Una cinquantina di militanti di Sinistra Critica hanno bloccato questa mattina l'entrata del quotidiano Il Messaggero, denunciando lo sfruttamento degli immigrati che avviene nella città, nel silenzio complice dei media. Sotto accusa il proprietario del quotidiano Caltagirone, noto palazzinaro romano che sfrutta il lavoro migrante nei suoi cantieri e nasconde le disumane condizioni di vita e lavoro sul giornale di famiglia
il comunicato:
Caltagirone: sulla pelle dei migranti sfruttamento, speculazione e nessuna informazione!
Nel nostro paese gli immigrati sono invisibili. Invisibili per la stampa, invisibili per la politica, invisibili per la società, tranne quando è necessario individuare un capro espiatorio per l’ennesimo episodio di cronaca nera. Ma sono i migranti a costruire le nostre case, a cucinare nei nostri ristoranti, a badare ai nostri anziani.
Come insegna la tragica vicenda di Rosarno i migranti sono necessari per la nostra economia e bersagli della nostra xenofobia.
Sinistra Critica oggi chiude simbolicamente la sede de il Messaggero, per denunciare lo sfruttamento brutale degli immigrati che quotidianamente avviene nella nostra città nel silenzio dei media. Ci sono proprio i migranti alla base dei profitti del “palazzinaro” Caltagirone, proprietario di questo quotidiano, che da un lato sfrutta largamente il lavoro dei migranti nei suoi cantieri e dall’altro nasconde le disumane condizioni di lavoro e di vita dei migranti ignorate dal giornale di famiglia.
Il primo marzo in Italia ed in Francia ci sarà il primo sciopero del lavoro migrante. Una giornata senza immigrati sui posti di lavoro per far sentire il peso dei lavoratori immigrati sull’economia nazionale. Sinistra Critica sarà in piazza a fianco degli immigrati insieme a migliaia di cittadini/e antirazzisti/e, perché gli immigrati diventino protagonisti della propria vita e del proprio destino.
Contro la guerra fra poveri
Per la libertà di circolazione dei migranti
Per una sanatoria di tutti i migranti presenti sul territorio
LE NOSTRE VITE VALGONO PIù DEI LORO PROFITTI!
1° Marzo 2010 – Sciopero degli stranieri
La campagna elettorale per le prossime elezioni regionali si è già aperta, ma come al solito manca un confronto sulle questioni di merito e i programmi dei due schieramenti continuano ad assomigliarsi.
Intanto Alemanno vuole privatizzare il 20% di Acea entro l'anno. A chi? Come al solito viene in mente il costruttore Caltagirone.
La campagna elettorale per le prossime elezioni regionali si è già aperta, ma come al solito manca un confronto sulle questioni merito e i programmi dei due schieramenti continuano ad assomigliarsi. Lo si vede sulla gestione dei rifiuti, dove da una parte il centrosinistra si accontenterebbe di quattro inceneritori, invece il centrodestra, su pressioni del Sindaco Alemanno e il capo della protezione civile Bertolaso, ne vorrebbe cinque. Finora nessuna delle due candidate, Bonino e Polverini, ha presentato un proposta concreta sulla gestione regionale dei rifiuti che non sia la vecchia riproposizione di discariche e inceneritori. Speriamo che il disastro della Valle del Sacco, a sud di Roma, abbia insegnato qualcosa.
Purtroppo le sorprese negative sono continuate ad arrivare anche in questi giorni. “Attuazione del decreto Ronchi e privatizzazione del 20% di Acea in tempi rapidi. Valuteremo di avviare il processo entro l'anno”. Così il Sindaco Alemanno ha delineato la sua strategia per il 2010, dimostrandosi particolarmente zelante nell'applicazione delle norme varate a suo tempo dai governi di centrosinistra. Si ripete il copione, il centrosinistra apre una falla e il centrodestra realizza. Ecco quindi profilarsi la definitiva svendita di un bene comune e universale come l'acqua. Ma chi la potrebbe acquistare? Il sindaco Alemanno ribadisce : «Partner legati al territorio, fondazioni, imprenditori. Punteremo a fare in modo che ci sia una platea più ampia possibile, per non avere un socio privato prevalente». Come al solito viene subito in mente il costruttore Caltagirone, il quale ha messo gli occhi pure sull'acquedotto pugliese, il più grande d'Europa. Ovviamente Caltagirone è favorito anche perché il presidente di Acea è Giancarlo Cremonesi, un passato nell’Associazione dei costruttori romani, mentre l’ad è Marco Staderini, l’uomo delle poltrone in quota Udc, che per il partito di Casini si è seduto nello scorso consiglio d’amministrazione della Rai. Questo aiuta a spiegare l'asse nel Lazio tra Udc ed ex An, proprio sulla candidatura della Polverini.
Ulteriori conseguenze ci saranno anche per quanto riguarda la gestione rifiuti. Acea infatti è a pieno titolo nel Coema, consorzio misto pubblico/privato dove a capo c'è l'avvocato Cerroni, che ha presentato il progetto per l'inceneritore di Albano. In passato era scappato detto anche all'Assessore Di Carlo (assessore regionale del Pd), che con la realizzazione dell'impianto di Albano si sarebbe consolidata anche una sorta di holding pronta a mettere mano su tutti i servizi: rifiuti, acqua, energia e magari non limitarsi ai soli confini della Regione Lazio.
Per cui sul piatto, con una sola mossa, entro l'anno si potrebbe definitivamente privatizzare l'acqua e la gestione dei rifiuti. D'altronde è evidente come centrodestra e centrosinistra continuino a litigare soltanto sui soggetti a cui svendere i servizi pubblici locali.
Le conseguenze di queste politiche scriteriate però purtroppo già sono sotto gli occhi di tutti. Già oggi la gestione privata dell’acqua, quindi anche dell’Acea, ha fallito. Lo dimostra il peggioramento della qualità della risorsa. Non a caso nella Regione Lazio continua un deroga sui valori dell'arsenico nell'acqua. Provvedimento questo fortemente contestato dalla Ue. Inoltre il consumo è aumentato e le riserve procapite sono diminuite di un terzo, anche la tariffa è aumentata nel tempo e gli investimenti promessi per rinnovare le reti idriche tardano ad arrivare. A questo si aggiungono le possibilità di investimenti sbagliati le cui conseguenze ovviamente ricadrebbero sempre sui cittadini, come già successo sempre con Acea, con il tentativo di avventurarsi nel mondo della telefonia. La crisi insegna. Si privatizzano gli utili e si socializzano i costi.