Topic “iran”

Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDF
Corrispondenze

I siti dell'opposizione annunciano movimenti militari da parte del governo che oggi ha riunito, a decine di migliaia, i suoi sostenitori. Possibile nuova manifestazione dell'opposizione in caso di arresto dei suoi leader. Tensione per la sorte del nipote del leader Moussavi che alcune fonti danno per morto.

Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDF
Corrispondenze

Giornata di ferro e fuoco a Teheran dove Amhadinejad ha di nuovo minacciato di morte gli oppositori. L'agenzia Irna afferma che i due principali dissidenti hanno lasciato la città. Oggi attesa una nuova manifestazione. Dal mondo dichiarazioni di circostanza. A Milano Sinistra Critica lancia uova rosso sangue contro il Consolato iraniano.

Teheran vive una violentissima repressione per le strade. Arresti indiscriminati contro giornalisti, oppositori e attivisti politici. A preoccupare di più è la sorte di Hussein Mussavi e Mahdi Karroubi, gli oppositori di Mahmud Ahmadinejad i quali, secondo l'agenzia ufficiale Irna, hanno lasciato Teheran per una città del nord dell'Iran. Ma fonti della dissidenza affermano che i due sarebbero stati condotti fuori dalla capitale dalle autorità.
Mentre la repressione delle manifestazioni va avanti senza sosta - ma per oggi, 31 dicembre dai blog della rivolta viene annunciata una nuova, grande, manifestazione - l'Alto commissario dell'Onu per i diritti umani Navi Pillay si è detta inorridita per i morti e gli arresti. «Sono scioccata per il numero di morti – ha detto Pillay -, feriti e arrestati. Le informazioni disponibili mostrano ancora una volta le eccessive azioni di violenza perpetrate dalle forze di sicurezza e dalla milizia paramilitare Basij».
Dall'Iran arrivano soltanto parole che fanno presagire nuove violenze, il presidente Mahmud Ahmadinejad ha usato parole pesanti: «È uno spettacolo che fa vomitare, ma quelli che l'hanno pianificato e quelli che vi hanno partecipato si sbagliano». Il regime iraniano accusa l'occidente indicando nell'occidente i responsabili della rivolta. «La nazione iraniana – ha detto Ahmadinejad - ha visto molte di queste mascherate: un sionista e un americano hanno ordinato la carnevalata e ne sono gli unici spettatori».
Langue invece la solidarietà internazionale. In Italia solo dichiarazioni di circostanza come quella, encomiabile, rilasciata in serata al Tg1 dal ministro agli Affari europei, Ronchi intento, con camino accesso alle spalle e Stelle di Natale in bella evidenza, a sollecitare la nuova ministra europea agli Esteri a prendere un'iniziativa.
A Milano una delegazione di Sinistra Critica è stata al Consolato dell'Iran per protestare contro la repressione del regime nei confronti delle manifestazioni democratiche, in sostegno alle iniziative degli studenti iraniani e per chiedere libertà e giustizia per le/gli iraniane/i. Una presenza con 15 rose per ricordare e onorare i morti di Teheran di questi giorni e con lancio di uova colorate contro il sangue versato dal regime teocratico.
«Noi che in questi giorni ricordiamo il massacro israeliano a Gaza dello scorso anno - ha dichiarato il portavoce di Sinistra Critica, Piero Maestri - che sosteniamo il movimento saharawi, che lottiamo per la fine della presenza militare della Nato in Iraq e in Afghanistan, siamo senza nessun dubbio dalla parte delle iraniane e degli iraniani che lottano per democrazia, libertà e giustizia e contro un regime che non può permettersi di parlare a favore di alcun popolo oppresso, visto che sottopone il suo stesso popolo ad un'oppressione intollerabile».

Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDF
Corrispondenze

Pubblichiamo l'intervista a Tariq Ali ripresa da la Repubblica di oggi. Un'analisi obiettiva della rivolta iraniana e una testimonianza della drammaticità della situazione

di ALIX VAN BUREN

"Gli scontri a Teheran fra manifestanti e guardie rivoluzionarie segnano una nuova, rischiosissima fase. In queste ore, tutto è possibile, persino una deriva rivoluzionaria come alla vigilia della fuga dello Scià". Tariq Ali, storico, autore di saggi molto letti dall'Amministrazione Obama (l'ultimo è il polemico I protocolli dei Saggi di Sodom sulla politica occidentale in Oriente) studia, in queste ore da Londra, le piazze iraniane. "La decisione di sparare su una manifestazione pacifica è una provocazione davvero irragionevole da parte del regime. Per di più, capita in un momento fra i più scivolosi per le autorità".

Signor Ali, lei calcola un rischio tanto alto?
"Perché no? I chierici non sono mai stati tanto divisi al loro interno quanto lo sono oggi. L'Iran è di nuovo sotto i riflettori mentre l'America stringe il cappio con nuove sanzioni. In più, il mondo sciita adesso celebra la festa religiosa del Muharram, quando per definizione è proibito il ricorso alla violenza. In questo scenario, fare fuoco sui civili vuol dire allineare con i manifestanti larghi segmenti della popolazione finora non ostile al regime. Insomma, s'è prodotta una miscela esplosiva".

A che punto esplosiva?
"Che oramai tutto è possibile. Le prossime 24, 36 ore ci diranno in quale direzione andrà il Paese. Ascolti: nella tradizione sciita, a ogni morte seguono 40 giorni di lutto. Oggi si svolgeranno i funerali dei civili uccisi, altre migliaia di dimostranti si riverseranno nelle piazze. Il fatto che i miliziani basiji abbiano sparato sulla folla vuol dire che questi sono sfuggiti al controllo. Se verrà versato altro sangue, potremmo assistere a una campagna simile a quella che alla fine degli Anni Settanta rovesciò lo Scià".

Che similitudini vede?
"La più inquietante, dall'osservatorio dei chierici, è che l'opposizione sia pronta a sfidare la morte. Successe proprio così nel '78 e nel '79. Se i civili non si fermeranno di fronte ai fucili, la protesta di massa potrebbe mobilitare nuove fasce della popolazione".

Quali?
"Innanzitutto la classe media, finora più o meno ai margini, ma che scalpita per un accordo con l'Occidente. Poi c'è l'esercito. Diviso com'è fra lealtà al regime e inclinazione verso i riformisti, non sappiamo come questo reagirà. Potrebbe disobbedire agli ordini di sparare contro i dimostranti, come trent'anni fa. Fu allora che lo scià scappò e i rivoluzionari presero il potere".

Che peso ha la morte del Grand Ayatollah Montazeri nell'accelerazione di questi giorni?
"Ha peso, eccome, e per più d'una ragione. Intanto, lui era una figura fondamentale del dissenso, fin dai tempi di Khomeini. In secondo luogo, ispirava rispetto oltre i ranghi degli oppositori. L'avere proibito ogni pubblica funzione in sua memoria il 24 dicembre s'è rivelata una delle prime mosse avventate. Se poi dovesse arrivare la conferma dell'uccisione del nipote di Moussavi, il leader dei riformisti, si spalancherebbe una stagione di una brutalità straordinaria".

L'America di Obama che parte ha in questo suo scenario?
"Le illusioni su una svolta della Casa Bianca stanno tramontando. Il presidente Obama continua a dettare condizioni all'Iran senza promuovere un vero negoziato. Ha forse modificato il linguaggio, ma nella sostanza ricalca la politica di Bush. Dunque, le sanzioni resteranno ancora una volta senza effetto".

Perché ne è sicuro?
"Perché verranno ignorate, come già in passato. La Cina e la Russia, che hanno contratti importanti con l'Iran, non si taglieranno da sé la gola sotto il profilo economico. La speranza in Occidente è che il regime venga scalzato dall'interno, che si possa trattare con un nuovo governo".

Signor Ali, e l'Occidente ha ragione?
"No: s'illude. Infatti nessun governo iraniano tratterà in base a ciò che l'America offre. Però la questione pressante è un'altra: è quel che accadrà in Iran nelle prossime ore: una faccenda tutta interna a quel Paese. Mi creda, la stupidità e la debolezza del regime possono riservare molte sorprese".

Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDF
Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDF

(ANSA) - ROMA, 21 GIU - «La versione inverosimile avallata dagli ayatollah iraniani delle elezioni presidenziali sta sfociando in una repressione inaccettabile. Si tratta, probabilmente, di una crisi di fondo della struttura politico-istituzionale che l'Iran si è data dopo la rivoluzione del '79 e di una contraddizione sempre più forte tra la società e l'oligarchia teocratica. I manifestanti, infatti, oltre a contrastare Ahmadinejad, sfidano la guida suprema Khamenei». Flavia D'Angeli di Sinistra critica commenta così la repressione in Iran dei manifestanti. «Al di là delle posizioni di Mousavi, componente moderata di quella oligarchia, responsabile anch'egli nel passato di repressioni e limitazioni democratiche, quello che appare evidente - aggiunge D'Angeli - è il diritto degli iraniani e delle iraniane a godere di elementari diritti democratici come il libero e garantito svolgimento delle elezioni e la libera e assoluta libertà di manifestare». «Diciamo no alla repressione in atto, no alla teocrazia al potere e no alla violenza di Stato. Sì al diritto di manifestare e al rinnovamento democratico che, per essere tale, non potrà che farsi carico dei bisogni di ampie masse popolari, probabilmente appannaggio ancora del presidente uscente, e affermare la laicità dello Stato. Si a nuove elezioni - conclude - sì all'abolizione della teocrazia. Chi aspira a trasformare il mondo sta al fianco dei giovani, delle donne, degli uomini iraniani che oggi coraggiosamente sfidano la violenza del regimeLa versione inverosimile avallata dagli ayatollah iraniani delle elezioni presidenziali sta sfociando in una repressione inaccettabile. Si tratta, probabilmente, di una crisi di fondo della struttura politico-istituzionale che l'Iran si è data dopo la rivoluzione del '79 e di una contraddizione sempre più forte tra la società e l'oligarchia teocratica. I manifestanti, infatti, oltre a contrastare Ahmadinejad, sfidano la guida suprema Khamenei». Flavia D'Angeli di Sinistra critica commenta così la repressione in Iran dei manifestanti. «Al di là delle posizioni di Mousavi, componente moderata di quella oligarchia, responsabile anch'egli nel passato di repressioni e limitazioni democratiche, quello che appare evidente - aggiunge D'Angeli - è il diritto degli iraniani e delle iraniane a godere di elementari diritti democratici come il libero e garantito svolgimento delle elezioni e la libera e assoluta libertà di manifestare». «Diciamo no alla repressione in atto, no alla teocrazia al potere e no alla violenza di Stato. Sì al diritto di manifestare e al rinnovamento democratico che, per essere tale, non potrà che farsi carico dei bisogni di ampie masse popolari, probabilmente appannaggio ancora del presidente uscente, e affermare la laicità dello Stato. Si a nuove elezioni - conclude - sì all'abolizione della teocrazia. Chi aspira a trasformare il mondo sta al fianco dei giovani, delle donne, degli uomini iraniani che oggi coraggiosamente sfidano la violenza del regimeLa versione inverosimile avallata dagli ayatollah iraniani delle elezioni presidenziali sta sfociando in una repressione inaccettabile. Si tratta, probabilmente, di una crisi di fondo della struttura politico-istituzionale che l'Iran si è data dopo la rivoluzione del '79 e di una contraddizione sempre più forte tra la società e l'oligarchia teocratica. I manifestanti, infatti, oltre a contrastare Ahmadinejad, sfidano la guida suprema Khamenei». Flavia D'Angeli di Sinistra critica commenta così la repressione in Iran dei manifestanti. «Al di là delle posizioni di Mousavi, componente moderata di quella oligarchia, responsabile anch'egli nel passato di repressioni e limitazioni democratiche, quello che appare evidente - aggiunge D'Angeli - è il diritto degli iraniani e delle iraniane a godere di elementari diritti democratici come il libero e garantito svolgimento delle elezioni e la libera e assoluta libertà di manifestare». «Diciamo no alla repressione in atto, no alla teocrazia al potere e no alla violenza di Stato. Sì al diritto di manifestare e al rinnovamento democratico che, per essere tale, non potrà che farsi carico dei bisogni di ampie masse popolari, probabilmente appannaggio ancora del presidente uscente, e affermare la laicità dello Stato. Si a nuove elezioni - conclude - sì all'abolizione della teocrazia. Chi aspira a trasformare il mondo sta al fianco dei giovani, delle donne, degli uomini iraniani che oggi coraggiosamente sfidano la violenza del regime». (ANSA).

Condividi contenuti

gli ultimi arrivi

Leena Ben Mhenni
Quella tunisina è stata la prima rivoluzione della storia con un ruolo rilevante della controinformazione diffusa attraverso la rete, i blog, i social network.
Damien Millet
Il mondo vive la più grave crisi economica e finanziaria dal 1929. Con l'esplosione della crisi dei titoli tossici e il conseguente salvataggio delle banche, gli Stati dei paesi più industrializzati hanno accresciuto a dismisura il proprio debito e cominciato ad...
AA. VV.
Nel 1936, la 205esima squadriglia della Regia aeronautica adottò come stemma tre sorci verdi. Da lì "Ti faccio vedere i sorci verdi" significa dare filo da torcere, sconfiggere, umiliare. Negli ultimi venti anni la Lega Nord ha certamente fatto vedere “i sorci verdi”...

la nuova Letteraria

la rivista ERRE