Topic “acqua”

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In movimento

Tra questo e il prossimo week end il Forum italiano dei movimenti per l'acqua lancerà ufficialmente in tutto il Paese la campagna di "obbedienza civile". Per rispettare l'esito del referendum

Marco Bersani*

Tra questo e il prossimo week end, con mobilitazioni diffuse, azioni comunicative e presenza in tutti i territori, il Forum italiano dei movimenti per l'acqua lancerà ufficialmente in tutto il Paese la campagna di "obbedienza civile". Sarà obbedienza civile perché proponiamo a tutte le donne e gli uomini del Paese di obbedire al voto espresso nel giugno scorso dal popolo italiano, attivandosi in prima persona e collettivamente per contrastare l'illegittimità delle tariffe applicate da tutti i gestori e pretendere il giusto pagamento della tariffa sull'acqua.
Spiegare di cosa si tratti è molto semplice. Lo scorso giugno, oltre 26 milioni di donne e uomini di questo Paese, attraverso un doppio sì al voto referendario, hanno aperto la strada alla ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico e, abolendo dalla tariffa la cosiddetta "adeguata remunerazione del capitale investito", hanno stabilito che sull'acqua non possano essere fatti profitti. Su questo punto la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 26/2011 di ammissione del quesito referendario, ha stabilito come l'esito positivo del pronunciamento popolare fosse immediatamente applicabile. Tuttavia, utilizzando le motivazioni più stravaganti, a otto mesi dal referendum, nessuna istituzione locale e nessun ente gestore ha ancora applicato la riduzione della tariffa (per una percentuale che varia tra il 12 e il 25% da territorio a territorio), come previsto dal voto della maggioranza assoluta del popolo italiano.

Si tratta di un gravissimo attacco alla democrazia che, al pari delle normative approvate dal precedente governo Berlusconi e dall'attuale governo Monti in tema di liberalizzazione dei servizi pubblici locali, vuole affossare nei fatti la volontà popolare, che da sempre afferma l'acqua come bene comune e diritto umano universale e reclama una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato.
Dopo aver per decenni propagandato il mantra "privato è bello", oggi i poteri forti dei grandi capitali finanziari, resisi drammaticamente conto della perdita di consenso alle politiche liberiste, giocano la carta del "privato è ineluttabile", facendosi scudo della crisi e delle cosiddette esigenze dei mercati. Temono in realtà la fine di un business garantito, legato al fatto che l'acqua è un bene essenziale alla vita stessa delle persone e dunque con un consumo mai comprimibile, anche in tempi di drastico abbattimento dei redditi e delle condizioni di vita delle persone.

Di fronte ad istituzioni pubbliche a tutti i livelli succubi degli interessi delle multinazionali e del sistema finanziario, il popolo dell'acqua ha deciso di lanciare questa nuova mobilitazione per il rispetto del voto referendario e per la riappropriazione sociale dei beni comuni e della democrazia. La campagna, già partita con successo in alcune città (Arezzo, Genova, Roma etc.), chiederà a tutti i cittadini, utenti singoli o condominiali, di restituire al mittente le bollette che non prevedano la decurtazione della quota relativa alla remunerazione del capitale investito (i profitti), dichiarando la propria volontà di ricalcolare la tariffa e di pagarne solo la parte legittima, nonché chiedendo il rimborso di quanto sinora versato in eccesso. Per poter fare questo, verranno attivati in ogni paese, quartiere, municipio, città, sportelli di consulenza e di supporto legale da parte dei comitati per l'acqua, mentre ogni informazione è già oggi accessibile sul sito www.acquabenecomune.org.
Sarà una nuova campagna dal basso, cui tutte le donne e gli uomini del Paese potranno partecipare direttamente per dire ancora una volta a lor signori che il nostro voto va rispettato, che l'acqua e i beni comuni non sono un debito e che la democrazia è affare troppo serio per lasciarla in mano a un gruppo di professori con laurea in pensiero unico del mercato.
* Attac Italia - Forum italiano dei movimenti per l'acqua

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In movimento

Si è chiusa la due giorni di Firenze del Forum per l'acqua pubblica. Nasce l'alleanza con la Fiom, gli studenti, le altre lotte in campo. Perché vincere il referendum non sarà una passeggiata

Checchino Antonini

«Anche il lavoro è un bene comune», spiega il leader dei metalmeccanici Landini ai trecento del popolo dell’Acqua che, a migliaia, ricambieranno la “cortesia” il 16 ottobre nella piazza romana della Fiom. E probabilmente anche dal palco di quella manifestazione. Landini, come loro, va in cerca di «punti di contatto tra le tante resistenze», di una nuova cultura che batta l’«attacco all’agire collettivo». Gli interventi, tanto per citarne, dei No Dal Molin, della rete di Atenei in rivolta, dei Cobas scuola, di No Mose, No Ponte - da sempre interni alla battaglia per l’acqua - stanno lì a testimoniare che i tempi per una connessione significativa sono maturi. Prima del 16, i movimenti per l’Acqua saranno a Messina nell’anniversario della frana di Giampilieri e contro il Ponte sullo Stretto. Poi sarà la volta delle manifestazioni regionali della scuola, il 15. Fino alla piazza dei metalmeccanici.
«Ecco il nesso con voi - dice ancora Landini - i contratti collettivi nascono per mettere dei vincoli al mercato». Così pure le battaglie per la ripubblicizzazione. Come dietro le mosse di Marchionne «c’è di più dell’attacco alla Fiom», così anche i referendum dell’acqua parlano di democrazia, modello di sviluppo, assetto dei territori, saperi. Tute blu e popolo dell’acqua hanno in comune un’altra urgenza, quella della continuità. Dopo il 16 Landini crede che debba proseguire la mobilitazione per l’estensione dei diritti e contro la frantumazione sociale. «Noi ci siamo e possiamo darvi un contributo», assicura Landini ai movimenti per l’acqua che hanno la medesima necessità di mantenere sui territori lo stesso radicamento che ha consentito la raccolta record di quasi un milione e mezzo di firme sui tre quesiti che potrebbero mettere sotto scacco «le politiche neoliberiste e il decisionismo dei Palazzi».

«Per noi cambia la fase», spiega Marco Bersani: da un lato si dovrà mettere in piedi un livello di comunicazione (e serviranno fondi) che consenta di ottenere il quorum, dall’altro dovrà proseguire la mobilitazione nei territori contro le gestioni privatistiche delle risorse idriche. L’agenda è fitta e vede già scritte alcune date: quella del 4 dicembre, mobilitazioni regionali in parallelo all’appuntamento di Cancun e per premere per una moratoria alla furia privatizzatrice del decreto Ronchi. Si tornerà in piazza all’inizio di primavera, il 19 marzo, secondo una consuetudine della rete di vertenze sui beni comuni.
L’assemblea, intanto, ha discusso dei gruppi di lavoro che lavoreranno sullo statuto della struttura tecnico-burocratica che dovrà gestire la campagna referendaria (ci sono degli obblighi di legge); sulle regole dell’ambito decisionale dei popoli dell’acqua; su come finanziare e gestire un servizio idrico di nuovo pubblico e l’intero ciclo dell’acqua. «Se dovesse cadere il governo - avverte il Cobas Vincenzo Miliucci - la manifestazione del 4 dicembre dovrà essere nazionale perché il referendum non venga rinviato di un anno causa elezioni politiche». Dalla loro, i movimenti hanno il precedente del referendum antinucleare che, nell’88, si tenne in autunno slittando solo di pochi mesi grazie a una deroga. Contro, invece, c’è la potenza di fuoco del partito trasversale dei padroni dell’acqua: Confindustria, Federutility, multinazionali e praticamente tutti i principali partiti e la grande stampa. A digitare “acqua” - tra i lanci d’agenzia - non si trovano tracce di questa assembela che, nei fatti, è la partenza di una campagna referendaria importantissima.

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Corrispondenze

Evo Morales inaugura il forum di Cochabamba sui cambiamenti climatici e si cimenta in un duro atto di accusa contro il modello di sviluppo dominante. Oltre 20mila i delegati presenti alla Conferenza mondiale da 136 paesi di 5 continenti diversi

«O muore il capitalismo o muore la madre Terra». E' il grido con ci Evo Morales, presidente della Bolivia ha inaugurato la conferenza mondiale sul cambio climatico organizzata dal suo governo a Cochabamba insieme ai movimenti sociali e ai popoli indigeni.
«Abbiamo di fronte a noi solo due strade: la Pachamama (Madre Terra, in aimara) o la morte. E quindi o muore il capitalismo o muore la madre Terra, o vive il capitalismo o viva la Madre Terra».
La cerimonia si è tenuta nello stadio di Tiquipaya, a Cochabamba, dove fino a domani, giovedì, si riuniscono i delegati di organizzatori sociali, popoli indigeni, gruppi ecologisti e della sinistra, oltre a osservatori di circa 40 governi. Tra le visite attesa alla Conferenza anche quelle di Hugo Chavez, di Rafael Correa, presidente dell'Ecuador, Daniel Ortega, del Nicaragua e Ferando Lugo del Paraguay.
Morales, nel suo discorso, ha attaccato duramente il modello di sviluppo capitalistico attribuendo alla sua crescita senza controllo la crisi dei mutamenti climatici. Come alternativa a questa crisi Morales propone un nuovo sistema socialista comunitaria che può eliminare le forme di colonialismo e imparialismo assicurando la pace tra i popoli e la "Pachamama".
«In questo evento internazionale - ha continuato Morales - dobbiamo gestire un grande movimento continentale e intercontinentale. Da questo vertice dobbiamo dare vita a una campagna da parte dei movimenti del mondo intero in difesa dei diritti della Madre Terra». Uno dei primi compiti di questa campagna è di presentare una petizione al Tribunale Internazionale di Giustizia contro i paesi sviluppati se non rispetteranno le conclusioni di questo evento e continueranno con le loro politiche distruttive dell'ambiente.
Alla Conferenza di Cochabamba stanno partecipando circa 20mila delegati di 136 paesi di 5 continenti.

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Nota quotidiana

Dopo la protesta del "mail bombing" Di Pietro scrive al Forum per l'acqua pubblica e rivendica la sua linea: l'Idv raccoglierà le firme su un proprio quesito referendario spaccando così il movimento. Di Pietro accusa i quesiti del Forum di possibile incostituzionalità ma in realtà cerca visibilità. Incontra però l'opposizione di De Magistris e Sonia Alfano che chiedono uno stop, un incontro e una nuova unità

Salvatore Cannavò

Lo scontro tra il comitato promotore del referendum per l’acqua pubblica e l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro si fa problematico. Tanto che i due eurodeputati dipietristi, ma non pienamente allineati, come De Magistris e Sonia Alfano, sono dovuti intervenire per cercare di spingere per una mediazione.
I fatti sono un po’ ingarbugliati: la coalizione del Forum dei movimenti per l’acqua pubblica ha depositato tre quesiti referendari contro la privatizzazione dell’acqua. Il primo riguarda il famigerato articolo 15 della Legge Ronchi che impone di vendere a privati quote azionarie di proprietà degli enti locali in modo da scendere sotto il 50%, mentre il secondo punta alla soppressione della gara o della gestione attraverso Società per Azioni come unica modalità di affidamento del servizio idrico. L’abrogazione di questo articolo non consentirebbe più il ricorso né alla gara, né all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Il terzo quesito si propone di abrogare la norma che consente al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Norme, le ultime due, che portano la firma del centrosinistra. Contemporaneamente, però, l’Italia dei Valori ha depositato un suo quesito che punta alla sola abrogazione dell’articolo 15 della Legge Ronchi realizzando di fatto una duplicazione della campagna referendaria. Inizialmente il movimento di Di Pietro si riconosceva nelle posizione del Comitato unitario ma dopo la richiesta di tenere fuori dal medesimo i partiti politici, l’Idv ha deciso di fare da solo, depositando il quesito.

Dal comitato promotore è dunque partita prima una lettera di protesta nei confronti dell’Idv e poi anche una “rumorosa” contestazione fatta di “mail bombing” in cui si definisce la scelta “gravissima” e si chiede un ripensamento.
Alla protesta del Forum dei movimenti ha risposto lo stesso Di Pietro con una lettera in cui conferma di fatto le accuse. Ricorda infatti che è stato il Comitato promotore “a non volere la presenza del partito tra i firmatari in Cassazione” e però ribadisce che l’Idv non si accinge a presentare un nuovo quesito “ma semplicemente a ridepositare in Cassazione in forma corretta il quesito referendario da noi già depositato l’anno scorso il 17 dicembre. Il deposito odierno - aggiunge Di Pietro – non è quindi una mancanza di riguardo nei Vostri confronti, ma semplicemente la prosecuzione di un’attività pubblica che Idv ha iniziato l’anno scorso”. Da dicembre, però, è avvenuto un fatto nuovo: si è creata una vasta coalizione di strutture capillari capace, lo scorso 20 marzo, di portare a Roma decine di migliaia di persone, di imporre un’iniziativa unitaria in cui è stato chiesto ai partiti di fare un piccolo passo indietro. Tutte le altre organizzazioni presenti nel Comitato – Federazione della Sinistra, Sinistra e Libertà, Sinistra Critica – hanno accettato mentre l’Idv ha deciso di procedere da sola. Di Pietro ventila poi il sospetto che nel caso dei quesiti del Forum “si corre il concreto rischio che la Corte Costituzionale possa dichiararlo inammissibile per sopravvenuto vuoto legislativo”. Dalle parti del Comitato promotore fanno però sapere di aver avuto la consulenza e il sostegno di giuristi come Rodotà, Ferrara e Lucarelli.

Dalla risposta di Di Pietro si evince che l’Idv andrà avanti: “Riteniamo aperto e prioritario mantenere il dialogo con Voi e, per questo, dichiariamo fin d’ora la nostra disponibilità a ospitare nei nostri banchetti di raccolta firme anche la modulistica riportante i vostri quesiti, invitando i cittadini a sottoscriverli”. Il problema invece rischia di essere molto più serio perché due campagne, due quesiti, due iniziative parallele possono contribuire a far fallire la stessa richiesta di referendum. Ecco perché il Forum ha immediatamente replicato a Di Pietro chiedendo di svolgere “in tempi urgenti un incontro tra il Comitato referendario e Italia dei Valori, in modo tale che si possa arrivare ad un chiarimento e, soprattutto, giungere, nel rispetto dei ruoli di ciascuno, ad una posizione unitaria sul merito e sul percorso referendario.

La vicenda si è infine intrecciata al dibattito interno all’Idv con l’intervento di due battitori liberi come Luigi De Magistris e Sonia Alfano. Sul suo blog, il primo invita a “scongiurare di procedere divisi e di moltiplicare iniziative che vanno nella stessa direzione” e chiedendo ai partiti di “rispettare questo protagonismo del movimento ed essere uniti, tutti insieme, nelle varie fasi che seguono al deposito dei quesiti”. “Concordo con Luigi De Magistris, ha subito aggiunto Sonia Alfano, proponendo di “chiudere in fretta e con responsabilità da parte di tutti la questione relativa a quali siano i quesiti referendari da sostenere e passare alla vera campagna referendaria. Che i comitati promotori si incontrino, prendano una decisione in fretta e che sia comune!”.

Salvatore Cannavò

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In movimento

Bella e importante manifestazione a difesa dell'acqua pubblica. Un grande corteo attraversa Roma - 200mila secondo gli organizzatori, in realtà di meno - fatto di comitati, associazioni e gente "da social forum" con un ruolo minore delle organizzazioni. E ora il referendum contro la legge Ronchi

imq

Una manifestazione pienamente riuscita, specialmente perché basata sull'impegno di una miriade di comitati locali, per l'acqua pubblica ma anche, semplicemente, per difendere l'ambiente. Una manifestazione che serve a contrastare il progetto del governo di privatizzazione dell'acqua pubblica ma anche a lanciare il referendum che chiede l'abrograzione del provvedimento Ronchi. Gli organizzatori hanno dichiarato duecentomila. Noi, in ossequi alla nostra intenzione di riportare il più possibile numeri reali e quindi una percezione concreta, diciamo che non superavamo i cinquantamila. Ma comunque tanti, tantissimi. Senza nessuna organizzazione centrale a preparare il corteo, allestire un servizio d'ordine, organizzare i pullman. Come spiega anche padre Alex Zanotelli: «Questo, come la promozione del referendum contro il decreto Ronchi, è un impegno non dei partiti ma per la prima volta della società civile, e se il referendum avrà successo sarà una straordinaria vittoria politica dal basso». E quindi in testa al corteo c'è il Forum dei movimenti per l'acqua pubblica, seguiti da tantissimi sindaci con i loro gonfaloni e poi ancora lo spezzone dei comitati vari, aperto dai movimenti del Lazio, con i NoTav, i No DalMolin, i NoPonte, i comitati di Chiaiano per Rifiutzero, una buona presenza di Attac Italia, Action di Roma.
Le persone si mescolano rapidamente, «il corteo - ci dice Emiliano Viti, dei comitati laziali - ricorda subito quelli dei Social Forum». E infatti non mancano i riferimenti internazionali. Innanzitutto al controvertice di Copenaghen e poi, supportato anche dagli interventi dei movimenti latinoamericani, l'appuntamento di Cochabamba, in Bolivia, dove ad aprile il presidente Morales ha convocato un vertice mondiale dei popoli e dei movimenti ambientalisti.
Ovviamente, le associazioni e le organizzazioni non mancano. Ci sono quelle ambientaliste, Wwf e Legambiente, i sindacati, dalla Cgil-Funzione pubblica ai Cobas, dal Sdl alle Rdb e poi i partiti: lo spezzone di Sinistra Critica e quello di Sinistra e Libertà, un po' di bandiere di Idv e Pcl e la Federazione della Sinistra presente con bandiere sparse ma senza spezzone.
Gli interventi conclusivi sono stati gestiti per lo più dai comitati e anche da qualche Rsu delle municipalizzate in odore di privatizzazione.
Una manifestazione importante, quindi, utile soprattutto per la buona presenza di giovani. Ora, la raccolta delle firme per il referendum è un obiettivo credibile.

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In movimento

Mentre il presidente del Consiglio lancia la sua manifestazione elettorale i movimenti per l'acqua pubblica stanno costruendo la loro mobilitazione per il corteo di Roma. Che si terrà nel percorso classico confermato dalla Questura: da piazza della Repubblica a piazza Navona. Un'occasione di lotta molto importante

di Emiliano Viti

Il 20 marzo si terrà a Roma la manifestazione nazionale dei movimenti per l'acqua pubblica indetta, appunto, dal Forum italiano che li racchiude. In queste ore da un pulpito ben più visibile è stata lanciata un'altra manifestazione, quella del Popolo della Libertà indetta direttamente da Silvio Berlusconi. Che succede in piazza, come sarà gestito l'ordine pubblico. La Questura di Roma ha già contattato i promotori della manifestazione di movimento per confermare l'iniziativa e dare il via libera al percorso. Che sarà quello classico: da P.za della Repubblica, giù per via Cavour, Fori Imperiali, P.za Venezia e conclusione a P.za Navona. La manifestazione del centrodestra, invece, dovrebbe essere concentrata a P.za San Giovanni e non si sa ancora se sarà formato un corteo. Quindi, sulla carta, non dovrebbero esserci problemi. Ovviamente, resta un problema di visibilità e di "scontro" a distanza: la manifestazione di movimento è chiaramente una manifestazione antigovernativa e la sua riuscita sarà particolarmente importante. Si scende in piazza contro il decreto Ronchi e contro le devastazioni ambientali. Ma ovviamente ci sarà un segno antiberlusconiano evidente. Ed è giusto che sia così a condizione di evitare strumentalizzazioni elettorali e di partito. In piazza per l'acqua pubblica, quindi, e per la difesa ecologica dei territori. Non per sostenere questo o quel candidato.

di Emiliano Viti
Di una mobilitazione nazionale dei movimenti contro le devastazioni ambientali ce n'è sempre stato bisogno. La data del 20 Marzo, la manifestazione indetta dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua pubblica, può diventarlo.
Ormai diventa sempre più chiaro come in una fase di crisi come questa, l'aggressione autoritaria all'ambiente e le sue risorse assuma un ruolo centrale per garantire i profitti. Il fallimento di Cop15, il vertice Onu di Copenhagen, parla proprio di questo. Nonostante il riconoscimento di gran parte della comunità scientifica dell'aumento del riscaldamento climatico, non si è raggiunto nessun impegno chiaro sulla riduzione di CO2. Ancora una volta le regole di questa pazza economia hanno vinto sul buonsenso e la responsabilità. L'Italia nel vertice danese di Dicembre è stata rispettosa dei diktat di Confindustria: “Nessun impegno con altri stati della Ue per la riduzione di emissioni”. Il timore di Confindustria nasceva dal fatto che l'Ue, prima del vertice, rispetto agli altri paesi industrializzati, Usa e Cina su tutte, è stata l'unica a presentare timide proposte per garantire alcuni impegni contro il riscaldamento climatico.
I voleri di Marcegaglia e co. continuano a pesare ovviamente anche nella politica di casa nostra. La privatizzazione dell'acqua, gli inceneritori, i treni ad alta velocità, centrali a carbone fino ad arrivare al ritorno al nucleare. Dietro ad ogni grande opera si nasconde un grande gruppo industriale o imprenditori senza scrupoli. Il terremoto de l'Aquila purtroppo ce lo insegna. Come ci insegna il ricorso strumentale che viene fatto delle politiche emergenziali. Politiche utilizzate soltanto per permettere ai vari Commissari straordinari, di derogare su ogni vincolo, paesaggistico o idrogeologico che sia. Così mentre l'Italia frana appena c'è qualche pioggia di troppo, le inchieste di questi ultimi giorni rivelano come il sistema degli appalti sia stato drogato. Infiltrazioni mafiose, finanziamenti pubblici ad aziende private, favori di ogni tipo, tutto sulla pelle di chi vive i territori. D'altronde anche il papà della Marcegaglia è indagato per traffico illecito di rifiuti.
Per non parlare dell'acqua. Dove il servizio idrico è stato privatizzato, le tariffe sono aumentate e la qualità dell'acqua è peggiorata. I casi più eclatanti vengono da zone come la Toscana, dove al governo regionale ci sono sempre state maggioranze di centrosinistra. Oppure a Roma, dove la privatizzazione è iniziata con Rutelli e Veltroni e oggi può vedere il suo ultimo atto con la giunta Alemanno pronta a regalare l'acqua a Caltagirone, re dei costruttori romani.
Unico argine finora a tutto questo sono state le tante esperienze di lotta e di resistenza ambientale venute dal basso, dai comitati spontanei e autorganizzati di reti e associazioni di cittadini. Il 20 marzo chi ha resistito contro le trivelle in Val di Susa, oppure contro la realizzazione di una discarica, di una centrale a gas o a carbone, può parlare un'unica voce in favore dei beni comuni. Subito dopo il 20 Marzo partirà la campagna referendaria per ridare in mano ai cittadini la gestione dell’acqua. Come nell’87 è servito un movimento nazionale per vincere la battaglia sul nucleare, a maggior ragione è necessario ricostruirlo oggi un movimento nazionale in grado di vincere la sfida referendaria e fermare la cosiddetta banda dell’atomo.

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In movimento

Si è riunito a Roma il Forum dei movimenti dell'acqua che ha deciso di lanciarsi nell'impresa referendaria contro la legge Ronchi. Obiettivo immediato: una coalizione sociale e comitati promotori a livello locale

di Marco Filippetti

«L’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica deve andare a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%». Potrebbe benissimo essere una richiesta degli industriali italiani al governo Berlusconi. Potrebbe essere. Legittimo interesse imprenditoriale. Ma in realtà è una legge votata dalla Camera dei Deputati il 19 novembre 2009. L'ex decreto Ronchi (oggi legge 20/11/2009 n.166) svende infatti i servizi pubblici ai privati facendo un regalo a quelle società o multinazionali come Acea, Aqualatina o Veolia che da anni rivendicavano più “libertà” economica per la gestione ottimale (per i loro bilanci) dei servizi che dovrebbero essere della collettività come l'acqua ad esempio.
Proprio l'acqua è l'obiettivo del governo e dei suoi amici. La gestione delle reti idriche è un business a cui un buon liberista non può rinunciare. Di fatti la tecnica è sempre la stessa, come per l'energia o le ferrovie. Privatizzare il più possibile e dove ci sono resistenze creare artifici giuridici per esautorare il potere del pubblico. La seconda parte dell'art. 23 bis della Legge 133/2008 prevede infatti «la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011 o la cessione del 40% del pacchetto azionario». Ecco fatto.
Ma a guastare i giochi di governo ed imprenditori, ci si sono messi i cittadini organizzati che non accettano la svendita di un patrimonio comune così importante. Da diversi anni sono sorti su tutto il territorio nazionale dei comitati popolari per bloccare questo scempio. Manifestazioni, proteste, delibere e per ultima un'iniziativa di legge presentata in Parlamento per la ripubblicizzazione delle risorse idriche. Ma oggi il passo è più lungo, l'obbiettivo è più ambizioso. Un referendum che abroghi le leggi che permettono la privatizzazione. In primis l'ex decreto Ronchi.
Il Forum nazionale dei movimenti per l'acqua sta organizzando una serie di incontri per costituire un fronte ampio di appoggio al referendum. Il 20 gennaio si è tenuta la prima assemblea, a cui hanno partecipato diverse realtà sindacali, del mondo cattolico, dei consumatori. Presenti anche l'Italia dei valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Sinistra Critica e Federazione della Sinistra. Nell'incontro sono state individuate tre priorità. Innanzitutto i quesiti: uno per abrogare l’art.23bis, uno per abrogare l’art. 150 del Decreto Ambientale 152 e il terzo per abrogare l’art. 154 del Decreto Ambientale 152. Il secondo punto ha riguardato la composizione del comitato promotore. «La discussione ha visto la generalità delle realtà associative presenti esprimersi per sostenere la proposta del Forum italiano dei movimenti per l’acqua di costituire un Comitato Promotore con la presenza delle sole realtà associative e di un Comitato di Sostegno composto dai partiti» dicono dal Forum. Il terzo punto ha riguardato i tempi di avvio. Si sono indicati, come periodo ideale per la raccolta firme, i tre mesi che vanno da metà aprile a metà luglio.
Molto importante anche l'incontro di sabato 30. Al Rialto (un centro sociale nel pieno centro di Roma), si sono incontrati i comitati aderenti al Forum nazionale ed hanno deciso ufficialmente di imbarcasi nell'avventura referendaria. Obiettivo? Allargare più possibile la “coalizione sociale dell'acqua” e soprattutto avere l'ambizione di vincere. Si partirà con la creazione di comitati promotori regionali e territoriali attivando tutte le reti già presenti che hanno portato in Parlamento 406.626 firme per la Legge di iniziativa popolare . Altre date fondamentali il 20 febbraio, dove si incontreranno i movimenti del centro nord e del centro sud ma soprattutto importante sarà la manifestazione nazionale del 20 marzo a Roma. In questi giorni uscirà un appello per costruire un grande corteo di comitati dell'acqua ma non solo. L'ambizione è quella di scendere in piazza per la giustizia climatica ed ambientale. Quindi di poter coinvolgere tutti i soggetti sociali, associativi e cittadini che si oppongono alle grandi opere dannose (inceneritori, turbogas, discariche), o movimenti come i No Tav, i No dal Molin e i No ponte. La partita è grossa, ma solo con le connessioni tra le lotte reali c'è la possibilità di vincerla.

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In movimento

Il Forum nazionale dei movimenti per l'acqua sta organizzando una serie di incontri per costituire un fronte ampio di appoggio al referendum per abrogare la legge che svende ai privati l'acqua pubblica. La raccolta delle firme da metà aprile a luglio.

“l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica deve andare a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%”. Potrebbe benissimo essere una richiesta degli industriali italiani al governo Berlusconi. Potrebbe essere. Legittimo interesse imprenditoriale. Ma in realtà è una legge votata dalla Camera dei Deputati il 19 novembre 2009. Proprio così. L'ex decreto Ronchi (ex dl 135/2009, oggi legge 20/11/2009 n.166) svende i servizi pubblici ai privati facendo un regalo a quelle società o multinazionali come Acea, Aqualatina o Veolia che da anni rivendicavano più “libertà” economica per la gestione ottimale (per i loro bilanci) dei servizi che dovrebbero essere della collettività come l'acqua ad esempio.

Proprio l'acqua è l'obiettivo del governo e dei suoi amici. La gestione delle reti idriche è un business a cui un buon liberista non può rinunciare. Di fatti la tecnica è sempre la stessa, come per l'energia o le ferrovie. Privatizzare il più possibile e la ove ci siano resistenze creare artefizi giuridici per esautorare il potere del pubblico. La seconda parte dell'art. 23 bis della Legge 133/2008 prevede infatti “ la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011 o la cessione del 40% del pacchetto azionario”. Ecco fatto.

Ma a guastare i giochi di governo ed imprenditori, ci si sono messi i cittadini organizzati che non accettano la svendita di un patrimonio comune così importante. Da diversi anni sono sorti su tutto il territorio nazionale dei comitati popolari per bloccare questo scempio. Manifestazioni, proteste, delibere e per ultima un iniziativa di legge presentata in Parlamento per la ripubblicizzazione delle risorse idriche. Ma oggi il passo è più lungo, l'obbiettivo è più ambizioso. Un referendum che abroghi le legge che permettono la privatizzazione. In primis l'ex decreto Ronchi.

Il Forum nazionale dei movimenti per l'acqua sta organizzando una serie di incontri per costituire un fronte ampio di appoggio al referendum. Il 20 di gennaio c'è stata un'assemblea, a cui hanno partecipato diverse realtà sindacali, del mondo cattolico,dei consumatori. Presenti anche l'Italia dei valori, Sinistra Ecologia e Libertà, Sinistra Critica e Federazione della Sinistra. Nell'incontro sono state individuate tre priorità. Procediamo per punti. Il primo punto ha riguardato i quesiti. uno per abrogare l’art.23bis, uno per abrogare l’art. 150 del Decreto Ambientale 152 e il terzo per abrogare, all’art. 154 del Decreto Ambientale 152. Il secondo punto ha riguardato la composizione del comitato promotore. “La discussione ha visto la generalità delle realtà associative presenti esprimersi per sostenere la proposta del Forum italiano dei movimenti per l’acqua di costituire un Comitato Promotore con la presenza delle sole realtà associative e di un Comitato di Sostegno composto dai partiti” dicono dal Forum. Il terzo punto ha riguardato i tempi di avvio. Si sono indicati, come periodo ideale per la raccolta firme, i tre mesi che vanno da metà aprile a metà luglio.

Molto importante anche l'incontro di sabato 30. Al Rialto (un centro sociale nel pieno centro di Roma), si sono incontrati i comitati aderenti al Forum nazionale ed hanno deciso ufficialmente di imbarcasi nell'avventura referendaria.
Obiettivo? Allargare il più possibile la “coalizione sociale dell'acqua” e soprattutto avere l'ambizione di vincere. Si partirà con la creazione di comitati promotori regionali e territoriali attivando tutte le reti già presenti che hanno portato in Parlamento 406.626 firme per la Legge di iniziativa popolare . Altre date fondamentali il 20 febbraio, dove si incontreranno i movimenti del centro nord e del centro sud ma soprattutto importante sarà la manifestazione nazionale del 20 marzo a Roma. In questi giorni uscirà un appello per costruire un grande corteo di comitati dell'acqua ma non solo. L'ambizione è quella di scendere in piazza per la giustizia climatica ed ambientale. Quindi di poter coinvolgere tutti i soggetti sociali, associativi e cittadini che si oppongono alle grandi opere dannose (inceneritori, turbogas, discariche), o movimenti come i No Tav, i No dal Molin e i No ponte. La partita è grossa, ma solo con le connessioni tra le lotte reali c'è la possibilità di vincerla.

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Nel 1936, la 205esima squadriglia della Regia aeronautica adottò come stemma tre sorci verdi. Da lì "Ti faccio vedere i sorci verdi" significa dare filo da torcere, sconfiggere, umiliare. Negli ultimi venti anni la Lega Nord ha certamente fatto vedere “i sorci verdi”...

la nuova Letteraria

la rivista ERRE