Topic “gaza”

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Corrispondenze

Perché un tale crimine che sembra addirittura controproducente? Perché vige il vecchio slogan di Golda Meir: "Non importa quello che dicono i gentili, ciò che conta è ciò che gli ebrei stanno facendo". La leadership israeliana, arrogante e razzista, si barrica dietro lo scontro di civiltà. Fallendo e acuendo il conflitto con gli Usa (nella foto: Nethanyau e Barak)

Michael Warshawsky

Un atto di pirateria, un crimine di guerra, una palese violazione del diritto internazionale, l'assassinio di civili disarmati - ogni definizione usata dai media internazionali nel corso delle ultime 30 ore è vera e allo stesso tempo aggira il punto. L'operazione omicida israeliana è, infatti, l'espressione del nuovo modus operandi di Israele. E come tale è spaventosa.

In tutto il mondo, uomini e donne si chiedono: perché? Perché un tale crimine che sembra completamente disfunzionale e addirittura controproducente? Perché provocare una grave crisi con un paese alleato, come la Turchia? Perché mettere in difficoltà l'Unione europea che sta cercando di rivalutare la funzione di Israele nel mercato europeo? Perché provocare e scioccare tutta la comunità internazionale?

Al fine di comprendere l'apparentemente irrazionale comportamento israeliano si deve tornare a un anno e mezzo fa, al massacro dei palestinesi di Israele nella Striscia di Gaza nel dicembre 2008-gennaio 2009. Questa aggressione contro Gaza, i bombardamenti e cannoneggiamenti di una città dove vivono un milione di uomini, donne e bambini, avevano provocato uno shock unanime in tutto il mondo, e reso lo Stato di Israele, agli occhi di centinaia di milioni di persone, un Stato canaglia senza alcun rispetto della vita umana e del diritto internazionale.

La decisione strategica di Israele era quello di divorziare dalla comunità internazionale e di ignorare l'opinione pubblica internazionale. Torna il vecchio slogan di Golda Meir: "Non importa quello che dicono i gentili, ciò che conta è ciò che gli ebrei stanno facendo". Due o tre anni più tardi, Israele è stato sorpreso e sconfitto dagli eserciti arabi, e solo gli aiuti d'urgenza massicci da parte "delle genti" - in questo caso gli Stati Uniti - hanno salvato Israele da ciò che la stessa Golda Meir definì "la distruzione del Terzo Tempio" .

Una tale strategia isolazionista può funzionare solo se gli Stati Uniti sono dietro Israele, e ovviamente lo sono. Ma gli Usa sono anche molto in collera con i leader israeliani, che non sono affatto pronti ad adeguare le loro politiche agli interessi globali degli Stati Uniti, in particolare il rifiuto di Benjamin Netanyahu di congelare le attività di insediamento in Cisgiordania. E ora i governanti israeliani stanno creando una situazione di crisi con il secondo più importante alleato di Washington nel Mediterraneo orientale, la Repubblica turca.

La cooperazione tra la Turchia e Israele è al centro del dispiegamento militare della NATO nel nostro territorio e mettere in fibrillazione questa alleanza strategica potrebbe avere risvolti drammatici per la politica di sicurezza americana. Un atto di aggressione contro la Turchia è, infatti, un attacco contro gli interessi Usa in Asia occidentale. A differenza dell'apparato militare di Israele, ben cosciente di questa realtà, i politici israeliani sono ancora intrappolati nella concezione neoconservatrice di uno scontro di civiltà.

Anche se la Turchia è uno Stato laico e non-arabo, il fatto che abbia una popolazione musulmana lo ha reso, per l'ignorante e razzista leadership di Israele, parte della minaccia arabo-musulmana, parte del campo barbaro che minaccia "la civiltà giudaico-cristiana".

Armato di una tale "analisi", Ehud Barak - ancora lui! - ha deciso di dare alla Turchia, e al mondo intero, una lezione. Come al solito, Barak ha perso la scommessa e Israele dovrà pagare un prezzo pesante a causa sua e della sua autistica arroganza. Parte del prezzo sarà una maggiore dipendenza dagli Stati Uniti e una maggiore accondiscendenza alle richieste della Casa Bianca. In un certo senso, i palestinesi possono essere i vincitori in questo fiasco israeliano, se la loro leadership saprà come giocare la partita. Saprà?

Quasi liberi gli attivisti internazionali

Tel Aviv, 02 giugno 2010, Nena News – Israele espellerà, probabilmente tutti entro oggi, i 679 gli attivisti internazionali che ha sequestrato in mare nella notte tra domenica e lunedì al termine del sanguinoso assalto che ha compiuto contro sei navi della «Freedom Flotilla» diretta a Gaza, in cui sono rimasti uccisi nove civili (quattro dei quali turchi). Lo ha annunciato oggi il ministero degli esteri israeliano.

Un centinaio di attivisti – di paesi arabi e islamici che non hanno relazioni con Israele – è già stato espulso verso la Giordania. Nelle prossime ore partiranno con tre aerei circa 300 pacifisti turchi e nel corso della giornata tutti gli altri, tra i quali sei italiani. La decisione è stata presa ieri sera dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu di fronte alle pressioni e dure condanne internazionali per l’attacco compiuto in acque internazionali contro un convoglio carico di civili e di aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza sotto embargo.

Israele, scrive oggi il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, ha «rinunciato» a processare una ventina di attivisti che accusa di aver «aggredito» i suoi soldati durante il blitz di domenica notte.

Intanto il Nicaragua ha sospeso i rapporti diplomatici con Israele di fronte, ha spiegato il governo di Managua in un comunicato, «all’illegalità dell’attacco alla missione umanitaria», che ha rappresentato «una chiara violazione della legge internazionale e del diritto umanitario». Il Nicaragua ribadisce inoltre il suo sostegno «incondizionato al popolo palestinese».(red) Nena News

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Sulla frontiera

Diverse centinaia davanti all'ambasciata israeliana il primo dell'anno. L'iniziativa della Freedom March riempie le prime pagine dei giornali egiziani. I francesi occupano ancora la loro ambasciata

Dopo la manifestazione del 31 dicembre che si è svolta a piazza Tahrir, al museo egizio) dove, in seguito all'intervento della polizia egiziana, soprattutto quella in borghese, ci sono stati alcuni feriti, la Marcia internazionale per la libertà di Gaza ha manifestato anche il primo dell'anno.. Circa 400persone, infatti, sono tornati in piazza e si sono concentrate davanti al grattacielo che ospita l’ambasciata di Israele nel quartiere di Giza, lo stesso dov’è situata la rappresentanza diplomatica francese di fronte alla quale da ormai cinque giorni centinaia di manifestanti d’oltralpe sono accampati per protestare contro il divieto egiziano di poter entrare nella striscia di Gaza.
Raggiunta telefonicamente Mila Pernice, del Forum Palestina, ha riferito che circa 400 attivisti – per lo più italiani e francesi, ma anche scozzesi – sono arrivati sotto il grattacielo intorno alle 11.00 ora locale con bandiere palestinesi, cartelli, striscioni e gridando slogan contro l’assedio a Gaza, per la libertà della Palestina, contro il governo egiziano complice dell’affamamento della popolazione palestinese. Sui cartelli si può leggere “Free Gaza”, “Boycott Israel”, “Break the siege to Gaza” mentre uno striscione recita in francese “Israele stato sionista, fascista, terrorista”.
Stavolta la polizia egiziana ha tenuto un atteggiamento molto più morbido forse anche grazie alle proteste che in tutto il mondo hanno preso di mira il governo egiziano dopo l’aggressione subita il 31. Mila Pernice racconta che gli automobilisti che passavano vicino alla manifestazione hanno espresso vistosamente la loro approvazione nei confronti della protesta suonando il clakson, mostrando le dita a forma di V per Vittoria, salutando. E su tutti i quotidiani egiziani, compresi quelli legati al regime di Mubarak, le prime pagine sono state piene delle notizie relative alla Marcia Internazionale e ai suoi obiettivi. Da segnalare che su un giornale egiziano in inglese, la foto dell'incontro tra Mubarak e Netanyau dei giorni scorsi, era sorretta dal titolo: "Mubarak contro l'assedio di Gaza"...
Secondo Valeri Belli, che è al Cairo e che ci ha aiutato a raccogliere le informazioni - oltre ai comunicati del Forum Palestina e degli Statunitensi per la pace - «gli egiziani che hanno notato la Marcia hanno mostrato una grande solidarietà anche se purtroppo mancano riferimenti locali con cui dare seguito alle iniziative». Da segnalare anche una certa «autoreferenzialita degli americani di Code Pink» così come una spaccatura tra gli europei divisi tra posizioni più o meno radicali». Spaccatura che si riflette in Italia nelle posizioni di Action for Peace e Forum palestina. I piu numerosi ed organizzati sono stati i francesi (molti di origine maghrebina) che hanno occupato l'ambasciata (ancora in corso l'occupazione) riuscendo persino ad appendere una grandissima bandiera palestinese su una piramide: «C'è la foto in prima pagina su un quotidiano egiziano, eccezionale!».
Infine, il convoglio di aiuti organizzato dagli inglesi e guidato dal deputato Galloway, fermato alla frontiera di Aqaba, ha ottenuto la sovvenzione di Erdogan per circa 500.000 Euro per attraversare la Siria ed entrare a Gaza dalla frontiera di Al/Arish.

La cronaca del 31
La polizia egiziana ha attaccato la Marcia per Gaza che si è riunita stamattina con la volontà di muoversi verso la Striscia. Ci sono stati scontri e tra i feriti anche due italiani senza particolari conseguenze. La delegazione di Code Pink è stata bloccata in hotel mentre gli italiani, raccoltisi accanto al museo egizio sono stati trascinati a terra e poi picchiati. Sono le informazioni che abbiamo raccolto via sms da alcuni partecipanti alla Marcia.
La Freedom March aveva deciso di partire a piedi nonostante il rifiuto del governo egiziano. L’offerta di lasciar entrare a Gaza solo 100 dei 1.400 partecipanti alla Marcia era stata infatti ritenuta dagli organizzatori della Marcia insufficiente e deliberatamente intenzionata a dividere. «Gli attivisti sono al Cairo perché il governo Egiziano ha impedito loro di raggiungere Gaza. Noi non vogliamo rimanere qui, Gaza è sempre stata la nostra destinazione finale», afferma Max Ajl , partecipante alla Marcia.
Alcune persone hanno cercato di superare i blocchi della polizia e iniziare a marciare verso il punto di incontro a Tahreer Square al centro del Cairo. A loro si sono uniti Egiziani che volevano denunciare il ruolo del proprio governo nel sostenere l’assedio di Gaza. Le autorità hanno cercato di tenere separati gli internazionali dai locali. La polizia ha attaccato brutalmente i partecipanti , non violenti, alla Marcia. Molti poliziotti in borghese si sono infiltrati tra la folla e assaltano I partecipanti violentemente. «Sono stata sollevata dalla polizia Egiziana e sbattuta letteralmente contro le transenne» afferma Desiree Fairooz, una dimostrante. I partecipanti alla Marcia stanno cantando slogan di protesta e resistono ai tentativi di disperderli e giurano di rimanere nella piazza fino a quando non saranno autorizzati ad andare a Gaza. Lo striscione GFM è appeso ad un albero della piazza.
«L’Egitto ha provato in tutti i modi possibili ad isolarci e ad abbattere il nostro spirito» dicono gli organizzatori della Marcia. «Ma noi restiamo fedeli più che mai al nostro obiettivo di manifestare contro la tirannia e la repressione. Marceremo il più vicino possibile a Gaza, e se saremo fermati con la forza, chiederemo ai nostri sostenitori di protestare. Chiediamo a coloro che credono nella giustizia e nella pace ovunque siano nel mondo di sostenere le nostre iniziative per la libertà dei Palestinesi».
Tra i partecipanti anche Alice Walker, scrittrice e vincitrice del Premio Pulitzer, Walden Bello , membro del Parlamento Filippino, Luisa Morgantini, ex membro del Palamento Europeo per l’Italia. Più di 20 partecipanti alla marcia, tra cui l’ 85enne sopravvissuta all’Olocausto, Hedy Epstein, hanno intrapreso uno sciopero della fame contro il pesante ostruzionismo Egiziano, oggi entrano nel quarto giorno.Nel pomeriggio, la polizia ha allentato il blocco permettendo agli attivisti di defluire. E nel pomeriggio si sono tenuti presidi e manifestazioni davanti alle ambasciate egiziane di Londra, Parigi, Gaza e Roma. Circa 200 attivisti con bandiere palestinesi e striscioni con su scritto «Egitto vergogna» e «Gaza libera boicotta l'Egitto», hanno scandito davanti l'ambasciata egiziana a Roma slogan di protesta alzando numerosi striscioni di contestazione alla scelta egiziana di fermare gli attivisti pacifisti. Proteste anche per il ferimento di due partecipanti alla Freedom March. Marco Benevento, in rappresentanza del Forum Palestina, ha spiegato che al sit-in hanno partecipato le comunità islamiche, le rappresentanze Rdb, la Fiom, la Federazione della sinistra e la comunità di San Paolo. I manifestanti hanno anche protestato strappando davanti l'ambasciata i depliant illustrativi di note mete turistiche egiziane e invitando al boicottaggio di questo paese arabo che «aiuta Israele a strangolare Gaza».


La cronaca del 30 dicembre dal Cairo, di Valeria Belli

Ieri c'è stato un accordo tramite il Code Pink, associazione statunitense, per una delegazione umanitaria con la Red Crescent di 100 persone circa verso Gaza che doveva partire stamane. L'accordo era stato ottenuto con la moglie del presidente Mubarak e aveva tutte le caratteristiche dell'azione filantropica e umanitaria. In realta è partito un solo pulmann, con 40 persone a bordo, perche gli americani hanno cambiato idea e si sono ritirati dalla trattativa in quanto pentiti della decisione presa non collettivamente e anche perche molti sono decisi ad andare avanti con le pressioni per ottenere la marcia a Gaza. Il Comitato Coordinatore della Gaza Freedom March e molti contingenti (tra cui quello Francese, Scozzese, Canadese, SudAfricano, Svedese e dello Stato di New York,U.S.) hanno infatti rifiutato l’offerta di Suzanne Mubarak. «Rifiutiamo categoricamente l’offerta egiziana di un gesto simbolico. Rifiutiamo continuare a coprire l’assedio di Gaza. Il nostro gruppo continuerà a lavorare per consentire a tutti i 1.362 partecipanti alla Marcia di entrare a Gaza, come primo passo verso l’obiettivo finale che è quello di far cessare completamente l’assedio e liberare la Palestina» ha dichiarato Ziyaad Lunat , membro del Comitato Coordinatore della Marcia.
Intanto un gruppo di francesi sta occupando da giorni l ambasciata francese per proseguire le pressioni sul governo egiziano e ieri c e stata una forte e significativa manifestazione con sciopero della fame di alcuni, davanti alla sede dell'Ordine dei giornalisti egiziani, ripresa da vari giornali e televisioni che ha visto la partecipazione di tutti i gruppi internazionali ( Eccp, Forum Palestina, Code Pink, Action for Peace) e anche molti palestinesi ed egiziani del movimento di sinistra Kafayat contro la visita di Netanyau.
Oggi ci sarà un incontro possibilmente di tutte le componenti internazionali per organizzare quella che dovrebbe essere il momento piu importante visto il divieto per la marcia, la manifestazione di domani 31 dicembre. Ci sara quindi un incontro alla ambassciata francese per decidere il punto di partenza della manifestazione che dovrebbe essere davanti al ministero degli Esteri. Forse ci saranno altre proposte ma per ora non c'è niente di sicuro. Comunque proseguiranno le iniziative di movimento anche sparse in tutti i prossimi giorni, per arrivare ad ottenere la marcia per Gaza.
C'è grande difficolta di comunicazione perche gli egiziani vietano tutto: riunioni collettive, gruppi per strada (siamo continuamente scortati da guardie ovunque siamo, anche negli alberghi) e quindi anche per queste difficolta ci sono molte spaccature tra i gruppi dovute anche a mancanza di collegamento tra essi. Stiamo quindi cercando di trovare un luogo per riunirci tutti insieme per prendere decisioni collettive e non piu di singoli gruppi.

Esempio di testo (potete personalizzarlo liberamente e attaccarlo al messaggio principale) da inviare in solidarietà alla Marcia:

Scrivo/chiamo per esprimere il mio completo appoggio per la Gaza Freedom March del 31 dicembre 2009. Sollecito il governo egiziano affinché permetta agli oltre 1.300 delegati di entrare nella Striscia di Gaza attraverso l’Egitto.Lo scopo della marcia è di fare appello a Israele perché ponga fine all’assedio. I delegati porteranno anche aiuti medici di cui i Palestinesi hanno estrema necessità e anche materiali scolastici e capi di abbigliamento invernali per i bambini di Gaza.Certamente i Palestinesi di Gaza che hanno sofferto e continuano a soffrire a causa dell’assedio meritano sia questo aiuto che pace e giustizia.
Per favore, fate in modo che questa storica Marcia possa proseguire.
Grazie, ----

le mail:
Palestine Division in Ministry of Foreign Affairs
ahmed.azzam@mfa.gov.eg

Ambasciata d'Egitto in Italia (all’attenzione di S.E. Ashraf Rashed, Ambasciatore della Repubblica Araba di Egitto).
ambegitto@yahoo.com
amb.egi@pronet.it

Ambasciata italiana in egitto
ambasciata.cairo@esteri.it
consolare.cairo@esteri.it

numeri di telefono:
Farnesina
06 36225

all'ambasciata egiziana in Italia
06 8440191

all'ambasciata italiana al Cairo
0020 101994599

al consolato d'Egitto a Milano
02 29518194 o 02 29516360

Le iniziative in Italia
Il 31 dalla mattina Radio Città Aperta si metterà in collegamento con la manifestazione a Gaza. A Bologna, mercoledì 30 dicembre alle ore 17 presidio davanti al supermercato Pam di via Riva Reno, via Marconi e a Nettuno, dalle 10.00 alle 18.00 all’interno della stazione, Giornata di solidarietà con il popolo palestinese

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Corrispondenze

Nel primo anniversario della Operazione Piombo Fuso le sirene sono risuonate a Gaza alle ore 11.25 locali, nel momento preciso in cui aveva inizio l'attacco della aviazione militare israeliana.

Su richiesta dei dirigenti di Hamas, che governano la striscia di Gaza, gli abitanti hanno osservato un minuto di raccoglimento e hanno così ricordato le circa 1.400 vittime (1.200, secondo le stime israeliane) registrate nel corso dell'invasione. I nomi di ogni ucciso sono stati esposti nella piazza antistante il parlamento. Negli interventi pubblici i dirigenti di Hamas hanno sostenuto a più riprese che Israele non è riuscito a conseguire gli obiettivi che si era prefisso alla vigilia della operazione, seguita ai lanci di razzi da Gaza verso il Neghev. «La striscia di Gaza - ha rilevato il capo dell'esecutivo di Hamas, Ismail Haniyeh, è ancora forte, Israele non è riuscito a sconfiggerci». Mentre gli abitanti della Striscia sono ancora impegnati nella ricostruzione degli edifici distrutti o danneggiati la leadership di Gaza conduce ancora trattative indirette con Israele per uno scambio di prigionieri che, se realizzato, rappresenterebbe il maggiore successo politico per Hamas negli ultimi due anni. «Ancora un accordo non c'è e non so se ci sarà » ha detto oggi a Gerusalemme il premier israeliano Benyamin Netanyahu, mentre a Damasco Hamas prosegue le consultazioni sullo scambio fra Ghilad Shalit - il caporale israeliano prigioniero dal 2006 - e centinaia di palestinesi detenuti in Israele per aver partecipato ad attentati.
Intanto, nel pomeriggio di domenica, le forze di sicurezza egiziane hanno trattenuto un gruppo di 30 attivisti nei loro hotel di el Arish mentre si stavano preparando a partire per Gaza, mettendoli agli arresti domiciliari. I delegati – tutti partecipanti della Gaza Freedom March, composta da 1.300 persone – erano cittadini spagnoli, francesi, inglesi, statunitensi e giapponesi. Le forze di sicurezza egiziane hanno poi finalmente ceduto, permettendo alla maggior parte dei manifestanti di lasciare gli alberghi, ma senza consentire loro di lasciare la città. Quando due giovani delegati – un francese e una donna giapponese – hanno tentato di lasciare el Arish, le autorità egiziane hanno fermato i loro taxi facendogli scaricare i bagagli.Un altro gruppo composto da otto persone, di cui facevano parte statunitensi, inglesi, spagnoli, giapponesi e greci, sono stati trattenuti invece alla stazione dei pullman di el Arish nel pomeriggio del 27 dicembre. Alle 15.30 circa non erano ancora stati rilasciati.
Contemporaneamente, la polizia egiziana ha interrotto la commemorazione dell’invasione israeliana “Piombo Fuso” di Gaza organizzata dai partecipanti alla Gaza Freedom March presso il ponte di Kasr al Nil, uno dei principali collegamenti tra la Zamalek Island, al centro del fiume Nilo, e la città del Cairo. I partecipanti alla Gaza Freedom March stanno continuando a sollecitare il governo egiziano perché consenta loro di raggiungere Gaza. I manifestanti si sono recati presso la Lega Araba, chiedendo supporto, presso diverse ambasciate straniere e il Palazzo Presidenziale, per portare un appello rivolto al presidente Mubarak. Hanno inoltre rivolto un appello a tutti i loro sostenitori nel mondo perché contattassero le ambasciate egiziane sollecitandole a lasciare liberi i manifestanti, consentendo loro di arrivare a Gaza.

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Sulla frontiera

Manifestazioni davanti alle sedi diplomatiche dei rispettivi paesi. Gli italiani in assemblea permanente presso l'ambasciata italiana. Appello per inviare lettere, mail, fax e telefonate di sostegno alla Marcia per aggirare il blocco di Gaza

da Osservatorio Iraq

Si moltiplicano al Cairo le manifestazioni dei circa 1500 attivisti internazionali della Gaza Freedom March, il corteo non violento organizzato dall’associazione statunitense Code Pink per chiedere la fine dell’assedio sulla Striscia.
In queste ore, decine di attivisti provenienti da 43 paesi stanno presidiando le sedi delle rispettive ambasciate per protestare contro il rifiuto del governo egiziano di consentire l'ingresso a Gaza della marcia.
I rappresentanti italiani - ripartiti tra Action for Peace e Forum Palestina - sono riuniti in assemblea permanente presso la sede dell’Ambasciata di Roma; qui hanno incontrato il primo segretario della legazione, cui hanno avanzato la proposta di far passare almeno una delegazione ristretta, in modo da fare arrivare a Gaza gli aiuti raccolti per la popolazione palestinese.
Intanto prosegue da ieri lo sciopero della fame di una decina di attivisti, fra cui l’85enne pacifista Usa Hedy Epstein, riuniti presso il sindacato dei giornalisti.
“E’ importante che la popolazione sotto assedio di Gaza sappia che non è sola. Voglio poter dire alla gente che incontrerò nelle strade di Gaza che rappresento molti nella mia città e negli Stati Uniti che sono indignati per le politiche adottate da Israele, Usa ed Europa nei confronti dei palestinesi e che siamo sempre di più a pensarla cosi”, ha dichiarato la Epstein, che nel 1939, a soli 14 anni, fu mandata in Inghilterra dai genitori per fuggire alla persecuzione nazista e che successivamente si è impegnata per la pace e la giustizia, abbracciando anche la causa palestinese.
Per la serata di oggi, infine, è prevista una protesta contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu, atteso al Cairo per incontrare il presidente egiziano Hosni Mubarak e discutere delle trattative con Hamas in merito ad uno scambio di prigionieri e all’eventuale apertura dei confini.
Nei giorni scorsi le autorità egiziane avevano comunicato l’intenzione di vietare la marcia internazionale verso Gaza, facendo sapere che ogni tentativo di questo tipo sarebbe stato considerato “come una violazione di legge”.
Il proposito è stato applicato nelle ultime 48 ore, quando la polizia egiziana ha iniziato a requisire pullman e taxi prenotati dai manifestanti, impedendo loro di lasciare il Cairo.

Esempio di testo (potete personalizzarlo liberamente e attaccarlo al messaggio principale) da inviare in solidarietà alla Marcia:

Scrivo/chiamo per esprimere il mio completo appoggio per la Gaza Freedom March del 31 dicembre 2009. Sollecito il governo egiziano affinché permetta agli oltre 1.300 delegati di entrare nella Striscia di Gaza attraverso l’Egitto.Lo scopo della marcia è di fare appello a Israele perché ponga fine all’assedio. I delegati porteranno anche aiuti medici di cui i Palestinesi hanno estrema necessità e anche materiali scolastici e capi di abbigliamento invernali per i bambini di Gaza.Certamente i Palestinesi di Gaza che hanno sofferto e continuano a soffrire a causa dell’assedio meritano sia questo aiuto che pace e giustizia.
Per favore, fate in modo che questa storica Marcia possa proseguire.
Grazie, ----

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Ambasciata d'Egitto in Italia (all’attenzione di S.E. Ashraf Rashed, Ambasciatore della Repubblica Araba di Egitto).
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06 8440191

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0020 101994599

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02 29518194 o 02 29516360

Le iniziative in Italia
Il 31 dalla mattina Radio Città Aperta si metterà in collegamento con la manifestazione a Gaza. A Bologna, mercoledì 30 dicembre alle ore 17 presidio davanti al supermercato Pam di via Riva Reno, via Marconi e a Nettuno, dalle 10.00 alle 18.00 all’interno della stazione, Giornata di solidarietà con il popolo palestinese

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