I fatti di Oslo sono uno dei frutti dell'avanzata della destra razzista in Europa, la cui crescita è stata e continua ad essere sottovalutata.
Saranno le indagini degli inquirenti norvegesi a stabilire se Anders Behring Breivik abbia commesso, o no, da solo l'attentato di Oslo e la strage dell'isola di Utoya. Se si sia trattato del gesto isolato del gesto di un folle "fondamentalista cristiano", come si è auto-definito Breivik, o se la carneficina sia opera di un piccola cellula di folli.
Sicuramente, dal punto di vista delle indagini e dei rischi più immediati per i norvegesi, sapere che possano liberamente girare altri assassini, è questione di grandissima rilevanza. Ma dal punto di vista dell'analisi del fenomeno, tale circostanza cambia poco o nulla. Abbia agito isolato con con l'aiuto di qualche complice, la carneficina norvegese è comunque il frutto di un crescente sentimento xenofobo, con particolare riferimento all'anti-islamismo, che nell'ultimo decennio (con una accelerazione degli ultimi cinque anni) si è fatto strada soprattutto nei paesi del nord europa e che, da un punto di vista elettorale, ha determinato uno spostamento rilevante di voti nei confronti dei partiti espressione della destra radicale o del populismo razzista e identitario. Questo è brodo di coltura all'interno del quale fenomeni estremi come Breivik sono possibili.
Europa sempre più nera. Dall'Austria all'Ungheria, dall'Olanda al Belgio, dalla Francia, alla Finlandia, dalla Danimarca alla Gran Bretagna, diventando una realtà in molti paesi dell'ex Europa comunista, Russia compresa. In Ungheria, paese del quale ci stiamo ultimamente occupendo per le sue riforme reazionarie, il partito conservatore Fidesz di Viktor Orban, ha conquistato alle ultime elezioni i due terzi del Parlamento. Jobbik il partito di estrema destra guidato dalla coppia Krisztina Morvai e Gabor Vona è diventata la terza forza del paese. Lo slogan preferito di Vona è: «L'Ungheria è stata venduta, i nemici da combattere sono le multinazionali, gli ebrei, i rom ed i comunisti". In Olanda si sta sempre più affermando la destra xenofoba del partito della Libertà (Pvv) guidato dal leader anti-Islam Geert Wilders, che rivendica il "sogno" di deportare in massa gli islamici mentgre in Belgio il maggiore partito di estrema destra è il Vlaams Belang che ha grandi consensi elettorali grazie al suo programma che prevede la lotta per l'indipendenza delle Fiandre sia linguistica che territoriale, il respingimento dell'immigrazione e creare una forma di Stato nazionalista. In Gran Bretagna ha sempre maggiori consensi il partito nazionalista (Bnp) di Nick Griffin.
In Finlandia è diventata una realtà il partito nazionalista, euroscettico e anti-immigrati dei Veri Finlandesi, mentre in Danimarca è in crescita il partito del Popolo Danese, nazionalista, xenofobo e euroscettico. In Svezia il partito dell'estrema destra xenofoba - che si chiama i Democratici di Svezia - è riuscito per la prima volta ad entrare in Parlamento soffiando proprio sui sentimenti anti-islamici.
Ovviamente in Germania non sono mai sopiti i rigurgiti neo-nazisti, mentre in Francia il Fronte Nazionale di Le Pen continua a mietere consensi. Va poi registrata la crescita di una destra radicale profondamente aggressiva, xenofoba e revanscista in gran parte degli paesi del blocco ex sovietico, dai paesi ex balsici dove riaffiorano i sentimenti filo-nazisti, al fascistume bulgaro che coltiva sentimenti anti-turchi.
Xenofobia e terrorismo. Non c'era bisogno degli avvenimenti norvegesi per affermare che all'interno di un grosso movimento d'opinione che manifesta sempre di più insofferenza e intolleranza nei confronti dell'immigrazione, soprattutto quella islamica, possano manifestarsi sacche violente, più marcatamente eversive le quali ritengano che è giunta l'ora dell'azione, sia come strumento di auto-difesa per difendersi dalla cosiddetta invasione islamica, sia come momento di riscatto dei popoli europei minacciati, incapaci di difendersi o, peggio, prigionieri dell'idea del multiculturalismo e della convivenza.
Un rischio terroristico/violento, sicuramente c'è e ci sarà. Più probabile prevedere attacchi diretti contro il "nemico" principale, ossia gli immigrati. Ma le particolarità di questo fenomeno (i fatti dell'altro giorno ne sono statio una conferma) fa sì che obiettivo del terrorismo xenofobo siano coloro individuati come "complici" dell'immigrazione: governi, ministri, partiti. O anche le chiese cristiane, là dove siano vissute come troppo morbide in virtù della tolleranza.
Tuttavia alcune precisazioni e distinguo sono necessari. La prima è che (almeno al momento) è certo che non esiste alcuna organizzazione terroristica neo-fascista che faccia da capo-fila, né tantomeno esiste un reticolo strutturato e meno che mai una internazionale nera. Siamo di fronte ad una sorta di "spontaneismo" xenofobo e neofascista fatto di piccoli gruppi non collegati operativamente tra di loro, anche se non mancano elementi di contatto (i raduni neo-nazisti e dei gruppi di estrema destra) che vengono realizzati facilmente anche attraverso l'uso di internet. La Norvegia dimostra come questo tipo di realtà non sia necessariamente meno pericoloso, proprio perché lo spontaneismo è per sua natura imprevedibile e spesso arma la mano di folli.
In secondo luogo va detto che questo brodo di coltura nel quale si è formato il credo politico di Breivik presenta molte contraddizioni al proprio interno. Esiste il filone più propriamente xenofobo che trova la sua principale ragione nella lotta all'Islam e nella denuncia dei rischi di islamizzazione d'Europa o della perdita delle proprie tradizioni. Per molti, al contrario, il vero pericolo continua ad essere rappresentato dagli ebrei e dai comunisti, mentre non mancano in questa area addirittura le correnti filo-islamiche e perfino i sostenitori di Ahmadinejad, perché al primo punto del loro impegno militante c'è l'antisemitismo con il correlato di avversione nei confronti degli Stati Uniti.
E' evidente che, in questo magma, sarebbe ben difficile l'affermarsi, almeno nel breve periodo, di una linea comune. Al contrario ci sono molte spinte localistiche e nazionali attraverso le quali le destre xenofobe, neonaziste o neofasciste trovano ragione della loro esistenza.
I rischi Da un punto di vista politico il rischio è che il consenso popolare intorno alle posizioni e alle ricette più xenofoba possa continuare a crescere. Per ciò darebbe una qualche forma di legittimità politica e perfino sociale non tanto ad avvenimenti come quello di Oslo, quanto piuttosto ad una deriva violenta e da autodifesa da parte di gruppi e gruppetti che avrebbero gioco facile nel reclutare giovani e meno giovani continti che menare le mani non basta più, ma serve sparare. O addirittura servono le bombe o azioni eclatanti.
Venerdì notte accoltellati due giovani che uscivano da un centro sociale. Sabato notte assaltata la sede di Sinistra Critica di Torre spaccata. Alemanno dà la sua solidarietà agli aggrediti, ma si dimentica che questo clima è rafforzato dall'appoggio dei gruppi neofascisti alla candidata del Pdl Renata Polverini.
Venerdì notte due ragazzi accoltellati all’uscita del Centro sociale La Strada a Garbatella, al grido “avete rotto il cazzo voi dei centri sociali”.
Sabato notte l’assalto alle sedi di Sinistra Critica e del Partito democratico di Torre spaccata, con scritte sulle serrande inneggianti al duce e una croce celtica sulla faccia di Che Guevara.
«Non si tratta di atti di comune vandalismo – sostiene Sinistra Critica in un comunicato – né un evento ascrivibile al degrado delle periferie romane. Piuttosto un'azione che si inscrive nel clima di intolleranza alimentato dalle destre istituzionali».
Non è purtroppo la prima volta che a Roma accadono episodi del genere, anzi questa volta per fortuna nessuno ci ha perso la vita.
A ben guardare però due elementi colpiscono non poco.
Il primo è la diffusione di tali pratiche, che avvengono nel “rosso” quartiere di Garbatella come nella periferia più degradata di Torre spaccata e Tor Bella Monaca. Soprattutto quest’ultimo caso non sembra essere stato opera dei gruppi organizzati dell’estrema destra romana ma, per le modalità utilizzate, sembra un’azione poco più che improvvisata di un piccolo gruppo. Ma è forse per questo ancor più inquietante: dimostra la diffusione di un clima xenofobo e intollerante che trova alimento nelle politiche securitarie del Governo nazionale e cittadino, e nella campagna elettorale che nel Lazio è entrata nel vivo.
Ecco il secondo elemento. La campagna elettorale è entrata nel vivo, e le politiche razziste e securitarie sono utilizzate da destra per recuperare consenso, e sono spesso incredibilmente inseguite dal Partito Democratico. È della settimana scorsa un manifesto del PD del VI municipio – limitrofo al Municipio di Tor Bella Monaca – che rivendicava lo sgombero del Campo nomadi di via degli Angeli, a cui è seguita la risposta del Pdl ascrivendo a sé il merito di aver gettato per strada centinaia di famiglie. La lotta all’ultimo voto fatta sulla testa in primo luogo dei cittadini migranti, già sfruttati nei luoghi lavoro.
Dopo gli assalti di questo fine settimana, Alemanno ha espresso subito solidarietà al Pd e a Sinistra Critica, dichiarandosi «molto preoccupato»: «Dobbiamo evitare – ha aggiunto il sindaco – sia criminalizzazioni generalizzate che non servono a nulla sia di essere tolleranti verso gruppi sospetti. Per questo chiedo alla polizia grande attenzione ed estrema durezza nel colpire i gruppi di destra e di sinistra che possono generare queste situazioni». Ma Alemanno come intende dare corso alla sua solidarietà?
Servirebbe forse partire da atti concreti, come l’esclusione dalle liste per le elezioni regionali di candidati esplicitamente appoggiati dalle organizzazioni di estrema destra, e che in queste settimane di campagna elettorale inneggiano tranquillamente al fascismo. Le braccia tese che abbiamo visto in Campidoglio dopo l’elezione di Alemanno, le sta infatti incontrando anche Renata Polverini – candidata del Pdl alla Regione – in varie iniziative di campagna elettorale, come quella di sabato 23 gennaio al cinema Gregory di Roma con il suo alleato Storace. E la stessa organizzazione neofascista Casa Pound ha già annunciato il suo appoggio alla Polverini, in particolare ai candidati Luca Malcotti a Roma – anch’egli iscritto all’Ugl come la stessa candidata presidente – e Adriano Palozzi in Provincia – sindaco di Marino, e giovane imprenditore edile. Con entrambi i candidati Casa Pound annuncia nel proprio sito di aver raggiunto accordi programmatici.
Ad Alemanno e Renata Polverini spetterebbe almeno di dar conto di tali appoggi e di tali candidati, se non vogliono rischiare di rafforzare un clima e dei gruppi che si divertono – come in questi giorni – a trasformare la campagna elettorale della capitale in un campo di battaglia.
Oltre 700 persone sono scese in piazza a Napoli a quarant'anni dalla strage di piazza Fontana!
Comunicato Stampa
Oltre 700 persone sono scese in piazza a Napoli a quarant'anni dalla strage di piazza Fontana! Una strage rimasta praticamente impunita come molte delle stragi che successivamente hanno insanguinato il paese. Rimasta impunita perchè, come ha ormai carattere di evidenza storica, chi avrebbe dovuto condannarsi era lo stesso che quelle bombe le aveva messe. Gli apparati della sicurezza del nostro paese, impropriamente definiti deviati, ma in realtà pienamente iscritti nella sanguinosa guerra fredda, e che hanno armato gruppi neofascisti per fermare i movimenti degli operai e degli studenti e indurre una stabilizzazione reazionaria.
A quarant'anni di distanza vediamo gli effetti di quella strategia, con i piduisti al governo, con la retorica della sicurezza usata come una clava contro i movimenti sociali e contro i più deboli a partire dai migranti, con gruppi di neofascisti e razzisti finanziati e sostenuti dai partiti di governo e dai loro esponenti anche a Napoli. Con gli apparati che continuano clamorosamente ad autoassolversi (se non a premiarsi.) come è accaduto con le sentenze del G8 di Genova.
Il corteo è stato aperto da uno striscione che diceva: "1969 piazza fontana: la mano è fascista la strage è di stato! Basta repressione contro i movimenti". Naturalmente slogans e striscioni hanno ricordato la lunga lotta contro il tentativo di insediare anche a Napoli una di queste organizzazioni dichiaratamente neofasciste come Casapound. Ma soprattutto tanti i riferimenti alle politiche raziste e al pacchetto sicurezza. In particolare dai gruppi femministi è stato aperto uno striscione: "LA POLIZIA STUPRA NEI CIE" che ormai è diventato simbolico in tutta Italia, perchè simile a quello strappato con le cariche della polizia alle femministe a Milano due mesi fà. E che ricordava le ormai innumerevoli segnalazioni e denunce di abusi e violenze contro le immigrate in attesa di espulsione nel CIE di via Corelli a Milano e non solo.
In via Medina, sotto la sede dell'ex-commissariato ai rifiuti, attuale sede del "commissariato liquidatore" dei tanti denari regalati con lo scandalo rifiuti agli speculatori, un gruppo di attivisti ha attaccato uno striscione al palazzo accendendo fumogeni verdi, per denuncare la politica degli inceneritori e solidarizzare con le manifestazioni di Copenaghen cui partecipano circa 50 attivisti napoletani e nelle quali già oggi si registrano cariche e centinaia di fermi. Lo striscione dice "COP15: contro la distruzione ambientale - Resistenza Globale".
Ricordiamo su questo che martedi pomeriggio ci sarà un'assemblea all'Università Orientale "Che tempo che farà.." con collegamento in diretta con gli attivisti napoletani a Copenaghen.
Infine il corteo ha toccato Questura e Prefettura, palazzi simbolo delle Istituzioni e, per quanto riguarda la questura, anche palazzo simbolo per ricordare il "malore attivo" che "suicidò" il ferroviere anrchico Giuseppe Pinelli dopo la strage di Piazza Fontana. A lui va la nostra memoria.
Rete napoletana contro il neofascismo, il razzismo, il sessismo