Alle elezioni danesi sconfitta della destra, compresa quella xenofoba, e balzo dell'Alleanza rosso-verde (sinistra anticapitalista) che triplica voti e seggi. La formazione guidata da una ragazza di 27 anni farà nascere il governo ma non ne appoggerà la linea politica
La Danimarca mette fine a 10 anni di governo di centrodestra dopo le elezioni politiche del 15 settembre. Nascerà infatto un nuovo governo sotto la leadership di Helle Thorning-Schmidt, leader del Partito socialdemocratico e prima donna a capo di un governo danese. Il suo governo vedrà l’appoggio del Partito socialista popolare (Sf), la formazione della sinistra "radicale" che ha avuto un calo nei voti ma che per la prima volta accede al governo. Che però non si annuncia particolarmente stabile.
La coalizione vincente, infatti, raggiunge 89 seggi contro gli 86 dei partiti di destra. Ci sono poi 4 seggi che saranno destinati alle regioni autonome di Groenlandia e Isole Faroe. Inoltre, i due principali partiti della nuova coalizione di governo perdono entrambi dei seggi: scendono da 45 a 44 seggi i Socialdemocratici, con il 24,9 per cento, il peggior risultato negli ultimi 100 anni; Si ferma a 16 seggi il Sf, perdendone 7, con il 9,2 per cento dei voti rispetto al 13 per cento precedente. Il governo avrà dunque bisogno del sostegno dei Liberaldemocratici (Rv) che sono tra i vincitori di queste elezioni guadagnando 17 seggi (un aumento di 8) e passando dal 5,1 al 9,5 per cento. Ma ancora non basterà, la coalizione avrà bisogno anche del sostegno del partito della sinistra anticapitalista Alleanza rosso-verde (Arv) che è uno dei principali vincitori della competizione. Sale dal 2,2 al 6,7 per cento e triplica i seggi passando da 4 a 12. L’Arv ha già dichiarato che farà nascere il governo “anche se non ne condivide le linee politiche” e quindi manterrà una sua autonomia. L’Arv ha posizioni molto nette: difesa dei diritti sociali, opposizione alla riduzione delle pensioni e dei sussidi per i disoccupati, piano per il lavoro in progetti ecologisti, diritto all’asilo per gli immigrati. Anche i Liberaldemocratici hanno idee progressiste su immigrati e rifugiati –il Danish People’s Party, il partito dei estrema destra xenofoba perde tre seggi e scende al 12,3 per cento dimostrando che con la crisi la questione “immigrati” perde di peso – ma in politica economica non si discostano dal centrodestra.
Il cambio politico è certamente frutto della crisi e mostra una tendenza in corso in Europa: Angela Merkel perde qualsiasi elezione locale in Germania – a Berlino ha rivinto la Spd ma è impressionante il successo del “Piratenpartei” il partito dei Pirati mentre la sinistra di Die Linke paga la gestione governativa nella capitale tedesca scendendo dal 13 all'11 per cento – i socialisti francesi si preparano alla vittoria in Francia e qualcuno inizia a sperare anche in Italia. La crisi mette in difficoltà i governi – non a caso si profila la debacle anche del partito socialista di Spagna – e genera nuove aspettative che rischiano di essere ancora disilluse.
L’Alleanza rosso-verde danese che è stata guidata in questa campagna da una ragazza di 27 anni, Johannne Schmidt-Nielsen (nella foto), grande rivelazione della politica danese, ha deciso di tenere un atteggiamento equilibrato sapendo che una parte del successo dipende non solo dalla radicalità delle proposte ma anche dalla subordinazione del Sf – lo storico partito della sinistra radicale danese – ai socialdemocratici. Dopo dieci anni di destra al potere la scelta di far nascere il governo socialdemocratico è probabilmente obbligata ma se i suoi voti dovessero essere decisivi per appoggiare misure impopolari si tratterebbe della riedizione di un film che abbiamo già visto.
COP15 è il prossimo grande summit che riunirà i governi del pianeta per creare un nuovo Protocollo per fronteggiare il cambiamento climatico. Molti prevedono la continuazione del “solito business” e di un approccio che farà poco più che dare carta bianca alle multinazionali e continuare quello che è stato il fallimento del Protocollo di Kyoto.
COP15 è la quindicesima Conference of Parties (COP) sotto l’egida della Conferenza Stutturale delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC).
La conferenza avrà luogo a Copenhagen, Danimarca, dal 7 al 18 Dicembre 2009. COP è la sezione più importante del UNFCCC e riunisce i ministri dell’ambiente una volta l’anno per discutere degli sviluppi della convention. “Si aspettano ministri e delegati ufficiali di 189 paesi del mondo”. Almeno 10,000 persone, inclusi i delegati di paesi con stato di osservatori, di gruppi dell’industria e di organizzazioni non-governative, sono attese a Copenhagen per partecipare alla conferenza.
Il sito ufficiale Danese dichiara che “gli obiettivi della conferenza sul clima sono di stabilizzare l’ammontare di gas serra emessi nell’atmosfera a livelli che impediscano pericolosi cambiamenti climatici per causa umana. Questa stabilizzazione deve avvenire in una maniera che permetta ai nostri ecosistemi di adattarsi naturalmente. Questo significa che la produzione di cibo non deve essere messa a repentaglio, e che la possibilità di creare uno sviluppo sociale ed economico sostenibile non devono essere messi in pericolo”.
In aggiunta agli eventi collaterali che avranno luogo nell’area della conferenza, ci saranno proteste pubbliche all’esterno della conferenza. Il gruppo danese KlimaX dichiara che la “Danimarca sta per ospitare il COP15 nell’inverno del 2009. Faremo in modo che questo sia un summit che i leader non dimenticheranno mai. Alzeremo le nostre voci in una maniera che non lascerà scampo. Diremo che non possiamo più accettare questa roulette russa con il cima. Loro sono i pochi, eppure le conseguenze delle loro azioni colpiscono l’esistenza di ogni essere sul pianeta. Useremo metodi di azione diretta e non-violenta perchè non possiamo permettere a pochi delegati di mettere a rischio la sopravvivenza del pianeta un minuto di più. E’ ora di riprenderci il potere”.
[fonte: www.climate-justice-action.org ]
Si è aperto il vertice di Copenaghen. Ecco il calendario dell'altro vertice, gli appuntamenti e le manifestazioni dei vari movimenti ecologisti.
Lunedì a Copenhagen è iniziato il summit Onu Cop 15. Molto si è parlato in questi giorni dei negoziati in corso tra i leader della terra, molto meno delle iniziative che ci saranno per le strade della capitale danese. Il Contro-forum, articolato su più giornate tematiche, vedrà una serie di dibattiti, azioni e manifestazioni in base a gruppi di affinità.
Si partirà l'11 Dicembre, giornata di azioni dirette contro le corporation responsabili del riscaldamento climatico. Dal mattino ci saranno azioni diffuse in tutta la città, con modalità creative e con blocchi delle attività di queste multinazionali. L'obiettivo sarà quello di fermare per un giorno le attività di chi fa profitto sull'ambiente. Lo slogan della giornata sarà “Our climate, not your business!”.
Il 12 Dicembre, giornata per le realtà dell'ambientalismo più moderato. Una piazza sarà occupata dall'Associazione “Amici della Terra” che con lo slogan “L'Alluvione sta arrivando” costruiranno una serie di azioni simboliche stile Greenpeace. Scopo delle iniziative sarà quello di lanciare un appello ai leader della terra per fare in modo che Cop15 riesca a trovare un impegno concreto e vincolante per la diminuzione di Co2 nell'aria. Stessa richiesta verrà fatta, nello stesso giorno, dalla manifestazione della campagna “Global Climate Compaign”. In contemporanea ci saranno manifestazioni in altre città del mondo per lanciare lo stesso appello.
Il 13 Dicembre “Hit the production - Il nostro sistema economico è la causa del cambiamento climatico. Per fermare il cambiamento climatico dobbiamo trasformare questo sistema ormai rotto”. Così inizia l'appello per una mobilitazione che critica radicalmente i negoziati di Cop15 e che vorrà bloccare il porto di Copenhagen per tutto il giorno, come simbolo dell'industria capitalista basata sulla crescita sfrenata e l'uso di combustibili fossili. L'appello si chiude con l'invito a riprodurre azioni analoghe in altre città d'Europa. Inoltre, sempre il giorno 13, Via Campesina manifesterà contro l'industria del cibo.
Il 14 Dicembre sarà invece la giornata di “No Borders Action – No Climate refugees”. Ci saranno azioni che tenteranno di evidenziare come le politiche capitaliste, depredando i paesi più poveri e provocando quindi devastazioni ambientali, siano tra le cause della fuga di tanti migranti e rifugiati. Lo stesso giorno ci saranno dibattiti sul tema del “Debito climatico”, ovvero il maggior peso che hanno le economie dei paesi ricchi sul riscaldamento climatico.
Il 15 Dicembre sarà il “Climate Agriculture Action day” al grido: “Produzione locale per consumo locale, cambiare il sistema alimentare non il clima”. Un cartello di organizzazioni contadine per lo più europee, dimostreranno contro le regole della UNFCCC, contro il sovraconsumo e a difesa del diritto alla terra per chi la coltiva. Inoltre, per la gioia dei buontemponi, lo stesso giorno verrà assegnato il premio della “Sirena Arrabbiata”. Il trofeo lo vincerà il gruppo di affinità che avrà concluso l'azione più efficace per fermare il riscaldamento climatico. Vedremo.
Il 16 Dicembre ci sarà la manifestazione più grande. “Reclaim the power”. Il corteo tenterà di invadere pacificamente l'area dove si svolge COP15 per bloccare il summit e fare in modo che si crei una grande assemblea popolare dei movimenti sociali, dove presentare le vere alternative per ridurre le emissioni di Co2 e cambiare un sistema basato sull'ingiustizia sociale.
Il 18 Dicembre, giornata di chiusura del Summit, vedrà diverse azioni, molte delle quali non pubbliche, in più zone della città. Così calerà il sipario su Cop15.