invia un cablogramma alla Segreteria di Stato, ai Dipartimenti del Tesoro e della Giustizia, all’FBI, alla CIA, alla DEA, ai consolati USA di Firenze e Milano, ai Comandi militari della VI Flotta e USNAVEUR Napoli e alla Missione USA presso la NATO. Titolo in oggetto, “Sicily: Regional Government in Turmoil while the Mafia is down, but not out”. In verità, più che il potere criminale in sé, a preoccupare il diplomatico sono i problemi che i clan potrebbero arrecare alla sicurezza dei militari e dei civili statunitensi e agli affari delle grandi corporation presenti in Sicilia. “Quale sede di un’importante base dell’US Navy, nonché luogo dove sono state scoperte di recente riserve di gas e risiedono 17.000 cittadini statunitensi, il futuro della Sicilia è di particolare interesse per gli Stati Uniti d’America”, scrive Patrick Truhn. “La Sicilia ospita la stazione aeronavale di Sigonella (la seconda stazione aerea militare più importante in Europa); diverse compagnie USA hanno importanti investimenti diretti nell’isola, tra cui IBM, Wyeth ed Exxon-Mobil”. C’è però un grande nemico dello sviluppo economico da affrontare, avverte il diplomatico, “la Mafia, che potrebbe essere la principale beneficiaria se il ponte sullo Stretto di Messina, di cui si dibatte da secoli, verrà eventualmente realizzato”. Il diplomatico riserva un intero paragrafo alle trame tessute dalle organizzazioni criminali. Il titolo è più che esplicito: “The Bridge to More Organized Crime”, il “Ponte ad un crimine più organizzato”. “Berlusconi ha annunciato la sua intenzione di rilanciare il ponte sullo Stretto di Messina di cui si è parlato a lungo, quale principale progetto di lavori pubblici per creare posti di lavoro e potenziare le infrastrutture della Sicilia”, scrive il console. “Anche se i sondaggi indicano che il progetto gode del diffuso sostegno in Calabria ed in Sicilia, esiste un forte allarme che i contratti e i sub-contratti finiscano per arricchire le Mafie di ambedue le parti dello Stretto. Recentemente il prefetto di Reggio Calabria ha dichiarato al Console Generale che la gara di appalto dovrebbe essere “blindata”, ma che essa potrebbe essere mantenuta perfettamente pulita. Tuttavia il prefetto di Messina ha ammesso che il Ponte, che si suppone dovrebbe collegare la Sicilia “insulare” alla “sviluppata” terraferma, potrebbe avere alla fine l’effetto controproducente di riportare indietro la Sicilia, che ha fatto un lavoro migliore per contrastare il crimine organizzato rispetto alla Calabria, fisicamente e psicologicamente più vicina alla ‘Ndrangheta, il più pericoloso consorzio criminale in Europa. Dati gli infiniti ritardi che hanno tormentato la costruzione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, ancora non completata dopo diversi decenni, il Ponte sullo Stretto non sarà certamente costruito presto, e servirà poco allo scopo senza massicci investimenti a favore delle infrastrutture stradali e ferroviarie di Sicilia e Calabria, dove esse sono di valore scadente”.
Poca fiducia, dunque, sulla portata strategica dell’opera, a differenza di quanto invece espresso ufficialmente dai Comandi militari USA in Italia. “Il Ponte sullo Stretto è un progetto assai ambizioso, di cui si è discusso per decenni”, si legge su Stars and Stripes, l’autorevole quotidiano delle forze armate. “La realizzazione richiederà anni ma, una volta completato, il Ponte permetterà di viaggiare tra le basi dell’US Navy di Sigonella e Napoli più velocemente. Attualmente le auto devono affidarsi alle navi per attraversare lo stretto che separa la città siciliana di Messina dal continente”. Mentre il console stigmatizza le gravi carenze delle reti viarie del Sud Italia, le forze armate USA sperano nel Ponte per “velocizzare” i collegamenti stradali tra i due più importanti complessi militari del Mediterraneo, la stazione aeronavale di Sigonella e le basi di Napoli-Capodichino-Gaeta, veri e propri trampolini di lancio per le operazioni di guerra in Africa, Medio Oriente ed Afghanistan.
Agli aspetti criminogeni del Ponte, J. Patrick Truhn aveva dedicato pure un passaggio del report trasmesso il 6 giugno 2008, in cui veniva abbozzato uno studio comparato delle organizzazioni criminali operative nel Mezzogiorno. A ricevere il cablogramma, insieme ai comandi delle forze armate USA in Italia e alle agenzie d’intelligence di Washington, c’erano stavolta i generali USAREUR delle basi tedesche di Heidelberg e Vaihingen, il comando dell’US Air Force di Ramstein e le ambasciate USA a Bogotà (Colombia) e Kabul (Afghanistan). Soffermandosi sui business “legali” ed “illegali” e sulle modalità di riciclaggio del crimine, il diplomatico sottolineava la propensione della Mafia ad operare imprenditorialmente nel settore delle opere pubbliche e dell’edilizia. “Nel caso di Cosa Nostra, ad esempio, le organizzazioni criminali utilizzano il denaro proveniente da altre attività illegali come l’estorsione per trasformare le società immobiliari in monopoli sotto il controllo mafioso”, scrive Truhn. “Grazie ad un sistema di rotazione programmata, a tutte le società controllate dalla Mafia sono garantiti contratti anche se esse offrono solo sconti minimi; i profitti lucrativi permettono ai vincitori degli appalti di distribuire tangenti più grandi alla Mafia e ai politici corrotti e ai pubblici ufficiali che li aiutano. Attraverso queste transazioni, miliardi di euro provenienti dal governo centrale o dai fondi per lo sviluppo dell’Unione europea sono finiti nelle mani del crimine organizzato. Lorenzo Diana, ex senatore ed ex capo dell’unità antimafia del Partito democratico è certo che la maggior parte del tracciato autostradale tra Napoli e Reggio Calabria è stato costruito – utilizzando materiali e mezzi scadenti – dai clan della Camorra e della ‘Ndrangheta”. Poi una pesante stoccata alla megaopera che si vorrebbe realizzare tra Scilla e Cariddi. “Secondo Vincenzo Macrì, viceprocuratore antimafia, il progettato Ponte sullo Stretto di Messina è un’altra miniera d’oro nell’orizzonte del crimine organizzato. Anche se i gruppi criminali sarebbero solo marginalmente coinvolti nella progettazione, la fase realizzativa offrirà miliardi di euro in contratti e sub-contratti per la costruzione, i materiali, i servizi ed altro”.
Per il console, dunque, il coinvolgimento criminale nella fase progettuale sarebbe “marginale”. Una lettura riduzionista, poco giustificabile alla luce delle diverse inchieste che in nord America e in Italia avevano individuato già nel 2004 il tentativo di una delle maggiori organizzazioni mafiose transnazionali, il clan Rizzuto di Montreal (Canada), di finanziare con 6 milioni di dollari la progettazione ed esecuzione dell’opera. I Rizzuto, grazie ad un intermediario italo-canadese che aveva concorso alla costruzione delle basi USA in Medio oriente, erano persino entrati in contatto con il governo italiano, con alcuni manager della Società Stretto di Messina e con alcune società internazionali che hanno poi partecipato alla gara d’appalto. Meglio nota come “The Sixth Family”, la famiglia Rizzuto è stata legata ai grandi padrini del crimine USA, personaggi tutt’altro che ignoti al mondo politico e giudiziario degli States. Ma della spinosa connection Ponte - mafie nord americane, l’“Operazione Brooklin” secondo la definizione della procura di Roma, non c’è traccia nei cablogrammi del consolato USA di Napoli.
Sulle strategie di ’ndrangheta e mafia per accaparrarsi i lavori del Ponte non ha parlato poi solo il giudice Macrì. Altri magistrati, commissioni parlamentari d’inchiesta, organi di polizia, servizi segreti, studiosi ed esperti hanno infatti posto ripetutamente l’accento sugli interessi criminali per l’opera. Tra le dichiarazioni più allarmanti quella dell’allora procuratore capo di Messina, Luigi Croce (oggi a Palermo), che nel dicembre 2000 ipotizzava “un’alleanza ancor più stretta tra Cosa Nostra e ’ndrangheta in vista della possibile costruzione dell’infrastruttura, per cui la crisi delle organizzazioni locali potrebbe semplicemente aprire la strada a un’invasione da parte delle organizzazioni mafiose esogene”. Nel luglio 2002, il magistrato Alberto Cisterna, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, aveva parlato di “elementi concreti sotto il profilo investigativo per affermare che la ’ndrangheta si sta preparando ad approfittare dell’affare miliardario”. “Molte cosche calabresi starebbero per entrare in cordate di impresa che potranno avere parte negli appalti al momento in cui saranno chiamate dal general contractor”, aggiungeva Cisterna. “Tra queste, quelle che si occupano di attività legate all’edilizia: gli Alvaro, gli Iamonte, i Latella, i Libri, i Molè, gli Araniti, i Garonfolo ma anche i Raso–Gullace–Albanese, i Bellocco, i Serraino e i Rosmini, oltre alla potente cosca dei Piromalli. Queste potrebbero comprare o entrare in società pulite già costituite nel Centronord e in particolar modo nei grandi distretti industriali del nord Italia. Un modello comportamentale aggiornato alle esigenze di una grande opera infrastrutturale, che porterà le cosche a trovare un accordo per guadagnare tutte del grande affare”. Altrettanto grave l’allarme lanciato nel 2006 dal Presidente della Corte d’Appello di Messina: “è concreta la prospettiva di una recrudescenza, ancora più cruenta che per il passato, del fenomeno mafioso nel caso maturino condizioni ad esso particolarmente favorevoli, come nella ipotesi di effettiva realizzazione del ponte sullo Stretto, data la prevedibile convergenza, su entrambe le sponde, di agguerrite avanguardie della mafia siciliana e della ’ndrangheta calabrese…”.
Allarmi sino ad oggi del tutto inascoltati. “Il Ponte s’ha da fare!” è l’ordine dei padrini e dei signori dell’acciaio e del cemento. E se a realizzare il Ponte ci dovesse poi essere la mafia, “benvenga la mafia!”, come ebbe a dire incautamente nel corso di una popolare trasmissione televisiva l’allora presidente della “Stretto di Messina Spa”.
Gli Atenei di Sicilia e Calabria sgomitano per accaparrarsi una fetta delle grandi commesse legate alla faraonica opera voluta da Berlusconi (e dalla mafia)
Del progetto esecutivo non c’e ancora l’ombra, i soldi bastano appena per sventrare colline e riempire cave e discariche con milioni di metri cubi d’inerti, ma sull’affaire del Ponte sullo Stretto planano come avvoltoi le grandi e piccole università di Calabria e Sicilia. Dopo aver ignorato per decenni il dibattito sui costi politici, economici, sociali, ambientali e criminogeni della grande opera, abdicando alle proprie finalità istituzionali di analisi e ricerca, gli Atenei sgomitano tra loro per accaparrarsi qualche briciola delle risorse finanziarie pubbliche impegnate per l’avvio dei lavori del Ponte. Con un comunicato congiunto, le Università di Enna, Palermo, Reggio Calabria e Catania hanno preannunciato che «si mobiliteranno insieme per contribuire ad affrontare la grande sfida che vede protagonisti, non solo ingegneri e architetti, ma studiosi di molteplici ambiti». Voci autorevoli rivelano che già sarebbe stato sottoscritto un contratto di 800 mila euro tra il Consorzio delle Università siciliane ed Eurolink, l’associazione d’imprese general contractor per la progettazione e l’esecuzione dei lavori, finalizzato a distribuire «migliaia di test e misurazioni sui provini di cemento armato tra tutte le Università siciliane».
In perfetta sintonia con l’obiettivo di rafforzare la fabbrica del consenso implementata da signori e padrini del Ponte, Aurelio Misiti, portavoce nazionale dell’MPA, ha annunciato la presentazione di alcuni emendamenti alla manovra economica in discussione al Parlamento, per un totale di 100 milioni di euro, che prevedono la realizzazione di due grandi laboratori scientifici situati a Messina e a Reggio. Il primo, di Scienza e tecnologia dei nuovi materiali, da affidare a un consorzio delle tre Università siciliane con la “Sapienza” di Roma e il secondo, di Aerodinamica e aeroelasticità, destinato a un consorzio delle tre Università calabresi con il Politecnico di Milano. Insomma, ce ne sarebbe per tutti, anche se ciò allarma classi dirigenti e accademici dell’area dello Stretto, preoccupati di perdere la leadership su contributi e commesse. Per spegnere sin dal nascere obiezioni e proteste, la società concessionaria del Ponte ed Eurolink hanno precisato di essere intenzionate a stabilire una «collaborazione privilegiata» con i due Atenei di Messina e Reggio Calabria. E i primi discutibili risultati non mancano. È di qualche giorno la notizia della firma di un contratto di locazione di un intero edificio del polo scientifico universitario “Papardo” di Messina, per ospitare l’head office, ovvero la sede delle direzioni generali della Stretto di Messina Spa, del general contractor e delle società impegnate nel monitoraggio ambientale e nel “project management” del Ponte (Fenice Spa e Parsons Transportation Group).
La struttura che si estende su un’area complessiva di 4.400 mq, comprende in particolare l’“Incubatore d’Imprese” finanziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». Grazie ad una convenzione siglata 7 anni fa dall’allora rettore Gaetano Silvestri, l’incubatore fu concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia, ente acquisito recentemente dalla Regione Siciliana che è pure azionista di minoranza della società concessionaria del Ponte. Secondo il testo della convenzione, a Sviluppo Italia veniva affidato non solo la gestione, ma anche il completamento, con fondi dell’ente, del “Parco tecnologico” di contrada Papardo con l’obiettivo che fosse destinato all’ospitalità di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Nei piani di allora, la contiguità dell’incubatore con le facoltà tecnologiche avrebbe facilitato lo sviluppo di attività innovative e tecnologicamente avanzate, dotando l’Ateneo di una struttura unica nel panorama centro-meridionale. Dopo il rinnovo dei vertici accademici e l’entrata in scena dell’odierno rettore Giuseppe Tomasello, il progetto fu abbandonato sino a quando, due anni fa, Invitalia Spa, la nuova Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, avviò i lavori di restauro e di adeguamento funzionale dell’infrastruttura. Secondo quanto annunciato dalla Stretto di Messina, l’inaugurazione e l’attivazione all’interno del polo universitario del quartier generale delle società che concorrono alla realizzazione del Ponte dovrebbe avvenire entro la fine del mese di luglio.
A esprimere un giudizio fortemente critico sull’intera operazione, il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata e responsabile della sezione “Economia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”. «L’insediamento del Centro direzionale di Eurolink nel non ancora ultimato “Incubatore d’Imprese” è una ipotesi a mio avviso bizzarra e non percorribile», afferma Signorino, che al tempo curò proprio l’accordo di partnership tra l’Università di Messina e Sviluppo Italia. «Tale struttura è dedicata alla nascita di imprese “nuove”, frutto di “spin off” da ricerca. L’incubatore dovrebbe garantire, in particolare ai giovani, l’offerta di spazi adeguati a costi contenuti e servizi di supporto, di assistenza consulenziale e di reperimento di finanza dedicata ed agevolata. Nel caso dell’incubatore di Messina, esso nasce anche con lo scopo specifico di promuovere e sostenere la nascita di imprese ad opera dei laureati dell’Università».
Il professore Signorino ricorda come la permanenza nell’incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l’impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, rendendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. «La permanenza nell’incubatore di Messina - spiega l’economista - era definito nell’accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative».
Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. «Non si tratta di una impresa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006», aggiunge Signorino. «Sicuramente il Ponte non è frutto di “progetti di ricerca” dell’Università di Messina, né il consorzio è costituito da imprenditori giovani e non sufficientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato. In relazione alla durata della locazione, Eurolink dovrebbe installarsi prima dell’inizio dei lavori, che avranno una durata minima di sei anni. Occorre dunque pensare ad una permanenza per lo meno pari ad 80 mesi. Per ciò che riguarda il costo della locazione, non noto, occorre ricordare che la logica dell’incubatore non è quella della valorizzazione reddituale degli immobili. Sviluppo Italia è una SpA pubblica nata per promuovere le imprese, non per incrementare la sua rendita con l’affitto di locali ottenuti in concessione». L’economista rileva infine che lo stabile di contrada Papardo è in via di ristrutturazione con un finanziamento pubblico concesso per lo specifico scopo di realizzarvi l’“incubatore”: «la sua utilizzazione a beneficio del consorzio Eurolink costituirebbe, a mio avviso, una distorsione di tali finalità, di cui si gioverebbe un gruppo di imprese già esistenti e attive sul mercato internazionale».
Rilievi pesanti che forse meriterebbero l’apertura di un fascicolo in Procura per accertare se non siano stati commessi possibili illeciti con la riconversione dei locali universitari nel centro strategico dei business men del Ponte. In occasione della riunione del Senato accademico prevista per il 5 luglio, la Rete No Ponte ha intanto preannunciato un sit-in di protesta contro ogni forma di sostegno dell’Ateneo di Messina al devastante progetto di collegamento stabile nello Stretto.
L'invito a manifestare in occasione dell'anniversario della morte di Peppino Impastato fatto dal fratello Giovanni: "Combattere la mafia oggi vuol dire disobbedire alle leggi che calpestano i diritti umani e la civiltà, scegliere in alcuni casi l”illegalità” pur di non sostenere la finta legalità degli illeciti"
Anche quest’anno il 9 maggio a Cinisi rappresenterà una fondamentale occasione per scambiarci dati, informazioni, forze, passioni, per fermarci e riflettere, per raccogliere la nostra memoria e assumerci l’impegno di continuare la lotta per la giustizia sociale nel nostro paese e nel mondo.
Occorrerà concentrare le energie e continuare il cammino, partendo dalla memoria di chi come Peppino ha saputo lottare senza remore, senza compromessi, pensando solo al bene della collettività.
Valori e ideali, i nostri, che vengono giornalmente calpestati: è stato pericolosamente abbattuto un limite per la conservazione della democrazia, che è quello della legalizzazione dell’illegalità, della legittimazione legislativa dei peggiori crimini sociali (sfruttamento, ladrocinio, riciclaggio illecito dei rifiuti tossici, devastazione ambientale) per difendere i privilegi della classe dominante.
Non dobbiamo isolarci, sfilacciare o disperdere le nostre energie ma trovare punti di comune accordo, questioni fondanti per le quali è necessario impegnarsi tutti a fondo, evitando rotture e discussioni infertili che scaturiscono dalla cura di interessi personali e dall’incapacità di confronto.
La presenza di tutte le realtà impegnate nel sociale il 9 maggio a Cinisi sarà decisiva per continuare il nostro percorso comune e, quindi, invito a partecipare chi non ha ancora vissuto questa esperienza in ricordo di Peppino, così come invito a ritornare coloro che ci hanno già incoraggiato negli anni precedenti con la loro presenza e il loro entusiasmo.
Quest’anno assaporeremo il gusto di una importante vittoria restituendo alla collettività la famosa casa dei ‘’cento passi’’, una volta proprietà del grande capo”Tano Seduto’’ Gaetano Badalamenti e oggi finalmente confiscata. Con ogni probabilità questo bene verrà assegnato all' Associazione “casa memoria Impastato” e diventerà per noi il punto di partenza e il nodo nevralgico per la strutturazione di un nuovo percorso di lotta, un’occasione in più per sottrarre terreno alla cultura mafiosa e al potere della criminalità organizzata e della politica collusa. Coloreremo l’impegno sociale con i toni forti della gioia e dell’allegria, proprio come faceva Peppino nei momenti più felici della sua vita, sostituendo i toni spenti della rassegnazione e della paura. La riappropriazione della casa di Badalamenti è una grande conquista sociale: nessuno 32 anni fa avrebbe mai immaginato potesse accadere una cosa del genere, nonostante noi lo sognassimo e nutrissimo questa speranza come un desiderio segreto.
Aprire la casa del boss, che è stato condannato all’ergastolo per l’assassinio di mio fratello Peppino, sarà un evento storico, una dimostrazione di come, con tutti i sacrifici del caso e nonostante l’assenza e i boicottaggi istituzionali, si possano ottenere risultati nella lotta alla mafia, riconquistare anche spazi di libertà nella difesa della democrazia, compiere piccoli passi che siano incoraggianti per continuare, con le idee e il coraggio di Peppino, verso la meta di un altro futuro possibile.
E' necessario superare le proprie frustrazioni, le proprie paure, le proprie insicurezze, scendere dal piedistallo dell’autoreferenzialità e ascoltare la gente, aiutarla a riappropriarsi dei bisogni reali, quelli legati ai diritti fondamentali, ragionare con onestà e voglia di fare su tematiche come la povertà, la precarietà e la disoccupazione, l’accoglienza dei migranti e l’integrazione, la riconquista pubblica del territorio, dei beni e dei servizi. E' necessario dialogare con le nuove generazioni, restituire loro la speranza, provocarle, dimostrare come stiano rubando loro la libertà e l’autodeterminazione. È importante suscitare in loro la riflessione sul vero concetto di legalità e su un’idea nobile della politica non limitata alle sole campagne elettorali e alla raccolta dei voti come punti premio per l’immunità. In questo senso vogliamo promuovere una concezione alta dell’impegno pubblico che non si riduca alla prassi miope e opaca delle manovre subdole, agli inciuci, ai compromessi ai quali si ha la spregiudicatezza di non attribuire più nemmeno la giustificazione della ragion di stato. La politica deve invece essere sociale e partecipata, avere un confronto dialettico con i movimenti, partire dalla diffusione della consapevolezza e dalla possibilità di azione autogestita. La politica dei movimenti allo stesso tempo deve saper essere non solo oppositiva, ma propositiva, con la costruzione e la messa in pratica di modelli alternativi (soprattutto economici) che con la loro efficacia conquistino il consenso della gente e sappiano sostituirsi a quelli imposti dall’alto.
Gli stessi principi valgono anche per l’impegno antimafia. Da tempo denuncio che anche fra coloro che promuovono la cultura della legalità sopravvive una certo timore nell' opporsi ad un potere politico che oggi più che mai si sovrappone agli interessi della criminalità organizzata con una coincidenza di nomi, volti, fatti, strategie. Combattere la mafia oggi vuol dire opporsi al sistema, evitare di concedere attenuanti o coperture ai vergognosi sotterfugi che infangano la nostra Italia, cambiare dalle fondamenta lo stato di cose attuale e non tapparne i buchi.
Combattere la mafia oggi vuol dire disobbedire alle leggi che calpestano i diritti umani e la civiltà, scegliere in alcuni casi l”illegalità” pur di non sostenere la finta legalità degli illeciti. In fondo è lo stesso potere a volere questo paradosso. Del resto, è quello che è sempre accaduto nelle pagine più oscure della storia mondiale quando il sistema legale ha giustificato genocidi, stragi, dominazioni.
Sulla stessa riga oggi non sentiamo altro che parlare di leggi, decreti, norme, provvedimenti economici emanati ciecamente e senza considerare gli effetti sociali, ma solo per salvaguardare gli interessi di una classe imprenditoriale incapace che deve la sua sopravvivenza agli incentivi statali, o delle banche che nell’attuale sistema sono il perno attorno a cui ruota un'economia sempre più lontana dai bisogni reali della popolazione mondiale. E nello scarto prodotto da questa macchina micidiale si collocano milioni di persone, le loro vite, il loro lavoro (solo in Italia si contano due milioni di disoccupati, 20 milioni in tutta Europa, che hanno persino rinunciato alla ricerca di un impiego). Se si guarda ai vertici politici del nostro paese il quadro si fa ancora più fosco: ci “vantiamo” di avere un Presidente del Consiglio con un patrimonio familiare valutato intorno ai 10 miliardi di euro. Un uomo che si è fatto imprenditore con il denaro della mafia e politico con le connivenze criminali.
Da una analisi della situazione socio-politica italiana verrebbe quasi da gettare la spugna!
Eppure l’unico bene che avremo fin quando saremo in vita e che non possono sottrarci è la fiducia nei nostri ideali, che animano le forze del cambiamento e tutti coloro che ancora credono nella possibilità di costruire un “altro mondo possibile”.
Non mancano segnali positivi, che sono emersi dalle grandi mobilitazioni di piazza alle quale ci siamo sentiti in dovere di partecipare, come le manifestazioni finalizzate alla difesa del diritto di espressione e di libera stampa, dei diritti delle donne e dei migranti.
Un’importante occasione in cui la parte migliore d’Italia ha fatto sentire la sua presenza e la sua pressione si è presentata il 26 settembre a Ponteranica quando circa diecimila persone hanno risposto con un lungo corteo alla vergognosa decisione con la quale il sindaco leghista aveva tentato di delegittimare la figura di Peppino cancellando il suo nome dalla Biblioteca comunale, adducendo deliranti motivazioni di carattere “regionalistico”.
Il vero motivo di questo atto odioso sta invece nell' accurato revisionismo storico che vorrebbe trascinare nell’oblio intere pagine di storia recente, come la resistenza partigiana e gli orrori della dominazione nazifascista.
L'equazione che abbiamo più volte sottolineato nei documenti del forum sociale antimafia tra resistenza alla barbarie mafiosa e resistenza Partigiana antifascista evidentemente fa molta paura!
Il partito della Lega, che costituisce una delle più pericolose manifestazioni della deriva sociale e politica italiana, utilizza impunemente forme brutali di violenza istituzionalizzata e col pretesto della pubblica sicurezza reprime qualsiasi tipo di protesta civile e democratica. Questo allo scopo di proteggere e di coprire con una coltre di fumo gli sporchi affari condotti dalla classe dirigente politico-mafiosa. Tutto questo fa il paio con la presenza violenta della criminalità organizzata e garantisce a Nord come a Sud il controllo totale del territorio con il clientelismo, il terrorismo e l’intimidazione.
Il clima ormai è caldo, le idee e il coraggio non mancano, il lavoro è stato iniziato! Adesso bisogna coalizzarsi e partire: “scarpe rotte eppur bisogna andar”.
Il” forum sociale antimafia Felicia e Peppino Impastato” , formato da tutte le realtà antagoniste attive in Sicilia e in Italia, si riunisce a Cinisi con cadenza settimanale per preparare il manifesto politico per gli incontri di Maggio: con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo!
IL MIO APPELLO VA ALLA LIBERA INFORMAZIONE, a quella che rimane, che si è sottratta al controllo del potere che trasforma il nostro in uno stato per nulla democratico: sosteneteci, fate sì che la gente possa conoscere, capire e che possa svegliarsi dall’immobilismo.
Il MIO APPELLO VA AI MOVIMENTI e ai suoi componenti, a quelli che hanno resistito ai numerosi tentativi di disgregazione seguiti alla grande mobilitazione del forum sociale mondiale che aveva non poco spaventato i nostri dominatori.
IL MIO APPELLO VA AI SINGOLI CITTADINI, invito tutti loro a guardarsi dentro e liberarsi dalla morsa della manipolazione televisiva.
IL MIO APPELLO VA A QUEI POCHI APPARATI ISTITUZIONALI ED ENTI che hanno il coraggio e la determinazione di andare contro corrente perché ancora credono nella loro natura democratica.
Il 9 maggio vi aspettiamo a Cinisi per sfilare in corteo nelle strade del paese, numerosi come sempre, per essere presenti, vivi, reattivi, ribelli.
Un abbraccio fraterno,
Nell'anniversario della nascita di Peppino Impastato, e in quello della morte di Pippo Fava, a Cinisi nasce una nuova radioweb. Contro lo strapotere dell'informazione di regime
Parte oggi, 5 gennaio da Cinisi l’esperienza di “Radio Cento Passi”, in occasione del 61° anniversario della nascita di Peppino Impastato, ma anche del 26° anniversario della morte di Giuseppe Fava. La radio, trasmessa interamente sul web, conta già, attraverso Faceboock circa trentamila sostenitori e si ripropone di essere la prima radio web siciliana, sulla scia di simili iniziative molto diffuse ed affermate nel resto d’Italia. E’ stata scelta questa formula perché permette, a chiunque lo voglia, di collegarsi, tramite un normale computer per ascoltare musica e notizie, ma anche per trasmettere messaggi, interventi, notizie, curiosità provenienti dagli utenti di questo strumento. Quindi una radio aperta che, per qualche verso si ricollega all’esperienza di Radio Aut, la radio creata da Peppino Impastato nel 1977 e concepita come strumento di controinformazione, di informazione dal basso e di costruzione di un progetto politico di lotta e di ribellione. In un momento, come quello presente, in cui tutta l’informazione è ormai omogeneizzata e asservita allo strapotere di un solo proprietario, padrone assoluto di tutte le emittenti televisive nazionali e di gran parte di quelle locali,oltre che del 70% delle testate giornalistiche, Radio Cento Passi si ripropone di essere uno strumento d’informazione alternativa, in collegamento con altre radio democratiche nazionali, con un particolare spazio alla satira politica, avente come punto di riferimento le tecniche e le strategie della trasmissione “Onda Pazza” ideata da Peppino Impastato. La radio non ha finalità commerciali e non ha fini di lucro, ma vuole essere uno strumento di diffusione e di costruzione, d’incontro e di coesione per quanti credono possibile la costruzione di un’informazione diversa da quella militarizzata e strumentalizzata, al servizio dello strapotere mediatico di Sua Emittenza. Faranno parte della redazione alcuni vecchi compagni di Peppino Impastato, che collaborarono all’esperienza di Radio Aut. All’inaugurazione sarà presente RAI 3, che manderà in onda il servizio il giorno dopo, alle ore 7.30, nel corso dello special quotidiano di RAI Sicilia. Chiunque può collegarsi, via internet, con la radio digitando www.radio100passi.net.
Le iniziative per ricordare L’anniversario della nascita di Peppino Impastato continueranno nel pomeriggio del 5, alle ore 17,30 a Palermo, alla Bottega dei saperi e dei Sapori di Libera, in piazza Politeama, con un concerto del Collettivo Musicale Peppino Impastato, che presenterà il suo nuovo cd, “Amicu di la storia mia”. L’ingresso è gratuito.